Mostra Canova e l’Antico - Napoli

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 10/03/2019 Aggiornato il 10/03/2019
Dal al
Napoli (NA)
Regione: Campania
Luogo: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, piazza Museo 19
Telefono: 081/4422149
Orari di apertura: 9-19,30. Martedì chiuso
Costo: 15 euro; ridotto 7,50 euro
Note:
A Napoli il MANN - Museo Archeologico Nazionale ospita per la prima volta 12 grandi marmi e più di 110 opere del grande scultore Antonio Canova con l'intento di mettere a fuoco il rapporto continuo, intenso e fecondo che ha legato Canova al mondo classico. In questo museo si conservano capolavori ammirati dal maestro veneto: pitture e sculture ‘ercolanesi’ che egli vide nel primo soggiorno in città nel 1780; quindi i marmi farnesiani, studiati già quand’erano a Roma in palazzo Farnese e trasferiti a Napoli per volontà di re Ferdinando IV: marmi famosissimi che sono stati all’origine di opere capitali di Canova come l’Amore Farnese, prototipo per l’Amorino alato Jusupov che il pubblico potrà confrontare in questa straordinaria occasione.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, con un comitato scientifico internazionale, e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunisce più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, messi in dialogo con opere e collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo:
L’Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie, ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.
A questi si aggiungono la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha concesso con grande generosità prestiti davvero significativi; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova, entrambi da collezioni private.

Altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista.
Con le tempere, lo scultore del bianchissimo marmo di Carrara sperimentava, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, intendendo porsi come pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa.
Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce d’altra parte l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra un artista moderno e l’arte antica.


Canova e l’Antico
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