Mostra Il rituale del serpente. Animali, simboli e trasformazioni - Bagnacavallo

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 08/09/2021 Aggiornato il 08/09/2021
Dal al
Bagnacavallo (RA)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte secondo le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Da venerdì 6 agosto all’ingresso di musei, mostre, altri istituti e luoghi della cultura è necessario esibire il documento di identità e il Green pass o il certificato di guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 o il risultato negativo di un test molecolare o antigenico rapido. Possono inoltre esservi modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) da verificare direttamente sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.
Regione: Emilia Romagna
Luogo: Convento di San Francesco, via Luigi Cadorna 14
Telefono: 0545/1770715
Orari di apertura: 17-21 venerdì; 10-12; 15-18 sabato e domenica.
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.anticoconventosanfrancesco.it
Organizzatore: Magma
Note:
L’esposizione collettiva, promossa dal Comune di Bagnacavallo in occasione della Festa di San Michele, patrono della città, include opere di Mark Dion, Bekhbaatar Enkhtur, Valentina Furian, Claudia Losi, Marco Mazzoni, Marta Pierobon, Luigi Presicce, Lorenzo Scotto di Luzio, Dana Sherwood, Filippo Tappi, Davide Rivalta, Emilio Vavarella.

"Il Rituale del serpente" nasce da alcune riflessioni intorno all’opera d’arte simbolo dell’identità culturale di Bagnacavallo: l’incisione San Gerolamo nello studio di Albrecht Dürer, datata 1514 e conservata presso il Museo Civico delle Cappuccine, che raffigura il Santo insieme al leone che aveva portato con sè di ritorno dall'eremitaggio nel deserto, dopo averlo ammansito togliendogli una spina dalla zampa.

Proprio da quest’opera, parte la riflessione sulla mostra, per approfondire attraverso l’arte contemporanea l’attualità della simbologia, se e quando è ancora presente, che accompagna il legame tra uomo e animali ed esplorare il modo in cui oggi gli artisti visivi sentono e esprimono questo particolare rapporto di convivenza tra specie alla luce della “dominazione” consumistica e autodistruttiva dell’essere umano su cui è necessaria una riflessione.

Il titolo della mostra riprende l’omonimo libro di Aby Warburg, che raccoglie una conferenza tenuta dallo studioso nella casa di cura Kreuzlingen nel 1923. Warburg nella sua digressione evoca il terrore primitivo del serpente, l’animale che forse più di ogni altro attiva una carica fobica su tutti gli altri esseri viventi, compreso l’uomo.

La mostra è da intendersi come una costellazione di opere che indagano l’essere animale, partendo dai simboli e dalla loro interpretazione iconografica e iconologica, passando per il pensiero scientifico, fino allo slittamento dall’epoca dell’Antropocene, concetto nato negli anni Ottanta e poi formalizzato dal Premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen all’inizio degli anni Duemila, a quella del Chthulucene, termine coniato da Donna Haraway nel 2016 per indicare un tempo di crisi ecologica in cui tutto è interconnesso e in cui per sopravvivere è necessario imparare l’arte della coesistenza tra specie.

La mostra è curata da Viola Emaldi e Valentina Rossi.

Il rituale del serpente. Animali, simboli e trasformazioni
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