Dammuso a Pantelleria: una casa vacanza in pietra

Silvia Scognamiglio
A cura di Silvia Scognamiglio, Fotografa Cristina Fiorentini
Pubblicato il 18/06/2013 Aggiornato il 05/09/2018

Un dammuso a Pantelleria è stato sottoposto a un intervento conservativo nel rispetto del paesaggio per ottenere una mini abitazione.

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  • Da rustico agricolo ad abitazione: nel rispetto del paesaggio, l’intervento conservativo non ha modificato la tipica architettura dei piccoli edifici in pietra. In spazi molto contenuti sono stati ricavati tre miniambienti, accoglienti da vivere tra l’interno e l’esterno, che compongono l’abitazione ruotano intorno al patio, lastricato in pietra lavica in blocchi squadrati. Protetta dal sole grazie a un telo di copertura in tessuto, quest’area di raccordo e passaggio tra esterno e interno è anche il soggiorno della casa. Lo spazio è arredato in modo informale, con un tavolino in ferro battuto e sedute di foggia e materiale diversi, oltre che con un divano rivestito in tessuto rigato, inserito nella rientranza tra due porzioni di muro. Le porte che danno accesso alle tre stanze indipendenti si possono all’occorrenza schermare con stuoie avvolgibili in fibre naturali.

 

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I dammusi, antichi ripari contadini

L’isola di Pantelleria, nel Mediterraneo a Sud-Ovest della Sicilia, è disseminata di queste piccole costruzioni rurali di forma cubica, realizzate in pietra a secco con fondazioni poco profonde. In passato erano utilizzate come rifugi temporanei per i contadini e gli animali durante il periodo del raccolto. L’impiego, per la costruzione, di blocchi rocciosi affioranti dal terreno assolveva anche lo scopo di “bonificarlo”, aumentandone la produttività. I dammusi sorgono spesso in piccoli raggruppamenti costituiti da più costruzioni indipendenti. La più grande ospitava l’ambiente principale, denominato Kammira; mentre le più piccole erano adibite a stalla e magazzino. I dammusi hanno molti tratti in comune con altre tipologie architettoniche della costa e delle isole mediterranee: muri perimetrali molto spessi, finestre di dimensioni minime (chiamate anche occhi di pietra) e tetti a cupola; intorno, giardini di ulivi, agrumi e palme.

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Una nicchia operativa

Nonostante le dimensioni ridotte dell’ambiente, la cucina è stata sfruttata su tre lati ed è organizzata in modo molto funzionale. La composizione principale è inserita a misura in una rientranza realizzata ex novo nello spessore del muro perimetrale, che ha una profondità di circa 60 cm. Dall’altra parte della stanza è stata invece sistemata una dispensa di profondità contenuta, con ante vetrate scorrevoli. Il tavolo da pranzo e le sedie sono modelli pieghevoli che si ripongono in poco spazio. Per i mobili e le finiture, in cucina come nelle altre stanze, sono stati scelti in prevalenza acciaio inox e lamiera verniciata, anche in considerazione del fatto che questi materiali non corrono il rischio di deteriorarsi a causa dell’umidità che si concentra negli ambienti durante l’inverno.

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  • In cucina la composizione principale con basi, alzate e mensole in acciaio inox è il modello Rationell di Ikea. Stesso produttore per la credenza bianca Granemo, appoggiata alla parete, e per il tavolo pieghevole Muddus con piano in lamina di melammina e struttura in acciaio rivestito in poliestere a polvere. Le sedie di modernariato anni ’70, con struttura in tubolare di acciaio cromato e seduta in Cellidor sono il modello Plia di Anonima Castelli.

 

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Porte modulari

I serramenti in legno sono stati realizzati su disegno riproponendo esattamente l’antica tipologia tradizionale: il battente risulta così diviso in una parte superiore e una inferiore, che si possono aprire in modo indipendente. Nell’ambiente notte, arredato con un letto a una piazza e mezza, spazi utili sono stati recuperati grazie alle rientranze nello spessore delle pareti: in quella vicino alla porta è inserito un mobile basso in lamiera.

 

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  • In bagno una spalla in muratura alta circa 180 cm individua da una parte il box doccia, dall’altra la zona con il lavabo; consente inoltre l’alloggiamento dei condotti idraulici. Sopra il bacino, lo specchio nasconde nella parte retrostante un contenitore estraibile. Le due cassettiere in acciaio rivestito in poliestere sono della serie Helmer di Ikea. L’interno della doccia è in cemento come il pavimento.

 

Il progetto: la casa con locali collegati dal patio

La casa è composta da tre piccole costruzioni indipendenti, non collegate tra loro e accessibili quindi esclusivamente dall’esterno. A ciascuna corrisponde una singola stanza. L’intervento di recupero, concentrato sugli interni, non ha invece comportato modifiche alle strutture originarie, sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici. Agli ambienti – cucina, camera e bagno – si accede dal patio centrale che raccorda i diversi moduli abitativi. Questo spazio all’aperto attrezzato è sfruttato come soggiorno. Nella stanza da letto, lo spazio in precedenza occupato dalla cisterna è stato recuperato e sfruttato come guardaroba, mentre nel bagno a pianta quadrata un tramezzo di nuova costruzione definisce la doccia.

 

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Struttura e pavimentazioni

La pietra lavica è il materiale utilizzato per la costruzione dei dammusi. La particolare tipologia locale di tonalità grigio scuro, chiamata anche pantellerite, è disponibile in abbondanza sul territorio dell’isola, che ha origine vulcanica. I blocchi, lavorati da manodopera locale, vengono assemblati a secco per innalzare le murature.

Il cemento nel suo naturale colore grigio è stato impiegato per rivestire i pavimenti dei diversi locali e anche le porzioni di muro che delimitano il box doccia; steso a spatola, è stato lisciato a più riprese per ottenere superfici levigate. In bagno, il materiale è stato impermeabilizzato con un prodotto cerante. Le pareti degli altri ambienti sono tutte intonacate a calce per migliorare il comfort termico.

fiorentini-casadammuso-esternoTetto a cupola, eredità araba

La tradizionale conformazione bombata della copertura del dammuso risale al periodo della dominazione araba in Sicilia. Questa cupola “a estradosso” ha uno scopo pratico, quello di facilitare lo scorrimento dell’acqua piovana che può essere così convogliata e raccolta nelle cisterne. La struttura veniva realizzata con pietre e un legante costituito nelle epoche più lontane da un impasto di terra e acqua, in tempi successivi da calce, materiale molto igienico che protegge anche dall’irraggiamento solare.

Il recupero dell’acqua piovana

Le cisterne per la raccolta d’acqua, non potabile ma adatta per tutti gli altri usi domestici, assumono importanza perché si può sopperire alle carenze idriche sull’isola. In questo caso, ne è stata realizzata una nella proprietà che circonda l’abitazione, interrata a una profondità di circa 3 metri, come richiede la normativa: così la struttura, in muratura e rivestita all’interno in calce impermeabile, non ha alcun impatto sul paesaggio.

 

Foto: Cristina Fiorentini