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Il mutuo è uno degli strumenti finanziari più importanti quando si decide di acquistare, costruire o ristrutturare una casa. Si tratta di un finanziamento a medio-lungo termine, che può durare dai 5 fino ai 30 anni (e in alcuni casi anche oltre), con cui una banca o un intermediario concede una somma di denaro che il cliente si impegna a restituire nel tempo, maggiorata degli interessi.
In merito proprio ai tassi, nella riunione dell’11 giugno 2026, la Banca centrale europea – per la prima volta in quasi tre anni – ha deciso un aumento dei tassi di interesse dello 0,25%.
In pratica, il mutuo permette di affrontare spese importanti senza dover disporre subito dell’intera cifra, ma richiede una valutazione attenta delle condizioni, della rata e della propria capacità di rimborso.
Vediamo nei dettagli cos’è il mutuo, come funziona, come chiederlo, i costi da considerare e tutti i casi particolari.
Cos’è un mutuo e come funziona
Il mutuo è un contratto tra due parti: da un lato la banca (mutuante), dall’altro il cliente (mutuatario). La banca eroga una somma di denaro e il cliente si impegna a restituirla attraverso rate periodiche che includono una parte di capitale e una parte di interessi.
Essendo un prestito “a titolo oneroso”, non si restituisce solo la somma ricevuta, ma anche un costo aggiuntivo, cioè gli interessi, che rappresentano il guadagno dell’istituto di credito.
Di solito il mutuo viene richiesto per:
- acquistare la prima casa
- comprare una seconda abitazione
- costruire un immobile
- ristrutturare un edificio
L’importo concesso nella maggior parte dei casi arriva fino all’80%, mentre il resto deve essere coperto con risorse proprie o garanzie aggiuntive. In alcuni casi può arrivare al 100%.
Tassi di interesse: cosa sono
Uno degli aspetti più importanti da valutare è il tipo di tasso applicato, cioè il modo in cui viene calcolato il costo del mutuo. I principali sono:
Mutuo a tasso fisso
La rata resta identica per tutta la durata del finanziamento. È una soluzione stabile e prevedibile, ideale per chi vuole sicurezza e non desidera sorprese legate all’andamento dei mercati.
Mutuo a tasso variabile
La rata può cambiare nel tempo in base all’andamento dei tassi di mercato. All’inizio è spesso più conveniente, ma comporta il rischio di aumenti futuri.
Mutuo a tasso misto
Combina le due soluzioni: in alcuni periodi il tasso è fisso, in altri variabile.
Altre formule
Esistono anche soluzioni intermedie, come il tasso “capped”, che prevede un limite massimo oltre il quale la rata non può salire.
La scelta dipende dal profilo del cliente: chi cerca stabilità tende a preferire il fisso, chi accetta più rischio può orientarsi sul variabile.
Quale tasso conviene?
La risposta non può essere univoca perché dipende dalle varie situazioni. Certo è bene sapere che nella sua ultima riunione la Bce ha deciso di aumentare i tassi d’interesse di 25 punti base. Una decisione che si riflette sui mutui a tasso variabile. A fare i conti è il Codacons secondo cui, considerata una fascia media di mutuo a tasso variabile di importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro, per una durata di 25 anni, ossia l’importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l’acquisto di una casa, la rata mensile è destinata a salire tra i 15 e i 25 euro per effetto della decisione odierna della Bce. Su base annua la maggiore spesa si attesta tra +180 e i +300 euro a famiglia.
Come si calcola la rata
Fulcro del contratto di mutuo è il cosiddetto piano di ammortamento, ossia il progetto di restituzione del debito. Il piano stabilisce l’importo, la data entro la quale tutto il debito deve essere pagato, la periodicità delle singole rate (mese, trimestre, semestre), i criteri per determinare l’ammontare di ogni rata e il debito residuo.
La rata del mutuo è composta da due elementi:
- quota capitale, cioè la parte del debito che viene restituita
- quota interessi, cioè il costo del finanziamento
Il sistema più diffuso in Italia è il piano di ammortamento “alla francese”, dove le rate sono costanti, ma all’inizio si pagano soprattutto interessi e solo col tempo aumenta la quota capitale.
I costi da considerare
Oltre agli interessi, il mutuo comporta una serie di spese aggiuntive.
