Mostra Antonio Ligabue. L’uomo, l’artista - Monza

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 19/01/2022 Aggiornato il 19/04/2022
Dal al
Monza (MB)
ATTENZIONE
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Regione: Lombardia
Luogo: Orangerie della Villa Reale, viale Brianza 1
Telefono: 039/39464210
Orari di apertura: 10-13; 14-19 mercoledì e giovedì; 10-20 venerdì, sabato e domenica. Lunedì e martedì chiuso
Costo: 12 euro; ridotto 10 euro
Dove acquistare: www.vidicultural.com
Sito web: www.vidicultural.com
Organizzatore: ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza
Note:
L’Orangerie ospiterà un’antologica che celebra il genio di Antonio Ligabue, l'artista nato a Zurigo nel 1899 e scomparso a Gualtieri (Reggio Emilia) nel 1965.

90 opere, tra dipinti, sculture, disegni e incisioni ripercorrono la sua vicenda umana e creativa, lungo un arco cronologico che dagli anni venti del secolo scorso giunge fino al 1962, quando una paresi pose di fatto fine alla sua attività.

La mostra propone alcuni dei dipinti considerati tra i suoi capolavori, come Caccia grossa (1929), Circo (1941-42 ca.), Tigre reale, opera realizzata nel 1941 durante il secondo ricovero dell’artista nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, Leopardo con serpente (1955-56), Testa di tigre (1957-58), Volpe con rapace (nibbio) 1959-60, Crocifissione (primi anni ’60).

Non mancano gli autoritratti, specchio di un disagio esistenziale e della volontà di riaffermare la propria identità: Autoritratto con cavalletto (1954-55), Autoritratto con mosche (1956-57), Autoritratto con spaventapasseri (1957-58), il dolente Autoritratto (1957).

L’esposizione si snoda attraverso i due poli principali lungo i quali si è sviluppato il suo percorso artistico: gli animali, selvaggi e domestici, e i ritratti di sé, senza dimenticare altri soggetti come le scene di vita agreste o i paesaggi padani, nei quali irrompono, come un flusso di coscienza, le raffigurazioni dei castelli, delle chiese, delle guglie e delle case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera, dov’era nato e dove aveva vissuto fino all’espulsione nel 1919 – la memoria della patria perduta.

Ligabue rappresenta sia animali domestici, colti in un’atmosfera rurale, sia gli animali selvatici - tigri, leoni, leopardi, gorilla, volpi, aquile - di cui conosceva molto bene l’anatomia, spesso raffigurati nel momento in cui stanno per piombare sulla preda, con un’esasperazione di carattere espressionista, sia nella forma sia nel colore, e con un’attenzione quasi spasmodica per la reiterazione di elementi decorativi.

Gli autoritratti costituiscono un filone di altissima e amarissima poesia nell’arte di Ligabue. In essi, il pittore si colloca in primo piano, quasi a occupare tutto lo spazio della scena, sullo sfondo di un paesaggio che pare quasi sempre, salvo rare eccezioni, un dettaglio del tutto ininfluente.

Il suo volto esprime dolore, fatica, sgomento, male di vivere; ogni relazione con il mondo pare essere stata per sempre recisa, quasi che l’artista potesse ormai solo raccontare, per un’ultima volta, la tragedia di un volto e di uno sguardo, che non si cura di vedere le cose intorno a sé, ma che chiede, almeno per una volta, di essere guardato.

La rassegna monzese riserverà particolare attenzione alla sua produzione plastica, con un nucleo di oltre venti sculture in bronzo, soprattutto di animali.

Per tutta la durata della rassegna, è in programma una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti.

Una mostra family friendly, con un percorso creato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente studiato per la visita dei più piccoli. Un’opera ad “altezza bambino” attenderà i giovani visitatori per un’esperienza immersiva a loro dedicata.

La mostra è curata da Sandro Parmiggiani.

Antonio Ligabue. L’uomo, l’artista
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