Mirtillo (pianta)

Vaccinium myrtillus

Il mirtillo cresce allo stato spontaneo nelle zone montane.

  • Il mirtillo cresce allo stato spontaneo nelle zone montane.
  • Il mirtillo nero di bosco è la più celebre, ma non l'unica, specie di questa pianta.
  • Il mirtillo è un arbusto dalla crescita piuttosto lenta e portamento espanso.
  • Il mirtillo produce i suoi celebri frutti succosi durante l'estate.
  • Il mirtillo ama le posizioni soleggiate e i climi freschi.
  • I fiori a forma campanulata del mirtillo compaiono nel periodo fine primavera/estate.
  • Il mirtillo cresce allo stato spontaneo nelle zone montane.
  • Il mirtillo nero di bosco è la più celebre, ma non l’unica, specie di questa pianta.
  • Il mirtillo è un arbusto dalla crescita piuttosto lenta e portamento espanso.
  • Il mirtillo produce i suoi celebri frutti succosi durante l’estate.
  • Il mirtillo ama le posizioni soleggiate e i climi freschi.
  • I fiori a forma campanulata del mirtillo compaiono nel periodo fine primavera/estate.

Vaccinium myrtillus, il mirtillo nero, appartiene al genere Vaccinium della famiglia delle Ericacee; è un piccolo arbusto a foglia caduca con portamento espanso, di altezza compresa tra 20 e 60 cm, con crescita molto lenta, tipico delle zone montane. Le foglie hanno forma ellittica e affusolata, con i bordi zigrinati; il fiore, rosa e a forma di campana, cresce sotto le foglioline. Il frutto che tutti conosciamo è una piccola bacca dalla polpa succosa racchiusa in una buccia colorata, riunita ad altre a formare un grappolo sul rametto. Di mirtillo ne esistono numerose specie: il più diffuso è il cosiddetto mirtillo nero di bosco, ma esistono anche il blu e il rosso, detto anche uva di monte. Il mirtillo coltivato è quello gigante di colore blu, di origine americana.

Il mirtillo si riproduce per talea o divisione dei cespi, cresce all’esterno e tendenzialmente in piena terra e in orto, in posizione soleggiata (o al massimo in mezz’ombra): non teme infatti, il freddo e, anzi, mal tollera il caldo e la siccità. Ne consegue che, soprattutto d’estate, la pianta andrà annaffiata frequentemente, con acqua non calcarea per evitare di alterare la composizione del terreno: il mirtillo è, infatti, una pianta fortemente acidofila, che cresce bene in terreni il cui pH sia compreso tra 4,5 e 5,3 (durante l’impianto, è fondamentale lavorare il terreno in profondità e incorporare torba o aghi di pino per acidificare il substrato, se necessario), oltre che fertili; in questo senso, annualmente il terreno di coltivazione della pianta di mirtillo va arricchito con una concimazione a base di stallatico maturo. Il mirtillo può beneficiare anche di fertilizzanti specifici per piante acidofile, da applicare in primavera e all’inizio dell’estate: in particolare, è consigliabile utilizzare un fertilizzante bilanciato che fornisca azoto, fosforo e potassio, oltre a microelementi come ferro e magnesio, particolarmente importanti per prevenire la clorosi. Nell’orto domestico, si può optare per un sistema di irrigazione a goccia per mantenere ottimale il livello di umidità del suolo senza bagnare eccessivamente le foglie, prevenendo così l’insorgenza di malattie fungine.

Ogni anno, la pianta di mirtillo va sottoposta a potatura: rimuovere, in tardo inverno o all’inizio della primavera, i rami vecchi, deboli o malati stimola la crescita di nuovi getti e migliora la circolazione dell’aria tra i rami, ma aiuta anche a regolare la produzione di frutti, evitando un sovraccarico che potrebbe diminuire la qualità del raccolto. 

La raccolta dei mirtilli avviene generalmente in estate, quando i frutti raggiungono la maturazione completa e assumono un bel colore blu intenso. I frutti vengono raccolti a mano, prestando attenzione a non danneggiarli, poiché sono molto delicati e facilmente deteriorabili. Dopo la raccolta, è importante refrigerare rapidamente le bacche per preservarne freschezza e sapore.

La pianta di mirtillo tende a essere vulnerabile a varie problematiche sanitarie, tra cui malattie fungine e infestazioni di parassiti: la lotta deve sempre di natura biologica, per evitare di compromettere la commestibilità dei frutti.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

La fioritura del mirtillo avviene tra maggio e luglio. Il fiore rosa, a forma di campana, cresce sotto le foglie.

Commestibilità

Frutti

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La moltiplicazione del mirtillo richiede precisione soprattutto nella gestione dell’acidità e dell’umidità del substrato. La semina viene generalmente evitata sia per la bassissima percentuale di germinazione sia perché non garantisce la fedeltà varietale: le tecniche vegetative rappresentano quindi la scelta primaria per ottenere piante identiche alla pianta madre.

1. La talea

La propagazione per talea si distingue principalmente in base al periodo e alla maturità del ramo:

  1. Talea legnosa (fine inverno / inizio primavera): si prelevano porzioni di rami di un anno ben lignificati prima del risveglio vegetativo
  2. Talea semilegnosa (fine primavera / inizio estate): si scelgono germogli dell’anno parzialmente induriti alla base ma ancora teneri all’apice.