Istruttoria della pratica bancaria
È il costo che la banca chiede per analizzare la richiesta di mutuo e valutare la situazione economica del cliente. Comprende i controlli sul reddito, sulla capacità di rimborso e sulla documentazione presentata. In genere questa spesa varia tra lo 0,5% e l’1% dell’importo finanziato.
Perizia sull’immobile
Prima di concedere il mutuo, la banca incarica un tecnico di fiducia di valutare l’immobile che verrà dato in garanzia. La perizia serve a verificare il valore reale della casa e la sua regolarità urbanistica e catastale. Il costo è a carico del cliente e si aggira mediamente tra 300 e 500 euro.
Spese notarili
Il notaio si occupa di redigere e registrare il contratto di mutuo, oltre a verificare la regolarità dell’immobile. Le spese notarili comprendono l’onorario del professionista e i costi per le formalità necessarie, come l’iscrizione dell’ipoteca nei registri immobiliari.
Imposta sostitutiva del mutuo
L’imposta sostitutiva è una tassa dovuta sui mutui di durata superiore a 18 mesi. Si chiama così perché sostituisce, con un unico pagamento, diverse imposte che altrimenti andrebbero versate separatamente, come l’imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale.
L’importo da pagare dipende dalla finalità del mutuo:
- Mutuo prima casa: l’imposta è pari allo 0,25% della somma finanziata. Ad esempio, su un mutuo di 150.000 euro si pagano 375 euro.
- Mutuo seconda casa: l’aliquota sale al 2% dell’importo erogato. Su un mutuo di 150.000 euro l’imposta è quindi di 3.000 euro.
- Mutuo per ristrutturazione: si applica lo 0,25% se riguarda l’abitazione principale e il 2% se l’intervento interessa una seconda casa.
Si tratta di un costo che viene generalmente trattenuto dalla banca al momento dell’erogazione del mutuo.
Assicurazioni obbligatorie
La banca richiede sempre una polizza incendio e scoppio, che serve a proteggere l’immobile in caso di danni gravi. Il costo dipende dal valore della casa e dalla durata del mutuo. Altre assicurazioni, come quella sulla vita, possono essere proposte dalla banca ma non sono obbligatorie.
Commissioni di gestione e incasso rata
Alcuni istituti applicano piccole spese periodiche per la gestione del mutuo, l’invio delle comunicazioni o l’incasso delle rate mensili. Sono costi generalmente contenuti, ma è bene verificarli nel contratto perché incidono sul costo complessivo del finanziamento.
Compenso all’intermediario
Se il mutuo viene richiesto tramite un mediatore creditizio o un intermediario, può essere previsto un compenso per il servizio di consulenza e intermediazione. L’importo varia in base all’accordo sottoscritto e deve essere indicato in modo trasparente prima della firma.
Interessi di mora
Se una rata viene pagata in ritardo, la banca può applicare gli interessi di mora, cioè una maggiorazione rispetto al tasso del mutuo. Questi interessi decorrono dal giorno successivo alla scadenza della rata fino al momento del pagamento effettivo.
Garanzie e ipoteca
Per quanto concerne le garanzie, la più diffusa è l’ipoteca sull’immobile acquistato, con la banca che appone un’ipoteca di primo grado sull’immobile, acquisendo di fatto un diritto di prelazione sul bene. Ciò significa che in caso di insolvenza del contraente e di messa in vendita del bene, i proventi andranno prioritariamente all’istituto di credito.
Per determinare il valore dell’immobile, e quindi della garanzia, l’immobile viene prima sottoposto a una perizia. Il finanziatore potrebbe richiedere altre garanzie oltre all’ipoteca, per esempio quando il cliente ha un reddito basso rispetto alle rate, non ha un lavoro stabile o chiede un mutuo per un ammontare superiore all’80% del valore dell’immobile. Tra le garanzie più diffuse c’è anche la fideiussione rilasciata da un soggetto diverso dal cliente che richiede il mutuo.
Serve sempre il garante per ottenere un mutuo?
