Mostra Presepe di carta di Francesco Londonio - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 14/12/2022 Aggiornato il 14/12/2022
Dal al
Milano (MI)
Regione: Lombardia
Luogo: Museo Diocesano Carlo Maria Martini, piazza Sant’Eustorgio 3
Telefono: 02/89420019
Orari di apertura: 10-18. Lunedì chiuso
Costo: 9 euro; ridotto 7 euro
Dove acquistare: www.chiostrisanteustorgio.it
Sito web: www.chiostrisanteustorgio.it
Organizzatore: Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Note:
Il Museo Diocesano propone il settecentesco Presepe di carta di Francesco Londonio, uno dei capolavori d’arte sacra del XVIII secolo milanese, composto da circa 60 personaggi, dipinti su carta o cartoncino sagomati, alti dai 35 ai 60 cm.

Il cosiddetto “Presepe del Gernetto”, dal luogo di provenienza, Villa Gernetto a Lesmo in Brianza, già nella raccolta Patrizi Cavazzi della Somaglia, è entrato a fare parte della collezione permanente del Museo Diocesano nel 2018 grazie alla donazione di Anna Maria Bagatti Valsecchi.

La maggior parte delle figure è stata dipinta da Francesco Londonio (1723-1783), uno dei più importanti artisti lombardi del Settecento, specializzato proprio in presepi, in scene campestri e raffigurazioni di animali.
Eseguito probabilmente fra il settimo e l’ottavo decennio del Settecento, fu commissionato dal conte Giacomo Mellerio, appassionato collezionista e proprietario della villa Gernetto.

L’allestimento proposto al Museo Diocesano divide il nucleo principale certamente riferibile a Francesco Londonio, da altri due gruppi, uno realizzato dallo stesso Londonio in una fase successiva e uno riferibile a un suo imitatore.

L’esposizione è curata da Nadia Righi e Alessia Devitini, rispettivamente direttrice e conservatrice del Museo Diocesano di Milano.

Fa parte della proposta culturale del Museo Diocesano anche l'esposizione delle opere più antiche della collezione permanente del Museo; si tratta di sette placchette di piombo, databili al III secolo d.C., donate nel 2017 e recentemente sottoposte a un intervento di restauro.

I manufatti sono con ogni probabilità offerte votive, riferibili a un raro culto religioso di carattere misterico e iniziatico, diffuso soprattutto nell’area balcano-danubiana e noto esclusivamente da documenti iconografici, conosciuto come dei “Cavalieri Danubiani “(Equites Danuvini), attestato tra la fine del II e gli inizi del IV secolo tra le multietniche schiere dell’esercito romano.

Prive di iscrizioni, le placchette conservano simboli e immagini che tendono a ripetersi con leggere varianti, di non facile interpretazione ma immediatamente riconoscibili agli adepti. Generalmente inquadrate da un’edicola architettonica, le decorazioni sono disposte su più registri. Al centro appare frequentemente una dea, non identificata, verso la quale convergono i due cavalieri divini, gli Equites Danuvini; nel registro superiore il dio Sol.

Fra le scene ricorrenti si riconoscono il sacrificio dell’ariete (criobolium) e il banchetto con un pesce. Nella parte inferiore, quindi nella posizione simbolicamente più vicina alla terra a sottolineare il carattere cosmologico delle rappresentazioni, si trovano i probabili simboli dei quattro elementi: il serpente per la terra, una coppa kantharos per l’acqua, il leone per il fuoco e il gallo per l’aria.

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