Ortensia

Hydrangea

I cespugli di ortensia fiorita sono ampi e magnificamente ornamentali.

  • I cespugli di ortensia fiorita sono ampi e magnificamente ornamentali.
  • L'ortensia cresce preferibilmente in piena terra, date le dimensioni notevoli della pianta.
  • La colorazione rosa o azzurra dei fiori di ortensia dipende dalla composizione chimica del terreno di coltivazione.
  • In estate i giardini si colorano dei cespugli fioriti di ortensia.
  • I fiori di ortensia sono molto appariscenti ma non emettono alcun profumo.
  • In foto si può notare l'infiorescenza piramidale tipica di Hydrangea paniculata.
  • L'ortensia predilige i luoghi luminosi ma non eccessivamente assolati.
  • I cespugli di ortensia fiorita sono ampi e magnificamente ornamentali.
  • L’ortensia cresce preferibilmente in piena terra, date le dimensioni notevoli della pianta.
  • La colorazione rosa o azzurra dei fiori di ortensia dipende dalla composizione chimica del terreno di coltivazione.
  • In estate i giardini si colorano dei cespugli fioriti di ortensia.
  • I fiori di ortensia sono molto appariscenti ma non emettono alcun profumo.
  • In foto si può notare l’infiorescenza piramidale tipica di Hydrangea paniculata.
  • L’ortensia predilige i luoghi luminosi ma non eccessivamente assolati.

Il genere Hydrangea, comunemente noto come ortensia, si distingue per la fioritura ricca, dotata di un eccezionale valore estetico e di un forte impatto visivo. Questa famiglia botanica (le Hydrangeaceae) vanta oltre ottanta specie differenti, ciascuna delle quali comprende un vasto assortimento di varietà. Si tratta di arbusti ornamentali piuttosto esigenti in fatto di cure, che tuttavia ricompensano i coltivatori coprendosi durante tutta la stagione estiva di infiorescenze voluminose, appariscenti e dense di fiori.

Coltivazione e cure

Per gestire al meglio queste piante, è necessario conoscere bene le loro esigenze: prima di tutto, l’ortensia predilige i contesti semi-ombreggiati, moderatamente umidi e caratterizzati da un terreno fresco.

Essendo una specie acidofila, ha necessità ben precise riguardo alla terra in cui cresce: il substrato deve tassativamente registrare un livello di pH compreso tra 5 e 5,5. Per preservare nel tempo questo valore acido, è fondamentale non bagnare la pianta con acqua calcarea.

Le bagnature devono essere frequenti e abbondanti, in particolare nei mesi caldi e durante la fase di fioritura, prestando però attenzione a non generare mai ristagni idrici.

Oltre alla gestione adeguata delle annaffiature, anche la corretta calibrazione dei nutrienti tramite fertilizzanti specifici per acidofile è un fattore chiave per mantenere l’ortensia in salute.

La rimozione dei rami e il contenimento della chioma rappresentano poi un altro pilastro della manutenzione. Questa operazione va diversificata minuziosamente in base alla specie di ortensia posseduta, poiché i boccioli non nascono sulla stessa tipologia di legno in tutte le varietà.

La specie più diffusa: Hydrangea macrophylla

Hydrangea macrophylla si sviluppa come un cespuglio compatto e dalle proporzioni ridotte, sorretto da fusti con portamento eretto sui quali si innestano le foglie. Alle estremità di tali rami crescono grandi infiorescenze di forma sferica, le cui tonalità spaziano dal rosa all’azzurro a seconda delle proprietà chimiche e del livello di acidità del suolo. Il fogliame ha un bordo seghettato e sfoggia una colorazione verde brillante, declinata in varie sfumature.

All’interno di questa specie, spiccano per il loro interesse ornamentale alcune varietà specifiche:

Altre specie e varietà insolite

Accanto alla macrophylla si collocano numerose altre specie con tratti morfologici assai differenti – tra cui esemplari giganti, rampicanti, a fioritura autunnale, oppure con infiorescenze a pannocchia o piatte – che condividono comunque bisogni affini in termini di illuminazione, acqua e terreno. 