No, il garante non è sempre necessario. Nella maggior parte dei casi la banca concede il mutuo senza richiederlo, purché il richiedente abbia un reddito stabile e sufficiente a sostenere le rate. Il garante può essere richiesto quando la banca ritiene che le garanzie offerte dal mutuatario non siano sufficienti. Ad esempio, può accadere se:
- il richiedente ha un reddito basso rispetto all’importo della rata;
- il contratto di lavoro è precario o di recente assunzione;
- si chiede un finanziamento molto elevato rispetto al valore dell’immobile;
- si vuole ottenere un mutuo che copra una percentuale molto alta del prezzo della casa (ad esempio il 100%);
- il richiedente è molto giovane e ha una storia creditizia limitata.
Il garante è una persona che si impegna a pagare il debito nel caso in cui il titolare del mutuo non riesca a far fronte alle rate. Per questo motivo la banca verifica attentamente anche la situazione economica e patrimoniale del garante. In ogni caso, la principale garanzia del mutuo resta generalmente l’ipoteca sull’immobile acquistato, mentre la richiesta di un garante rappresenta una tutela aggiuntiva che la banca può valutare caso per caso.
Come trovare l’offerta di mutuo migliore
Per trovare l’offerta migliore di mutuo che faccia alle proprie esigenze uno strumento utile può essere il compratore on line che si trovano gratuitamente su internet che in pochi clic permettono di confrontare le offerte di varie banche.
Nell’esaminare le proposte delle varie banche è opportuno prestare attenzione a questi elementi:
- spread (per determinare il tasso d’interesse applicato ai mutui le banche utilizzano dei tassi di riferimento (i principali sono l’euribor e l’eurirs) ai quali sommano una percentuale (detta “spread”) che oscilla tra l’1 e il 3 per cento)
- piano di ammortamento
- tutte le voci di spesa
- tempi per la concessione del mutuo
- risparmio fiscale, che può variare a seconda della composizione delle rate (quota capitale e quota interessi) stabilita nel piano di ammortamento.
Per individuare l’offerta più vantaggiosa non basta guardare il tasso di interesse proposto dalle banche, perché la procedura di erogazione di un mutuo è un’operazione finanziaria complessa con costi di istruttoria piuttosto elevati. Il TAEG, Acronimo di Tasso Annuo Effettivo Globale in un mutuo indica il costo reale di un mutuo o di un prestito in un anno, espresso in percentuale. Include non solo gli interessi, ma anche tutte le spese obbligatorie come assicurazioni e commissioni.
Il TAEG in sostanza consente di confrontare diverse offerte in modo chiaro, mostrando quale finanziamento risulta effettivamente più conveniente, anche se i tassi nominali sembrano simili.
L’istruttoria della banca: quali documenti servono
Prima di concedere un mutuo, la banca avvia una fase di verifica chiamata istruttoria, durante la quale valuta la situazione economica e patrimoniale del richiedente per accertarsi che sia in grado di rimborsare il finanziamento nel tempo.
In linea generale, gli istituti di credito considerano sostenibile una rata che non superi un terzo del reddito familiare netto mensile. Ad esempio, con un reddito complessivo di 3.000 euro al mese, la rata difficilmente dovrebbe superare i 1.000 euro.
Per completare l’istruttoria, la banca richiede generalmente la seguente documentazione:
Documenti anagrafici
- Carta d’identità e codice fiscale;
- Certificato di residenza;
- Stato civile;
- Eventuali convenzioni patrimoniali tra coniugi o parti di un’unione civile.
Documenti reddituali
Per lavoratori dipendenti:
- Ultime buste paga;
- Modello CUD o Certificazione Unica;
- Modello 730 o dichiarazione dei redditi;
- Attestazione del datore di lavoro che certifichi anzianità e tipologia del contratto.
Per lavoratori autonomi e liberi professionisti:
- Ultime dichiarazioni dei redditi;
- Visura o certificazione della Camera di Commercio;
- Iscrizione all’albo professionale (se prevista);
- Documentazione relativa all’attività svolta.
Documenti relativi all’immobile
- Copia del compromesso o contratto preliminare di compravendita;
- Planimetria catastale;
- Certificato di abitabilità/agibilità;
- Atto di provenienza dell’immobile (rogito precedente o dichiarazione di successione);
- Eventuale documentazione urbanistica richiesta dalla banca.
Cosa valuta la banca
Durante l’istruttoria vengono analizzati principalmente:
- Reddito e stabilità lavorativa del richiedente;
- Patrimonio disponibile;
- Eventuali altri finanziamenti in corso;
- Storico creditizio;
- Valore dell’immobile offerto in garanzia;
- Capacità complessiva di sostenere il pagamento delle rate nel lungo periodo.
