- Fioritura
- Tossicità
- Riproduzione
- Semi
- Informazioni e curiosità
- Coltivazione
- Collocazione
- Concimazione
- Esposizione e luce
- Annaffiatura
- Potatura
- Rinvaso e trapianto
- Ubicazione stagionale
- Malattia e cure
- Dove comprarla

- Lo spatifillo è una tipica pianta d’appartamento.
- Una pianta di spatifillo in procinto di sbocciare.
- Il fiore di spatifillo è in realtà una brattea, quindi un falso fiore.
- Lo spatifillo è in grado di purificare l’aria di casa dalle sostanze volatili nocive.
- Lo spatifillo fiorisce durante la primavera e l’estate.
- Lo spatifillo può stare all’esterno solo durante le stagioni miti e in estate mai in pieno sole.
Spathiphyllum, chiamato comunemente spatifillo, è una pianta rizomatosa appartenente alla famiglia delle Araceae, molto comune come pianta d’appartamento anche per la sua capacità di tenere pulita l’aria di casa. È longeva e molto rustica, di facile coltivazione poiché non richiede troppe cure e si adatta alle diverse situazioni di luminosità e umidità ambientale.
È comunque consigliabile posizionare la pianta in un luogo luminoso, ma evitando la luce solare diretta, che potrebbe danneggiare le foglie. Il terreno deve essere ben drenato e ricco di sostanza organica, mantenendo una giusta umidità senza lasciarlo diventare troppo asciutto. Le annaffiature vanno effettuate con regolarità (anche tutti i giorni in caso di alte temperature), evitando il ristagno d’acqua nel sottovaso. Durante la crescita attiva, è consigliabile fertilizzare la pianta ogni mese con un fertilizzante bilanciato. È inoltre utile nebulizzare le foglie per aumentare l’umidità ambientale, specialmente in ambienti secchi o riscaldati. La temperatura ideale per la sua crescita rigogliosa va dai 18 ai 25°C, quindi non tollera minimamente il freddo e, se posta all’esterno, all’arrivo dell’autunno va ricoverata al chiuso.
Lo spatifillo può essere soggetto a diverse malattie: una delle più comuni è il marciume radicale, causato da un’eccessiva irrigazione e da un drenaggio insufficiente, che porta all’ingiallimento delle foglie e alla decomposizione delle radici. Le infezioni fungine come la peronospera, possono colpire le foglie e i fiori, manifestandosi con macchie marroni che tendono a seccare progressivamente.
Attenzione poi a parassiti come gli afidi e le cocciniglie, che provocano ingiallimento, deformazione delle foglie e produzione di melata, favorendo la crescita di muffa nera. Per prevenire e trattare queste malattie, è essenziale mantenere una buona pratica di irrigazione, garantire un’adeguata circolazione dell’aria, evitare l’acqua stagnante nei sottovasi e ispezionare regolarmente la pianta per individuare tempestivamente eventuali segni di infezione o infestazione.
Lo spatifillo possiede foglie verdi, lanceolate, lunghe e lucenti, particolarmente ornamentali, e un falso fiore denominato “spata”. In realtà si tratta di una brattea, cioè di una foglia modificata che avvolge i fiori e le infiorescenze. La spata assume la colorazione bianca quando raggiunge la maturazione, poi un colore verde pallido. Le foglie imbrunite o le spate che iniziano a sfiorire vanno eliminate dalla base. La specie più coltivata è Spathiphyllum wallisii, originaria della Colombia e Venezuela, che produce infiorescenze in grande quantità dalla primavera fino all’autunno.
Per pulire le foglie dello spatifillo si consiglia di non utilizzare i lucidanti fogliari ma un panno morbido inumidito con acqua non calcarea (distillata, oppure pioggia o acqua acidulata).
Fioritura
La fioritura dello spatifillo si concentra prevalentemente nel periodo compreso tra la primavera inoltrata e la fine dell’estate, con un picco naturale che si manifesta tra i mesi di maggio e agosto. Tuttavia, trattandosi di una pianta coltivata prevalentemente in ambiente domestico, la fioritura può risultare scalata o prolungarsi ulteriormente nel corso dell’anno grazie alla stabilità delle temperature interne.
Dal punto di vista botanico, ciascuna infiorescenza – composta da una caratteristica spatola bianca che circonda lo spadice centrale – si distingue per una straordinaria longevità, mantenendo la propria bellezza decorativa sulla pianta per un periodo che oscilla mediamente tra i trenta e i sessanta giorni (circa quaranta giorni). Durante questa fase avanzata di maturazione, il candore iniziale della spatola tende gradualmente a sfumare verso tonalità verdastre, prima di completare il proprio ciclo vitale e seccarsi definitivamente.
