Mostra SALVIFICA. Il Sassoferrato e Nicola Samorì tra rito e ferita - Sassoferrato

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 11/10/2022 Aggiornato il 11/10/2022
Dal al
Sassoferrato (AN)
Regione: Marche
Luogo: Palazzo degli Scalzi, piazza Antonio Gramsci 1
Telefono: 0732/956257; 333(7301732
Orari di apertura: 15,30-18,30 venerdì; 10-13; 15,30-18,30 sabato e domenica
Costo: 3 euro; ridotto 2 euro
Dove acquistare: www.sassoferratocultura.it
Sito web: www.sassoferratocultura.it
Organizzatore: Comune di Sassoferrato
Note:
Palazzo degli Scalzi di Sassoferrato apre la settantunesima edizione della Rassegna Internazionale d’Arte | Premio G. B. Salvi con la mostra curata da Federica Facchini e Massimo Pulini, una monografica dell’artista contemporaneo Nicola Samorì in dialogo con dieci dipinti inediti di Giovanni Battista Salvi detto “il Sassoferrato”, pittore del XVII secolo.

La Rassegna Internazionale d’Arte | Premio G. B. Salvi è la più longeva rassegna artistica italiano dopo la Biennale di Venezia e il Premio Michetti di Francavilla al Mare.
Dedicata al più illustre cittadino sentinate, il pittore Giovanni Battista Salvi, ha rappresentato per anni un punto di riferimento, non solo regionale, nella ricerca artistica contemporanea, permettendo alla città marchigiana di costituire una ricca collezione che riesce a documentare le linee espressive più interessanti del Novecento italiano.

Partendo dalla profonda comprensione di quale fosse, in piena epoca barocca, la posizione estetica del Sassoferrato, i curatori hanno cercato nello scenario contemporaneo un ideale parallelo creativo.
Il ruolo e le scelte del Salvi si distinsero per una ostinata ricerca pittorica orientata al recupero di valori rinascimentali, ponendosi in direzione contraria rispetto alle tendenze del suo tempo.

A partire da questo assunto, e nell’ottica di un rilancio della rassegna capace di collegare idealmente passato e presente, i curatori Federica Facchini e Massimo Pulini, hanno individuato un artista dotato di un’analoga forza e coerenza creativa tali da permettere un dialogo serrato, ma aperto a molteplici letture.

L’attenzione è stata posta sul lavoro di Nicola Samorì, artista che negli ultimi anni ha raggiunto un apprezzamento museale e critico di portata internazionale e il cui lavoro testimonia un incessante, originalissimo innesto tra la storia dell’arte passata e il tempo presente.

La mostra permette di cogliere due artisti lontani nel tempo, Giovan Battista Salvi (Sassoferrato, 1609-Roma, 1685) e Nicola Samorì (Forlì, 1977), in un dialogo stringente e inedito.

Entrambi sono accomunati da vari aspetti, a partire dall’attitudine quasi ossessiva alla “ri-scrittura” di temi e modelli che si traduce in una rielaborazione continua e vorticosa delle immagini, che si offrono quasi con impavida sfrontatezza a circuitare tempo e memoria visiva. Ad accomunare i due artisti interviene inoltre una sorta di dipendenza dalle forme e una forte volontà di indagine nei meandri della pittura.

Le 10 opere inedite del Sassoferrato permettono di tracciare una limpida costellazione dell’attività artistica del pittore. La sezione storica parte da due recenti scoperte di tele giovanili (un Amorino con chitarra e Tre putti e un tritone), eseguite quando ancora si trovava nella bottega romana del Domenichino, costituiscono un rarissimo esempio della sua formazione classicista.

È nella serie La bocca (2022) che si concretizza il dialogo più stretto di Samorì con il Salvi, esemplificandosi quel concetto di “ripetizione differente” espresso tanto dall’uno quanto dall’altro artista.
Se per il sentinate la reiterazione di una immagine devozionale, sacra, pia, corrisponde a un mantra spirituale e salvifico, per l’artista ravennate diventa un’occasione per mostrare la lenta e progressiva consunzione della materia, dell’immagine, dell’identità: la ferita invade lentamente lo spazio e ci insegna che l’arte non è più qualcosa di confortante ma anche un qualcosa di destabilizzante purché faccia riflettere.

Dida: Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato, Vergine in preghiera (Addolorata)
olio su tela, cm 70,6 x 56,5, Pesaro, Altomani & Sons

SALVIFICA. Il Sassoferrato e Nicola Samorì tra rito e ferita
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