Mostra OUT OF TIME. Ripartire dalla natura. Mónica De Miranda, Christina Kubisch, Diana Lelonek, Ragna Róbertsdóttir, Anaïs Tondeur - Ferrara

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 15/02/2022 Aggiornato il 16/02/2022
Dal al
Ferrara (FE)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte con le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Per modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) verificare sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le informazioni sono verificate prima della data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia, possono subire modifiche legate a eventuali nuove restrizioni di legge.

Regione: Emilia Romagna
Luogo: PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, corso Porto di Mare 5
Telefono: 0532/244949
Orari di apertura: 10-18. Lunedì chiuso
Costo: 5 euro; ridotto 3 euro
Dove acquistare: https://prenotazionemusei.comune.fe.it
Sito web: www.artemoderna.comune.fe.it; www.biennaledonna.it
Organizzatore: UDI – Unione Donne in Italia e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara
Note:
La Biennale Donna torna per la sua XIX edizione: il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara ospita la mostra OUT OF TIME. Ripartire dalla natura, una collettiva che presenta opere di cinque artiste internazionali: Mónica De Miranda (Portogallo/Angola, 1976), Christina Kubisch (Germania, 1948), Diana Lelonek (Polonia, 1988), Ragna Róbertsdóttir (Islanda, 1945) e Anaïs Tondeur (Francia, 1985).

La mostra illustra la necessità di ripensare le strutture radicate, riorganizzare le pratiche consolidate in ambito sociale ed economico e mostrare i legami con il dibattito ecologico in corso. Da qualche decennio, e ultimamente in maniera più marcata, si sta consolidando una consapevolezza diversa rispetto all’ambiente naturale che ci circonda. La nostra epoca antropocentrica ha bisogno di essere ripensata tramite nuovi paradigmi, che potrebbero prefigurare un modo altro di essere al mondo.

È inevitabile così che l’arte affronti attraverso i propri strumenti e linguaggi le questioni ecologiche più pressanti. Le riflessioni che ne derivano da ambiti differenti confluiscono, attraverso una poliedricità di linguaggi artistici (installazioni, fotografie e video) in una mostra che intende esplorare il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente, ed esaminare le interazioni tra entrambi i soggetti.
Un altro obiettivo di questo progetto è porre l’attenzione sulle modalità di appropriazione dell’ambiente come conseguenza drammatica dello sfruttamento delle risorse naturali.

Le cinque artiste approfondiscono l’interazione e la possibile alleanza tra tutti gli esseri viventi ospitati da questo pianeta. Differenti modelli di lettura e varie prospettive richiamano l’attenzione sui modi in cui la natura è stata stravolta nella ricerca dell’egemonia da parte dell’essere umano, mettendone in luce le ripercussioni sia sull’ambiente sia sul tessuto sociale.

La mostra si apre con l’opera dell’islandese Ragna Róbertsdóttir, artista il cui lavoro è caratterizzato da una forte cifra minimalista, che proietta la propria grammatica stilistica con l’impiego di componenti dall’evidente potenza materica. Lava, vetro, pomice, ossidiana, rocce vulcaniche, sale, o conchiglie caratterizzano una personale impronta espressiva che sfocia in un legame viscerale con il mondo naturale.

Di differente sintesi poetica è invece l’approccio della francese Anaïs Tondeur, la cui ricerca si concentra su una pratica artistica di derivazione scientifica, frutto di studi realizzati con la collaborazione di geologi, oceanografi, fisici e antropologi.
Le due installazioni multidisciplinari presentate sono la traduzione visiva di indagini scientifiche rispettivamente dedicate alle tracce del petricore, l’inconfondibile odore della pioggia sul suolo asciutto, e all’analisi dei cicli oceanici, di vitale importanza per una maggiore comprensione dei cambiamenti climatici terrestri.

La Biennale prosegue poi con il mondo visionario di Mónica De Miranda, portoghese ma di origini angolane, la cui eredità culturale ha fortemente influenzato il suo percorso artistico, portandola all’esplorazione dell’evoluzione ambientale da un punto di vista antropologico.
Confrontandosi con le ferite di un colonialismo violento, De Miranda si sofferma sulle convergenze fra stratificazione sociale e il cambiamento dell’ecosistema, proponendo “geografie emozionali”, cioè narrazioni urbane che seguono intimi processi identitari.

La prevaricazione dell’uomo sulla natura torna baricentrica anche nel percorso creativo della polacca Diana Lelonek, che offrendo una visione critica sui processi di sovrapproduzione, focalizza la sua parabola espressiva sulla possibilità di soluzioni alternative di convivenza e coesione fra mondo naturale e mondo umano.

Chiude il percorso espositivo, il lavoro di Christina Kubisch, una delle più incisive figure della sound art tedesca. Attingendo a un’estetica inedita, Kubisch è riuscita nell’intento di proiettare “paesaggi acustici” attraverso l’esplorazione del potere del suono.
Le sue polifoniche installazioni sonore approfondiscono il cosiddetto inquinamento acustico silenzioso, esperienza sensoriale fondamentale per poter comprendere lo stato di saturazione elettromagnetica diffusa intorno a noi.

L'esposizione è curata da Silvia Cirelli e Catalina Golban.


AVVERTENZA: la Redazione non assume alcuna responsabilità, e pertanto non potrà essere ritenuta responsabile, per eventuali errori di indicazione delle date dei vari eventi che sono da considerare puramente indicative. Invitiamo i lettori a verificare l’esattezza delle date e degli orari di svolgimento delle varie manifestazioni, contattando preventivamente gli organizzatori ai numeri di telefono corrispondenti o visitando il sito web corrispondente.
Per segnalare una mostra scrivere a eventi@cosedicasa.com