Tossicità
Lo spatifillo è tossico per bambini, cani e gatti a causa dei cristalli di ossalato di calcio insolubili.
Per i bambini, il rischio è considerato moderato: mordendo una foglia o un fiore, i cristalli (simili a microscopici aghi) penetrano nelle mucose della bocca. Questo causa bruciore intenso, gonfiore delle labbra, della lingua e della gola, oltre che difficoltà a deglutire.
Se il bambino tocca la pianta spezzata e poi si strofina gli occhi, può avvertire una forte irritazione.
Lo spatifillo è inserito nella lista delle piante velenose per gli animali domestici dall’ASPCA. Gatti e cani (soprattutto i cuccioli) sono i più a rischio perché tendono a giocare con le foglie flessibili.
I sintomi tipici in caso di ingestione includono:
- Ipersalivazione
- Segnali di dolore
- Vomito
- Gonfiore orale
Se compare un gonfiore eccessivo che ostacola la respirazione, contattare subito il medico o il veterinario.
Riproduzione
La riproduzione dello spatifillo avviene esclusivamente attraverso la divisione del cespo, poiché la pianta non sviluppa radici se tagliata lungo il fusto. Il momento ideale per procedere è la primavera, quando il risveglio vegetativo e l’aumento delle temperature offrono alla nuova pianta la spinta vitale necessaria per cicatrizzare le ferite e rigenerare l’apparato radicale, sfruttando anche la naturale tendenza dello spatifillo a riempire il vaso.
L’operazione richiede pazienza e delicatezza e si avvia estraendo con cautela la pianta dal contenitore, premendone leggermente i bordi se è di plastica o capovolgendola con attenzione, per poi rimuovere il terriccio in eccesso scuotendo le radici o usando le dita, così da avere una visione chiara dell’intreccio sotterraneo e individuare i punti di separazione naturali.
Ogni porzione che si decide di staccare deve conservare almeno tre o quattro foglie sane e una porzione di rizoma ben fornita di radici proprie. Procedendo dall’alto verso il basso e partendo dalla base dei gambi, si allargano delicatamente i rizomi con le mani, evitando strappi violenti e ricorrendo a forbici o coltelli disinfettati solo dove strettamente necessario per non danneggiare i tessuti sani.
La messa a dimora deve essere tempestiva per evitare di lasciare le radici all’aria aperta a lungo, poiché soffrono particolarmente l’asciugatura. Ciascuna porzione va collocata al centro di un nuovo vaso, leggermente più grande del pane di terra corrispondente e dotato sul fondo di uno strato di argilla espansa per il drenaggio.
Il terriccio deve essere soffice e composto da terra di qualità, torba e perlite o fibra di cocco, affinché sia ricco di sostanza organica, ma anche per evitare i ristagni idrici. Dopo aver riempito gli spazi vuoti e pressato leggermente con le dita per eliminare i vuoti d’aria, si procede a un’annaffiatura moderata per assestare la terra.
Nelle prime settimane successive al rinvaso, che rappresentano una fase critica di convalescenza, le piante necessitano di una posizione ombreggiata e protetta sia dai raggi diretti del sole sia da correnti d’aria, di un’umidità costante del terreno (che può essere favorita vaporizzando le foglie o creando una mini-serra con un sacchetto di plastica trasparente in ambienti secchi), e di un’assenza totale di concime per almeno 6-8 settimane, evitando così bruciature chimiche su radici fresche e rimandando le concimazioni leggere soltanto alla comparsa dei primi nuovi germogli.
Semi
I semi dello spatifillo sono piccoli, marroni e appiattiti, simili a semi di altre piante della famiglia delle Araceae.
Informazioni e curiosità
Il nome “spatifillo” deriva dal greco “spatha” e “phyllon”, letteralmente “foglie a forma di spada” proprio per via della caratteristica forma a punta delle sue ampie foglie lucenti. Nel mondo anglosassone, questa pianta è invece nota con il bellissimo nome di “peace lilies”, ovvero giglio della pace, a sottolineare i sentimenti di stima e rispetto che il fiore regalato incarna.
Coltivazione
Per la sua delicatezza nei nostri climi, lo spatifillo va considerata una pianta da coltivazione in vaso.
Collocazione
Lo spatifillo è una pianta da appartamento, che può essere portato all’esterno solo durante la bella stagione.
