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Una cucina può apparire perfetta nel rendering e rivelarsi poco pratica appena comincia la vita quotidiana. Non è infatti un semplice elemento d’arredo, ma uno spazio in cui si ripetono continuamente gli stessi gesti: si ripone la spesa, si apre il frigorifero, si lavano e preparano gli alimenti, si cucina, si apparecchia e si riordina. Nel frattempo si aprono ante, cassetti, forno e lavastoviglie.
Per questo, in un progetto ben fatto, estetica e funzionalità devono procedere insieme. Prima si studiano spazio, percorsi, ergonomia e impianti; poi si definiscono volumi, materiali, colori e dettagli.
Ecco gli errori che più facilmente compromettono il risultato, evitati con successo nelle soluzioni progettuali dei progetti mostrati.
1 Scegliere la composizione prima di aver pensato a chi e come utilizzerà la cucina
È l’errore da cui spesso ne nascono altri. Innamorarsi di una cucina vista in showroom, decidere che si vuole assolutamente un’isola o privilegiare una composizione perfettamente simmetrica può portare a progettare lo spazio intorno al mobile anziché il mobile intorno allo spazio.
Il primo passaggio dovrebbe essere l’analisi della stanza: dimensioni, aperture, percorsi, posizione degli impianti e modalità d’uso. Solo dopo si decide quale configurazione sia più adatta: lineare, ad angolo, a U, con penisola o con isola.
Anche il cosiddetto triangolo di lavoro – frigorifero, lavello e piano cottura – è più utile come criterio di lettura che come schema da applicare meccanicamente. Nelle cucine contemporanee le funzioni possono essere distribuite su più pareti o fra una parete attrezzata e un’isola. L’obiettivo è creare un percorso fluido, con le attività che si svolgono più frequentemente facilmente raggiungibili.
Va poi studiato con attenzione il piano di preparazione: non conta solo la lunghezza complessiva del top, ma dove si trova la superficie realmente libera e utilizzabile. Una zona di lavoro in prossimità del lavello e del piano cottura è particolarmente preziosa per preparare gli alimenti e appoggiare utensili, pentole e ingredienti.
Il problema quindi, non è avere una cucina piccola ma è utilizzare male lo spazio disponibile, senza dare sufficiente importanza alle superfici operative.

Cucina con pensili a scalare, sia in altezza sia in larghezza, che crea movimento e funge da soluzione decorativa. Foto: Barbara Corsico. Progetto: Sceg Architetti. Clicca qui per vedere tutta la casa
2 Inserire un’isola o una penisola senza verificare gli spazi di movimento
Una cucina non va disegnata soltanto con i mobili chiusi: va verificata anche mentre viene utilizzata.
L’isola è uno degli elementi più desiderati della cucina contemporanea, ma anche uno di quelli che più facilmente viene sovradimensionato negli ordini.
Non basta verificare che ci sia spazio per passare, bisogna considerare anche quello necessario per le aperture: un forno aperto, una lavastoviglie con lo sportello abbassato, un cassetto estratto o l’anta del frigorifero modificano temporaneamente gli ingombri.
Le distanze devono quindi essere verificate nelle condizioni reali di utilizzo, considerando anche la possibilità che più persone lavorino contemporaneamente in cucina.
Se l’isola ospita lavello o piano cottura, occorre inoltre valutare gli ingombri e gli impianti necessari. Se è invece libera da apparecchi, può essere utilizzata con maggiore flessibilità come superficie di preparazione, servizio o convivialità.

