Mostra L’Onda Nuragica. Arte, artigianato e design alla prova della preistoria - Sassari

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 18/02/2024 Aggiornato il 18/02/2024
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Sassari
Al Padiglione Tavolara di Sassari apre la mostra L’Onda nuragica. Arte, artigianato e design alla prova della preistoria, a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri.

La mostra esplora l’influsso esercitato dalle civiltà nuragica e prenuragica sull’arte e la cultura del Novecento e del contemporaneo in Sardegna, esaminando i riflessi del “discorso nuragico” in diversi ambiti della produzione visuale: dalla pittura e scultura all’architettura, al design e all’artigianato, dagli audiovisivi ai social media e alla cultura di massa.

Nel 1949 e nel 1950 due mostre di bronzetti nuragici, allestite all’Opera Bevilacqua La Masa di Venezia e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, portarono la preistoria sarda all’attenzione della cultura internazionale. Si toccava il culmine di una riscoperta avviata già nell’Ottocento a opera di studiosi e di viaggiatori, stimolata dalle campagne di scavo condotte nella prima metà del secolo.

Le mostre del 1949-50, curate da Giovanni Lilliu e Gennaro Pesce, determinarono una svolta sia nelle scoperte archeologiche sia nel loro utilizzo in funzione ideologica. I bronzetti nuragici catalizzarono l’attenzione del pubblico e della stampa non solo in virtù della loro importanza storica, ma anche e soprattutto per la loro eccellenza estetica.
La scoperta, nel 1951, dell’imponente reggia nuragica di Barumini nel sud dell’isola, contribuì ulteriormente a eleggere gli antichi abitanti della Sardegna a modello per le generazioni presenti.

Gli artisti e gli intellettuali sardi degli anni Cinquanta trovarono nella civiltà nuragica un riferimento ideologico forte, funzionale alla costruzione di una nuova identità regionale.

Ne scaturì un preciso filone iconografico, che sarebbe durato fino agli anni Sessanta, reinventandosi poi nell’epoca postmoderna e contemporanea. Sull’evoluzione del tema influirono l’impatto del turismo, la diffusione delle culture new age, i movimenti no global e neo global, l’emergere a livello scientifico di una rinnovata attenzione degli studiosi anche in campo internazionale e a livello di costume il fenomeno della fanta-archeologia.

La mostra si apre con la prima fase della riscoperta moderna della cultura prenuragica e nuragica, dagli scavi tardo ottocenteschi e primo novecenteschi dell’archeologo Antonio Taramelli fino a quelli di Giovanni Lilliu, tra gli studiosi più influenti della Sardegna antica.
Il racconto si dispiega attraverso documenti, foto e manoscritti, dalla Mostra Etnografica di Roma del 1911 per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia alle due rassegne di Venezia e Roma del 1949-50, alla messa in luce nel secondo dopoguerra del sito di Barumini.

Forti delle teorie di Lilliu, che sosteneva l’esistenza di una continuità artistica tra il passato nuragico e l’età contemporanea, molti artisti degli anni Cinquanta e Sessanta attinsero a forme, temi e iconografie della preistoria sarda: Mauro Manca, Ausonio Tanda, Giovanni Nonnis, Franco d’Aspro, Maria Lai.

Un apripista è - dalla sua postazione transatlantica - Costantino Nivola, tramite il quale la suggestione nuragica tocca anche protagonisti dell’architettura del Novecento come Le Corbusier e Franco Albini.

La ceramica è un campo privilegiato per l’applicazione dei temi nuragici da parte di artisti e artigiani come Federico Melis, Melkiorre Melis, Giuseppe Silecchia, Gavino Tilocca, Aldo Contini.
La suggestione nuragica tocca anche il campo del gioiello, rappresentato in mostra da un focus sull’orafo sassarese Salvatore Puggioni.

Il percorso si chiude con l’evocazione di una Sardegna arcaica e seducente nel video De Innui Ses, girato a Barumini per la sfilata Autunno-Inverno 2021 di Antonio Marras.

La mostra sarà accompagnata da un fitto programma di eventi pubblici e laboratori, organizzati in collaborazione con l’Università di Sassari, nell’ambito dello Spoke “Turismo e beni culturali” finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Regione: Sardegna
Luogo: Padiglione Tavolara, via Eugenio Tavolara
Telefono: 329/1942242
Orari di apertura: 10-20. Lunedì chiuso
Costo: ingresso libero
Dove acquistare: Ingresso libero
Sito web: https://museonivola.it/padiglionetavolara
Organizzatore: Fondazione Nivola