1. Specie orientali e per luoghi soleggiati

Nelle aree colpite dal sole diretto si adattano bene le varietà provenienti dall’Asia, tra cui: 

  • Hydrangea paniculata: una specie decisamente rustica, vigorosa e capace di toccare i tre metri di altezza. È caratterizzata da profumatissime infiorescenze piramidali e allungate, sorrette da lunghi rami che le fanno dondolare al vento
  • Hydrangea serrata: fiorisce tra la fine dell’estate e l’autunno, producendo corimbi piatti larghi all’incirca 10 cm, formati da una moltitudine di fiori fertili e soltanto da pochi elementi sterili, con petali declinati nei toni del rosa o del blu

2. Specie per siepi e strutture verticali

  • Hydrangea quercifolia: rappresenta la scelta migliore per dare vita a delle siepi divisorie. Il suo portamento verticale permette di strutturare vere e proprie pareti verdi, rese ancora più spettacolari da foglie vellutate (che nella pagina inferiore tendono a colorarsi di rosso) e da fiori a pannocchia che nascono bianchi per poi virare verso il rosa e il rosso. Il suo nome specifico è dovuto proprio alla forma delle foglie lobate, che richiamano quelle della quercia
  • Hydrangea petiolaris: la soluzione ideale per chi cerca un’ortensia fuori dal comune e dispone di uno spazio esposto a Nord, in semi-ombra. Si tratta di una varietà rampicante in grado di spingersi fino a 8-10 metri di altezza, decorando le superfici con fiori color bianco crema

3. Specie a fioritura bianca e tardiva

  • Hydrangea arborescens: questo arbusto a foglia caduca (deciduo) è una pianta rustica che può toccare i 3 metri di altezza. Fiorisce nel periodo compreso tra luglio e settembre, producendo infiorescenze larghe dai 10 ai 15 cm costituite da piccoli fiori di una tonalità bianco candido
  • Varietà tardive: coloro che desiderano ammirare le fioriture in una fase successiva dell’anno, nello specifico tra il mese di agosto e settembre inoltrato, possono orientarsi verso le varietà appartenenti alla specie Hydrangea involucrata o alla specie Hydrangea aspera (nota anche come villosa).

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

Le ortensie fioriscono a partire dalla tarda primavera (verso fine maggio o inizio giugno) e continuano per tutta l’estate, fino a settembre.

La fioritura esatta però dipende molto dalla varietà specifica della pianta e dal clima della propria regione.

Nelle zone più calde d’Italia (come il Sud o le coste) la fioritura può iniziare già a metà maggio. Al Nord o in montagna, di solito bisogna aspettare giugno inoltrato.

Una curiosità interessante a proposito della fioritura è che, nel caso di Hydrangea macrophylla, il colore dei fiori non dipende solo dalla pianta, ma dal pH del terreno:

  • Terreno acido (pH < 6): fiori blu o viola
  • Terreno neutro o alcalino (pH > 6.5): fiori rosa o rossi

Tossicità

GattiCaniBambini

L’ortensia è considerata tossica sia per gli animali che per l’uomo poiché contiene una sostanza chiamata idrangeina: se masticata, la pianta può liberare piccole quantità di cianuro.

Per i cani e gatti, sebbene gli avvelenamenti gravi siano rari perché la pianta ha un sapore amaro che scoraggia l’ingestione massiccia, le conseguenze possono essere serie:

  • Gastroenterite: vomito, diarrea (talvolta con sangue) e forti dolori addominali
  • Letargia: l’animale appare molto stanco, debole o depresso
  • Cianosi: in casi estremamente rari di ingestione massiccia, possono verificarsi difficoltà respiratorie.

Anche per i bambini l’ortensia è pericolosa se ingerita. I fiori e le foglie sono le parti più tossiche e possono indurre nausea, vomito, dolore addominale e sudorazione. Inoltre, il contatto prolungato con la linfa può causare dermatiti o irritazioni cutanee.

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La riproduzione dell’ortensia per talea di stelo è uno dei metodi più soddisfacenti e ad alto tasso di successo nel giardinaggio. Si esegue alla fine dell’estate, quando i fusti dell’anno sono “semilegnosi”, ovvero abbastanza maturi da non marcire ma ancora sufficientemente flessibili ed energetici per emettere radici.

Il successo di una talea dipende, infatti, in gran parte dallo stato di idratazione dei tessuti nel momento esatto in cui vengono recisi. La mattina presto è il momento migliore perché, durante la notte, la pianta non subisce la traspirazione causata dal sole e dal calore, quindi i fusti e le foglie sono gonfi d’acqua e ricchi di linfa. Prelevare le talee in questo momento riduce drasticamente lo shock da disidratazione.