Solo dopo queste verifiche la banca decide se approvare il mutuo e per quale importo.
Quanto tempo serve per ottenere un mutuo?
I tempi per l’erogazione di un mutuo possono variare da banca a banca, ma in genere occorrono tra i 30 e i 60 giorni dal momento in cui viene presentata tutta la documentazione richiesta.
L’iter si svolge normalmente in diverse fasi:
- Presentazione della domanda: il cliente consegna i documenti personali, reddituali e quelli relativi all’immobile.
- Istruttoria bancaria: la banca verifica la situazione economica del richiedente e la sua capacità di rimborso. Questa fase può richiedere da una a tre settimane.
- Perizia dell’immobile: un tecnico incaricato dalla banca valuta il valore dell’abitazione che verrà data in garanzia. Generalmente servono pochi giorni.
- Delibera del mutuo: conclusi i controlli, la banca comunica l’esito della richiesta.
- Rogito notarile e firma del contratto: una volta ottenuta l’approvazione, si procede alla stipula davanti al notaio.
È importante sapere che il denaro non sempre viene accreditato il giorno stesso della firma. In molti casi la banca attende alcuni giorni affinché l’ipoteca raggiunga un adeguato grado di sicurezza giuridica prima di erogare la somma.
Da cosa dipendono i tempi?
Le tempistiche possono allungarsi se:
- la documentazione è incompleta;
- emergono problemi catastali o urbanistici sull’immobile;
- sono necessarie ulteriori verifiche sul reddito del richiedente;
- si tratta di pratiche particolarmente complesse.
Al contrario, se tutti i documenti sono già disponibili e la situazione è lineare, alcune banche riescono a completare l’intera procedura in circa un mese.
Si può estinguere prima il mutuo?
In molti casi è possibile estinguere il mutuo prima della scadenza, riducendo così gli interessi complessivi. La legge oggi tutela il cliente, eliminando penali per l’estinzione anticipata nei contratti più recenti.
Esistono anche forme di flessibilità, come la sospensione temporanea delle rate in caso di difficoltà economiche o eventi imprevisti.
Cosa succede se non si paga una rata del mutuo?
Saltare il pagamento di una rata del mutuo può avere conseguenze diverse a seconda della situazione e della durata del ritardo. In genere, già dal giorno successivo alla scadenza la banca può applicare gli interessi di mora, cioè una maggiorazione rispetto al tasso previsto dal contratto.
Se il ritardo è occasionale e viene regolarizzato rapidamente, le conseguenze sono generalmente limitate al pagamento degli interessi aggiuntivi. Quando però le rate non pagate si accumulano, la situazione può diventare più complessa. La banca può infatti segnalare il ritardo nei sistemi di informazione creditizia, compromettendo la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti in futuro. Inoltre, in caso di inadempimento prolungato, l’istituto di credito può avviare le procedure previste dal contratto per il recupero del credito.
Se il mutuatario attraversa un periodo di difficoltà economica, esistono tuttavia alcune soluzioni che possono evitare conseguenze più gravi. È possibile, ad esempio, chiedere una rinegoziazione delle condizioni del mutuo oppure, nei casi previsti dalla legge, richiedere la sospensione temporanea delle rate.
Per i mutui destinati all’acquisto dell’abitazione principale, il Fondo di solidarietà per i mutui prima casa consente infatti di sospendere il pagamento della quota capitale delle rate per un periodo massimo di 12 mesi in presenza di particolari eventi, come la perdita del lavoro, la riduzione dell’orario lavorativo, la sopravvenuta non autosufficienza o il decesso dell’intestatario.
Per questo motivo, in caso di difficoltà, è sempre consigliabile contattare tempestivamente la banca e valutare le possibili soluzioni prima che il ritardo si trasformi in una situazione di insolvenza più grave.
Come cambiare mutuo con la surroga e la rinegoziazione
Chi ha già un mutuo può migliorare le condizioni in due modi:
- rinegoziazione: si resta con la stessa banca e si modificano le condizioni
- surroga: si trasferisce il mutuo a un’altra banca senza costi aggiuntivi
Cos’è la surroga del mutuo e come funziona
Chi ha già un mutuo può decidere di trasferirlo a un’altra banca che offre condizioni più convenienti. Questa operazione si chiama surroga del mutuo o portabilità del mutuo e consente di cambiare istituto di credito senza sostenere costi aggiuntivi.
