Conto corrente condominiale: perché è obbligatorio e quali sono i diritti dei condomini

Il conto corrente condominiale è obbligatorio e permette la massima trasparenza della gestione amministrativa ed economica: cos'è, come funziona e come aprirlo.

A cura di Vinci Formica
Pubblicato il 18/03/2026Aggiornato il 18/03/2026
Conto corrente condominiale – 1

Il conto corrente condominiale è diventato uno strumento obbligatorio a partire dal 18 giugno 2013, con l’entrata in vigore della Legge n. 220/2012, la cosiddetta Riforma del Condominio.

Ciò ha migliorato la trasparenza della gestione amministrativa dei complessi condominiali e ha permesso di tracciare e monitorare tutti i movimenti di denaro in entrata e in uscita.

Che cos’è il conto corrente condominiale e quali sono i diritti dei condomini

Si tratta di un conto corrente, bancario o postale, intestato al condominio attraverso il quale devono essere effettuati tutti i movimenti di denaro necessari per la gestione del condominio stesso.

A seguito della Riforma del Condominio esso è diventato obbligatorio per tutti quei condomini che hanno un amministratore, mentre è facoltativo soltanto per gli stabili con meno di 9 condomini e privi di amministratore.

La sua introduzione ha garantito la tracciabilità delle entrate e delle uscite, in quanto sul conto saranno versate le rate pagate dai condomini e saranno pagate utenze, forniture, spese di qualsiasi tipo.

Il principale vantaggio della presenza di un conto corrente è la trasparenza della gestione: ogni condomino può sapere come viene gestito il denaro, quali operazioni vengono effettuate, come vengono erogati i pagamenti.

I condomini infatti hanno il diritto di prendere visione dei movimenti bancari e dell’estratto conto in qualsiasi momento, facendone richiesta all’amministratore.

Questo ha l’obbligo di mostrare al richiedente la documentazione e, in sede di assemblea, ha altresì il dovere di presentare il rendiconto della gestione annuale.

Tutto ciò, come si può ben capire, riduce al minimo il rischio di abusi nella gestione amministrativa e finanziaria del condominio.

Come funziona il conto corrente condominiale

Al pari di qualsiasi altro conto personale, il conto condominiale permette la consultazione dello stato e dell’elenco dei movimenti, consente di effettuare tutte le operazioni come bonifici e altri pagamenti e fornisce un Bancomat e un libretto degli assegni.

Registra tutti i passaggi di denaro perché da esso devono transitare sia le entrate, sia le uscite.

Per quanto riguarda le entrate, devono essere versati sul conto:

  • le rate delle spese condominiali pagate dai condomini;
  • i rimborsi delle assicurazioni;
  • i recuperi crediti dei morosi con gli interessi maturati.

Per quanto riguarda le uscite, devono essere erogati dal conto corrente:

  • le spese per le utenze di acqua, riscaldamento, luce;
  • i compensi dei fornitori, come custode, giardinieri, manutentori, impresa di pulizie;
  • le spese per l’assicurazione o per enti pubblici;
  • le parcelle di tecnici e professionisti, come avvocati, periti o consulenti, e ovviamente il compenso per l’amministratore di condominio.

Come va aperto il conto corrente del condominio?

È l’amministratore a dover aprire il conto corrente, in quanto rappresentante legale del condominio.

Egli, non appena viene nominato dall’assemblea, ha come primo compito quello di recarsi in un istituto bancario e richiedere l’apertura del conto.

I documenti che deve presentare per adempiere a questo obbligo sono:

  • i propri documenti, carta d’identità e codice fiscale;
  • il verbale di assemblea condominiale con cui è stato nominato amministratore;
  • il codice fiscale del condominio.

Va precisato che il conto corrente deve essere intestato al condominio con nome e codice fiscale dello stesso, e non all’amministratore come persona fisica.

Alcune banche prevedono delle tipologie di conti correnti specifici per i condomini piccoli, magari con canoni più bassi e minori costi.

In linea di massima, un conto corrente condominiale prevede il pagamento di un canone annuo, che è variabile a seconda dei servizi che si richiedono e della quantità di operazioni previste, di una imposta di bollo di 100 euro all’anno e delle spese di gestione per le varie operazioni, per esempio per l’emissione dei MAV.

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