Mostra Massimo Kaufmann e Gonçalo Mabunda - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 18/02/2021 Aggiornato il 18/02/2021
Dal al
Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre nelle Regioni che si trovino in zona gialla possono essere aperte con modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ), che è bene verificare direttamente con gli organizzatori, prima di recarsi sul posto.
Regione: Lombardia
Luogo: Galleria Giovanni Bonelli, via Porro Lambertenghi 6
Telefono: 02/87246945
Orari di apertura: 11-19 da martedì a sabato. Domenica e lunedì chiuso. La prenotazione non è necessaria, ma consigliata
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.galleriagiovannibonelli.it
Organizzatore: Galleria Giovanni Bonelli di Milano in collaborazione con Lis10Gallery
Note:
La mostra presenta i lavori di Massimo Kaufmann (Milano, 1963) e quelli dell’artista mozambicano Gonçalo Mabunda (Maputo, 1975).
Le sculture di Gonçalo Mabunda, 10 maschere e 4 troni, sono esposte accanto a 8 dipinti, alcuni di grandi dimensioni, realizzati nell’ultimo decennio da Massimo Kaufmann.

La caratteristica espressiva di Mabunda risiede nella sua capacità di realizzare delle opere, trasformando le armi, oggi dismesse, che furono utilizzate durante i sanguinosi anni della guerra civile che ha afflitto il Mozambico per ben 16 anni, e dando loro nuovi significati.

L’artista si appropria di qualsiasi tipo di scarto bellico, proiettili, bombe, fucili, assemblando le varie parti per comporre maschere e troni. Le sue maschere hanno un forte potere evocativo e riescono a mantenere i valori simbolici e rituali delle antiche maschere tribali, che sono parte della cultura e della tradizione dell’artista, pur convertendole in una veste contemporanea.

Nella ricerca di Massimo Kaufmann emerge la volontà di rendere visibile la durata del processo creativo insito in ognuno dei suoi quadri. I dipinti, definibili come delle astratte atmosfere pittoriche, sono il risultato di un meticoloso dropping, in cui il colore cade sulla tela posta orizzontalmente di fronte a sé.
La sua pittura, composta da stratificazioni di trasparenze cromatiche, può essere letta come un processo di crescente meditazione in cui i gesti vengono gradualmente ridotti al minimo.

La mostra è curata da Giorgio Verzotti.













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