Mostra Il senso della neve - Milano

A cura di Manuela Vaccarone
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Milano
Con questa mostra il MUDEC – Museo delle Culture apre un nuovo capitolo del percorso dedicato all’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026.
Il percorso presenta oltre 150 opere e oggetti fra etnografia, testimonianze scientifiche, dipinti, fotografie, video e installazioni contemporanee, articolati in un viaggio che va dalla geometria dei cristalli di neve all’immaginario artistico europeo e giapponese, fino agli impatti del cambiamento climatico e dell’overtourism montano.
La mostra include inoltre un importante focus sulle popolazioni artiche e della Terra del Fuoco, approfondendo i loro sistemi di adattamento e le pratiche spirituali legate allo sciamanesimo.
Le sezioni della mostra
L’allestimento, a cura di Studio GRACE e con progetto grafico di studio FM, si articola in tre grandi aree tematiche, dove manufatti etnografici, pittura antica e opere d’arte contemporanea dialogano in accostamenti inediti.
Introduzione: l’installazione di Chiharu Shiota
La mostra è anticipata da un’installazione site-specific nell’Agorà del MUDEC, “The Moment the Snow Melts” dell’artista giapponese Chiharu Shiota (n. 1972): una nevicata metaforica composta da innumerevoli fogli e fili di carta. L’opera affronta il tema delle relazioni umane che iniziano, finiscono e si trasformano, come la neve che si scioglie.
Neve, scienza e cambiamento climatico
Gli uomini di scienza sono stati da sempre affascinati dalla complessa geometria dei cristalli di neve, conformati secondo una simmetria esagonale ma tutti diversi tra loro.
Wilson “Snowflake” Bentley (1865-1931), fotografo amatoriale e ricercatore, nel 1885 scattò la prima microfotografia di un cristallo di ghiaccio. Lo scienziato Ukichiro Nakaya (1900-1962) studiò la natura dei fiocchi di neve fino a ricavarne una classificazione per famiglie.
Lo scioglimento delle nevi perenni trasforma sotto i nostri occhi panorami da sempre percepiti come immutabili, lasciando aperta la domanda su come le specie viventi riusciranno ad adattarsi.
A questo tema sono dedicate l’opera di Shimabuku (n. 1969), “Do snow monkeys remember snow mountains?” e quella di Francesco Clerici “Luyul” prodotta dal MUDEC in occasione della mostra.
Alcuni degli artisti presenti, come Walter Niedermayr (n. 1952) e Philipp Messner (n. 1975) con le loro opere riflettono sui destini dell’ambiente, delle comunità montane e dell’overtourism. Zhang Huan (n. 1965) rilegge invece le olimpiadi di Cortina 1956 attraverso l’evocativa opera “The Warm Snow”.
Neve nelle culture del mondo, dall’Artico all’Antartico
Le nevi perenni e i ghiacciai hanno costituito per millenni un ambiente impenetrabile che ha dato vita a miti e leggende legati, ad esempio, allo sciamanesimo.
Questo sistema di credenze e pratiche spirituali diffuse in diverse culture del mondo è caratterizzato dalla figura dello sciamano, mediatore tra il mondo umano e quello degli spiriti.
La funzione di guarigione, divinazione e guida spirituale dello sciamano rimane costante, come testimoniano in mostra i preziosi manufatti legati alle pratiche sciamaniche sami, inuit e tibetane.
La sezione etnografica della mostra propone approfondimenti su popolazioni artiche - Inuit, Sami e Ciukci - e della Terra del Fuoco - Selk’nam e Yaghan - attraverso l’esposizione di manufatti che spaziano da oggetti d’uso ad altri con funzione cultuale, in gran parte prestiti provenienti da musei membri della rete MIPAM.
Neve e ghiaccio nell’arte antica, moderna e contemporanea
La neve è stata, al suo emergere nelle arti visive occidentali del XV secolo, un elemento secondario e scenografico all’interno della scena principale, religiosa o allegorica.
Nel corso del XVII secolo e soprattutto nei paesi del nord Europa il manto nevoso è lo spunto per composizioni paesaggistiche o di genere come quelle realizzate da Gysbrecht Leytens (1586-1656), diventando poi con il Romanticismo il soggetto principale dell’opera.
Diverso è il caso dell’arte giapponese, come emerge nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige (1826-1869), Kuniyoshi (1798-1861), Kunisada (1786-1865), dove la neve è soggetto diffuso sia per i temi del paesaggio e delle stagioni, sia come metafora di purezza.
Il fenomeno affascina gli artisti visivi per la sperimentazione possibile nella resa cromatica di questo soggetto e conserva inoltre una valenza simbolica ed emotiva nei paesaggi divisionisti e simbolisti, a cavallo tra XIX e XX secolo, come testimoniano le opere di Angelo Morbelli (1853-1919) ed Emilio Longoni (1859-1932).
Nel corso del Novecento e nell’arte contemporanea, il tema della neve e del ghiaccio viene esplorato con prospettive inedite attraverso l’uso di nuovi media e tecniche, fra cui la fotografia, il video e l’installazione.
Il percorso si estende anche alle vetrine curve del primo piano, con l’installazione inedita “When Fox is a Thousand” di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 rotoli di garza di cotone che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche realizzato in sumi-e.
La mostra è curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani.
