Riscaldamento centralizzato: posso modificare un singolo impianto?

Monica Mattiacci Pubblicato il Aggiornato il 08/08/2018

In un palazzo con tradizionale riscaldamento centralizzato, con caldaia a condensazione e termovalvole, è possibile in un singolo appartamento prevedere una soluzione a pannelli radianti a pavimento?

Si parla sempre più spesso dei vantaggi del riscaldamento a pannelli radianti a pavimento di nuova generazione, sia dal punto di vista del risparmio energetico sia da quello della salute. E questo fa pensare ad alcuni di volerlo installare a casa propria. Ma quando è possibile? Se si ha una casa anni ’60 o ’70 con riscaldamento centralizzato l’intervento è possibile? Prendiamo spunto dalla domanda di un lettore per chiedere a un esperto un parere qualificato.

Domanda: Devo ristrutturare l’appartamento che ho comprato in un condominio degli anni ’60. Il riscaldamento è centralizzato e ci sono le termovalvole. La caldaia condominiale è nuova a condensazione. Per ragioni di salute qualcuno mi consiglia il riscaldamento a pavimento. Posso metterlo? Che cosa comporterebbe questa scelta? Per esempio, come si regolerebbe la temperatura nelle stanze senza termovalvole, e come si calcolerebbero i consumi del mio appartamento rispetto agli altri condomini? Per quanto invece riguarda la climatizzazione, è vero che il riscaldamento è a pavimento è sufficiente a garantire anche il raffrescamento? In alternativa la climatizzazione con pompa di calore mi permetterebbe di evitare di installare lo scaldabagno?

Abbiamo interpellato Giancarlo Norassi – Studio Norassi & Giannatelli di Milano, studio di progettazione e consulenza nel settore termotecnico e prevenzione incendi – che ci ha illustrato quanto segue.

Dato che il condominio è degli anni ’60, si tratta di un edificio non coibentato, dove sono state da poco installate le valvole termostatiche ed i ripartitori per la contabilizzazione dei consumi termici per singola unità immobiliare. Certamente dal punto di vista del comfort termico e del benessere psicofisico, il riscaldamento a pannelli a pavimento – se realizzato a regola d’arte e utilizzando tutti i criteri oggi noti – ha degli innegabili pregi. E quindi in una casa nuova coibentata è certamente una scelta da privilegiare.

In un caso come questo, però, bisogna vedere quali sono le problematiche. Perché in questo caso ci sono e non sono indifferenti. L’impianto che si vuole andare a modificare era nato per lavorare in altre condizioni, cioè in una casa con muri con caratteristiche energeticamente vecchie, e già solo questo elemento da solo è sufficiente per sconsigliare l’intervento.

 

Si verificherebbe anche un problema di termoregolazione dell’acqua, che nei due impianti deve lavorare a temperature differenti. Con l’impianto a pannelli si dovrebbe aggiungere una centralina di termoregolazione che abbassa la temperatura media di utilizzo per i pannelli dell’appartamento specifico.

Per calcolare i consumi poi sarebbe necessario inserire un contatore diretto di energia sul circuito che serve l’appartamento specifico andandone a determinare la quota di energia utilizzata. Sulla base della norma UNI 10200 la contabilizzazione dei consumi, anche nel caso di impianti con terminali misti come quello prospettato, si riesce ad applicare.

Per quanto riguarda la climatizzazione, i pannelli a pavimento sono sufficienti a garantire anche il raffrescamento? Dipende dall’ubicazione dell’impianto. Generalmente però il pannello a pavimento in funzionamento estivo riesce soltanto a stemperare un po’ la temperatura, ma dove fa molto caldo non si può contare su un vero e proprio raffrescamento. Infatti raffrescando in modo importante l’ambiente attraverso il pavimento, l’umidità presente nell’aria condenserebbe sul pavimento, bagnandolo copiosamente.

Se invece per il fresco si prevedesse un impianto di climatizzazione con pompa di calore, si potrebbe evitare di mettere lo scaldabagno e ottenere con quello anche l’acqua calda sanitaria ma con differenze significative a seconda del luogo in cui si trova la casa: per esempio, a Catania pensare in inverno di ricavare acqua calda dall’aria fredda esterna è certamente fattibile; a Bressanone tutto sarebbe più complicato, anche se nulla è impossibile. Fondamentale è dimensionare correttamente tutti i componenti. Concettualmente comunque, nel nostro Paese, l’andare ad ottenere acqua calda da una pompa di calore è l’evoluzione del risparmio energetico.

In conclusione, bisogna prestare molta molta attenzione a tutti i potenziali problemi che si prospettano ed pensare di integrare il raffrescamento con altro. Da valutare invece di volta in volta, in base alla zona geografica, il discorso di ottenere acqua calda da una pompa di calore.