Inoltre, bisogna scegliere un ramo che non abbia fiorito durante l’anno (i fusti che hanno portato i fiori hanno esaurito gran parte delle loro energie), sano, vigoroso e con foglie di un bel verde intenso.

Il taglio deve essere eseguito a circa 10-15 cm dall’apice, subito sotto un nodo (il rigonfiamento del fusto da cui nascono le foglie). È proprio nei nodi che si concentra la maggior densità di ormoni vegetali capaci di trasformarsi in radici. L’uso di forbici affilate e disinfettate evita lo schiacciamento dei canali linfatici.

Immergere subito la base in acqua fresca blocca l’ingresso di bolle d’aria nei vasi conduttori del fusto, preservando la talea fino al momento dell’interramento.

Preparazione della talea e messa a dimora

Una volta raccolti i rametti, bisogna prepararli per ridurne lo sforzo vegetativo e preparare il terreno di coltura.

In particolare, vanno rimosse le foglie posizionate sul nodo più basso (quello che andrà interrato) e, se le foglie superiori rimaste sono molto grandi (caratteristica tipica dell’ortensia), è consigliabile tagliarle a metà trasversalmente con le forbici. Questo riduce la superficie fogliare della metà, diminuendo la perdita d’acqua per evaporazione, ma lasciando alla pianta abbastanza tessuto per fare la fotosintesi.

L’immersione della base (circa 1-2 cm) in polvere o gel radicante (a base di auxine) accelera poi notevolmente la transizione cellulare da stelo a radice.

Il substrato ideale per far radicare le talee è una miscela in parti uguali di sabbia silicea e torba perché unisce due caratteristiche vitali: la torba trattiene l’umidità costante, mentre la sabbia crea micro-spazi che portano ossigeno alle future radici, impedendo i marciumi causati dal ristagno. In un vaso da 15 cm di diametro si possono posizionare 4 talee, distanziate tra loro lungo il perimetro.

Le ortensie hanno anche bisogno di un ambiente confinato per non disseccare prima di aver sviluppato l’apparato radicale: coprire il vasetto con un sacchetto di plastica trasparente (avendo cura che non tocchi direttamente le foglie, aiutandosi con dei bastoncini) crea un’umidità interna vicina al 100%.

Il vaso va quindi messo in un luogo riparato (ombra luminosa) e ogni 2-3 giorni è opportuno rimuovere il sacchetto per qualche minuto per far cambiare l’aria e asciugare l’eccesso di condensa, verificando che il terreno sia sempre umido (se necessario, nebulizzare leggermente).

Radicazione e primo rinvaso

Dopo un periodo compreso tra 4 e 6 settimane, spunterà un nuovo germoglio verde o qualche fogliolina all’apice della talea: è la prova che le radici si sono formate e hanno iniziato a nutrire la piantina.

Ora che ogni talea è diventata una pianta indipendente, va isolata separando delicatamente le 4 talee e rinvasandole singolarmente in vasetti da 10 cm.

Il nuovo terreno deve diventare più ricco: si aggiunge il terriccio universale (che apporta i primi nutrienti), mantenendo la torba (per l’acidità e l’umidità) e la sabbia (per il drenaggio), sempre in parti uguali.

Ricovero invernale e messa a dimora finale

Anche se le ortensie adulte sono piante molto resistenti al gelo, le giovani talee nate da poche settimane hanno tessuti teneri e radici ancora superficiali, quindi richiedono protezione durante il loro primo inverno.

I vasetti singoli vanno collocati in un luogo riparato ma freddo (una serra fredda, un balcone coperto, o un cassone vetrato). Non vanno portate in casa al caldo, perché la pianta ha comunque bisogno di percepire l’inverno per entrare in riposo vegetativo.

Anche durante l’autunno e l’inverno, il terreno non deve mai asciugarsi completamente e va controllato periodicamente, soprattutto se la stagione è secca e ventilata, fornendogli pochissima acqua solo per mantenere il substrato appena fresco.

All’arrivo della primavera (marzo-aprile), con il risveglio della vegetazione e lo scongiurarsi delle ultime gelate tardive, le nuove ortensie saranno pronte per essere trapiantate in un vaso più grande da tenere sul terrazzo o interrate direttamente in giardino, preferendo per loro una posizione fresca e in mezz’ombra.

