Mostra ARCTIC TALES. “Skrei – Il Viaggio” e “Mi Tular – Io sono il confine” - Roma

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 18/07/2022 Aggiornato il 18/07/2022
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Roma (RM)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte con le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Per modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) verificare sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le informazioni sono verificate prima della data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia, possono subire modifiche legate a eventuali nuove restrizioni di legge.

Regione: Lazio
Luogo: Museo di Roma in Trastevere, piazza S. Egidio 1/b
Telefono: 06/0608
Orari di apertura: 10-20. Lunedì chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.zetema.it; www.museodiromaintrastevere.it; www.museiincomune.it
Organizzatore: Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Reale Ambasciata di Norvegia a Roma in collaborazione con Norwegian Seafood
Note:
Il Museo di Roma in Trastevere ospita l’iniziativa ARCTIC TALES, che propone due reportage fotografici di Valentina Tamborra (Milano, 1983) e un ciclo di eventi dedicati alla scoperta dell’Artico, dal punto di vista antropologico, culturale e sociale.

I due reportage fotografici di Valentina Tamborra, dai titoli “Skrei - Il Viaggio” e “Mi Tular - Io sono il confine”, sono nate dall’esigenza della fotografa di indagare i confini e la scoperta di territori del Nord della Norvegia.

In questo suo percorso professionale Tamborra approfondisce il concetto di confine sotto diverse chiavi interpretative, analizzandolo come frontiera fisica, sociale e culturale. I reportage toccano temi fondamentali quali cambiamento climatico, sostenibilità, inclusione, rispetto delle culture, preservazione della memoria, tradizione e linguaggio.

“Skrei - Il Viaggio”, a cura di Roberto Mutti con la direzione artistica di Giuseppe Creti, prende il nome da un’antica espressione vichinga “å skrida” che significa “viaggiare, migrare, muoversi in avanti”, ma che è anche il nome di un particolare tipo di merluzzo norvegese.

l viaggio di Valentina Tamborra ha avuto inizio nella Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma e nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dove sono conservate le testimonianze della vicenda avventurosa del navigatore Pietro Querini.
L’uomo, sopravvissuto al naufragio della sua nave, arriva alle isole Lofoten nel 1432 e viene soccorso dai pescatori locali dai quali apprende i metodi di conservazione del merluzzo, che esporta a Venezia al suo ritorno.
Questo viaggio legherà profondamente l’Italia e la Norvegia, segnando le sorti culinarie dello stoccafisso nella tradizione italiana.

Con questo progetto la fotografa rende omaggio a Roma e Venezia, arrivando alle isole norvegesi Lofoten, cuore del suo reportage di cui celebra le storie di uomini, volti, luoghi e tradizioni antiche e moderne, che diventano motivo di scambio e incrocio di mondi.

Con “Mi Tular - Io sono il confine”, a cura di Giuseppe Creti, Valentina Tamborra si sposta nelle Isole Svalbard, un lembo di terra ghiacciata incastonato nel Mar Glaciale Artico, dove orsi polari e persone si contendono un confine invisibile.
La parola “Tular”, che in antico etrusco significa Io sono il confine, riporta alla mente il mito dell’Ultima Thule, l’ultima isola al di là del mondo conosciuto.

Le Svalbard, isole dove in inverno la temperatura scende fino a -30°, la luce è un miraggio che dura poche ore al giorno e il numero di orsi polari è uguale al numero degli abitanti, sono da sempre note per essere un luogo inospitale per l’uomo.
Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato: le persone che decidono di rimanere sono sempre più numerose.
Ad oggi, si contano circa 3000 abitanti e 3000 orsi polari, e sono 40 le nazionalità presenti sull’arcipelago.

Tamborra osserva più da vicino chi sono le persone che hanno deciso di stabilirsi in questo remoto angolo di mondo, da loro stesse definito una “bolla”.
In questo avamposto umano ai confini del Polo Nord s’incrociano storie apparentemente lontanissime fra loro: uomini e donne provenienti da ogni angolo del mondo vivono qui, fianco a fianco, in un mix pacifico di lingue, culture, etnie e religioni. Dove la natura è letale, l’essere umano deve trovare un nuovo equilibrio per sopravvivere.

I soggetti ritratti sono scienziati; allevatori di cani da slitta; filosofi che fanno gli idraulici; chef che aprono ristoranti gourmet con la più grande selezione di vini in Europa in un luogo dove l’alcol è razionato; un minatore, uno degli ultimi, che nel tempo libero scrive fiabe per bambini: uomini ambiziosi che, in questo luogo remoto provano a custodire una memoria universale avviando un progetto enorme, l’Arctic World Archive, la più grande “biblioteca/archivio” di tutto il sapere umano all’interno di una miniera dismessa.

Le Svalbard sono la sede di molte attività di ricerca, tra cui anche dell’università più a nord del mondo, il Norwegian Polar Institute, diretto fino al 2021 da un uomo appassionato e coraggioso, che ha deciso di raccontare e difendere la bellezza delicata e maestosa dell’Artico: Kim Holmén. Holmén ha ricoperto molti ruoli nella ricerca alle Svalbard negli ultimi trent’anni. Oggi è Professore associato all'UIT, l'Università Artica della Norvegia, che si trova a Tromsø.



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