Mostra Ritorno al Collage. Nick Devereux e i maestri italiani del disegno novecentesco - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 14/05/2019 Aggiornato il 14/05/2019
Dal al
Milano (MI)
Regione: Lombardia
Luogo: Bosco Verticale, via Gaetano de Castillia 11, top floor
Telefono: 02/47952200
Orari di apertura: 10-19 solo su prenotazione info@collezioneramo.it
Costo: Ingresso libero
Note:
Questa mostra riunisce alcuni collages su carta dalla milanese Collezione Ramo (disegni italiani del XX secolo) con le opere recenti dell’artista Nick Devereux, prodotte da Case Chiuse per questo specifico dialogo tra
passato e presente, ambientato all’ultimo piano del Bosco Verticale, con un’inedita vista sulla città.

Seguendo la cronologia delle opere esposte, si parte dalla composizione del 1954 con le mille lire in carta di Giulio Turcato (1912-1995) per giungere allo scenario urbano con i grattacieli cruciverba del 1962, nel tipico stile della produzione pubblicitaria di Pino Pascali (1935-1968).
Si prosegue con la carta rossa e blu con tempera e pastelli di Emilio Scanavino (1922-1986) del 1966, e con la sua opera del 1968, dove a un globo arancione stampato se ne affianca un secondo incollato, uniti da rapidi tocchi di matita nera.

Nel 1969 Bruno Munari (1907-1998) ricorre al collage per omaggiare il matematico ottocentesco Giuseppe Peano, che aveva teorizzato la curva passante per i quattro lati del quadrato, attraverso visioni poetiche della sua figura geometrica preferita.
Contemporaneamente, Mirella Bentivoglio (1922-2017) s’ispira al teorico del Futurismo Tommaso Marinetti, riferendosi ai Cartacei, personaggi del suo romanzo Gli Indomabili, con una figura triangolare dalla testa a uovo su cui poggia un libro rovescio.

Minuscoli ritagli di riviste si ritrovano nel disegno a china di Gianfranco Baruchello (1924), una proliferazione di micro universi concepiti con la sacralità della miniatura da esplorare con la lente
d’ingrandimento.
Fortemente materico, quasi una declinazione sul principio di casualità, tanto celebrato dai Surrealisti, è il lavoro di Roberto Crippa (1921-1972), in cui un pezzo di corteccia di sughero trovata diventa la base per un totem di ritagli, su cui l’artista è intervenuto con leggere linee a china a chiudere la composizione.

Forme geometriche nette e pulite dal taglio clinico contraddistinguono il collage di Giuseppe Uncini (1929-2008). Negli anni Ottanta, per Alighiero Boetti (1940-1994) il collage valorizza l’amato tema del contrasto tra termini, della coppia di concetti contrapposti, di cui la serie I Vedenti rappresenta una possibile visualizzazione.
Un discorso a parte (alla base di quest’idea di mostra) meritano i tre collages di Giulio Paolini (1940) degli anni Settanta che, con l’uso della carta millimetrata e dell’immagine fotografata, identificano l’opera con gli elementi di cui si compone, legati alla pratica artistica quotidiana (carta, matita, riga, macchina fotografica).

Il collage come ponte tra passato e futuro, attimo di passaggio spaziotemporale, è il senso più profondo di questa tecnica, come concepita anche da Nick Devereux (1978). Per lui, artista nato a Panama e oggi residente a Londra, con una formazione dedita al disegno, il collage ha sempre avuto il significato di nuova nascita. Per Devereux il collage significa ripartire per una nuova strada, coerente con quella già percorsa. Dopo aver molto utilizzato questa tecnica in passato, l’artista se n’è appropriato al punto da trasformarla in un modo di pensare su carta, superando l’uso della colla. I suoi lavori odierni, infatti, non presentano niente d’incollato, ma vi ritroviamo la tipica sovrapposizione di un’immagine sull’altra, realizzata però disegnando con il pastello.

La mostra è curata da Irina Zucca Alessandrelli.
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