Mostra Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties that Bind - Carrara

A cura di Manuela Vaccarone
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Per segnalare una mostra scrivere a eventi@cosedicasa.com
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Carrara (Massa-Carrara)
Il mudaC | museo delle arti di Carrara accoglie l’arte di Mikayel Ohanjanyan (Yerevan, Armenia, 1976) ospitando la personale a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York.
Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un’unica monumentale installazione, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane.
Per Ohanjanyan, i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali.
Il suo lavoro immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro e anche alle forze della natura, del tempo e della storia.
Quel “legame”, inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, è rappresentato in mostra da un’unica installazione dal forte impatto spaziale dal titolo “Legami: Ties that Bind”.
Ciascuna delle cinque sculture in marmo statuario bianco che la compongono – di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) a più raccolti (53×68×40 cm) - è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie.
Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza.
Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta.
Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro.
Attraverso queste metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione più ampia dell’esperienza umana.
Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un’unica monumentale installazione, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane.
Per Ohanjanyan, i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali.
Il suo lavoro immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro e anche alle forze della natura, del tempo e della storia.
Quel “legame”, inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, è rappresentato in mostra da un’unica installazione dal forte impatto spaziale dal titolo “Legami: Ties that Bind”.
Ciascuna delle cinque sculture in marmo statuario bianco che la compongono – di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) a più raccolti (53×68×40 cm) - è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie.
Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza.
Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta.
Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro.
Attraverso queste metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione più ampia dell’esperienza umana.
Regione: Toscana
Luogo: mudaC ǀ museo delle arti Carrara, via Canal del Rio 1
Telefono: 0585/779681
Orari di apertura: 9,30-12,30; 15-18. Lunedì chiuso. Dal 1 giugno al 30 agosto 17-20 martedì, sabato e domenica; 9,30-12 mercoledì e giovedì; 18-22 venerdì
Costo: 5 euro; ridotto 3 euro
Dove acquistare: https://mudac.museodellearticarrara.it
Sito web: https://mudac.museodellearticarrara.it
Organizzatore: mudaC ǀ museo delle arti Carrara con il contributo all’artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian






























