Orchidea phalaenopsis

Phalaenopsis

L'orchidea phalaenopsis si coltiva in vaso nel nostro Paese.

  • L'orchidea phalaenopsis si coltiva in vaso nel nostro Paese.
  • L'orchidea phalaenopsis vanta una straordinaria gamma di colorazioni possibili e screziature dei petali.
  • Come si vede in foto, i fiori dell'orchidea phalaenopsis assomigliano alle ali di una farfalla (da cui il nome).
  • L'orchidea phalaenopsis necessita di un'esposizione luminosa e brillante ma evitando l'irraggiamento diretto.
  • L'orchidea phalaenopsis è epifita, ovvero cresce su altre piante dalle quali non sottrae però nutrimento.
  • L’orchidea phalaenopsis si coltiva in vaso nel nostro Paese.
  • L’orchidea phalaenopsis vanta una straordinaria gamma di colorazioni possibili e screziature dei petali.
  • Come si vede in foto, i fiori dell’orchidea phalaenopsis assomigliano alle ali di una farfalla (da cui il nome).
  • L’orchidea phalaenopsis necessita di un’esposizione luminosa e brillante ma evitando l’irraggiamento diretto.
  • L’orchidea phalaenopsis è epifita, ovvero cresce su altre piante dalle quali non sottrae però nutrimento.

Il genere phalaenopsis comprende circa settanta specie di piante appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae. Queste orchidee sono prevalentemente epifite, il che significa che in natura crescono sui rami degli alberi, o talvolta litofite, ancorandosi alle rocce. A differenza di molte altre orchidee, la phalaenopsis presenta una crescita monopodiale: si sviluppa da un unico fusto centrale che cresce verticalmente, senza la formazione di pseudobulbi, tipici di altre varietà.  

Il fusto è corto e spesso nascosto dalle basi sovrapposte delle foglie. La pianta produce generalmente da due a sei foglie di un verde intenso, di forma ovale, ampie e carnose, con una lunghezza che può variare dai 10 ai 50 cm. La consistenza succulenta delle foglie è una caratteristica distintiva, poiché esse fungono da organi di riserva d’acqua, compensando l’assenza di pseudobulbi per l’immagazzinamento idrico.  

Un elemento cruciale dell’anatomia della phalaenopsis sono le sue radici. Queste sono robuste, dense e fortemente ramificate, spesso crescendo liberamente nell’aria. Le radici aeree sono dotate di pneumatodi, strutture che facilitano lo scambio gassoso, e sono rivestite da un tessuto spugnoso chiamato velamen.

Il velamen è un adattamento vitale che permette alle radici di assorbire efficientemente il vapore acqueo e i nutrienti direttamente dall’atmosfera, e contiene clorofilla, contribuendo alla fotosintesi. Questa capacità di assorbimento rapido e la contemporanea necessità di asciugatura spiegano perché le radici aeree che fuoriescono dal vaso sono un segno di salute e non devono essere forzate nel substrato.   

Le orchidee phalaenopsis sono originarie delle regioni tropicali e subtropicali del Sud-est asiatico, con una particolare diffusione in India, Filippine, Indonesia, Taiwan e alcune zone dell’Australia. Nel loro ambiente naturale, prosperano in foreste umide, a volte a livello del mare, altre volte in regioni montane più elevate, ma sempre in condizioni di luce filtrata e ombreggiata dalle chiome degli alberi. Questo habitat naturale è caratterizzato da temperature calde, generalmente tra i 20°C e i 35°C, e da un’elevata umidità atmosferica, tipicamente tra il 60% e il 70%.  

La comprensione di questo habitat è la chiave per una coltivazione di successo dell’orchidea, quindi replicare le condizioni naturali della phalaenopsis in casa è il principio guida di ogni pratica di cura. Questo spiega perché i substrati tradizionali non sono adatti e perché vengono utilizzati materiali come la corteccia, lo sfagno e la perlite, che offrono il drenaggio e l’aerazione necessari alle radici abituate a vivere all’aria aperta. La necessità di luce indiretta e di un’umidità elevata deriva direttamente dalle condizioni della foresta pluviale tropicale, dove la pianta è protetta dalla luce solare diretta ma beneficia di un’atmosfera costantemente umida.

Ne consegue che la coltivazione della phalaenopsis, sebbene possa sembrare complessa a prima vista, si rivela un’esperienza gratificante una volta comprese le sue specifiche esigenze.