Semi

I semi di ortensia sono davvero minuscoli, di forma irregolare e di colore marrone.

Informazioni e curiosità

Al pari di rododendri e azalee, anche le ortensie rientrano tra le specie prevalentemente acidofile, il che significa che crescono al meglio in un substrato dal pH acido.

Proprio per questa ragione, la colorazione dei loro petali è strettamente legata alla tipologia di suolo in cui sono piantate.

Di conseguenza, se un’esemplare che originariamente produce fiori azzurri o blu viene interrato in un terreno neutro oppure alcalino, e irrigato con acqua ricca di calcare, comincerà a fiorire nei toni del rosa. Al contrario, se si compra un’ortensia dai fiori rosa e la si trapianta in un giardino con terra acida, questa cambierà tonalità diventando blu.

Come si può intervenire per modificare la sfumatura di queste piante? In commercio si trovano formulati specifici, noti come “azzurranti“, ideati proprio per stimolare la pianta a produrre infiorescenze blu. Si tratta di composti a base di alluminio (in genere sotto forma di solfato di alluminio), ferro (sotto forma di chelato) e ulteriori microelementi che scarseggiano nel suolo.

Questi prodotti vanno sciolti nell’acqua seguendo le quantità indicate sulle confezioni e versati nella terra del vaso nella fase che precede la fioritura.

Se, al contrario, l’obiettivo è ottenere fiori rosa, basterà non impiegare gli azzurranti e bagnare la pianta con acqua calcarea.

Per chi preferisce un metodo casalingo e gratuito per virare il colore verso il blu, è possibile posizionare nel vaso, attorno alla base dell’ortensia, dei vecchi chiodi di ferro o del residuo di limatura recuperato da un fabbro. Il ferro che si discioglierà nel terreno ne altererà i valori chimici, stimolando la pianta a produrre fiori azzurri.

Va detto però che questo sistema non garantisce sempre una perfetta riuscita e ha un effetto limitato nel tempo. Talvolta può capitare che la pianta dia vita a sfumature miste, mostrando fiori sia rosa che azzurri persino all’interno dello stesso gruppo di boccioli; questo esito è legato sia alla natura specifica della pianta sia al modo in cui riesce ad assimilare le sostanze dal suolo.

Coltivazione

VasoPiena Terra

Considerata pianta rustica e semplice da coltivare, l’ortensia cresce preferibilmente in piena terra, anche se tollera discretamente lo sviluppo in contenitore, purché questo sia molto capiente e più profondo che largo. Se possibile è comunque buona norma prediligere il trapianto in giardino.

Collocazione

InternoEsterno

L’ortensia va considerata senza dubbio una pianta da esterno.

Concimazione

La fase della fioritura richiede a qualsiasi varietà di ortensia uno sforzo energetico enorme. Per questa ragione, la ricchezza e la fertilità del suolo diventano fattori cruciali: solo un terreno ben dotato di elementi nutritivi può garantire lo sviluppo di infiorescenze sane, grandi e durature.

Essendo piante acidofile, le ortensie prosperano in substrati a reazione acida. Per mantenere la pianta vigorosa, forte e rigogliosa, è fondamentale supportarla dall’inizio della primavera fino al termine dell’estate attraverso l’uso di fertilizzanti specifici, bilanciati appositamente per le esigenze di questa famiglia di piante.

Il calendario della concimazione

Per ottimizzare la nutrizione, l’ideale è combinare due tipologie di prodotti a seconda del momento della stagione vegetativa:

  1. A inizio stagione (primavera), si distribuisce un concime granulare a lenta cessione. Questo tipo di prodotto rilascia i nutrienti in modo costante e graduale nel corso delle settimane, evitando shock da eccesso di sali e garantendo una base nutritiva stabile mentre la pianta si risveglia dal riposo invernale
  2. Durante il pieno sviluppo (estate), diventa necessario intervenire ogni 10 giorni circa con un concime liquido specifico, da miscelare direttamente nell’acqua delle annaffiature seguendo scrupolosamente i dosaggi raccomandati.

In alternativa, una routine costante che veda l’applicazione del granulare a lenta cessione in primavera, affiancata da fertilizzazioni liquide regolari ogni 2-3 settimane durante tutto l’asse primavera-estate, assicurerà una struttura vegetativa robusta e foglie di un verde intenso per l’intero ciclo vitale della pianta.

