Mostra Giacomo Boni. L’alba della modernità - Roma

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 21/02/2022 Aggiornato il 29/04/2022
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Roma (RM)
ATTENZIONE
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Regione: Lazio
Luogo: Foro Romano e Palatino, Parco archeologico del Colosseo, piazza di Santa Maria Nova 53
Telefono: 06/0608
Orari di apertura: 9-16 fino al 26 marzo; 9-18,30 dal 27 marzo al 30 aprile
Costo: 16 euro; ridotto 2 euro
Dove acquistare: www.parcocolosseo.it
Sito web: www.parcocolosseo.it
Organizzatore: Electa
Note:
Il Parco archeologico del Colosseo dedica una grande mostra alla figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925). La vita e la personalità dell’archeologo e architetto viene raccontata attraverso quattro sezioni, nei luoghi dove ha principalmente operato e di cui ha definito l’attuale fisionomia: il Foro Romano e il Palatino.

La mostra rappresenta un ricordo di Giacomo Boni, convinto sostenitore della necessità di tutelare e valorizzare l’insieme degli straordinari monumenti che caratterizzano l’area archeologica centrale di Roma e ha, dunque, posto le premesse per l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo.

Autodidatta, con una formazione di disegnatore nei cantieri veneziani, col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo, a cominciare da quello stratigrafico, di restauro, di documentazione e di valorizzazione.
Comprende l’importanza di condividere con il grande pubblico il valore delle scoperte che hanno ridisegnato l’aspetto del Foro Romano ricorrendo a un linguaggio nuovo, non accademico, e alla fotografia.

Tra le scoperte si ricordano quelle del Tempio di Vesta; il complesso della fonte sacra di Giuturna; la chiesa medievale di Santa Maria Antiqua con il ciclo pittorico bizantino; il sepolcreto arcaico, che ha consentito di stabilire una vita protostorica nell’area del Foro Romano; il Lapis Niger, luogo che gli autori antichi riferiscono alla saga di Romolo. Per il Palatino approfondisce i temi della flora, interesse che lo accompagna tutta la vita e di cui resta traccia nell’ordinamento del giardino degli Horti farnesiani, e in quel roseto che porta ancora il suo nome e dove è sepolto.

Giacomo Boni è stato anche un colto rappresentante dell’ambiente intellettuale e cosmopolita dell’epoca, illustrato da eccellenti prestiti in mostra che favoriscono la narrazione degli aspetti meno conosciuti della sua personalità.

Già in giovane età, il credito acquisito presso eminenti figure della cultura anglosassone, a cominciare da John Ruskin e William Morris, le stimolanti e influenti amicizie veneziane e milanesi, in particolare Primo Levi e Alberto Carlo Pisani Dossi, e grazie a quelle l'ingresso nei circoli intellettuali sostenitori di Francesco Crispi lo portano a Roma.
In un contesto culturale in cui si intrecciano la passione per l’archeologia e l’interesse per la contemporanea arte inglese, risulta incoraggiata dall’operato di Boni una nuova visione dell’Antico che l’arte simbolista porta al pieno sviluppo all’inizio del Novecento.

La mostra è curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis.
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