Mostra Le Civiltà e il Mediterraneo - Cagliari

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 16/02/2019 Aggiornato il 16/02/2019
Dal al
Cagliari (CA)
Regione: Sardegna
Luogo: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, piazza Arsenale 1; Palazzo di Città, Musei Civici, piazza Palazzo 6
Telefono: 070/655911; 070/60518240; 070/6776482
Orari di apertura: 9-20. Lunedì chiuso Museo Archeologico; 10-18 Palazzo di Città
Costo: 7 euro; ridotto 3,50 euro
Note:
Attraverso intrecci, confronti, dialoghi dal bacino del Mare Nostrum alle montagne del Caucaso, questa grande mostra permette di guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all'inizio della Storia.
Più di 550 opere da importanti Musei internazionali e dalle collezioni sarde, consentono di connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria. Sorta di continente in miniatura per diversificazione territoriale e climatica, come altre grandi isole, la Sardegna ha sviluppato specifiche forme di civiltà straordinarie e comunicanti, che in questa mostra si confrontano con le altre contestuali civiltà mediterranee e riconnettono i fili di antichi dialoghi. Questa regione, che è sempre stata ritenuta isolata e lontana dai contatti più fecondi, si rivela invece punto di scambio materiale e culturale e centrale nel sistema delle relazioni geopolitiche, di cui la Sardegna torna protagonista e artefice al tempo stesso.
Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda, circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C, mentre gli altri reperti sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino e ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione.

Vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e soprattutto straordinari oggetti in bronzo di diverse provenienze approdano a Cagliari per ricordare le antiche rotte e ritrovare porti già conosciuti. Nell’età del bronzo s’intensificano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate. Il rame grezzo era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali.

Alcune tipologie di vasi, come per esempio le anfore a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia (dove oltretutto è presente ceramica nuragica di importazione) e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i prospectors fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale.

A evidenziare infatti i contatti e le relazioni tra l’Isola e il Sud est spagnolo, durante l’età del bronzo, ci saranno in mostra (provenienti dal Museo di Berlino) anche importanti reperti della civiltà di El Argar, sviluppatasi in quell’area dal 2200 a.C. e connotata da insediamenti estesi, con un’architettura in pietra paragonabile a quella del Mediterraneo orientale e con una tipologia di spade che mostra evidenti contatti con la civiltà nuragica. È proprio in questo periodo infatti che la Sardegna, al centro del Mediterraneo e con un ruolo incisivo nei flussi commerciali, come dimostrano i materiali di produzione nuragica rinvenuti in questi ultimi anni fuori dall’isola, dà prova di grande vitalità con la fioritura di una delle più originali culture della protostoria italiana, quella nuragica. Il Nuragico è esclusivo della Sardegna e si caratterizza soprattutto per il suo monumento simbolo, il nuraghe, ma anche per i suoi straordinari bronzetti e per le tombe dei giganti .

Il progetto espositivo, organizzato da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus, è curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage, Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione con Carlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari.
Le Civiltà e il Mediterraneo
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