L’obiettivo è semplice: ottenere condizioni migliori rispetto a quelle del finanziamento originario, ad esempio una rata più bassa o un tasso di interesse più vantaggioso.
Con la surroga è possibile modificare diversi aspetti del mutuo, tra cui:
- la durata del finanziamento;
- il tipo di tasso (da variabile a fisso o viceversa);
- lo spread applicato dalla banca;
- alcune spese accessorie legate alla gestione del mutuo.
C’è però un elemento che non può cambiare: il capitale residuo, cioè la somma che resta ancora da rimborsare. Il nuovo mutuo deve infatti avere un importo pari al debito ancora esistente con la vecchia banca.
Uno dei principali vantaggi della surroga è che si tratta di un’operazione completamente gratuita per il cliente. La nuova banca non può applicare commissioni, spese di istruttoria o costi notarili, mentre la vecchia banca non può richiedere penali per la chiusura anticipata del finanziamento. Anche l’ipoteca non viene cancellata e rifatta da zero, ma semplicemente trasferita alla nuova banca.
Che cos’è la rinegoziazione del mutuo
La rinegoziazione del mutuo è un accordo tra il cliente e la stessa banca che ha concesso il finanziamento per modificare alcune condizioni del contratto già in essere. In pratica, non si cambia banca, ma si possono aggiornare elementi come:
- il tipo di tasso (da fisso a variabile o viceversa, se previsto);
- lo spread applicato dalla banca;
- la durata del mutuo;
- l’importo della rata.
La rinegoziazione serve soprattutto a rendere il mutuo più sostenibile o più conveniente rispetto alle nuove condizioni di mercato.
Surroga e rinegoziazione: qual è la differenza?
La surroga viene spesso confusa con la rinegoziazione, ma si tratta di due operazioni diverse.
- Con la rinegoziazione si resta nella stessa banca e si cerca di modificare alcune condizioni del mutuo, come il tasso o la durata.
- Con la surroga, invece, si cambia banca trasferendo il mutuo presso un nuovo istituto che propone condizioni migliori.
In entrambi i casi l’obiettivo è ridurre il costo del finanziamento, ma nella surroga entra in gioco una nuova banca.
Si può trasferire il mutuo su una nuova casa?
Molti si chiedono se sia possibile vendere la propria abitazione e “spostare” il mutuo sulla nuova casa. In realtà non è possibile, perché il mutuo ipotecario è strettamente collegato all’immobile che garantisce il finanziamento.
Chi vende la casa deve quindi estinguere il vecchio mutuo e, se necessario, richiederne uno nuovo per il nuovo immobile. La surroga può essere utilizzata solo per cambiare banca mantenendo la stessa casa come garanzia.
Cos’è l’accollo del mutuo
Quando si vende una casa che ha ancora un mutuo in corso, l’acquirente può decidere di subentrare nel finanziamento esistente. Questa operazione si chiama accollo del mutuo.
In pratica, il nuovo proprietario continua a pagare le rate alle condizioni già previste dal contratto originario, evitando di accendere un nuovo mutuo. È una soluzione che può permettere di risparmiare alcune spese, ma richiede una valutazione attenta di tasso, durata e importo delle rate.
In alcuni casi il venditore può essere liberato completamente dagli obblighi verso la banca; in altri, invece, può continuare a essere responsabile del debito insieme all’acquirente fino all’estinzione del mutuo.
Ulteriore mutuo
Nessuna norma vieta di stipulare più di un prestito a interesse; la questione attiene soltanto alle politiche del credito bancario e si concentra sulla verifica del reddito che si percepisce e delle garanzie che si possono fornire.
La successione
Tanto la proprietà dell’immobile acquistato, quanto l’onere di pagare il mutuo, ricadrà – in caso di decesso – sugli eredi, secondo le rispettive quote. Si badi bene che la garanzia che rende sicuro il mutuo (detta “garanzia reale” o “garanzia sulla cosa”) segue l’immobile: la banca che non venisse soddisfatta nel proprio credito, conserverebbe in ogni caso il diritto di pignorare la casa, venderla e, in forza dell’ipoteca, avere priorità rispetto agli altri eventuali creditori.