Un buon concime per ortensie non deve essere troppo ricco di azoto, che stimolerebbe solo la crescita delle foglie a discapito dei fiori; deve invece contenere una buona dose di fosforo per favorire lo sviluppo radicale e, soprattutto, di potassio, l’elemento chiave che irrobustisce i tessuti, intensifica il colore dei petali e migliora la resistenza alle malattie e ai periodi di siccità estiva.

Le ortensie sono soggette a clorosi ferrica (l’ingiallimento delle foglie con le venature che restano verdi), che si verifica quando la pianta non riesce ad assorbire il ferro (spesso a causa di un terreno troppo calcareo). Per questo, un concime specifico di qualità include sempre ferro chelato e altri microelementi (come manganese e zinco) che mantengono la fotosintesi al massimo livello.

Concimare è però inutile se il terreno perde la sua acidità. Se il pH sale troppo, le radici “si bloccano” e non riescono più ad assimilare i nutrienti presenti nel suolo, anche continuando a fertilizzarlo. Per questo, oltre al fertilizzante, è utile pacciamare il terreno con corteccia di pino o aghi di pino, che decomponendosi mantengono l’ambiente acido ideale.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

L’ortensia predilige luoghi freschi, moderatamente umidi e semi-ombreggiati. Una sufficiente dose di luminosità naturale è comunque indispensabile al fine di stimolare e mantenere una rigogliosa fioritura.

Alcune varietà possono però tollerare esposizioni soleggiate, se poste a dimora in terreni profondi, freschi e ricchi di sostanza organica.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

L’ortensia ha bisogno di un terreno costantemente umido, ma mai inzuppato o fangoso.

  • In primavera ed estate, va bagnata molto spesso, anche tutti i giorni se fa molto caldo o se la pianta è in vaso (il vaso si asciuga molto più rapidamente del pieno terreno)
  • In autunno e inverno, le bagnature vanno ridotte drasticamente. In inverno, se la pianta è in giardino, spesso bastano le piogge; se è in vaso sul balcone, bagnarla pochissimo e solo quando il terreno è completamente asciutto per evitare che il gelo spacchi le radici

Si bagna sempre dirigendo il getto dell’acqua (o l’erogatore dell’annaffiatoio) direttamente sul terreno, intorno al fusto. Inoltre dato che l’acqua del rubinetto è spesso molto calcarea, è sempre meglio usare l’acqua piovana o l’acqua di scarto dei condizionatori; in alternativa, lasciare decantare l’acqua di casa in un annaffiatoio per 24 ore prima di usarla, in modo che il cloro evapori e una parte del calcare si depositi sul fondo.

In caso di clima molto secco e caldo, oltre ad annaffiare, è buona norma nebulizzare la chioma la sera con acqua poco calcarea e a temperatura ambiente.

In generale, in estate occorre bagnare proprio la mattina presto o la sera dopo il tramonto. In questo modo l’acqua non evapora subito con il calore del sole e le radici hanno tutto il tempo di assorbirla. Inoltre, si evita lo shock termico alle radici dovuto all’acqua fredda sulla terra surriscaldata dal sole di mezzogiorno.

Se l’ortensia è in giardino, è consigliabile applicare uno strato di pacciamatura (corteccia di pino o aghi di pino) alla base della pianta: aiuterà tantissimo a trattenere l’umidità del terreno, riducendo la frequenza delle annaffiature e mantenendo l’acidità ideale del suolo.

Potatura

L’intervento di potatura sulle ortensie può essere effettuato in due momenti distinti dell’anno: durante la stagione autunnale, immediatamente dopo la conclusione della fioritura, oppure aspettando il termine della stagione fredda. In questo secondo caso, è necessario intervenire entro la fine di febbraio o, al massimo, nei primi giorni di marzo.

Questo lavoro va svolto quando l’arbusto si presenta del tutto privo di fogliame, anticipando il risveglio vegetativo e la successiva emissione delle nuove foglie.

L’operazione eseguita in inverno ha lo scopo di conferire alla pianta una sagoma geometricamente equilibrata e compatta, oltre a incentivare la nascita di nuove gemme e germogli che, durante la primavera, si trasformeranno nei rami futuri. Questo passaggio è utile anche per recidere fin dal punto di origine tutte le ramificazioni più deboli e danneggiate, insieme a quelle secche, deformi o dirette verso la parte interna della pianta in un senso non idoneo.