Concimazione
La corretta concimazione dello spatifillo rappresenta un aspetto fondamentale per sostenere la sua crescita rigogliosa e stimolare la comparsa delle sue caratteristiche infiorescenze bianche.
Poiché la pianta è originaria delle foreste tropicali umide, dove i nutrienti vengono costantemente rilasciati dalla decomposizione del materiale organico, in ambiente domestico ha bisogno di un apporto regolare di elementi nutritivi, che tuttavia varia sensibilmente in base alla temperatura e al regime di luce a cui è sottoposta durante l’anno.
Il calendario delle concimazioni si articola principalmente in due stagioni distinte. Durante il periodo di crescita attiva, che coincide con la primavera e l’estate, il metabolismo della pianta accelera notevolmente: è in questa fase che si deve somministrare regolarmente un concime liquido specifico per piante verdi da interno ogni quindici giorni.
Se la pianta viene coltivata tutto l’anno in appartamento, dove le temperature domestiche tendono a rimanere miti e costanti, questo ritmo di concimazione quindicinale può essere protratto per lunghi periodi. Al contrario, se la pianta trascorre la stagione fredda in un locale fresco ma luminoso — come una veranda non riscaldata o una scala vetrata — la sua attività vegetativa rallenta drasticamente o entra in una fase di semi-riposo: in queste condizioni le concimazioni vanno sospese o ridotte drasticamente, poiché le radici fredde non riuscirebbero ad assorbire i sali minerali, rischiando di subire gravi danni da accumulo chimico.
Per quanto riguarda la tipologia di nutrimento, la scelta ottimale ricade su un concime liquido bilanciato per piante verdi o da fiore, formulato con un titolo che contenga i tre macroelementi essenziali in proporzioni equilibrate: azoto (N) per favorire lo sviluppo delle foglie lucide e vigorose, fosforo (P) per sostenere l’apparato radicale e potassio (K) per stimolare la fioritura e aumentare la resistenza generale della pianta agli stress ambientali.
Molto indicati sono anche i concimi che includono i microelementi fondamentali come ferro, manganese e zinco, preziosi per prevenire la clorosi fogliare. La somministrazione deve avvenire sempre diluendo il prodotto nell’acqua delle annaffiature e rispettando rigorosamente le dosi consigliate dal produttore, preferibilmente optando per una leggera sottoproduzione piuttosto che per un eccesso, poiché un sovradosaggio di concime provoca inevitabilmente la “bruciatura” delle radici e la comparsa di margini fogliari bruniti.
Esistono inoltre alcune regole pratiche fondamentali per massimizzare l’efficacia del trattamento ed evitare errori comuni.
Prima di tutto, non si deve mai concimare una pianta con il pane di terra completamente asciutto: somministrare il fertilizzante su un terreno arido significa esporre le radici a uno shock chimico immediato. È sempre opportuno innaffiare la pianta con acqua pulita il giorno prima oppure inumidire leggermente il terriccio qualche ora prima di applicare la soluzione fertilizzante.
Infine, con l’arrivo dell’autunno e l’abbassamento delle temperature, la frequenza delle concimazioni va progressivamente ridotta fino a essere sospesa del tutto durante i mesi invernali, lasciando che la pianta riposi e ricarichi le proprie energie in vista della successiva ripresa vegetativa primaverile.
Esposizione e luce
Lo spatifillo non sopporta la luce diretta del sole ed è importante, spostandolo all’esterno durante l’estate, ricordarsi di porlo nella parte più riparata del portico dove può essere raggiunto solo dal sole del primo mattino o del tramonto.
In casa, dovrà essere posto in piena luce durante i mesi invernali, collocandolo vicino a una porta finestra o sulle scale vetrate; in estate potrà bastare la luce indiretta.
Il sole diretto o la troppa luce decolorano le foglie che diventano prima verde chiaro e poi gialle.
Annaffiatura
Lo spatifillo deve essere bagnato con regolarità in modo che il terriccio non asciughi mai del tutto. In estate si bagna a giorni alterni; in inverno, se la pianta si trova in un locale fresco, si annaffia una volta la settimana, invece in una stanza dove la temperatura si aggiri intorno ai 21°C, ogni tre giorni.
L’umidità elevata, o elevatissima, è l’elemento che più caratterizza l’habitat naturale di queste piante. Per cercare di riprodurlo all’interno delle case si può porre il contenitore su un sottovaso ampio quanto lo sviluppo della massa fogliare, con uno strato di ciottoli di almeno 3 cm da mantenere sempre bagnati senza però raggiungere il livello inferiore del vaso.