Mutuo per casa in costruzione
È prevista la possibilità di stipulare un mutuo “a stato avanzamento lavori”, comunemente chiamato S.A.L. specifico per le case in costruzione. Di solito la percentuale di concessione è pari circa all’80% dei costi di costruzione (viene valutato anche se il terreno è già di proprietà o da acquistare). L’erogazione non avviene in un’unica soluzione ma come da tabella contrattualmente prevista che segue lo stato di avanzamento dei lavori.
Cos’è il mutuo Consap
Il mutuo Consap è una particolare forma di finanziamento per l’acquisto della prima casa che beneficia della garanzia dello Stato attraverso il Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa, gestito da Consap, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Grazie a questa garanzia pubblica, alcune categorie di cittadini, come giovani under 36, famiglie numerose, nuclei monogenitoriali e coppie conviventi, possono accedere più facilmente al credito e, in alcuni casi, ottenere un mutuo che copre fino al 100% del valore dell’immobile.
Il Fondo interviene garantendo una parte del finanziamento richiesto, riducendo il rischio per la banca e facilitando l’approvazione della domanda. Oltre alla possibilità di finanziare l’intero acquisto senza dover versare un anticipo elevato, il mutuo Consap può offrire condizioni più favorevoli rispetto ai mutui tradizionali, con tassi d’interesse agevolati e minori richieste di garanzie aggiuntive.
Per accedere al beneficio è necessario acquistare un’abitazione da destinare a prima casa, rispettare specifici requisiti di reddito e appartenenza alle categorie ammesse e richiedere un finanziamento che non superi i 250.000 euro. La misura, attualmente prorogata, rappresenta uno degli strumenti più importanti per favorire l’accesso alla proprietà immobiliare da parte di giovani e famiglie con maggiori difficoltà nell’ottenere un mutuo tradizionale.
Come scaricare le spese del mutuo nel 730/2026
Chi ha acceso un mutuo per acquistare l’abitazione principale può beneficiare di importanti agevolazioni fiscali attraverso la dichiarazione dei redditi. Nel modello 730/2026, relativo ai redditi percepiti nel 2025, è infatti possibile portare in detrazione una parte degli interessi passivi pagati alla banca.
Per i mutui ipotecari accesi per l’acquisto della prima casa, la normativa prevede una detrazione Irpef pari al 19% degli interessi passivi e di alcuni oneri accessori, calcolata su un importo massimo di 4.000 euro all’anno. Il risparmio fiscale può quindi arrivare fino a 760 euro.
Tra le spese che possono essere portate in detrazione rientrano non solo gli interessi indicati nella certificazione rilasciata dalla banca, ma anche alcuni costi direttamente collegati al finanziamento, come:
- le spese di istruttoria della pratica,
- la perizia tecnica dell’immobile,
- l’imposta sostitutiva
- le spese notarili relative al contratto di mutuo.
Restano invece esclusi il capitale restituito con le rate, le spese notarili legate alla compravendita e le eventuali polizze assicurative facoltative.
Le agevolazioni fiscali non riguardano soltanto chi acquista casa. Anche chi stipula un mutuo ipotecario per costruire o ristrutturare l’abitazione principale può beneficiare di una detrazione del 19% sugli interessi passivi versati. In questo caso l’importo massimo su cui calcolare la detrazione è pari a 2.582,25 euro annui.
Per ottenere il beneficio è necessario rispettare alcune condizioni. Il contratto di mutuo deve essere stato stipulato nei sei mesi precedenti l’inizio dei lavori oppure entro i 18 mesi successivi al loro avvio. Inoltre, l’immobile deve essere destinato ad abitazione principale entro sei mesi dalla conclusione degli interventi.
Per usufruire dell’agevolazione è importante conservare tutta la documentazione necessaria, tra cui:
- la certificazione degli interessi passivi rilasciata dalla banca;
- le quietanze di pagamento degli interessi;
- il contratto di mutuo;
- l’atto di acquisto dell’immobile;
- la documentazione relativa alle spese di costruzione o ristrutturazione;
- le autorizzazioni edilizie richieste dalla normativa vigente.


