La cucina abitabile può ospitare una piccola isola al centro. Progetto: Officine Norma, arch. Alessandra Cappelletti e arch. Marta Cammarano. https://www.officinenorma.com, https://www.martacammarano.com. Foto: Francesca Maiolino. Clicca qui per vedere tutta la casa.
3 Pensare agli impianti dopo aver scelto la cucina
Prima di ordinare la cucina è opportuno avere un progetto coordinato di mobili, elettrodomestici, acqua, scarichi, eventuale gas, elettricità e aspirazione.
Gli impianti vanno progettati insieme al progetto della cucina. Prima di confermare la composizione, bisogna verificare quali impianti possono rimanere nella posizione attuale e quali devono essere modificati.
Per farlo occorre avere già definito la posizione di lavello, lavastoviglie, piano cottura, forno, frigorifero, cappa e principali apparecchi elettrici. Non basta quindi indicare genericamente un “attacco cucina”: la posizione dei punti di allaccio dipende dalla disposizione effettiva delle funzioni.
Acqua e scarico: la posizione del lavello va studiata prima
Per lavello e lavastoviglie occorre prevedere alimentazione dell’acqua e scarico, coordinandoli con i mobili e con gli apparecchi. Lo scarico è particolarmente importante perché il percorso delle tubazioni deve essere studiato tenendo conto delle quote e della possibilità di garantire il corretto deflusso. Se il lavello deve essere spostato dalla posizione esistente, bisogna quindi verificare prima come realizzare il nuovo collegamento e quali opere siano necessarie.
Il problema è ancora più evidente con un’isola: portare il lavello al centro della stanza significa portare fin lì anche acqua e scarico, predisponendo i collegamenti prima della conclusione delle opere a pavimento.
Anche la lavastoviglie va progettata in relazione al lavello. Tenerli vicini è generalmente una soluzione funzionale, perché consente di concentrare i collegamenti e rende più agevoli le operazioni di carico e scarico.
Gas: non si sposta il piano cottura senza verificare l’impianto
Se è previsto un piano cottura a gas, la sua posizione deve essere studiata insieme all’impianto. Vanno verificati il percorso della tubazione, le caratteristiche dell’impianto esistente, la posizione dell’apparecchio e i requisiti applicabili al locale.
Questo è particolarmente importante se si vuole spostare il piano cottura dalla parete all’isola o alla penisola. La fattibilità deve essere verificata prima di eseguire gli impianti e di ordinare la cucina, perché l’impianto gas è soggetto a specifici requisiti di sicurezza, compresi quelli relativi alla ventilazione e all’aerazione dei locali.
Prese elettriche e cappa: si decidono insieme agli elettrodomestici
Anche l’impianto elettrico va coordinato con il progetto. Prima di stabilire la posizione delle prese bisogna sapere dove saranno forno, frigorifero, lavastoviglie, cappa, piano a induzione, microonde ed eventuali altri apparecchi.
Le prese di servizio sul piano di lavoro devono inoltre essere collocate in punti facilmente raggiungibili e non interferire con lavello e piano cottura.
La cappa, infine, non dovrebbe essere scelta a progetto concluso: se è prevista l’espulsione all’esterno, bisogna verificare prima il percorso del condotto e la sua compatibilità con l’edificio; con una soluzione filtrante le esigenze sono differenti.

La cucina è stata realizzata su una pedana per i lavori che si sono resi necessari nell’adiacente bagno, per ottenere la corretta pendenza degli scarichi. Progetto di architettura e interior design: FD Architect, arch. Francesca Diano, Milano – https://www.francescadiano.com
Project manager: arch. Filippo Sargiacomo. Foto: Marta D’Avenia – Styling Deborah Piana Agostinetti. Clicca qui vedere tutta la casa.
4 Considerare le misure standard in funzione di chi utilizza la cucina
“Standard” non significa necessariamente “corretto” per tutti. L’altezza del piano di lavoro, per esempio, può essere valutata anche in funzione della statura di chi cucina abitualmente. Lo stesso vale per la posizione dei pensili, l’altezza del forno, la profondità delle superfici e l’accessibilità dei vani più utilizzati.
Anche la disposizione degli elettrodomestici dovrebbe seguire la frequenza e la modalità d’uso. Il frigorifero, utilizzato spesso anche da chi non sta preparando da mangiare, ha esigenze diverse dal forno, che richiede invece particolare attenzione all’apertura e alla gestione delle teglie calde.
Non bisogna quindi studiare soltanto la posizione del singolo elemento, ma la sequenza complessiva dei gesti: l’obiettivo è evitare che chi cucina debba attraversare continuamente la stanza per compiere operazioni consecutive.
L’ergonomia non è una questione di centimetri presi isolatamente, ma del modo in cui questi costruiscono una sequenza di movimenti.