Il percorso presenta oltre 150 opere e oggetti fra etnografia, testimonianze scientifiche, dipinti, fotografie, video e installazioni contemporanee, articolati in un viaggio che va dalla geometria dei cristalli di neve all’immaginario artistico europeo e giapponese, fino agli impatti del cambiamento climatico e dell’overtourism montano.
La mostra include inoltre un importante focus sulle popolazioni artiche e della Terra del Fuoco, approfondendo i loro sistemi di adattamento e le pratiche spirituali legate allo sciamanesimo.
Le sezioni della mostra
L’allestimento, a cura di Studio GRACE e con progetto grafico di studio FM, si articola in tre grandi aree tematiche, dove manufatti etnografici, pittura antica e opere d’arte contemporanea dialogano in accostamenti inediti.
Introduzione: l’installazione di Chiharu Shiota
La mostra è anticipata da un’installazione site-specific nell’Agorà del MUDEC, “The Moment the Snow Melts” dell’artista giapponese Chiharu Shiota (n. 1972): una nevicata metaforica composta da innumerevoli fogli e fili di carta. L’opera affronta il tema delle relazioni umane che iniziano, finiscono e si trasformano, come la neve che si scioglie.
Neve, scienza e cambiamento climatico
Gli uomini di scienza sono stati da sempre affascinati dalla complessa geometria dei cristalli di neve, conformati secondo una simmetria esagonale ma tutti diversi tra loro.
Wilson “Snowflake” Bentley (1865-1931), fotografo amatoriale e ricercatore, nel 1885 scattò la prima microfotografia di un cristallo di ghiaccio. Lo scienziato Ukichiro Nakaya (1900-1962) studiò la natura dei fiocchi di neve fino a ricavarne una classificazione per famiglie.
Lo scioglimento delle nevi perenni trasforma sotto i nostri occhi panorami da sempre percepiti come immutabili, lasciando aperta la domanda su come le specie viventi riusciranno ad adattarsi.
A questo tema sono dedicate l’opera di Shimabuku (n. 1969), “Do snow monkeys remember snow mountains?” e quella di Francesco Clerici “Luyul” prodotta dal MUDEC in occasione della mostra.
Alcuni degli artisti presenti, come Walter Niedermayr (n. 1952) e Philipp Messner (n. 1975) con le loro opere riflettono sui destini dell’ambiente, delle comunità montane e dell’overtourism. Zhang Huan (n. 1965) rilegge invece le olimpiadi di Cortina 1956 attraverso l’evocativa opera “The Warm Snow”.
Neve nelle culture del mondo, dall’Artico all’Antartico
Le nevi perenni e i ghiacciai hanno costituito per millenni un ambiente impenetrabile che ha dato vita a miti e leggende legati, ad esempio, allo sciamanesimo.
Questo sistema di credenze e pratiche spirituali diffuse in diverse culture del mondo è caratterizzato dalla figura dello sciamano, mediatore tra il mondo umano e quello degli spiriti.
La funzione di guarigione, divinazione e guida spirituale dello sciamano rimane costante, come testimoniano in mostra i preziosi manufatti legati alle pratiche sciamaniche sami, inuit e tibetane.
La sezione etnografica della mostra propone approfondimenti su popolazioni artiche - Inuit, Sami e Ciukci - e della Terra del Fuoco - Selk’nam e Yaghan - attraverso l’esposizione di manufatti che spaziano da oggetti d’uso ad altri con funzione cultuale, in gran parte prestiti provenienti da musei membri della rete MIPAM.
Neve e ghiaccio nell’arte antica, moderna e contemporanea
La neve è stata, al suo emergere nelle arti visive occidentali del XV secolo, un elemento secondario e scenografico all’interno della scena principale, religiosa o allegorica.
Nel corso del XVII secolo e soprattutto nei paesi del nord Europa il manto nevoso è lo spunto per composizioni paesaggistiche o di genere come quelle realizzate da Gysbrecht Leytens (1586-1656), diventando poi con il Romanticismo il soggetto principale dell’opera.
Diverso è il caso dell’arte giapponese, come emerge nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige (1826-1869), Kuniyoshi (1798-1861), Kunisada (1786-1865), dove la neve è soggetto diffuso sia per i temi del paesaggio e delle stagioni, sia come metafora di purezza.
Il fenomeno affascina gli artisti visivi per la sperimentazione possibile nella resa cromatica di questo soggetto e conserva inoltre una valenza simbolica ed emotiva nei paesaggi divisionisti e simbolisti, a cavallo tra XIX e XX secolo, come testimoniano le opere di Angelo Morbelli (1853-1919) ed Emilio Longoni (1859-1932).
Nel corso del Novecento e nell’arte contemporanea, il tema della neve e del ghiaccio viene esplorato con prospettive inedite attraverso l’uso di nuovi media e tecniche, fra cui la fotografia, il video e l’installazione.
Il percorso si estende anche alle vetrine curve del primo piano, con l’installazione inedita “When Fox is a Thousand” di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 rotoli di garza di cotone che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche realizzato in sumi-e.
La mostra è curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani.
Regione: Lombardia
Luogo: Mudec – Museo delle Culture, via Tortona 56
Telefono: 02/54917
Orari di apertura: 9,30-19,30; lunedì 14,30 -19,30; giovedì 9,30-22,30
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: Ingresso libero
Sito web: https://www.mudec.it/
Organizzatore: MUDEC – Museo delle Culture | Comune di Milano in collaborazione con MIPAM – Rete dei Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo


























