Raee: da rifiuti a risorse

Dal cellulare alla lavatrice, che fine fanno gli apparecchi elettrici guasti o giunti al termine del loro ciclo vitale, i Raee (rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)? Riciclo e riuso sono la strada del futuro: una scelta etica ed ecologica, con la collaborazione di aziende e consorzi. Ma grazie anche a iniziative mirate.

Tiziana Giacalone
A cura di Tiziana Giacalone
Pubblicato il 05/01/2019 Aggiornato il 25/02/2019
Raee: da rifiuti a risorse

Nel mondo, i dispositivi elettrici ed elettronici – piccoli e grandi – sono sempre più presenti nella vita quotidiana delle persone. L’espansione della tecnologia consumer ha portato come conseguenza, negli ultimi decenni, a un esponenziale aumento dei Raee, cioè dei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, perché purtroppo tutti questi prodotti hanno un ciclo di vita di soli pochi anni, massimo dieci. Se non vengono smaltiti correttamente, rischiano di essere per l’ambiente una fonte di inquinamento; bisogna inoltre fare i conti con lo spreco di risorse economiche e di materie prime che comporta sostituzioni molto frequenti dei modelli obsoleti o rotti.

Due i rimedi: farli riparare appena è possibile o conferirli a norma di legge, al rivenditore stesso o presso i centri di raccolta messi a disposizione nei diversi Comuni, così che se ne possano riutilizzare i componenti ancora validi. In materia di Raee, il modello italiano si sta evolvendo grazie alle leggi, ma anche alle associazioni di categoria e ai consorzi.

Che cosa dice la legge sui Raee

La normativa sui Raee prevede la consegna o il ritiro gratuito da parte del rivenditore dei vecchi apparecchi elettrici. Quando questi sono piccoli, non vi è obbligo d’acquisto di un nuovo prodotto.

Con il decreto in vigore dal 22 luglio 2016 (121/2016) si può applicare la formula dell’”Uno contro zero” a tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche, anche non più funzionanti, con dimensione esterna massima di 25 cm: quindi telefoni cellulari, tablet e smartphone, phon, rasoi e altri piccoli elettrodomestici. Questi dispositivi possono essere consegnati gratuitamente presso i punti vendita con superficie superiore ai 400 mq che hanno l’obbligo di ritirarli senza che il cittadino debba acquistare altri prodotti analoghi. I Raee devono essere una risorsa della filiera dell’economia circolare, cui l’Italia è avviata con grande determinazione. Sui grandi elettrodomestici è in vigore il decreto “Uno Contro Uno” (D.L. 65/2010) che obbliga il rivenditore, grande o piccolo, a ritirare gratis le apparecchiature usate a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente.

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I dati sulla raccolta in Italia

L’obiettivo della raccolta, del riciclo e del recupero derivante dai Raee è fissato dalla normativa europea e nazionale al 45% a partire dal 2016. Dal 2019 l’obiettivo fissato dalla direttiva europea 2012/19 è del 65%. Il calcolo viene fatto come rapporto tra il peso totale dei Raee raccolti in un dato anno in uno Stato dell’Ue e il peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) immesse sul mercato dello stesso Stato nei tre anni precedenti.

Nel 2017 il dato di raccolta pro capite dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche si attesta a 4,0 Kg per abitante/anno, valore leggermente superiore rispetto a quello del 2016 (3,9 kg pro capite/anno). A livello macro area geografica si può rilevare che nel Nord il quantitativo raccolto (5,0 kg per abitante/anno) è superiore alla media nazionale, nel Centro è di 4,2 kg mentre nel Sud è di soli 2,5 kg.   

Rispetto all’obiettivo fissato dalla direttiva europea, nel Rapporto Ispra si legge: “Per quanto riguarda la raccolta differenziata dei soli rifiuti di provenienza urbana, calcolando la percentuale come rapporto tra peso totale dei RAEE intercettati nel 2017 e peso medio delle AEE cosiddette domestiche immesse sul mercato nei tre anni precedenti (si veda articolo 14 del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49) si ottiene un valore pari al 31,2%, a fronte di un obiettivo del 45%.” 

(Fonte: Rapporto ISPRA 2018 sui rifiuti urbani)

Come avviene lo smaltimento

Gli elettrodomestici arrivati al termine del loro ciclo vitale vanno sempre smaltiti in modo differenziato: per evitare danni all’ambiente e per permettere il riciclo dei componenti

Piccoli o grandi che siano, gli elettrodomestici e gli altri dispositivi elettrici ed elettronici non devono essere mai gettati nei cassonetti dei rifiuti indifferenziati o di altri materiali. Il cittadino ha due possibilità: può conferirli direttamente alle “isole ecologiche”, cioè i centri di raccolta del Comune di residenza, oppure prenotare il ritiro a domicilio; per le modalità, bisogna fare riferimento al sito del Comune.

In alcune città è stato sperimentato anche il cassonetto itinerante. A Milano, il progetto Raee parking è stato realizzato in collaborazione con il Consorzio Ecolight, Amsa e il patrocinio del Comune. Nei primi 10 mesi dell’iniziativa, tra il 2016 e il 2017, è stato possibile raccogliere più di 13 tonnellate di rifiuti elettronici con oltre 4.700 conferimenti.

I Raee correttamente smaltiti sono ritirati dai consorzi di riferimento che si occupano di recuperare i componenti e di eliminare le eventuali sostanze nocive.  

È bene ricordare che una volta conferiti, i Raee vengono classificati come rifiuti e per legge non possono più essere prelevati dai privati, ma solo dai consorzi che si occupano dello smaltimento e del riciclo.