Progetto: MILLESEICENTO hello@1600studio.com. Foto: Denise Bonenti – Styling Laura Mauceri. Clicca qui per vedere tutta la casa.
5 Voler far entrare tutto, sacrificando piano di lavoro e libertà visiva
È uno degli errori più frequenti nelle cucine di dimensioni contenute: utilizzare ogni centimetro per aggiungere moduli, colonne o elettrodomestici. Il risultato può essere paradossale: molto contenimento, ma poco spazio per lavorare.
Una colonna dispensa può essere utilissima, ma se per inserirla si perde la superficie operativa più importante, il progetto rischia di peggiorare. Lo stesso vale per pensili e mensole: soprattutto in un open space, una cucina troppo piena può risultare visivamente pesante e compromettere la continuità con il soggiorno.
Meglio quindi concentrare il contenimento dove è più utile e distinguere fra ciò che serve ogni giorno e ciò che può essere riposto nei vani meno accessibili. Non si tratta di mettere più mobili, ma di utilizzare meglio quelli che servono davvero.

La piccola cucina ha un lato ad armadiature e un altro, visivamente leggero, senza pensili. Foto: Cristina Galliena Bohman – Styling: Laura Mauceri. Progetto architettonico, progetto di interni: bilune studio – interior design e architettura – Silvana Tombini interior designer https://www.bilune.it – direzione lavori: arch. Stefania Denora, Alzaia Naviglio Pavese 260, Milano. Clicca qui per vedere tutta la casa
6 Costruire una cucina bella per singoli elementi, ma sbagliata nell’insieme
La cucina più elegante non è quella in cui ogni elemento reclama attenzione, ma quella in cui si percepisce un ordine complessivo.
Un top importante, una finitura di tendenza, una parete decorativa, una cappa scenografica, lampade d’effetto e un’isola molto grande possono essere tutti elementi riusciti singolarmente. Insieme, però, possono produrre un ambiente senza gerarchie.

La cucina si trova all’ingresso della casa ed è schermata parzialmente dalla libreria passante. Lavaggio e cottura sono posizionati sull’isola, soluzione per cui occorre prevedere in fase di ristrutturazione la collocazione degli impianti. Progetto: Studiocarta, arch. Mauro Carta e arch. Silvia Faravelli, Tel. 02/38239040, https://www.maurocarta.com. Foto: Claudio Tajoli – Styling: Rosaria Sofia Galli. Clicca qui per vedere tutta la casa.
In una cucina, soprattutto se aperta sul soggiorno, bisogna decidere quale elemento debba avere il ruolo principale. Gli altri dovrebbero accompagnarlo, senza competere con lui.
Anche la simmetria va usata con intelligenza: una composizione perfettamente centrata non è necessariamente più elegante di una asimmetrica. Conta il rapporto fra pieni e vuoti, elementi alti e bassi, colonne e basi, cucina e architettura della stanza.
Lo stesso vale per la luce. La cucina deve avere un’illuminazione generale adeguata, ma soprattutto una luce efficace sulle superfici di lavoro. La sola luce centrale può lasciare il piano operativo in ombra.
L’illuminazione dovrebbe quindi essere considerata fin dall’inizio insieme a pensili, mensole, cappa e controsoffitti, quando presenti.

Cucina in open space con isola. Progetto: arch. Matteo Magnabosco, via Santorre di Santarosa 19, Torino – https://www.matteomagnabosco.it Foto: Cristina Galliena Bohman – Styling: Laura Mauceri: Clicca qui per vedere tutta la casa.











































