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Spostare una porta interna può essere un’opzione anche quando non si abbia in programma una ristrutturazione, parziale o completa, della casa. Le esigenze domestiche – che siano abitative, funzionali, estetiche – infatti cambiano nel tempo e a volte basta poco per riuscire a ottimizzare lo spazio senza dover stravolgere l’intero appartamento.
Capita spesso, soprattutto dopo qualche mese di utilizzo della casa, di rendersi conto che la distribuzione originaria non risponde perfettamente alle proprie abitudini quotidiane. Solo vivendo gli ambienti si comprendono realmente percorsi, ingombri e necessità di contenimento.
Spostare una porta, per esempio, può consentire di posizionare meglio gli arredi, ricavare una parete libera in più, migliorare i collegamenti tra i locali e soprattutto inserire mobili più capienti, sfruttando al meglio lo spazio disponibile.
In alcuni casi l’intervento permette anche di aumentare la privacy tra gli ambienti, creare percorsi più fluidi o rendere una stanza più funzionale senza modificare la superficie complessiva dell’abitazione.
Approfondiamo con l’architetto Marcella Ottolenghi
Quando conviene spostare una porta interna
Se la trasformazione che si ha in mente richiede una minima traslazione del serramento interno, certamente la spesa del lavoro non conviene nell’ottica del risultato finale, molto probabilmente poco percepibile. Ma se il cambiamento apporta decise migliorie, in particolare distributive, allora l’intervento può essere davvero consigliabile: a volte basta infatti spostare una porta interna su una parete diversa, per mettere in collegamento ambienti separati – zona pranzo e cucina, camera e bagno, soggiorno e studio… – e rendere più fluido e funzionale lo schema dei percorsi.
L’intervento può risultare particolarmente utile nelle case di piccole dimensioni, dove ogni parete disponibile per armadi, librerie o contenitori rappresenta una risorsa preziosa. Anche nei progetti di ristrutturazione parziale, lo spostamento di una porta può contribuire a migliorare sensibilmente la vivibilità degli ambienti con costi relativamente contenuti.

Si può sempre spostare una porta? Dipende dal tipo di muro
Se il muro non è portante, che sia in cartogesso o in mattoni forati, l’intervento è sempre possibile e di non complessa lesecuzione, anche se comporta la produzione di polvere e detriti; un aspetto da considerare soprattutto quando la casa è già abitata.
Se il muro è portante, conviene consultare un ingegnere strutturista; lo spessore rilevante rende più impegnativa l’opera ma generalmente può essere fattibile, a patto che l’apertura venga ricreata della stessa grandezza o più piccola, in modo da non modificare significativamente il comportamento strutturale dell’edificio.
Nei condomìni è inoltre opportuno verificare che non esistano particolari vincoli strutturali o regolamentari che possano limitare il tipo di intervento.
Leggi anche il servizio su quando si può demolire una parete.

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Quale pratica edilizia serve per spostare una porta interna
Attualmente, per spostare una porta interna da una parete ad un’altra, la legislazione nazionale richiede una pratica edilizia, diversa a seconda della tipologia del muro su cui si andrà ad aprire il nuovo passaggio.
Se si tratta di una parete non portante – generalmente sottile – basta presentare all’ufficio tecnico del proprio comune una CILA, Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata, redatta da un professionista abilitato (architetto, ingegnere, geometra). È una pratica snella, che prevede sia il tecnico ad assumersi la responsabilità di dichiarare la conformità delle opere alle normative vigenti, di conseguenza rendendo immediato l’inizio lavori.
Se al contrario si tratta di un setto portante – ovvero fondamentale per la statica dell’edificio – il professionista incaricato (che può dare consulenza in caso di dubbi sulla tipologia del muro) deve presentare una scia, segnalazione certificata di inizio attività. Una pratica più articolata, che richiede anche un progetto statico a firma di tecnico abilitato (un ingegnere), che dimostri la sicurezza dell’operazione.
Le procedure possono presentare alcune differenze a livello locale; è quindi sempre opportuno verificare eventuali disposizioni specifiche presso il Comune competente.

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Cosa succede se non si dichiara lo spostamento della porta?
L’apertura di una nuova porta interna non dichiarata, vale a dire realizzata senza una pratica edilizia, comporta una sanzione amministrativa e può creare problemi in caso di vendita dell’immobile o richiesta di finanziamento.
Occorre pertanto regolarizzare la situazione attraverso una pratica edilizia in sanatoria e aggiornare la relativa planimetria catastale. Sebbene il Catasto non abbia valore probatorio urbanistico, la conformità tra stato di fatto, documentazione comunale e planimetria catastale è oggi un requisito fondamentale nelle compravendite immobiliari.
Per esempio, quando un perito della banca esce per un sopralluogo, prima che venga concesso un mutuo deve riscontrare che lo stato di fatto dell’appartamento corrisponda a quanto indicato nelle planimetrie presentate in Comune.
Come risolvere a pavimento lo spostamento della porta
Aprire una nuova porta in una tramezza, a meno che quest’ultima non sia stata realizzata in appoggio al pavimento finito, comporta ritrovarsi con la striscia della soglia priva di rivestimento. E spesso addirittura non complanare tra una stanza e l’altra.
Come risolvere dunque il problema?
Se la pavimentazione è la stessa, tra i due ambienti messi in comunicazione, si può ovviare posando una striscia del medesimo materiale – parquet, piastrelle – pur nuovo (ma simile come essenza o tonalità), in modo da camuffarne la presenza.
Se i rivestimenti sono diversi si può optare sia per l’assonanza sia per il contrasto, scegliendo di posare nel primo caso uno dei due materiali e nel secondo addirittura un terzo (una striscia di metallo, di pietra, di cemento colorato in pasta…), che sottolinei la variazione.
Come coprire il dislivello del pavimento
La non complanarità tra i due pavimenti si può invece risolvere, quando il dislivello non sia eccessivo, posando la nuova soglia in modo da riuscire a raccordarli, oppure inserendo appositi profili in commercio. Questi ultimi sono disponibili di diversi materiali e finiture, oltre che di dimensioni, in modo da soddisfare ogni esigenza, funzionale e di gusto.
Oggi il mercato offre profili in alluminio, ottone, acciaio e materiali tecnici disponibili in numerose finiture e dimensioni, capaci di integrarsi con qualsiasi stile d’arredo e di garantire al tempo stesso sicurezza, praticità e durata nel tempo.
Se il dislivello è particolarmente marcato, può essere necessario prevedere opere più consistenti sul sottofondo per ottenere un risultato esteticamente e funzionalmente soddisfacente.
Scopri di più su come “rappezzare” il pavimento: guarda i progetti dell’architetto Clara Bona







