In questo modo, l’acqua in eccesso potrà percolare dai fori di fondo senza creare ristagno e l’acqua presente fra i ciottoli, evaporando, creerà una “bolla di umidità”, una specie di nicchia ecologica artificiale, che proteggerà lo spatifillo.
In locali con temperature elevate, superiori ai 20°C, irrorare la pianta tutti i giorni con acqua non calcarea per non macchiare le foglie. Le piante portate all’esterno durante l’estate si giovano dello stesso trattamento quotidiano, per quelle ricoverate in un locale fresco durante l’inverno basterà intervenire ogni 3 giorni.
Potatura
Lo spatifillo non va potato, bensì, man mano che i fiori inizieranno a seccare o a deperire, si dovrà eliminarli tagliando alla base lo scapo: questa operazione favorisce la produzione di nuovi fiori.
Tagliare inoltre le foglie ingiallite alla base con un paio di forbici senza provare a strapparle.
Rinvaso e trapianto
Il rinvaso dello spatifillo rappresenta un passaggio fondamentale per garantire una crescita rigogliosa e stimolare la sua caratteristica fioritura bianca. Il momento ideale per eseguire questa operazione è il mese di maggio, periodo in cui la pianta vive la sua ripresa vegetativa attiva subito prima della fase di maggiore sviluppo estivo.
L’esigenza di un rinvaso si manifesta principalmente quando il terriccio appare ormai esaurito e polveroso o quando le radici iniziano a fuoriuscire dai fori di scolo del contenitore. Ulteriori segnali rivelatori sono una crescita rallentata con la produzione di foglie o fiori sempre più piccoli e un’asciugatura insolitamente rapida del terreno dopo l’irrigazione, indice del fatto che l’apparato radicale ha occupato quasi interamente lo spazio interno al contenitore.
Prima di procedere con l’operazione, occorre procurarsi il materiale necessario. Il nuovo vaso deve avere un diametro di almeno 3-4 cm superiore rispetto al precedente. Scegliere un recipiente eccessivamente grande costituirebbe un errore, poiché la pianta concentrerebbe le proprie energie nello sviluppo radicale a scapito della parte aerea e l’eccesso di terriccio bagnato aumenterebbe il rischio di marciume radicale.
Il substrato ideale deve essere a base di torba, leggermente acido, da mescolare con corteccia sminuzzata (bark) e sabbia grossolana per mantenere la giusta umidità evitando il compattamento e garantendo l’ossigenazione. Risulta inoltre fondamentale disporre di materiale drenante come l’argilla espansa, in alternativa a ghiaia grossolana o cocci di terracotta rotti, oltre a un paio di forbici pulite e disinfettate e un annaffiatoio con acqua a temperatura ambiente.
La procedura di rinvaso si articola in diverse fasi precise. Si inizia predisponendo uno strato di almeno 3 cm di argilla espansa sul fondo del nuovo vaso per evitare l’otturazione dei fori di scolo e favorire il rapido deflusso dell’acqua in eccesso, proteggendo la pianta dai ristagni idrici che non tollera.
Successivamente, si sfila delicatamente lo spatifillo dal vecchio vaso, eventualmente battendone leggermente i bordi se fa resistenza, e si rimuove con le mani il vecchio terriccio esaurito dalle radici scuotendole delicatamente. In questo momento si procede all’ispezione dell’apparato radicale, eliminando con le forbici eventuali radici secche, marce o spezzate.
Dopo aver steso un primo strato di terriccio preparato sopra l’argilla, si posiziona lo spatifillo al centro del vaso facendo attenzione che la base del fusto si trovi circa 1-2 cm sotto il bordo superiore, così da lasciare lo spazio necessario per le future annaffiature.
Si riempiono poi gli spazi vuoti con il restante terriccio torbato, premendo delicatamente con le mani per assestare la terra ed eliminare le bolle d’aria senza compattare eccessivamente il substrato. Infine, si esegue una prima annaffiatura generosa per bagnare uniformemente tutto il nuovo terriccio e favorire l’adesione alle radici, lasciando scolare completamente l’acqua in eccesso dal sottovaso.
Nelle fasi successive al rinvaso occorre collocare la pianta in una posizione luminosa ma al riparo dai raggi diretti del sole, per evitare ulteriori stress durante la transizione. Inoltre, poiché il terriccio fresco fornisce già tutti i nutrienti necessari, è importante evitare la concimazione per le prime 4-6 settimane in modo da non danneggiare le giovani radici con un eccesso di sali minerali.
