Mostra La ferita tra umano e divino. Arte antica e contemporanea a confronto da Francesco da Rimini a Lucio Fontana - Jesi

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 24/11/2019 Aggiornato il 24/11/2019
Dal al
Jesi (AN)
Regione: Marche
Luogo: Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Palazzo Bisaccioni, piazza Colocci 4
Telefono: 0731/207523
Orari di apertura: 9-13; 15-19 tutti i giorni
Costo: Ingresso libero
Note:
Il tema sul quale riflettere proposto dalla mostra è quello della ferita, che viene trattato in un percorso espositivo essenziale e al tempo stesso di forte impatto.

Coprendo un arco cronologico dall’arte medievale a quella contemporanea, l’esposizione è costituita da 15 opere di Francesco e Giuliano da Rimini, Nicola di Maestro Antonio, Lorenzo de Carris, Lucio Fontana, Alberto Burri, Maria Lai e Ettore Frani.

Nel mondo occidentale la ferita ha da sempre costituito un filo rosso in grado di interpretare una dimensione fondamentale dell’uomo. Quale emblema della fragilità umana, la ferita-squarcio introduce infatti la dimensione del dolore fisico, tanto rifuggito dalla società contemporanea, quanto connaturato alla vita con forza e insistenza sin dal momento della nascita.

Se a livello esistenziale la ferita richiama la sofferenza, dal punto di vista simbolico essa si presenta come fenditura, come passaggio a un oltre con cui dare nuova luce al senso più profondo della vita umana.
La ferita può così trasformarsi in apertura al mistero, un'occasione perché ci schiudiamo al mondo intorno a noi, agli altri e all’assoluto.

La mostra racconta la ferita di Cristo attraverso alcuni capolavori di arte medievale e rinascimentale: dalla Crocifissione con Vergine Annunciata di Francesco da Rimini alla Crocifissione di Lorenzo de Carris detto il Giuda, dal Volto di Cristo di Giuliano da Rimini al Cristo morto nel sarcofago sorretto da due angeli di Nicola di Maestro Antonio.

Anche nella modernità, in una prospettiva puramente laica, la ferita ha ispirato artisti come Lucio Fontana, dove il taglio diventa l’accesso a un oltre che attende di essere esplorato.

Alberto Burri e Maria Lai hanno poi declinato la ferita come oggetto di ricucitura e di ricomposizione, per creare nuove armonie, inedite relazioni, intensi legami concettuali.

All’artista contemporaneo Ettore Frani è stata commissionata un’opera appositamente realizzata per l’occasione, nella quale egli rappresenta il punto di vista del presente, si confronta con l’archetipo della ferita per restituire una visione trasfigurata del tema che tende all’ineffabile.

La mostra ha l’intento di riflettere sulla finitezza umana come possibile varco verso un oltre, affinché le ferite si trasformino in passaggio che ci apre nella fiducia al mondo, agli altri, all’assoluto.



La ferita tra umano e divino. Arte antica e contemporanea a confronto da Francesco da Rimini a Lucio Fontana
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