I Raee sono classificati in base alla tipologia: R1 (frigoriferi e climatizzatori), R2 (lavatrici e lavastoviglie), R3 (televisori e computer), R4 (piccoli elettrodomestici), R5 (sorgenti luminose).

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E le lampadine?

Non dimentichiamo che anche le diverse tipologie di apparecchi luminosi fanno parte dei Raee: le vecchie lampadine non vanno quindi gettate nei rifiuti indifferenziati ma smaltite a parte. Possono essere portate dai rivenditori della grande distribuzione che dispongono in genere di appositi contenitori suddivisi a seconda della tipologia di apparecchio (incandescenza, fluorescenza, led). Anche presso le isole ecologiche a disposizione dei cittadini nei Comuni di residenza sono disponibili siti appositi per lo smaltimento delle lampadine. Poiché le regole per la raccolta possono essere diverse a seconda delle località, è sempre bene informarsi sul sito del proprio Comune o dell’azienda municipalizzata deputata alla raccolta dei rifiuti.

Gli apparecchi elettrici contengono metalli pesanti e sostanze potenzialmente tossiche: per questo vanno smaltiti in modo differenziato

I consorzi obbligatori

Ecodom È il più grande Consorzio Italiano per il recupero e riciclo degli elettrodomestici. È un consorzio privato, senza fini di lucro, che si occupa anche della gestione dei Rifiuti da Pile e Accumulatori; è costituito dai principali produttori di grandi elettrodomestici, cappe e scalda-acqua operanti nel mercato italiano (www.ecodom-consorzio.it/)

Ecolight È nato nel 2004 per la gestione di Raee, Pile e Accumulatori. Dal Rapporto sociale 2016 del Consorzio emerge che Ecolight ha gestito oltre 23 mila tonnellate di Raee e tra queste più di 17 mila sono piccoli elettrodomestici, tablet smartphone ed elettronica di consumo non più funzionanti. Nel Rapporto sociale 2017, pubblicato nel 2018, Ecolight dichiara un incremento del 5,7% dei RAEE gestiti rispetto all’anno precedente e tra queste i piccoli elettrodomestici rappresentano il 65% dell’intera attività di raccolta durante l’anno di riferimento. (https://ecolight.it/)

Ecolamp È il Consorzio che raccoglie e ricicla apparecchiature di illuminazione, nato nel 2004 per volontà delle principali aziende nazionali e internazionali del settore illuminotecnico del mercato italiano. Nei primi 6 mesi del 2017, in Italia il Consorzio ha raccolto, gestito e avviato a corretto trattamento 1.593 tonnellate di Raee; di queste, 687 tonn. sono Raee del gruppo R4: elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici (smartphone, tablet, rasoi elettrici e molto altro) giunti a fine vita. Solo in Lombardia, sono state raccolte 232 tonn. di Raee R5 (lampade fluorescenti, tubi al neon e LED) che, impiegabili in nuove produzioni, corrispondono a un tasso di recupero che supera il 97%; circa il 75% è vetro (www.ecolamp.it).

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Riparare gli elettrodomestici

Dopo anni in cui aveva prevalso la tendenza a sostituire gli apparecchi guasti, soprattutto se già datati, oggi aggiustare torna d’attualità.
Prima che diventino Raee, cioè rifiuti, la riparazione degli elettrodomestici – quando possibile – rappresenta una scelta etica che comporta un elevato risparmio di risorse, a livello individuale e collettivo. Ma come essere sicuri di rivolgersi a tecnici qualificati? Nelle diverse località, ogni azienda fa riferimento a una rete di centri assistenza autorizzati. Esistono inoltre associazioni di categoria che raggruppano i riparatori. A Torino A.R.E., associazione dei Riparatori di Elettrodomestici e Tv, è nata 20 anni fa con lo scopo tutelare una categoria di nicchia contro i troppi operatori improvvisati, scorretti e irregolari. “In breve tempo i soci sono diventati più di 100 – spiega il presidente Lorenzo Bellachioma – Siamo riusciti a fare diventare colleghi pronti ad aiutarsi quelli che prima erano potenziali concorrenti. In collaborazione con CCIAA (Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura) di Torino abbiamo fatto chiarezza sui prezzi da applicare e nel 1999 abbiamo pubblicato il primo prontuario prezzi indicativi; negli anni lo abbiamo rivisto e migliorato. Tre sono stati e sono gli obiettivi principali dell’associazione:
1. Sicurezza delle riparazioni svolte a regola d’arte;
2. Garanzia sulle riparazioni;
3. Trasparenza sui prezzi applicati, sui costi di manodopera e sui pezzi di ricambio. Negli anni, A.R.E. ha organizzato corsi di formazione e convegni per supportare gli associati sotto l’aspetto fiscale e normativo. L’Associazione fa parte della Confederazione Nazionale per l’Artigianato di Torino.

Quando conviene?
Fino a che punto vale la pena riparare? “Negli ultimi 20 anni – continua Bellachioma – uno degli obiettivi dei produttori è stato il risparmio energetico, ma anche di acqua e detersivi. Piano piano i consumi diminuiscono e poco più di 10 anni fa lo Stato ha promosso una campagna per incentivare la sostituzione dei vecchi con prodotti nuovi di classe non inferiore alla A e A+. Riparare un elettrodomestico di più di 10 anni è un controsenso ed è dannoso per l’ambiente; aggiustare un modello di alta gamma in uso da meno tempo è conveniente, e molte volte con una spesa non eccessiva si può continuare a utilizzarlo per tanto tempo ancora. Con i prodotti di bassa gamma è diverso e non sempre la riparazione è una buona scelta. Il nostro mestiere è quello di riparare ma dobbiamo essere onesti con il consumatore e quando non conviene occorre dirlo”. 

 

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