Mostra PERFORMING PAC. Take me to the place I love - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 12/07/2022 Aggiornato il 12/07/2022
Dal al
Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte con le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Per modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) verificare sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le informazioni sono verificate prima della data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia, possono subire modifiche legate a eventuali nuove restrizioni di legge.

Regione: Lombardia
Luogo: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14
Telefono: 02/88446359
Orari di apertura: 10-19,30; giovedì 10-22,30. Lunedì chiuso
Costo: 5 euro; ridotto 4 euro
Dove acquistare: www.pacmilano.it
Sito web: www.pacmilano.it
Organizzatore: PAC di Milano, Comune di Milano - Cultura
Note:
Il PAC di Milano presenta il format dedicato a un tema attuale nell’ambito degli studi delle arti visive contemporanee.
L’edizione di PERFORMING PAC Estate 2022 è dedicata al rapporto tra arte contemporanea e natura: l’idea è di tracciare, attraverso video, fotografie, installazioni e una piccola mostra “flashback”, l’interazione tra esseri viventi, ambienti, luoghi, paesaggi e immagine nella pratica e nella ricerca artistica contemporanee.

Il punto d’avvio è l’Archivio del PAC, scandagliato per rileggere e ricostruire, attraverso i documenti e le fotografie conservate, alcune mostre significative nella storia dell’istituzione.

Si parte dall’esposizione del 2004 Richard Long - Jivya Soma Mashe. Un incontro in India, quarto appuntamento della programmazione di Jean-Hubert Martin. Curato dallo scrittore e critico d’arte Hervé Perdriolle, il progetto nasceva dall’incontro nello Stato di Maharashtra fra il celebre esponente della Land Art Richard Long e il maestro dell’arte tradizionale della tribù Warli, Jivya Soma Mashe.

Durante questo soggiorno, Long ha realizzato sul territorio indiano diversi interventi documentati in una serie di fotografie che vengono presentati nel “flashback” con materiali d’archivio e immagini dell’allestimento.

Per l’occasione viene inoltre riallestita Warli Spiral, l’opera ambientale site-specific per la mostra del 2004, acquisita nello stesso anno dal Comune di Milano e conservata nelle raccolte del Museo del Novecento: una forma spiralica composta da sampietrini urbani come omaggio al capoluogo lombardo.

Dalla fine degli anni Sessanta, Long identifica l’attività artistica con lo svolgimento di un’azione elementare come il camminare nell’ambiente naturale, registrando tramite grafici e fotografie l’azione stessa e le modifiche che il comportamento ha operato nell’ambiente. Tali modifiche s’identificano con la creazione di forme geometriche semplici attraverso l’uso di pietre o di altri elementi trovati.

Gli artisti raccontano o ritraggono un luogo reale, metaforico, metafisico o immaginario tra fascinazioni, introspezioni e affondi critici, declinando in termini anche molto diversi la propria poetica, che riguarda temi come l’immersione nella natura, la memoria e le mitologie dei luoghi, il rapporto dell’uomo con l’ambiente, il clima e la politica.
Come in un viaggio, i loro percorsi ci conducono, tra mari e montagne, fiumi, laghi e querce secolari, verso luoghi e suggestioni estremamente coinvolgenti.

Ilaria Abbiento (Napoli, 1975) con Marosi 48Kn 90Km/h e Cartografia del mare indaga il mare per esprimere la propria interiorità, come «emulsione liquida del mio oceano interiore».

Lara Almarcegui (Saragozza, 1972) con Gravera analizza la trasformazione del paesaggio urbano provocata dai cambiamenti politici, sociali ed economici attraverso le riprese di una cava di ghiaia in un complesso industriale a La Plana del Corb, vicino a Lleida a Sud della catena montuosa dei Pirenei, che diventa un luogo di contemplazione.

Dorothy Cross (Cork, Irlanda, 1956) in Jellyfish Lake s’immerge nuda nel lago di Palau, in Micronesia - dove milioni di meduse dorate trascorrono gran parte della propria esistenza in movimento - nel tentativo di riposizionare l’uomo nella natura e riflettere sul ruolo dell’artista in un mondo soggetto a continui cambiamenti ambientali e culturali.

Marta Dell’Angelo (Pavia, 1970) in TARARA - 9 July 2017 Mount Aragats sceglie il monte Aragats, la più alta vetta d’Armenia dopo il leggendario Ararat, per un’esperienza di percorso verso la cima: al cammino l’artista aggiunge un “gesto semplice” ma carico di significato, dividendo con Gohar Martirosyan, giovane artista di Gyumri, un unico paio di sandali, in riferimento al rito precristiano del “monosandalismo”.

In To Say Nothing Of The Dog Ettore Favini e Antonio Rovaldi (Cremona, 1974 - Parma, 1975) percorrono su una piccola imbarcazione l’ultimo tratto del Po fino alla foce, sovrapponendo il proprio punto di vista con quello dei personaggi che abitano le sponde del fiume: attraverso immagini e racconti raccolti nel tempo descrivono un paesaggio che si costruisce attraverso la memoria dei luoghi e la mitologia collettiva.

History of a Tree di Flatform (Milano-Berlino, 2006) racconta la storia di un’antica quercia vallonea, la Quercia dei Cento Cavalieri a Tricase, in provincia di Lecce, come perenne testimone dello sviluppo di un luogo, delle storie che lo hanno attraversato in quasi mille anni e delle culture e delle lingue che si sono succedute e tuttora coesistono. Sono storie di cataclismi, di espansioni e di crisi economiche, di battaglie, di conquiste tecnologiche e di lotte per l’emancipazione ma, soprattutto, di vita quotidiana.

Francesco Simeti (Palermo, 1968) in Corpi presenta, con una doppia proiezione di ottanta diapositive, una serie di variazioni fotografiche sul tema dell’acqua attraverso dettagli di ritagli del “New York Times”, per confrontarsi con temi relativi a sostenibilità ambientale e uso consapevole delle risorse naturali ed evidenziare le contraddizioni del nostro tempo.

Melanie Smith (Pool, 1965) - in collaborazione con Rafael Ortega - in Xilitla rappresenta Las Pozas, il giardino onirico-surrealista immerso nella foresta dell’eccentrico collezionista britannico James Edward a Xilitla, tra le montagne subtropicali della Huastesca potosina in Messico: concentrandosi sulle rovine, la natura, e l’entropia smonta i preconcetti di una comprensione occidentale del modernismo attraverso una visione post-coloniale.

Dida: Richard Long Warli Spiral, 2004 Installazione ambientale composta da sampietrini in porfido del Trentino, 400x480 cm Museo del Novecento, Milano Foto Mario Tedeschi.
PERFORMING PAC. Take me to the place I love
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