Strategie contro le zanzare

Alessandro Mesini Pubblicato il Aggiornato il 10/08/2018

Il ritorno della bella stagione non porta soltanto serate all’aperto, cene in giardino, il colore e il profumo dei fiori, significa anche vespe, mosche e, soprattutto, zanzare. Vediamo quali sono i metodi più nuovi per tenerle lontane.

Nel nostro paese il problema delle zanzare è sempre stato diffuso a macchia di leopardo, con zone di massima concentrazione laddove ancora resistevano ambienti naturali umidi. Oggi le zanzare non si tengono lontane solo con fornellini a piastrina, diffusori e altri sistemi, pur sempre validi, si è passati a una strategia preventiva che impedisca alle zanzare di raggiungere lo stadio adulto. La considerazione di base, frutto della conoscenza delle abitudini di vita di questi insetti, è che le zanzare sono animali che potremmo definire stanziali. In altre parole compiono tutto il loro ciclo biologico in un’area ristretta senza fare grandi spostamenti, circa 200 metri di raggio d’azione. Ne deriva che una capillare prevenzione sul territorio è capace di dare ottimi risultati.

Una famiglia allargata

Un tempo esisteva nel nostro paese solo la zanzara comune, Culex pipiens, di colore marrone chiaro con striature chiare sull’addome poco evidenti, lunga 7-8 mm. La zanzara nostrana depone le uova sul pelo dell’acqua, una unita all’altra formano delle piccole isole galleggianti. A piccoli depositi d’acqua preferisce quelli di dimensioni maggiori e con acque “sporche”, ricche di sostanza organica. Sono le caratteristiche zanzare da stagno, da palude, da canale, da fosso e la loro presenza è sempre stata maggiore in campagna e nei piccoli abitati circondati dal verde rispetto ai centri urbani. Attive soprattutto dopo il calar del sole, attaccano preferibilmente all’interno delle case. Superano l’inverno come adulti rifugiandosi all’interno e restando in stato di semi letargia. Ritornano attive a primavera e la popolazione raggiunge il picco a luglio.

         La zanzara tigre, Aedes albopictus, originaria del sud est asiatico ha fatto la sua comparsa in Italia poco dopo il 1990, portata forse all’interno di copertoni con acqua stagnante. Più piccola della normale zanzara, ha il corpo di colore nero con bande bianche: ad anello sulle zampe e una bianca più grande sul dorso nella regione toracica, quella centrale per essere più chiari. Il contrasto fra i colori è netto e salta subito all’occhio. La zanzara tigre non si trova di solito nelle campagne, ma negli insediamenti urbani o nelle immediate prossimità, sempre vicino all’uomo. Ha volo radente al terreno e attacca di solito gli arti inferiori dell’uomo, sia all’esterno sia all’interno, durante le ore di luce. Come le altre zanzare orientali sverna sotto forma di uova perché queste sono resistenti tanto al disseccamento prolungato come al freddo.

         La zanzara coreana, Aedes koreicus, il cui areale di diffusione nel nostro paese è limitato a solo quattro regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Lombardia), ma in probabile espansione, è ancora più resistente al freddo della zanzara tigre e già da marzo le uova iniziano a schiudersi, mentre gli adulti resistono fino a novembre. Attiva durante il giorno e adattabile, si trova in ambiente urbano come in foresta, sia all’esterno sia all’interno, grazie alla sua resistenza alle basse temperature colonizza zone collinari e montane, sopra gli 800 metri di quota, non adatte alla zanzara tigre. Le larve possono resistere in acqua con temperature di 5°C o meno.

         Ultima arrivata, segnalata a partire dal 2015, la zanzara giapponese, Aedes japonicus, molto simile a quella coreana è una delle specie invasive che più si è diffusa nel mondo, in particolare nei paesi dell’Europa Centrale. Ancor più resistente al freddo della coreana, di abitudini diurne e capace di adattarsi ad ambienti diversi si teme possa diventare nel nostro paese “la zanzara di montagna” portando il problema laddove era sconosciuto.

La prevenzione deve iniziare subito

Prevenire è sempre meglio che curare quindi conviene iniziare fin dai primi caldi a mettere in pratica quegli accorgimenti volti a eliminare i focolai d’infestazione.