Qualora si riscontrasse la necessità di ringiovanire degli esemplari di ortensia particolarmente datati, sarà opportuno asportare alla base i rami più vecchi e parzialmente legnosi. Questo intervento di pulizia profonda permette di arieggiare la pianta, incrementando la sua capacità di resistere alle patologie e ostacolando l’insorgenza di marciumi, muffe e infezioni di natura fungina.

Dato che i rami dell’ortensia non sono eccessivamente legnosi o spessi, per effettuare il lavoro sono sufficienti delle semplici cesoie da giardinaggio. Resta comunque fondamentale che lo strumento impiegato sia tenuto in perfette condizioni, provvisto di lame costantemente pulite e affilate. Al fine di evitare sfilacciature sul legno, i tagli devono risultare decisi e precisi, motivo per cui l’affilatura è cruciale.

La disinfezione delle lame rappresenta poi un requisito essenziale per preservare la salute degli esemplari potati, scongiurando il rischio di veicolare microrganismi nocivi (come funghi e batteri) da un cespuglio malato a uno sano. Di conseguenza, si consiglia vivamente di igienizzare le lame, ad esempio utilizzando del comune alcol, ogni volta che si passa da un’ortensia all’altra.

Sotto l’aspetto pratico, l’incisione va praticata appena sopra una gemma orientata verso la parte esterna del cespuglio, così da indirizzare la crescita del futuro germoglio verso l’esterno della chioma. Il taglio deve essere inclinato (obliquo): questa specifica inclinazione impedisce alle gocce d’acqua di depositarsi sulla superficie recisa, favorendone il rapido deflusso.

Una volta ultimata la potatura, si suggerisce di dare vigore all’arbusto distribuendo un fertilizzante apposito per acidofile, prediligendo la formulazione in granuli e attenendosi scrupolosamente alle dosi e alle istruzioni riportate sulla confezione del prodotto. Questa accortezza fornirà alla pianta il sostentamento energetico necessario per affrontare al meglio la nuova annata.

Interventi specifici in base alla varietà

I criteri di potatura non sono universali, ma variano sensibilmente a seconda della specie di ortensia trattata. 

Hydrangea macrophylla

In questa varietà è fondamentale saper individuare preventivamente i rami fioriferi, ossia quelli sviluppatisi nell’anno precedente che ospiteranno i nuovi fiori sulla loro sommità: questi si distinguono facilmente poiché presentano una gemma appuntita alla loro estremità.

Per non compromettere la successiva fioritura, tali rami vanno assolutamente preservati e non tagliati. Al contrario, si dovrà intervenire sulle ramificazioni che hanno già fiorito nella passata stagione, le quali sorreggono le vecchie infiorescenze ormai disseccate che conferiscono un aspetto disordinato all’insieme.

Questi rami vanno accorciati lasciando circa 2 o 3 gemme dalla base, regolandosi in base all’altezza complessiva che si desidera far raggiungere al cespuglio.

Hydrangea paniculata

Le piante che producono le caratteristiche infiorescenze dalla forma a pannocchia seguono regole differenti. Questa specie fiorisce, infatti, sui rami dell’anno corrente, ovvero su quelli nuovi che nasceranno dalle gemme prodotte di recente.

Per tale ragione si rende necessaria una potatura decisamente più drastica ed energica, che prevede la riduzione di tutte le ramificazioni della pianta fino a ridurle a piccoli speroni corti, recidendo subito sopra una gemma.

Rinvaso e trapianto

Per minimizzare lo stress a carico dell’apparato radicale e garantire una ripartenza vigorosa, è necessario pianificare l’operazione di trapianto con cura, prestando attenzione al periodo, alla qualità del suolo e alla gestione della pianta nelle fasi immediatamente successive.

Il periodo perfetto per trapiantare l’ortensia coincide con il suo riposo vegetativo, quando la pianta è spoglia e l’attività della linfa è ridotta al minimo.