La luce indiretta e brillante è il motore della fotosintesi e della fioritura, e la sua corretta gestione previene danni e promuove una crescita vigorosa. 

L’annaffiatura, spesso il punto più critico, richiede attenzione al colore delle radici – il velamen che diventa grigio-argenteo è il segnale più affidabile che indica la necessità di acqua. Il metodo per immersione, seguito da un drenaggio completo, replica efficacemente il ciclo naturale di umidità e asciugatura delle radici epifite, prevenendo il marciume; la concimazione deve essere mirata, con rapporti NPK specifici per le fasi di crescita e fioritura, adattati al substrato per ottimizzare l’apporto nutritivo.

Il rinvaso regolare dell’orchidea, dettato dalla decomposizione del substrato e non solo dalle dimensioni della pianta, è un’operazione che richiede precisione e, soprattutto, la sterilizzazione meticolosa degli attrezzi per evitare la trasmissione di malattie. La potatura, sia per la gestione degli steli fioriferi che per la rimozione di parti morte o malate, è uno strumento per dirigere l’energia della pianta verso la fioritura e mantenerla in salute. La propagazione tramite keiki offre un metodo accessibile per moltiplicare queste splendide piante.

Infine, la gestione di parassiti e malattie si basa principalmente sulla prevenzione. Mantenere un ambiente pulito e ottimale, con un’adeguata circolazione dell’aria e un’attenta osservazione, riduce drasticamente la suscettibilità dell’orchidea phalaenopsis.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

L’orchidea phalaenopsis è una pianta rifiorente e vanta una lunga fioritura, che perdura da 3 a 5 mesi (da dicembre ad aprile), o anche più, se le condizioni di coltivazione sono ottimali.

I fiori dell’orchidea phalaenopsis sono ampi, piatti e spesso delicatamente profumati. La loro struttura è caratterizzata da cinque petali (o più precisamente tepali) disposti simmetricamente, spesso larghi, di forma ovale e con bordi leggermente ondulati. Una delle caratteristiche più distintive è il “labello” o “labbro”, una struttura centrale prominente che funge da “piattaforma di atterraggio” per gli impollinatori e che spesso esibisce colorazioni o motivi particolarmente appariscenti.  

La varietà cromatica dei fiori di phalaenopsis è straordinaria, spaziando da diverse tonalità di bianco, rosa, viola, giallo e verde, con alcune varietà che presentano tinte unite e altre che sfoggiano intricati disegni come macchie, strisce o sfumature.

La loro durata è notevole: un singolo stelo reciso può mantenere i suoi fiori freschi per 7-21 giorni, mentre sulla pianta i fiori possono persistere per 3-5 mesi, e in condizioni ottimali anche più a lungo.

Se l’orchidea appare sfiorita, non va gettata, anzi, è possibile curarla e farla rifiorire eliminando prima di tutto le eventuali radici marcescenti, quindi effettuando la potatura dello stelo. 

Commestibilità

SemiFoglieFioriFustoFruttiRadiciBulbo

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggine

Tutte le orchidee, inclusa l’orchidea phalaenopsis, possono essere moltiplicate attraverso due sistemi principali: per seme o per via vegetativa. La propagazione vegetativa è generalmente più semplice (e quindi consigliata) per i coltivatori amatoriali e produce piante identiche alla pianta madre.  

Propagazione tramite keiki

I keiki (termine hawaiano che significa letteralmente “bambini”) sono piccole piante figlie o germogli che si sviluppano dalla pianta madre, spesso dagli steli fioriferi. La loro formazione può essere incoraggiata tagliando lo stelo fiorifero sfiorito o applicando una pasta specifica per keiki su un nodo desiderato.  

È cruciale attendere che il keiki abbia sviluppato almeno 2-3 radici lunghe 3-4 cm prima di separarlo dalla pianta madre. Questo assicura che la nuova piantina sia sufficientemente matura e abbia le risorse necessarie per sopravvivere autonomamente.  

