Mostra “Parigi era viva” de Chirico, Savinio e gli Italiens de Paris (1928-1933) - Torino

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 27/10/2021 Aggiornato il 27/10/2021
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Torino (TO)
ATTENZIONE
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Regione: Piemonte
Luogo: Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, via Po 55
Telefono: 011/837688 int. 3
Orari di apertura: 10-18; giovedì 10-21; sabato e domenica 10-19. Lunedì chiuso
Costo: 12 euro; ridotto 10 euro
Dove acquistare: https://www.fondazioneaccorsi-ometto.it/
Sito web: www.fondazioneaccorsi-ometto.it
Organizzatore: Fondazione Accorsi-Ometto
Note:
La mostra restituisce il clima artistico, propositivo, dialogante e provocatorio, di un crocevia spazio-temporale unico e irripetibile: attraverso una settantina di opere si ritrova quella tensione europeista maturata tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, un’epoca che vide Parigi farsi scenario di una cultura cosmopolita e interattiva, antitradizionale, in cui maturare il confronto con i movimenti avanguardisti.

Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino
Severini, Mario Tozzi sono i sette artisti che hanno ridisegnato le sorti della pittura italiana nel XX secolo, in quel quinquennio d’oro che va dal 1928 al 1933 e in cui si è compiuta l’avventura francese degli Italiens de Paris.

Il titolo dell’esposizione si ispira a “Parigi era viva”, autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro, celebre scrittore, editore e critico d’arte italiano, emigrato a Parigi, in cui vengono raccontate in terza persona la vita e le vicende lavorative di Picasso, di Matisse e degli Italiens.

La rassegna è suddivisa in sette sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un artista. In una saletta sono raccolti una dozzina di disegni, eseguiti tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, da Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini e René Paresce.

Il percorso comincia con Giorgio de Chirico. Nelle sue opere si ritrovano i rimandi metafisici (Le
cabine misteriose 1934 c., Le muse o Le muse in villeggiatura 1927 c.).

Si prosegue con Alberto Savinio: La fille de la statue 1926-1927 mescola antico e moderno,
mettendo a confronto il mondo borghese con la scultura classica.

Si continua con Massimo Campigli e i suoi riferimenti a modelli etruschi (Le Educande o
Passeggiata delle educande 1929-1930) e rupestri (Le arciere 1933). La figura femminile è sempre
al centro delle sue opere.

Filippo de Pisis e la sua pittura frammentaria si trovano nella quarta sezione. L’artista mette in scena nature morte (Natura morta con il pesce e le rose 1926) e paesaggi veloci e scattanti in cui alla luminosità del colore alterna l’uso sapiente dei neri e dei grigi, degli azzurri polverosi, svolti in narrazioni spesso audaci e neometafisiche.

Renato Paresce è il protagonista della quinta sezione: l’intenso e malinconico Autoritratto 1917
c. segnala, attraverso lo smarrimento dello sguardo, il disorientamento dovuto al drammatico transito storico che procede di pari passo con l’emersione della difficile fase del Ritorno all’ordine.

Nella sesta sezione incontriamo Gino Severini: l’artista, tra il 1928 e il 1929, inserisce in
scenografie neopompeiane personaggi della Commedia dell’arte, Pulcinella, Colombina e Arlecchino, che diventano protagonisti di temi amorosi, musicali e poetici (La leçon de musique 1928-1929).

La mostra si conclude con Mario Tozzi. A partire dal 1924 l’artista matura l’idea di divulgare la conoscenza in Francia dell’arte italiana attraverso l’esposizione della nostra pittura e scultura
contemporanea a Parigi. La ricerca di una sintesi sapiente delle masse si perfeziona nel profilo enigmatico e neometafisico di Le bonnet basque o Lo specchio 1928 c. Tra il 1929 e il 1930 l’universo di Tozzi si popola di figure archetipiche, architettoniche, realistiche e insieme idealizzate.

La mostra è curata da Nicoletta Colombo e Giuliana Godio.
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