Mostra La pittura come documento e denuncia - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 21/05/2019 Aggiornato il 21/05/2019
Dal al
Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre nelle Regioni che si trovino in zona gialla possono essere aperte con modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ), che è bene verificare direttamente con gli organizzatori, prima di recarsi sul posto.
Regione: Lombardia
Luogo: Palazzo Sormani, via Francesco Sforza 7
Telefono: 02/88463372
Orari di apertura: 15-19; sabato 9-12,30. Domenica e festivi chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.milano.biblioteche.it
Organizzatore: Comune di Milano|Cultura e Biblioteca Sormani in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Fava
Note:
La mostra apre il programma di iniziative dedicate alla figura di Giuseppe Fava, giornalista siciliano assassinato dalla mafia nel 1984 per il suo impegno costante nella ricerca della verità e nella denuncia della criminalità organizzata.
La mostra, curata da Giovanna Mori, presenta 60 opere tra dipinti ad olio, incisioni e disegni, realizzati lungo un arco di tempo che va dalla fine degli anni Cinquanta ai primi anni Ottanta.

È sempre la Sicilia con i suoi abitanti, le sue architetture e le sue piaghe profonde quella che Fava mette in campo. Sono della metà degli anni Sessanta “Studio sul dolore”, “La vendetta”e “Posa per un mafioso”, dove è evidente il desiderio di descrivere l’oppressione di una mafia sempre più aggressiva e brutale.
"Studio sul dolore” in particolare, scelto come immagine della mostra, è una crocifissione moderna, un supplizio contemporaneo che conduce direttamente al dolore estremo di chi subisce una violenza e alla disperazione di chi resta.

Negli anni Ottanta, il desiderio di Fava di fare della pittura uno strumento di denuncia sociale lo porta a elaborare un’iconografia allegorica: la distribuzione di volti in uno spazio compresso diventa una sorta di cifra stilistica che l’artista utilizzerà anche nella sua vasta produzione incisoria e grafica.
Volti brutti, minacciosi, sgradevoli per parlare di malaffare e corruzione e in alcune tele del 1980 e 1981 il pittore, per descrivere le miserie dell’animo umano, si avvale di riferimenti al repertorio iconografico enigmatico, surreale e macabro di Hieronymus Bosch.

Presenti in mostra molte acqueforti, tecnica a cui l’autore si dedicò dal 1975 e che gli permise di elaborare soggetti e trattare tematiche che avrebbero contribuito a raccontare la sua isola.
Nel percorso espositivo, una zona è dedicata alla proiezione a ciclo continuo di spezzoni della serie “I Siciliani” , realizzata nel 1980 con regia di Vittorio Sindoni e sceneggiatura di Giuseppe Fava, e nelle teche dislocate lungo il percorso sono esposti i preziosi materiali d’archivio, disegni e bozzetti, articoli originali, copie di giornale, dattiloscritti e copioni delle opere teatrali e di narrativa, fotografie, finalizzati a testimoniare l’incessante attività creativa e documentaria dello scrittore/artista.


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