Mostra Partiture illeggibili - Bologna

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 09/12/2019 Aggiornato il 09/12/2019
Dal al
Bologna (BO)
ATTENZIONE
Prima di presentarsi alle mostre informarsi sulle modalità di ingresso in relazione all’emergenza Covid-19 e visitare il sito ufficiale dell’evento per avere conferma delle date e degli orari.
Regione: Emilia Romagna
Luogo: Labs Gallery - Arte Moderna e Contemporanea, via Santo Stefano, 38
Telefono: 051/3512448
Orari di apertura: 15,30-19; sabato 9,30-12. Domenica e lunedì chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: https://www.labsgallery.it
Organizzatore: Labs Gallery di Bologna
Note:
Il progetto si compone di due mostre: la prima mette in dialogo Greta Schödl, Leila Mirzakhani e Nina Carini presso Labs Gallery, dal 14 dicembre 2019 al 22 febbraio 2020.
La seconda mostra vede coinvolte Marcia Hafif, Max Cole ed Elena Modorati presso Artefiera Bologna dal 24 al 26 Gennaio 2020.

Le due mostre presentano un dialogo sul segno attraverso i lavori di tre artiste storiche e tre contemporanee.

Si tratta di artiste con percorsi diversi, riunite dalla curatrice Angela Madesani in occasione della mostra, sia da un punto di vista della tematica affrontata, che da quello della procedura dell’operare, intesa come esercizio quotidiano che coinvolge mente e corpo.

Marcia Hafif (Pomona, 1929; New York, 2018) ha utilizzato per le sue opere la grafite sulla carta da disegno. I segni leggeri nelle sue opere formano partiture, in cui tempo e spazio si confrontano senza produrre significati di sorta.

Nelle opere su carta di Max Cole (Pittsburgh, 1937) il segno, ripetuto come in un mantra visivo, è protagonista assoluto.

Anche per Greta Schödl (Hollabrunn, 1929) la meditazione è un aspetto portante del lavoro. Nei suoi libri-opera, quasi tutti in copia unica, sono incollati frammenti di natura, pagine di antichi libri di soggetto sacro e parti d’oro.

Nelle opere di Elena Modorati (Milano, 1969) vi sono dei riferimenti alla pittura fiamminga, alla sua dimensione intima e nostalgica.

Le opere di Leila Mirzakhani (Teheran, 1978) sono realizzate con una tecnica essenziale, matita su carta così come era per Marcia Hafif. Nei suoi lavori il pensiero è dominante, mentre la tecnica è al suo servizio. Quanto si vede è il frutto di un processo, che parte dall’artista stessa: le sue sono azioni, pensieri, rituali che affondano le radici nel zona più profonda del pensiero.

Di Nina Carini (Sicilia, anni ottanta) sono in mostra opere installative. "Al centro della luna" è una lunga collana di sfere, grandi e piccole, che culminano nella luna, coperta da fili neri, che la collegano all’alto. La luna le tira i capelli, la trascina.



Partiture illeggibili
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