Per rimuoverlo correttamente, ecco come fare:

  1. Tagliare lo stelo sotto il keiki, includendo una piccola sezione dello stelo fiorifero della pianta madre per supportare il keiki, oppure tagliare lo stelo sopra e sotto il punto di attacco del keiki. Utilizzare attrezzi sterilizzati (forbici o lama affilata) per prevenire la trasmissione di malattie
  2. Piantare il keiki in un piccolo vaso riempito con un substrato appropriato per orchidee, come sfagno o una miscela fine di corteccia. Assicurarsi che il substrato sia umido e ben drenante 
  3. Posizionare il keiki in un ambiente con umidità controllata e luce indiretta; nebulizzare regolarmente e mantenere una temperatura costante, idealmente tra 21-27°C durante il giorno. Se il keiki sviluppa uno stelo fiorifero prematuramente, è consigliabile tagliarlo per reindirizzare l’energia verso lo sviluppo delle radici e l’attecchimento nel nuovo vaso

Propagazione per seme

La propagazione delle orchidee da seme è estremamente difficile per i coltivatori amatoriali, inoltre può richiedere diversi anni prima che la pianta produca fiori.

Semi

L’orchidea phalaenopsis ha semi minuscoli, simili ad una polvere fine, contenuti nei baccelli.

Informazioni e curiosità

Il nome particolare della pianta deriva dal greco antico phalaina, ovvero farfalla o falena, e opsis, ossia somiglianza, proprio a indicare la similarità tra i bellissimi petali dell’orchidea phalaenopsis e le ali di un lepidottero.

Le varietà tra le quali scegliere sono davvero molte, tra queste:

Coltivazione

VasoPiena Terra

L’orchidea phalaenopsis si coltiva in vaso per poterla spostare comodamente secondo le esigenze, proteggendola così dal freddo in inverno.

Collocazione

InternoEsterno

L’orchidea phalaenopsis viene considerata una pianta d’appartamento, che può essere spostata all’esterno solo a determinate condizioni.

Concimazione

La concimazione regolare è essenziale per sostenere una crescita sana e una fioritura abbondante dell’orchidea phalaenopsis.  

Periodo e tipo di concimazione

  • Periodo di crescita attiva e fioritura (primavera-estate): durante questi mesi, quando la pianta è più vigorosa, concimare regolarmente. La frequenza raccomandata è ogni 10-15 giorni, o due volte al mese
  • Periodo di riposo (autunno-inverno): durante i mesi più freddi, la crescita della pianta rallenta. È consigliabile ridurre o sospendere completamente la concimazione in questo periodo. Un eccesso di fertilizzante durante la dormienza può inibire le fioriture future 

La scelta del tipo di fertilizzante dovrebbe tenere conto della fase di crescita della pianta e del tipo di substrato utilizzato.

  • Fertilizzante bilanciato: un fertilizzante bilanciato specifico per orchidee (ad esempio, NPK 5-5-5, 18-18-18 o 10-10-10) è adatto per la crescita generale e il mantenimento della salute della pianta
  • Fertilizzante ad alto contenuto di azoto: se il substrato è a base di corteccia, è opportuno utilizzare un fertilizzante ad alto contenuto di azoto (ad esempio, 30-10-10). Questo perché la decomposizione della corteccia consuma azoto, rendendo necessaria un’integrazione maggiore per la pianta
  • Fertilizzante ad alto contenuto di fosforo: per stimolare specificamente la fioritura, è consigliabile passare a un fertilizzante ad alto contenuto di fosforo quando si desidera indurre la produzione di fiori

I fertilizzanti devono essere sempre diluiti in acqua secondo le istruzioni del produttore. 

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbra

La luce è un fattore primario che influenza direttamente la capacità di fotosintesi e la fioritura dell’orchidea phalaenopsis. Questa pianta prospera in condizioni di luce brillante, indiretta e diffusa, che imita l’ambiente ombreggiato del sottobosco tropicale. Al tempo stesso, l’esposizione diretta ai raggi solari, specialmente durante le ore più calde della giornata, è estremamente dannosa e può causare bruciature irreversibili sulle foglie e sui fiori.  

La posizione ideale per una phalaenopsis in casa è vicino a una finestra esposta a Est o ad Ovest, dove riceve luce intensa ma filtrata. Una finestra esposta a sud può essere accettabile se adeguatamente ombreggiata con tende leggere per diffondere la luce. 