  • Tardo autunno (ottobre – novembre): è l’opzione migliore nelle zone a clima temperato. Il terreno è ancora tiepido, il che permette alle radici di iniziare a colonizzare il nuovo spazio prima dell’arrivo del gelo, garantendo un’esplosione vegetativa in primavera
  • Fine inverno (febbraio – inizio marzo): nei climi molto rigidi si preferisce attendere la fine dei grandi geli, intervenendo tassativamente prima che le gemme inizino a gonfiarsi e ad aprirsi.

Evitare assolutamente il trapianto in piena estate o durante la fioritura, poiché l’elevata traspirazione fogliare porterebbe la pianta a un rapido e letale appassimento.

Essendo piante acidofile, le ortensie non possono prescindere da un substrato specifico.

  • Se si trapianta in giardino, scavare una buca che sia ampia almeno il doppio rispetto al pane di terra della pianta. Sul fondo, creare uno strato drenante (argilla espansa o ghiaia) per scongiurare i ristagni idrici e riempire il resto della buca miscelando la terra di scavo con del terriccio specifico per piante acidofile e della torba bionda
  • In caso di rinvaso, scegliere un contenitore che sia di almeno 4-6 cm più grande rispetto al precedente. Assicurarsi che il vaso abbia i fori di drenaggio liberi, posizionare sul fondo uno strato di argilla espansa e utilizzare esclusivamente terriccio per acidofile di alta qualità, strutturato e ricco di fibra di cocco o torba per mantenere la corretta idratazione.

L’apparato radicale dell’ortensia è fibroso e denso, per cui occorre bagnare abbondantemente l’ortensia il giorno prima del trapianto: il pane di terra umido si sfilerà più facilmente dal vecchio vaso senza sfaldarsi.

A questo punto, estrarre la pianta con delicatezza: se le radici hanno formato un groviglio compatto sul fondo, massaggiarle delicatamente con le mani o praticare dei leggeri tagli verticali per “aprire” la zolla. Questo stimolerà l’emissione di nuove radichette laterali verso il nuovo terreno.

A questo punto si può posizionare l’ortensia nella nuova dimora facendo attenzione che il colletto (la zona di passaggio tra fusto e radici) si trovi esattamente a livello del terreno. Interrare troppo la pianta favorisce i marciumi del colletto, mentre lasciarla troppo alta espone le radici superficiali al disseccamento.

Cure post-trapianto

Una volta riempiti gli spazi vuoti con la terra, pressare leggermente il suolo con le mani per eliminare eventuali sacche d’aria ed effettuare subito una bagnatura abbondante e generosa. Questa prima annaffiatura non serve solo a dissetare la pianta, ma ha lo scopo di far aderire perfettamente il nuovo terriccio alle radici.

Inoltre, distribuire uno strato di 5-7 cm di corteccia di pino (bark) o aghi di pino alla base allo scopo di isolare termicamente le radici dagli sbalzi di temperatura e ridurre drasticamente l’evaporazione dell’acqua; decomponendosi lentamente, poi, la pacciamatura contribuisce a mantenere acido il pH del suolo.

Non somministrare concimi chimici subito dopo il trapianto: le radici devono prima adattarsi e i sali minerali di un fertilizzante potrebbero bruciare i capillari radicali appena formati. Attendere circa 3-4 settimane prima di iniziare con una leggera nutrizione.

Ubicazione stagionale

L’ortensia è una pianta che può stare all’esterno tutto l’anno, tenendo presente che però teme le gelate.

In caso di inverni particolarmente rigidi, per proteggere la pianta è consigliabile coprire la base dell’arbusto con uno strato di pacciame, con foglie secche al piede ed eventualmente un velo di tessuto non tessuto.

Anche nel caso di ortensie in vaso, specialmente nelle regioni alpine e prealpine, è utile ripararle in serra o sotto teli trasparenti.

Raccolta

I fiori di ortensia si prestano molto ad essere essiccati per dar vita a bellissime composizioni. La raccolta dei fiori di ortensia deve avvenire sul finire del periodo della fioritura, quindi a inizio autunno, tagliando lo stelo a circa dieci centimetri sotto il fiore.

A questo punto, per essiccare le ortensie, i fiori si devono porre, meglio se appesi a testa in giù, in un luogo fresco e asciutto, in una stanza buia come un ripostiglio o una cantina, lasciando che perdano completamente tutta l’umidità.

Per accelerare il processo si può eventualmente porre le ortensie in un contenitore chiuso riempito di cristalli di gel di silice per tre o quattro giorni.

