Mostra La Quadreria del Castello. Pittura emiliana nella Collezione di Michelangelo Poletti - Bologna

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 15/04/2022 Aggiornato il 15/04/2022
Dal al
Bologna (BO)
ATTENZIONE
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Regione: Emilia Romagna
Luogo: Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, via Manzoni 2
Telefono: 051/19936305
Orari di apertura: 10-19. Lunedì chiuso
Costo: 13 euro; ridotto 11 euro
Dove acquistare: https://genusbononiae.it/mostre/la-quadreria-del-castello/
Sito web: https://genusbononiae.it/
Organizzatore: Genus Bononiae. Musei nella Città
Note:
Genus Bononiae. Musei nella Città presenta la mostra che dà vita a un excursus sulla pittura emiliana dalla fine del ‘400 sino al primo ‘800 presentando importanti opere mai esposte prima d’ora. L’esposizione mette in evidenza anche le relazioni e connessioni tra i dipinti e la storia di committenza del luogo che le ospita, Palazzo Fava.

La mostra si compone di ottantacinque opere appartenenti alla collezione formata da Michelangelo Poletti nel suggestivo Castello di San Martino in Soverzano, località della pianura Bolognese. La Collezione Poletti si è formata negli ultimi trent’anni grazie alla passione di un imprenditore sensibile alle ragioni della cultura.
La selezione operata dal curatore Angelo Mazza offre una documentazione rappresentativa della “Pinacoteca Poletti”, raccolta che comprende la più cospicua e significativa collezione di pittura emiliana in mani private.

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni

La prima sezione, ambientata nella Sala del mito di Giasone e Medea, affrescata da Ludovico, Agostino e Annibale Carracci, si intitola “I pittori di Palazzo Fava. Pasinelli, Creti, Graziani, Milani” e presenta capolavori di Lorenzo Pasinelli, Donato Creti, Ercole Graziani e Aureliano Milani, artisti che proprio a Palazzo Fava si sono formati.

“Il genio femminile. Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Lucia Casalini” è la seconda sezione, anch'essa esposta nella Sala di Giasone e Medea. Le donne artiste hanno dato un contributo fondamentale alla storia figurativa di Bologna e la mostra riflette appieno questa realtà con due ritratti di Lavinia Fontana, uno dei quali firmato, tre tele di Elisabetta Sirani, tra le quali l'Alessandro che costringe la profetessa a entrare nel tempio di Apollo a Delfi firmato e datato 1664, e due tele di Lucia Casalini Torelli.

Nella Sala dell’Eneide di Ludovico Carracci si trova la terza sezione “Rinascimento e anticlassicismo tra Romagna e centri padani dal “Maestro dei Baldraccani” a “Girolamo Genga e Garofalo”. Di questa sezione fa parte la grande tavola con la Madonna e il Bambino coi santi Pietro, Paolo, Francesco d’Assisi e Antonio da Padova, capolavoro della personalità ricostruita da Federico Zeri convenzionalmente denominata “Maestro dei Baldraccani, attiva a Forlì alla fine del sec. XV.

La quarta sezione, allestita nella Sala dell’Eneide di Francesco Albani, si intitola “Protagonisti del secondo Cinquecento a Bologna. Tra Maniera e Controriforma”. Il secondo Cinquecento bolognese è illustrato da artisti di apertura internazionale quali Giovanni Battista Ramenghi detto Bagnacavallo junior, Prospero Fontana, Bartolomeo Passerotti, Camillo Procaccini, Denys Calvaert, pittore di Anversa stabilitosi a Bologna, e Bartolomeo Cesi.

Nella Sala dell’Eneide di Bartolomeo Cesi si trova la quinta sezione, “Itinerario nel Seicento. Quadri da stanza, nel segno di «Felsina pittrice»”, che delinea un itinerario che congiunge due opere fondamentali di Giovanni Andrea Donducci detto il Mastelletta alle opere di maestri usciti dalla bottega di Guido Reni come Giovanni Andrea Sirani e il ribelle Simone Cantarini.

L’ultima sezione si intitola “Maestri e allievi nel Settecento. I pittori dell’Accademia Clementina”, nella Sala dell’Eneide degli allievi di Ludovico Carracci. La vivacità del barocchetto bolognese, sotto il segno dell’Accademia Clementina, trova espressione in opere di artisti quali Francesco Monti, Giuseppe Marchesi detto il Sansone, Nicola Bertuzzi e Giuseppe Varotti, per concludersi nella seconda metà del secolo con opere di due protagonisti della scena artistica cittadina, i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi.

Chiude il percorso l’exodus “Tra Sette e Ottocento. Due dipinti emblematici”: vengono presentati il modelletto di Pelagio Palagi con Isabella d’Aragona chiede protezione a Carlo VIII in visita al duca morente, legato alla grande tela ora nel Museo civico di Lodi con la quale l’artista prese parte all’esposizione di Brera nel 1822 e un dipinto di Jacopo Alessandro Calvi, San Francesco implora la protezione della Madonna sui pellegrini.

La Quadreria del Castello. Pittura emiliana nella Collezione di Michelangelo Poletti
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