È importante saper riconoscere i segnali che la pianta invia riguardo i difetti di illuminazione. Un’eccessiva esposizione solare si manifesta con foglie che sviluppano macchie gialle o marroni, diventano secche e fragili, e con i piccioli dei fiori che mostrano segni di bruciatura. Al contrario, una luce insufficiente può far sì che le foglie assumano un colore verde scuro e opaco, indicando che la pianta non sta fotosintetizzando in modo efficiente. In queste condizioni, la crescita sarà stentata e la produzione di fiori ridotta o assente.

Per garantire una distribuzione uniforme della luce e promuovere uno sviluppo equilibrato, è consigliabile ruotare regolarmente la pianta, ad esempio ogni una o due settimane.  

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

L’annaffiatura è un aspetto cruciale nella cura dell’orchidea e, nel caso della phalaenopsis, piuttosto critico, poiché questa pianta non possiede organi di riserva d’acqua significativi oltre alle foglie.

La regola fondamentale è mantenere le radici costantemente umide ma mai inzuppate o a contatto con acqua stagnante. L’eccesso d’acqua è la causa più comune di marciume radicale e, di conseguenza, della morte della pianta.  

Come capire quando annaffiare

  • Substrato: annaffiare quando il substrato è quasi asciutto al tatto  
  • Peso del vaso: un vaso leggero indica che il substrato si è asciugato e necessita di acqua  
  • Colore delle radici: le radici sane e idratate appaiono verdi e turgide. Quando la pianta ha bisogno di acqua, le radici assumono un colore grigio-argenteo. I vasi trasparenti sono altamente raccomandati per consentire questa valutazione visiva 
  • Colore della corteccia: se si utilizza un substrato a base di corteccia, un colore chiaro o trasparente indica che è asciutto, mentre un colore cioccolato indica presenza di umidità 

Ogni quanto e come annaffiare

Questo parametro varia notevolmente in base alla stagione, alla temperatura, all’umidità ambientale e al tipo di substrato.  

  • Generale: tipicamente una volta ogni 7-10 giorni  
  • Estate: più frequentemente, anche ogni due giorni o 2-3 volte a settimana, a causa dell’aumento delle temperature e della rapida evaporazione
  • Inverno: ridurre la frequenza a ogni 10-20 giorni o una volta ogni due settimane, poiché la pianta entra in un periodo di riposo vegetativo

Il metodo per immersione è considerato il più efficace per bagnare l’orchidea phalaenopsis. Ecco come fare:

  • Riempire un contenitore (bacinella, secchio) con acqua a temperatura ambiente, evitando acqua troppo fredda o calda
  • Immergere il vaso dell’orchidea direttamente nell’acqua per 10-15 minuti. Per la prima annaffiatura dopo il rinvaso, l’immersione può durare fino a 30 minuti: questo permette alle radici di assorbire l’acqua in modo graduale e uniforme senza inzupparsi  
  • Dopo l’immersione, rimuovere il vaso e lasciar sgocciolare completamente l’acqua in eccesso. È fondamentale che non rimanga acqua stagnante nel sottovaso, poiché ciò favorisce l’insorgenza del marciume radicale  
  • Annaffiare sempre al mattino per consentire alle foglie e alla corona della pianta di asciugarsi completamente prima della notte, prevenendo il marciume della corona stessa 

L’acqua piovana è preferibile all’acqua del rubinetto, che spesso contiene un eccesso di calcare; l’acqua distillata è un’ottima alternativa per prevenire l’accumulo di minerali. L’uso della stessa acqua per l’immersione di più piante è sconsigliato, in quanto può favorire la trasmissione di patogeni.  

L’umidità atmosferica è un altro fattore decisivo per la phalaenopsis, che nel suo habitat naturale beneficia di un’aria costantemente umida. L’intervallo di umidità relativa ideale si attesta tra il 50% e il 70%, mentre un’umidità troppo bassa può manifestarsi con punte delle foglie marroni o secche.  