Ubicazione stagionale
In primavera e durante il periodo estivo, lo spatifillo può essere posto all’aperto ma in un luogo ombreggiato e lontano dalle correnti d’aria. Le temperature ideali di crescita della pianta sono, infatti, comprese tra 20 e 25°C.
Con l’arrivo dei primi freddi lo spatifillo va necessariamente ritirato in casa poiché non tollera le basse temperature e già al di sotto dei 13°C comincia a soffrire. Con il freddo le foglie diventano opache, deboli e tendono a marcire.
Malattia e cure
Lo spatifillo è una pianta generalmente robusta, ma se coltivata in condizioni non ottimali – in particolare con troppa umidità o scarsa ventilazione – può andare incontro a diverse malattie fungine, problemi fisiologici e attacchi parassitari.
1. Marciume radicale e del colletto
È in assoluto il problema più grave e frequente, causato quasi sempre da ristagni idrici, da un terriccio troppo compatto o da un drenaggio insufficiente. Funghi patogeni come il Pythium proliferano nel terreno fradicio e attaccano le radici.
Le foglie appaiono improvvisamente flosce, gialle o con ampie necrosi scure, nonostante la terra sia bagnata. Estraendo la pianta, le radici risultano marroni, molli, svuotate e maleodoranti (anziché sode e bianche).
Come curare lo spatifillo
- Estrarre la pianta dal vaso ed eliminare completamente il terriccio vecchio attorno alle radici
- Lavare delicatamente l’apparato radicale
- Con delle forbici disinfettate, tagliare tutte le radici marce, nere o compromesse, arrivando fino ai tessuti sani. Rimuovere anche le foglie eccessivamente danneggiate
- Trattare la pianta rinvasandola in un vaso pulito con terriccio nuovo, leggero e molto drenante (arricchito con perlite o argilla espansa sul fondo)
- Sospendere le annaffiature per qualche giorno per favorire la cicatrizzazione e, se necessario, utilizzare un fungicida specifico a base di rame.
2. Maculature fogliari e peronospora fogliare
Si tratta di infezioni fungine o batteriche favorite da un’eccessiva umidità ambientale unita alla presenza di acqua stagnante direttamente sulle foglie per lunghi periodi.
Causano la comparsa di macchie marroni o giallastre sulle foglie, spesso circondate da un alone chiaro, che tendono ad estendersi portando al disseccamento parziale o totale della foglia.
Per prima cosa, occorre isolare subito la pianta colpita per evitare il contagio ad altre piante vicine, quindi si proceda a tagliare e distruggere le foglie infette usando attrezzi sempre disinfettati.
È importante anche migliorare la circolazione dell’aria intorno alla pianta ed evitare assolutamente di bagnare le foglie quando si annaffia.
Nei casi più seri, effettuare trattamenti con fungicidi sistemici o a base di rame.
3. Attacchi parassitari
I parassiti debilitano lo spatifillo e possono veicolare infezioni:
- Ragnetto rosso: si tratta di un acaro minuscolo che prospera negli ambienti caldi e secchi. Si manifesta con un ingiallimento diffuso delle foglie e la presenza di sottilissime ragnatele nella pagina inferiore. Per debellarlo, aumentare l’umidità nebulizzando le foglie (se l’aria è troppo secca) e trattare lo spatifillo con sapone molle di potassio, olio di Neem o appositi acaricidi
- Cocciniglia farinosa o a scudetto: sono piccoli insetti protetti da uno scudo ceroso o cotonoso che si nutrono di linfa e lasciano una sostanza appiccicosa (la melata). Le cocciniglie vanno rimosse manualmente con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol oppure lavando la pianta con acqua e sapone neutro, risciacquandola accuratamente
- Afidi: sono insetti verdi o giallognoli che attaccano i teneri germogli e i boccioli dei fiori, accartocciando le foglie. Si combattono ricorrendo a insetticidi naturali a base di piretro oppure oli vegetali (come l’olio di lino o di Neem).
Prevenzione generale
La maggior parte dei problemi dello spatifillo si evita seguendo tre semplici regole:
- Annaffiare solo quando i primi 2-3 cm di terriccio in superficie sono asciutti, svuotando sempre il sottovaso dopo 10-15 minuti per evitare ristagni
- Posizionare la pianta in un luogo molto luminoso ma mai esposta ai raggi diretti del sole, che brucerebbero le foglie
- Rimuovere regolarmente i fiori appassiti e le foglie secche tagliandoli alla base ed eliminare la polvere dalle foglie con un panno umido per consentire alla pianta di respirare correttamente.














































