Mostra Realismo Magico - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 26/10/2021 Aggiornato il 26/10/2021
Dal al
Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte secondo le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Possono inoltre esservi modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) da verificare direttamente sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le notizie pubblicate sono verificate fino alla data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia e al peggioramento della situazione contingente, possono subire modifiche legate a nuove restrizioni richieste per legge, anche a livello locale e regionale.

Regione: Lombardia
Luogo: Palazzo Reale, piazza del Duomo 12
Telefono: 02/54912
Orari di apertura: 10-19,30; giovedì 10-22,30. Lunedì chiuso
Costo: 14 euro; ridotto 12 euro
Dove acquistare: www.palazzorealemilano.it/la-tua-visita/biglietti-e-prenotazioni
Sito web: https://www.palazzorealemilano.it/
Organizzatore: Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE
Note:
Il progetto espositivo punta, secondo una precisa ricostruzione filologica e storiografica del fenomeno del Realismo Magico, a far scoprire al visitatore più di ottanta capolavori di questa complessa e affascinante corrente artistica.

Uno sguardo nuovo sul Movimento per fare il punto su un periodo storico-artistico, quello tra le due guerre, che ha subito per molto tempo una damnatio memoriae, ma che negli ultimi anni è stato prima oggetto di una riscoperta graduale attraverso affondi monografici su singoli artisti che sono riusciti a mantenerne vivo l’interesse e ora oggetto di un vera e propria tendenza di valorizzazione che culmina, dopo trent’anni di studi ininterrotti, in questa mostra corale sul Realismo Magico.

La definizione Realismo Magico riguarda un momento dell'arte italiana circoscritto, nella fase più creativa e originale, in circa quindici anni, tra il 1920 e il 1935, rappresentando in sostanza il clima del ritorno al mestiere della pittura e una specifica declinazione di una temperie “neoclassica”, che ha tangenze con il gusto déco nella sua specificità italiana, ma anche di un ricercato “arcaismo quattrocentesco” e di ambigue atmosfere metafisico/realistiche.

Allo stesso tempo a questo segmento dell'arte italiana si legano termini specifici quali realismo, magia, metafisica, spettrale, obiettivo, vero, naturale, surreale.

In mostra vengono esposte le opere originalissime di Felice Casorati, come il Ritratto di Silvana Cenni del 1922, così come le prime invenzioni metafisiche di Giorgio de Chirico come L’autoritratto e L’ottobrata del 1924, ma anche le proposte di Carlo Carrà, con Le figlie di Loth del 1919, e Gino Severini con i suoi Giocatori di carte; tutti propongono un originale e tutto italiano “ritorno all'ordine”.

Su quest’ultimo concetto di ‘ritorno’, si innesta un generale recupero dei valori plastici dell'arte del passato, da Giotto a Masaccio a Piero della Francesca, fino alla formazione dello specifico formulario realistico e magico che il visitatore trova nei dipinti di Antonio Donghi, Ubaldo Oppi, Achille Funi, Mario e Edita Broglio, pittrice raffinata e di cui si presenta un congruo numero di opere, e soprattutto di Cagnaccio di San Pietro.

Un formulario riconoscibile anche in alcune opere di Mario Sironi, in mostra la sua Allieva viene per la prima volta affiancata e messa a confronto con L’architetto - Gli Amanti di Arturo Martini e in Achille Funi nella sua fase realistico-magica come la straordinaria Maternità. Il manipolo dei “realisti magici” si incrocia con i destini di “Novecento”, il gruppo milanese ideato da Margherita Sarfatti, ma soprattutto con esperienze tedesche e austriache.

La realtà artistica italiana, ben connotata e ricca di suggestioni e spunti non risulta isolata, trovando significativi contrappunti e analogie, pur nella diversità degli obiettivi e delle matrici culturali di partenza, con la Neue Sachlickheit (Nuova Oggettività) tedesca, a sua volta divisa tra aree più classiche e vicine alla sensibilità italiana (i pittori di Monaco, come Heinrich Maria Davringhausen e Christian Schad) e aree più radicali e rivoluzionarie (gli artisti berlinesi), ma anche con i realismi che emergono in Olanda così come in Unione Sovietica, negli Stati Uniti come in Francia, in una generale riconquista dell'arte come mimesis della realtà, ma attraversata dalle inquietudini esistenziali e ideali del Novecento.

La mostra ha tra gli altri obiettivi anche quello di documentare questa sostanziale relazione con la cultura artistica tedesca degli anni Venti e primi anni Trenta.

La mostra è a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, l'allestimento è curato dallo Studio Bellini.
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