Predisporre in giardino e nell’orto, nell’angolo dove si ripongono gli strumenti di lavoro, una serie di paletti infissi nel terreno alti 50 – 80 cm dove poter infilare annaffiatoi, secchi e secchielli capovolti così che sgrondino sempre perfettamente,

  • Prendere l’abitudine, dopo la bagnatura dei vasi, di eliminare, trascorsa una mezz’ora, l’acqua in eccesso. Se questa pratica non è necessaria nei vasi esposti in pieno sole, come quelli dei gerani, dove si asciugherebbe comunque nel giro di una giornata causando la morte delle larve presenti, va applicata con metodo per i vasi delle piante poste in ombra dove l’acqua può restare da una bagnatura all’altra rinnovandosi,
  • Eliminare copertoni d’auto, bracieri senza punti di scolo, ciotole di animali domestici non più utilizzate,
  • Chiudere in modo totale buchi nei muri e nella pavimentazione che possono raccogliere acqua. Bidoni e depositi vanno coperti con una rete da zanzariera,
  • Introdurre in vasche, fontane e laghetti alcuni pesci che si cibino delle larve, ottimi i semplici carassi,
  • Tendere bene i teli delle coperture, per esempio sulla catasta di legna, perché nelle pieghe non si formino accumuli.
La lotta contro le larve

         Oggi, pur continuando ad agire con i metodi dissuasivi per tenere lontano da case e giardini gli adulti, la lotta alle zanzare si concentra sulle larve, e diventa pertanto una sorta di prevenzione attiva del problema. Per essere efficace la lotta alle larve deve essere sistematica, diventare in altre parole una pratica routinaria come le normali operazioni di giardinaggio.

Ogni prodotto larvicida ha tempi d’efficacia propri e quindi deve essere applicato con diversa cadenza. Esistono in commercio diversi formulati, liquidi o solidi, in gocce o da irrorare, in polvere o in pastiglie o in granuli: occorre scegliere quello ritenuto più facile da distribuire.

I larvicidi più diffusi in commercio sono prodotti a base di: Pyriproxifen, Diflubenzuron e Bacillus thuringiensis var. israelensis che troverete abbreviato con la sigla “Bti”.

Pyriproxifen: è un prodotto che interferisce sui meccanismi di crescita larvale impedendo lo sviluppo dell’insetto adulto. Non uccide subito le larve che potremo notare ancora attive per diversi giorni ma è dotato di lunga persistenza. Si applica una volta ogni 30 giorni. Leggere sempre attentamente le istruzioni per dosaggi, diluizioni, tempi, e modo di applicazione diversi per ogni prodotto.

Diflubenzuron: il meccanismo di azione è l’inibizione di un ormone presente solo negli insetti e nei crostacei che consente la sintesi di chitina, il principale componente dell’esoscheletro di questi animali. Valgono anche per questo le stesse considerazioni sopra riportate.

Bti: può essere considerato un larvicida biologico, quello a minore impatto ambientale per il controllo delle zanzare. Agisce per ingestione ed in tempi molto rapidi. Le tossine batteriche, attivate solo nell’intestino delle larve di zanzara e di altri ditteri, causano la morte delle larve in poche ore. Si applica una volta ogni 10/14 e sempre dopo una pioggia abbondante che possa averlo dilavato.

Sinergia fra pubblico e privato

Gli studi condotti in Trentino dal progetto LExEM (Laboratorio di Eccellenza per l’Epidemiologia e la Modellistica) ha messo in luce come l’impatto degli interventi pubblici per il controllo delle zanzare tigre sortiscano un effetto positivo molto limitato perché interessano solo aree interessate dallo sviluppo di focolai in strutture di uso comune come strade, parchi, fognature, bacini. A restare escluse sono tutte quelle piccole realtà occupate per riprodursi dalle zanzare in ambito privato che già abbiamo illustrato. Dopo aver illustrato “porta a porta” metodi e vantaggi della lotta si è potuto riscontrare che l’azione sinergica, pubblico e privato, ha consentito di dimezzare le uova rilevate nelle ovitrappole predisposte per il monitoraggio.

Un pericolo per la salute?

La pericolosità della zanzara tigre come vettore di malattie per l’uomo per problematiche sanitarie come la malaria e la febbre gialla, è reale ma solo se si creano condizioni particolari. La zanzara agisce soltanto da vettore. Quindi, solo se sul territorio vi sono persone portatrici del virus, l’insetto trasferisce i virus da un ospite all’atro succhiando sangue e iniettando successivamente il fattore anticoagulante prima di nutrirsi.

Il vettore preferenziale dei virus Zika, West Nile, Chikungunya e Dengue è la zanzara Aedes aegypti che, seppur segnalata nel nostro paese, non è stata in grado di diffondersi perché sensibile alle basse temperature. La zanzara tigre per questi virus ha una minore capacità di diffusione e la concentrazione degli insetti deve essere piuttosto elevata per consentire la circolazione del virus. In ogni caso resta fastidiosa per le forti reazioni cutanee che provoca con i suoi morsi, spesso dolorosi e con possibile reazione allergica. A essere più esposti sono invece gli animali domestici perché la zanzara tigre e la zanzara coreana possono veicolare la filariosi per cani e gatti. Necessario in questi casi proteggerli con prodotti di comprovata validità, ricordandosi di rinnovarli quando il loro effetto si avvicina al termine.