Esistono diversi metodi per aumentare l’umidità intorno all’orchidea phalaenopsis in ambienti domestici:

  • Vassoi con ghiaia e acqua: posizionare il vaso dell’orchidea su un vassoio riempito con ghiaia fine e un sottile strato d’acqua, assicurandosi che il fondo del vaso non sia immerso nell’acqua. L’evaporazione creerà un microclima più umido intorno alla pianta  
  • Umidificatori: l’uso di un umidificatore ambientale è un modo efficace per mantenere livelli di umidità costanti, soprattutto in spazi interni più secchi  
  • Raggruppamento delle piante: raggruppare più piante, in particolare quelle che amano l’umidità, può aumentare naturalmente l’umidità locale attraverso la traspirazione  
  • Nebulizzazione: nebulizzare leggermente le foglie con acqua a temperatura ambiente può fornire un aumento temporaneo dell’umidità, specialmente nelle giornate calde. È importante evitare di bagnare i fiori per prevenire macchie  

Un aspetto cruciale è il bilanciamento tra alta umidità e una buona circolazione dell’aria. Sebbene l’umidità sia essenziale, l’aria stagnante e umida crea un ambiente favorevole alla proliferazione di malattie fungine e batteriche.

L’umidità prolungata superiore all’80-90% senza adeguata ventilazione può agevolare la nascita di marciumi e funghi. Un piccolo ventilatore può essere utilizzato per promuovere un leggero movimento dell’aria, replicando le condizioni di brezza dell’habitat naturale e prevenendo la stagnazione: l’orchidea phalaenopsis necessita di aria umida in movimento, non di aria umida e ferma.  

Potatura

Il periodo migliore per potare l’orchidea phalaenopsis è generalmente dopo che ha terminato la sua fioritura, solitamente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Tuttavia, le operazioni di manutenzione generale, come la rimozione di foglie morte, possono essere eseguite in qualsiasi momento dell’anno, secondo necessità.  

Potatura degli steli fioriferi

Per indurre una nuova fioritura dallo stesso stelo, se lo stelo fiorifero rimane verde dopo che i fiori sono appassiti, tagliarlo a circa 2 cm sopra un nodo visibile. Questa tecnica stimola la pianta a produrre nuovi steli fioriferi laterali, favorendo ulteriori fioriture.

In alternativa, tagliare lo stelo marrone a circa 7 cm di altezza dopo la caduta dell’ultimo fiore per incoraggiare la rifiorenza ogni sei mesi. 

Se invece lo stelo fiorifero diventa completamente marrone e secco, significa che non è più vitale. In questo caso, va tagliato alla base della pianta. La rimozione dei singoli fiori appassiti non è sempre necessaria, poiché spesso cadono da soli.  

Potatura delle foglie

Rimuovere le foglie che ingialliscono (a meno che non sia una singola foglia inferiore che invecchia naturalmente), diventano marroni o nere. Le foglie ingiallite possono spesso essere rimosse facilmente a mano o con forbici pulite. 

Potatura delle radici

Durante il rinvaso, ispezionare attentamente le radici e tagliare quelle che appaiono non sane, morte, marroni o molli. Le radici aeree sane che crescono fuori dal vaso dovrebbero generalmente essere lasciate indisturbate, in quanto sono una parte normale e benefica della struttura della pianta.  

Rinvaso e trapianto

Dato che l’orchidea phalaenopsis ha esigenze molto specifiche, il rinvaso è preferibile al trapianto.

Il rinvaso è una pratica di manutenzione cruciale non solo per dare più spazio alle radici, ma soprattutto per rinnovare il substrato di coltivazione. Con il tempo, i materiali organici nel substrato si decompongono, perdendo la loro struttura porosa e la capacità di drenare e aerare adeguatamente. Questo porta a un ambiente costantemente umido e asfittico, favorendo il marciume radicale.  

L’orchidea phalaenopsis necessita generalmente di essere rinvasata ogni 2-3 anni o all’insorgenza di alcuni segnali chiave, come:

  • Il vaso è completamente riempito di radici  
  • Le radici fuoriescono in modo eccessivo dai fori di drenaggio  
  • Il substrato appare decomposto, fine e simile a terriccio, o presenta muffa  
  • Il substrato non si asciuga correttamente, trattenendo troppa umidità  
  • Le foglie appaiono afflosciate o ingiallite (un segno che può indicare marciume radicale dovuto a un substrato deteriorato)  

Il momento ideale per rinvasare è dopo che l’orchidea ha terminato la fioritura ed è entrata nel suo periodo di riposo vegetativo, tipicamente in primavera. È di vitale importanza non rinvasare mai un’orchidea in fiore, poiché lo stress può causare la caduta di tutti i fiori. 

