Mostra Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio - Ravenna

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 26/04/2021 Aggiornato il 26/04/2021
Dal al
Ravenna (RA)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte secondo le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid e con modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ). Verificare direttamente sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.
Regione: Emilia Romagna
Luogo: Chiesa di San Romualdo, via Baccarini 7
Telefono: 0544/482482
Orari di apertura: 10-19. lunedì chiuso
Costo: 10 euro; ridotto 8 euro
Dove acquistare: Biglietteria mostra: Museo Tamo, via Nicolò Rondinelli 2; www.mar.ra.it
Sito web: www.mar.ra.it
Organizzatore: Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna
Note:
Nell’affrontare la figura di Dante più volte ci si è interrogati sul particolare ruolo che l’esperienza visiva poté avere nella concezione delle sue opere; molti hanno notato la capacità del poeta di pensare direttamente per immagini, attingendo, soprattutto nella Commedia, a un repertorio che certamente doveva comprendere anche le esperienze figurative.

E questo soprattutto se si considera che egli era nato e vissuto a Firenze, città che dalla metà del XIII secolo aveva vissuto una notevole fioritura artistica, culminata con l’esperienza di Cimabue e poi da quella del suo allievo Giotto. Non meno determinante dovette essere la traumatica esperienza dell’esilio che, iniziato nel 1302, portò il poeta a peregrinare per varie corti e città dell’Italia centro-settentrionale.

Un percorso travagliato che la mostra intende ripercorrere. Si seguono le principali tappe del poeta, da Firenze fino a Ravenna, dove si spense esattamente settecento anni fa.

La mostra è frutto di un grande e lungo lavoro, reso possibile anche grazie ad una fitta rete di collaborazioni, nazionali e non. La città si fa trovare pronta a ricominciare, all’insegna della cultura, con un ricco programma di eventi.
La mostra intende analizzare l’influenza dell’arte su Dante.

Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa, Ravenna, costituiscono alcune delle tappe principali dell’esilio di Dante e scandiscono il percorso della mostra, nella quale figurano alcuni capolavori assoluti prodotti nell’età del poeta. Attraverso di essi è possibile ripercorrere le più importanti vicende che caratterizzarono tra il XIII e il XIV secolo l’arte italiana, connotata proprio in quegli anni da profonde mutazioni e novità. E questo a partire dalla stessa Firenze, a cui viene dedicata la sezione iniziale dell’esposizione.

Firenze e Roma
I due protagonisti sono in questo caso Cimabue e Giotto, menzionati nelle note terzine del Purgatorio (canto XI). La loro presenza è assicurata con alcune opere capitali, iniziando dalla Madonna col Bambino di Castelfiorentino di Cimabue messa a confronto con la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto e con il più tardo polittico di Badia del Museo degli Uffizi, che lo stesso Dante ebbe sicuramente occasione di ammirare prima della sua condanna al confino.
Di questo fu responsabile Bonifacio VIII, la cui figura è evocata attraverso varie opere, tra cui un calco della scultura realizzata da Arnolfo di Cambio.

Forlì e Verona
Da questo momento ebbe inizio il peregrinare di Dante, che lo portò dapprima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri prima nel 1303-1304 e poi nel 1313-1318. In questo periodo la città visse un momento di grande sviluppo, anche artistico, promosso soprattutto da Cangrande della Scala.

Padova
In questi stessi anni dovette cadere anche il soggiorno a Padova, dove Dante giunse intorno al 1304. È il momento in cui Giotto sta ultimando la decorazione della cappella commissionatagli da Enrico Scrovegni, che certamente doveva costituire quanto di più innovativo la pittura potesse esprimere allora.

Bologna
Successivo è il passaggio da Bologna (1304-1306), importante per la sua antica Università, che lo stesso Dante dovette forse frequentare in anni antecedenti (1286 e 1287). Non è escluso che in quell’occasione il poeta avesse potuto ammirare le miniature che arricchivano i preziosi libri giuridici e i codici liturgici, di cui la città deteneva, con Parigi, il primato, tanto da rammentarsene nell’XI canto del Purgatorio.

Lucca e Forlì
Dopo i soggiorni nella Marca Trevigiana e poi nella Lunigiana dei Malaspina, Dante si trasferì nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di vedere le opere eseguite da Nicola Pisano per la cattedrale (presente in mostra il calco della lunetta con la Deposizione dalla Croce, Pisa Museo Nazionale di San Matteo) e ancora a Forlì nel 1310. Qui apprese la notizia della discesa in Italia del nuovo Imperatore Arrigo VII, verso il quale si concentrarono le sue speranze e il sogno di una restaurazione imperiale.
A questo momento centrale della vita del poeta è riservata un’apposita sezione che presenta varie documentazioni legate all’Imperatore.

Ravenna e Venezia
Una volta lasciata la corte di Cangrande della Scala, Dante giunse a Ravenna intorno al 1319, dove si era da poco insediato al potere Guido Novello da Polenta. Quest’ultimo fu in grado di garantire alla città un periodo di relativa pace e stabilità, speso soprattutto a coltivare e a promuovere la cultura di corte e le imprese artistiche. Risale a questo periodo la presenza in città dei pittori Giovanni e Giuliano da Rimini.
Quest’ultimo fu chiamato a decorare la cappella della chiesa di San Domenico, seguito anche da Pietro da Rimini, di cui la città conserva ancora oggi varie testimonianze.

A questi due artisti riminesi è riservato ampio spazio nella sezione finale della mostra. Qui si trovano anche testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, che documentano l’ultima impresa diplomatica svolta dal poeta fiorentino, per conto del da Polenta, nella città lagunare e che gli risultò fatale, causandogli la morte tra il 13 e il 14 settembre del 1321.

Dante Alighieri fu sepolto in una piccola cappella addossata al muro del convento di San Francesco, anticamente detta “della Madonna”, per via di un’antica immagine scolpita con la Madonna in trono col Bambino, che sormontava il modesto sarcofago.
Si è voluto identificarla con quella oggi conservata al Museo del Louvre, proveniente da Ravenna. Si tratta di un capolavoro realizzato in marmo, databile tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento e che ritorna ora per l’occasione nella città di origine.

La mostra è curata da Massimo Medica, Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.



Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio
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