Mostra Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 30/04/2019 Aggiornato il 30/04/2019
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Milano (MI)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte secondo le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Da venerdì 6 agosto all’ingresso di musei, mostre, altri istituti e luoghi della cultura è necessario esibire il documento di identità e il Green pass o il certificato di guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 o il risultato negativo di un test molecolare o antigenico rapido. Possono inoltre esservi modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) da verificare direttamente sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.
Regione: Lombardia
Luogo: Galleria Bottegantica, via Manzoni 45
Telefono: 02/35953308
Orari di apertura: 10-13; 15-19. Domenica e lunedì chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.bottegantica.com
Organizzatore: Galleria Bottegantica
Note:
Con questa mostra, Bottegantica prosegue il suo progetto Contemporary / Lab, format con cui intende rendere omaggio alle principali personalità artistiche del nostro tempo. La mostra dedicata a Giuliano Vangi presenta una selezione di venti sculture e una serie di disegni realizzati tra 1960 e i primi anni 2000, fondamentali per comprendere la poetica del maestro toscano, al cui centro vi è l’uomo di oggi: con la sua solitudine, la sua violenza, la sua rassegnazione, il suo bisogno di speranza.

Tra i meriti di Vangi c’è quello di aver rinnovato il concetto di scultura, allargandolo oltre il confine dell’architettura e della dimensione spaziale, giungendo a istituire un linguaggio personale e di estrema originalità. A lui il merito di essere, per primo, riuscito a realizzare compiutamente una ‘saldatura’ tra l’uomo e il suo significato; espandendo il suo concetto estetico dalla pietra alla terracotta, dalla resina all’avorio, dal design all’architettura.

Uomo che cammina (1967), opera con cui la mostra prende avvio, esprime pienamente la centralità dell’arte di Vangi e la sua innata curiosità verso le culture del passato. Interesse che lo ha portato nel tempo a dialogare con la tradizione assiro-babilonese (Beatrice del 1997), con quella egizia (Donna e poesia del 2002) e del primo rinascimento, a cui l’artista rivolge sempre un occhio di riguardo, specie all’opera dell’amato Donatello. Parallelamente Vangi si pone in continuità con i grandi maestri della Scultura italiana del XIX e XX secolo: da Medardo Rosso a Adolfo Wildt, da Arturo Martini a Marino Marini.

Diverse poi le opere dedicate alla complessa relazione uomo-natura, osservata nei suoi aspetti più eclatanti e contraddittori, con una particolare attenzione alla carica drammatica di quei fenomeni del mondo che sfuggono al dominio dell’uomo: la potenza distruttrice si osserva infatti in opere come Katrina (2014), dedicata all’uragano che nel 2005 si è abbattuto sugli Stati Uniti.

La metamorfosi dal reale al mentale, il passaggio verso l’introiezione psicologica, risulta subito evidente quando si osservano i disegni preparatori (a matita, a carboncino, a pastello o con tecniche miste).
La mostra è curata da Enzo Savoia, Stefano Bosi e Valerio Mazzetti Rossi.
Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello
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