Per quanto riguarda la scelta del contenitore, i vasi trasparenti in plastica sono altamente raccomandati, poiché permettono di monitorare visivamente lo stato e il colore delle radici e consentono alla luce di raggiungere le radici fotosintetiche. I vasi in terracotta asciugano il substrato più rapidamente e offrono maggiore stabilità per piante con chioma voluminosa, mentre quelli in plastica trattengono più umidità e sono più leggeri.  

Inoltre, si raccomanda di scegliere un vaso che contenga comodamente il sistema radicale senza necessità di piegare o avvolgere eccessivamente le radici. Un vaso troppo grande tratterrebbe troppa umidità nel substrato in eccesso, favorendo il marciume.

Assicurarsi che il vaso abbia numerosi fori di drenaggio.  

Terriccio

L’orchidea phalaenopsis, essendo epifita, richiede un substrato specifico che garantisca eccellente drenaggio e aerazione, replicando il suo ambiente naturale sugli alberi. Il terriccio tradizionale è assolutamente inadatto.  

Ubicazione stagionale

L’orchidea phalaenopsis predilige temperature calde e stabili, che riflettano il loro ambiente di origine tropicale. La temperatura diurna ideale si aggira attorno ai 20-25°C, mentre durante la notte è preferibile una leggera diminuzione, con temperature ideali tra i 15 e i 18°C

La phalaenopsis può anche tollerare temperature massime di 30-32°C, o fino a 32-34°C, a condizione che vi sia un’adeguata ventilazione e umidità per prevenire il surriscaldamento. È fondamentale evitare sbalzi termici improvvisi e correnti d’aria fredda, poiché questi fattori possono causare stress alla pianta e comprometterne la fioritura, portando alla caduta dei boccioli. Temperature inferiori ai 15°C (60°F) aumentano il rischio di marciume radicale, soprattutto se il substrato è troppo umido.  

Per indurre la fioritura, un calo controllato delle temperature notturne a circa 12-15°C per diverse settimane in autunno è spesso efficace e stimola la formazione di nuovi steli fioriferi.  

Malattia e cure

Specialmente se non vengono rispettate le corrette regole di coltivazione, l’orchidea phalaenopsis può ammalarsi facilmente.

Parassiti

L’orchidea phalaenopsis non è generalmente soggetta a gravi problemi di parassiti, ma la loro presenza è spesso un segnale di squilibri ambientali o di scarsa igiene.  

Cocciniglie (a scudetto e farinose)

Le cocciniglie si manifestano come protuberanze bianche o chiazze lanuginose sulle foglie, sui fusti o nelle ascelle fogliari. Quelle a scudetto possono far ingiallire le foglie e causarne la caduta prematura; le cocciniglie farinose lasciano chiazze bianche e appiccicose (melata).  

  • Trattamento: isolare immediatamente la pianta infestata per prevenire la diffusione. Per infestazioni lievi, rimuovere manualmente i parassiti con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool isopropilico diluito (1:1 con acqua). Oli orticoli, olio di neem o oli minerali diluiti (1:1 con acqua) possono essere spruzzati su tutta la pianta, evitando giornate calde. Il sapone insetticida è un’altra opzione efficace. Per infestazioni più gravi, si possono usare insetticidi specifici per orchidee contenenti imidacloprid o prodotti come Malathion, Orthene, o Safer Soap, seguendo attentamente le istruzioni 
  • Prevenzione: rimuovere le vecchie guaine fogliari e fiorali che possono servire da nascondiglio; ispezionare attentamente le nuove piante prima di introdurle in casa; un rinvaso con nuovo substrato può aiutare a eliminare le infestazioni  

Acari (ragnetto rosso) 

Si manifestano con piccole ragnatele sottili sulle foglie e un aspetto puntinato o argentato sulla superficie fogliare, causato dalla perdita di clorofilla. Compaiono spesso in condizioni di clima caldo e secco.  

  • Trattamento: aumentare l’umidità e nebulizzare le foglie dell’orchidea phalaenopsis può aiutare a scoraggiarli. Spruzzare con olio orticolo, sapone insetticida diluito o miscele casalinghe di alcool, sapone e acqua. In casi gravi, si possono usare acaricidi specifici  
  • Prevenzione: mantenere un’umidità elevata e, se possibile, abbassare la temperatura aiuta a prevenire le infestazioni  

Aleurodidi (mosche bianche)

Si tratta di piccoli insetti simili a falene che si alzano in volo come una nuvola quando la pianta viene mossa. Attaccano boccioli, fiori e nuovi germogli.  

