Mostra Michael Ackerman. Sagome fluttuanti - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 24/06/2022 Aggiornato il 24/06/2022
Dal al
Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte con le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Per modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) verificare sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le informazioni sono verificate prima della data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia, possono subire modifiche legate a eventuali nuove restrizioni di legge.

Regione: Lombardia
Luogo: ADEC ARTE, via Edmondo de Amicis 28
Telefono: 02/40702111
Orari di apertura: 23 ore su 24
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: https://www.adec.it/
Organizzatore: Adec
Note:
Adec Arte accende una vetrina permanente sull'arte contemporanea affinché un numero sempre maggiore di persone possa fruirne. Un luogo diverso per promuovere l'arte e la bellezza a vantaggio di tutti.

Con la mostra del fotografo israeliano Michael Ackerman (Tel Aviv, 1967) prende il via il progetto di “portare l’arte sulla strada” come un museo a cielo aperto.
L’esposizione si sviluppa infatti nelle tre ampie vetrine di ADEC, centro odontoiatrico e medico attivo a Milano dal 1986, che si affacciano sulla via Edmondo De Amicis e sarà “visitabile” 24 ore al giorno. L'intento del progetto è quello di donare alla città un luogo diverso per promuovere l'arte e la bellezza a vantaggio di tutti.

La vetrina diventa così non solo uno spazio fisico ma soprattutto culturale, un teatro a disposizione di chi vuole vedere, dove gli artisti si costruiscono una nicchia esistenziale che diviene condizione fondamentale del loro lavoro, che si estende a costruire una casa comune con lo spettatore nella strada.

Il progetto si sviluppa in un percorso temporale che vedrà alternarsi artisti storici e altri contemporanei, impegnati in una nuova esperienza espositiva, senza la metaforica protezione, sia fisica che culturale, del perimetro di uno spazio delimitato da muri.

Questa prima mostra è un'occasione importante per vedere e incontrare uno degli artisti più interessanti della fotografia internazionale attraverso una selezione di alcune delle fotografie più significative degli ultimi anni, appositamente scelta dall'artista e dal curatore.

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie e straordinarie: tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi restituite tramite immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata. I suoi particolari viaggi abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili.

Già da tempo, nelle sue fotografie, Ackerman muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura con la volontà di allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale.
Se il lavoro di Ackerman appare duro a prima vista, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza.

L'artista ha un interesse profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l'Europa e che l'hanno attraversata, soprattutto l'Europa Orientale. Su questi treni, oggi, si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore, che contrasta e ci rimanda con la memoria ai terribili treni merci delle deportazioni naziste, con i vagoni piombati, che durante la seconda guerra mondiale percorrevano le stesse rotte. Lo stesso candore ma ben diversa percezione.
Il bianco, fortemente vignettato, e il nero caratterizzano tutto il suo lavoro, formando delle atmosfere ovattate quasi nebbiose dove le figure appaiono irreali nella realtà che le circonda.

Tra le tante immagini una, ad esempio, è quella emblematica di un anziano cameriere che elegante si aggira con lo sguardo sperduto in una città deserta e della serie dei ritratti, che sarà esposta in mostra, di uomini che raffigurano la prova del disagio contemporaneo, contorti in smorfie di dolore o con gli sguardi perduti nel nulla, più ritratti di anime che rappresentano ciò che è rimasto dopo che la vita è passata.

Tutte immagini che ci raccontano la fatica di vivere, l'inquietudine di tempi difficili e la paura di viverli. La paura si mescola all’audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace. Alla fine di questo percorso, la sensazione è comunque di armonia e di riflessione.

La mostra è a cura di Davide Di Maggio, in collaborazione con Claudio Composti / mc2gallery.



Michael Ackerman. Sagome fluttuanti
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