Malattia e cure

Le ortensie risentono notevolmente della mancanza di ferro, un disturbo fisiologico denominato clorosi ferrica. Questa problematica si verifica con estrema regolarità in presenza di suoli calcarei e poveri di elementi nutritivi, in contesti caratterizzati da costanti ristagni d’acqua, oppure quando l’esemplare si trova all’interno di un vaso il cui terriccio è ormai esaurito.

Il fenomeno si palesa durante i mesi estivi, provocando una perdita di colore della lamina fogliare che diventa gialla, mentre le venature mantengono la loro colorazione verde originaria.

Senza un tempestivo intervento, lo sviluppo dell’arbusto subisce un arresto e il nuovo fogliame, nascendo già ingiallito, tende a virare verso il bianco prima di disseccarsi. Nelle situazioni più critiche, la pianta smette di fiorire e va incontro a un rapido declino, condizionando negativamente anche l’emissione dei germogli per la stagione successiva.

Se i cespugli hanno sofferto di questa carenza durante l’anno precedente, nella stagione in corso diviene fondamentale somministrare al suolo formulati ad alto contenuto di ferro per un minimo di 3 o 4 interventi, partendo da aprile e proseguendo fino a giugno o luglio, impiegando opzioni in polvere o liquide (come il solfato di ferro o il ferro chelato). In aggiunta, si raccomanda di incorporare della torba nel substrato e di moderare le bagnature, poiché l’acqua in eccesso nel terreno inibisce la capacità delle radici di assimilare i nutrimenti.

Altre avversità e patologie 

La salute di questa pianta può essere messa a rischio da ulteriori problematiche e parassiti:

Muffa grigia

Questo patogeno fungino colpisce prevalentemente nella stagione estiva, localizzandosi sulle foglie situate più in basso o nelle porzioni interne della chioma, dove l’ombra è maggiore. In queste zone si formano aree degradate di colore marrone-grigiastro sormontate da una lanugine biancastra.

Il fungo è in grado di danneggiare gravemente anche le infiorescenze e predilige le piante giovani, oltre alle varietà a fiore bianco, manifestandosi soprattutto in estati afose e piovose.

Come misura preventiva, nel mese di aprile è fondamentale sfoltire i rami fioriferi qualora la vegetazione risultasse troppo densa, avendo cura inoltre di evitare le irrigazioni dall’alto sulla chioma.

Maculature fogliari

In presenza di macchie di forma ovale lunghe fino a circa due centimetri, dalle tonalità rosse o marroni e delimitate da una cerchiatura gialla (con la parte centrale più chiara e priva di vita), è necessario trattare le ortensie in primavera e successivamente in piena estate utilizzando prodotti a base di rame, quali l’ossicloruro di rame o la poltiglia bordolese.

Tali infezioni si riscontrano con maggiore incidenza verso il termine del ciclo vegetativo, in autunno, a causa dell’incremento del tasso di umidità nell’aria.

Oziorrinco

Questo coleottero, particolarmente attratto dalle specie acidofile, si contrasta tra aprile e maggio immettendo nel terreno organismi microscopici antagonisti: i nematodi. Questi piccoli vermi utili si nutrono delle larve dell’insetto presenti nel suolo durante la primavera, ed è un trattamento che va ripetuto al termine dell’estate.

Nei mesi estivi si può invece optare per una rimozione manuale e diretta da compiere nelle ore del post-tramonto, individuando sulle foglie gli esemplari adulti mentre sono intenti a nutrirsi.

Tripidi

Questi insetti pungono la superficie delle foglie determinandone il successivo accartocciamento. Di norma, l’intervento si rende necessario solo di fronte a infestazioni di forte entità, impiegando antiparassitari specifici (differenti da quelli usati contro gli afidi) formulati con principi attivi come lo Spinosad o l’Abamectina.

Cocciniglia farinosa (o cotonosa)

Poiché la proliferazione di questi parassiti è incentivata da contesti caldo-umidi, da una massa fogliare densa e da una scarsa illuminazione, a scopo preventivo è bene esaminare con attenzione la pagina inferiore delle foglie a partire dal mese di aprile, eseguendo nel contempo potature di sfoltimento per favorire il passaggio dell’aria nella chioma.

Alla comparsa dei primi focolai di cocciniglie, occorre intervenire tempestivamente con insetticidi appositi, come gli oli minerali.

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