  • Trattamento: spruzzare con Malathion, Orthene o Safer Soap, ripetendo le applicazioni ogni 4 giorni fino alla scomparsa del problema  
  • Prevenzione: buona igiene e rimozione delle erbacce circostanti

Formiche

Le formiche non causano danni diretti all’orchidea phalaenopsis, ma sono attratte dalla melata prodotta da altri parassiti succhiatori come afidi e cocciniglie  

  • Trattamento: trattare il parassita primario che produce la melata. Una soluzione di Orthene o Liquid Sevin versata nel vaso all’aperto può farle uscire rapidamente  
  • Prevenzione: Mantenere la pianta e l’area di coltivazione libere da parassiti succhiatori  

La presenza di parassiti è spesso un indicatore di stress ambientale. Mantenere le condizioni ottimali di luce, temperatura, umidità e circolazione dell’aria, insieme a una pulizia regolare delle foglie, rende la pianta più resistente e meno attraente per gli infestanti.  

Malattie fungine e batteriche

L’orchidea phalaenopsis è suscettibile a diverse malattie fungine e batteriche, spesso legate a condizioni ambientali non ideali, come l’eccesso di umidità, la scarsa circolazione dell’aria o l’irrigazione eccessiva.  

La prevenzione è la strategia più efficace. Mantenere un’adeguata igiene, garantire una buona circolazione dell’aria e un equilibrio ottimale di temperatura, umidità e concimazione sono pratiche fondamentali. Inoltre, la sterilizzazione degli attrezzi da potatura è un’azione imprescindibile per prevenire la trasmissione di batteri e funghi. È inoltre consigliabile ridurre la bagnatura delle foglie, poiché l’acqua stagnante favorisce le infezioni. 

Marciume radicale 

È spesso il risultato di annaffiature eccessive, un substrato che non drena bene o la presenza di acqua stagnante nel sottovaso. Le radici diventano nere, marroni o molli al tatto, mentre le foglie possono ingiallire e avvizzire.  

  • Trattamento: rimuovere tutte le radici marce con attrezzi sterilizzati; rinvasare la pianta in un nuovo substrato fresco e ben drenante; trattare con un fungicida specifico  
  • Prevenzione: adottare tecniche di annaffiatura corrette (lasciare asciugare il substrato tra un’annaffiatura e l’altra, garantire un drenaggio completo); utilizzare un substrato appropriato e vasi trasparenti; evitare basse temperature combinate con alta umidità  

Infezioni batteriche (come marciume molle, macchia batterica)

Si manifestano con macchie acquose sulle foglie, spesso circondate da aloni gialli, che possono rapidamente marcire e avere un odore sgradevole. La macchia batterica può iniziare come una piccola bolla verde sporco che si ingrandisce, diventando marrone o nera e affossata, rilasciando liquido. Si diffondono rapidamente tramite schizzi d’acqua.  

  • Trattamento: isolare immediatamente l’orchidea phalaenopsis infetta per prevenire la diffusione; rimuovere tutto il tessuto infetto utilizzando uno strumento sterilizzato; spruzzare con battericidi contenenti composti di ammonio quaternario o rame (attenzione: il rame non è adatto a tutte le orchidee). Un fungicida può essere applicato anche per prevenire infezioni fungine secondarie  
  • Prevenzione: evitare l’irrigazione dall’alto per ridurre gli schizzi d’acqua; mantenere le foglie asciutte, aumentare la circolazione dell’aria e, se possibile, ridurre la temperatura e l’umidità  

Infezioni fungine (come botrytis, antracnosi, macchie fogliari)

Si presentano con macchie di vario tipo sulle foglie (scure, marroni, grigie, con anelli concentrici) o sui fiori (piccole macchie nere o marroni che si ingrandiscono oppure muffa grigia). Le foglie possono ingiallire e avvizzire. 

  • Trattamento: isolare la pianta; rimuovere le parti infette con attrezzi sterilizzati; spruzzare con un fungicida appropriato (contenente rame, composti di ammonio quaternario o, in casi estremi, spinosina)  
  • Prevenzione: mantenere una buona igiene, garantire un’ottima circolazione dell’aria, e, se possibile, abbassare le temperature e aumentare la luce. Rimuovere i fiori infetti, poiché possono fungere da serbatoio per l’infezione  
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