Procedura step by step

  1. Prelevare porzioni apicali o mediane lunghe circa 10-15 cm, sane, prive di boccioli fioriferi e con almeno 3-4 nodi. Effettuare un taglio netto a 45° subito sotto un nodo basale con cesoie sterilizzate
  2. Rimuovere le foglie della metà inferiore per ridurre la traspirazione, lasciando solo 2-3 foglioline superiori
  3. Immergere la base della talea in una polvere rizogena (ormone radicante) per favorire l’emissione delle radici e proteggere il tessuto da attacchi fungini.

Dato che il mirtillo è una pianta rigorosamente acidofila (pH ottimale compreso tra 4.5 e 5.2), il terriccio di radicazione non deve contenere concimi, ma deve garantire areazione e ritenzione idrica: la miscela consigliata è composta per il 60-70% di torba bionda acida di sfagno pura e per il 30-40% di perlite o sabbia silicea a grana media (evitare tassativamente la sabbia calcarea).

Le talee vanno inserite in vasetti da 8-10 cm di diametro o vassoi alveolari forati sul fondo e mantenute in un ambiente ad elevata umidità, circa l’80-90%. È consigliabile pertanto coprire i vasetti con un telo di plastica trasparente o una bottiglia tagliata a campana, creando così un “effetto serra”.

Si ricorda di bagnare regolarmente con acqua non calcarea (piovana o demineralizzata) per evitare l’innalzamento del pH. Il substrato deve rimanere costantemente fresco e umido al tatto, mai completamente asciutto, ma con un drenaggio perfetto per prevenire marciumi radicali.

Posizionare infine i vasetti in un luogo luminoso ma rigorosamente ombreggiato (niente luce solare diretta), con temperature comprese tra 18°C e 22°C.

La comparsa delle prime radici avviene generalmente dopo 6-10 settimane, confermata dall’emissione di nuovi germogli fogliari.

Trapianto e messa a dimora

Una volta radicata, la piantina va lasciata rinforzare nello stesso vaso per qualche mese prima di passare alla messa a dimora definitiva. Quest’ultima si può effettuare:

  • In autunno (consigliato al Sud e Centro Italia): permette all’apparato radicale di stabilizzarsi prima della ripresa primaverile
  • A inizio primavera (consigliato nelle zone con inverni molto rigidi): evita i danni da gelo alle radici giovani.

La buca d’impianto in giardino o in orto va arricchita con abbondante torba acida, terriccio per acidofile e una pacciamatura superficiale di aghi di pino o corteccia di conifere per preservare l’acidità nel tempo.

2. La divisione dei cespi

Questa tecnica è ideale per piante adulte e cespugliose (almeno 4-5 anni di età) che presentano numerosi fusti basali. Si esegue in autunno inoltrato (dopo la caduta delle foglie) o a inizio primavera (prima della fioritura).

Si scalza delicatamente la pianta madre dal terreno e, con l’aiuto di una vanga affilata o un coltello da diserbo, si seziona il pane radicale assicurandosi che ogni porzione separata disponga di almeno 2-3 rami vigorosi e un buon fascio di radici sane.

Le nuove porzioni vanno piantate immediatamente nel terreno acido preparato in precedenza, annaffiate abbondantemente e pacciamate alla base.

Semi

I semi di mirtillo sono minuscoli (misurano tra 1 e 2 mm di lunghezza) e passano quasi inosservati quando si mangia il frutto.

La forma è ovale, a goccia o leggermente a mezzaluna/reniforme, spesso con un lato leggermente appiattito o angolato.

Variano dal marrone chiaro/dorato al marrone rossiccio fino a tonalità più scure a maturazione completa e presentano un tegumento esterno duro e legnoso, con una texture leggermente zigrinata o reticolata se osservata con una lente d’ingrandimento.

All’interno di una singola bacca si trovano generalmente da 10 a 60 semi, immersi nella polpa attorno all’asse centrale (sebbene solo una parte di essi sia solitamente del tutto sviluppata e fertile).

Informazioni e curiosità

Oltre al più celebre mirtillo nero, si può coltivare Vaccinium macrocarpon, ossia il mirtillo rosso. Si tratta di un piccolo arbusto noto con il nome di mirtillo rosso americano o ossicocco, originario del Nord-Est degli Stati Uniti e del Canada Sud-orientale.

La pianta ha portamento basso e strisciante e l’altezza non supera i 20-25 cm, mentre il diametro arriva sino a un metro. Le foglie sono piccole e coriacee, di colore verde scuro, e in autunno assumono una stupenda colorazione rosso vivo. I fiori sono piccoli e di colore rosato; il frutto, che matura in autunno, è anch’esso di colore rosso vivo ed è commestibile sia come frutto fresco sia trasformato.

Possiede proprietà antinfiammatorie e disinfettanti, specie per le vie urinarie.

La pianta di mirtillo rosso mostra le stesse esigenze colturali del comune mirtillo nero: terreni freschi a reazione acida, esposizioni di pieno sole o mezz’ombra, ampia sopportazione per il freddo invernale. 

Coltivazione

VasoPiena Terra

Il mirtillo nella varietà Bluecrop si presta anche alla coltivazione in vaso. In genere si tratta però di piante da orto e piena terra.

Collocazione

InternoEsterno

Per le sue esigenze di esposizione e tolleranza al freddo, il mirtillo è senza dubbio una pianta da esterno.

Concimazione

La concimazione del mirtillo richiede interventi mirati e calibrati sulle specifiche esigenze di una specie strettamente acidofila, il cui apparato radicale superficiale e fascicolato è particolarmente sensibile agli eccessi di salinità e alle variazioni di pH.

All’inizio della primavera, la pratica tradizionale prevede la distribuzione di stallatico ben maturo ed essiccato (preferibilmente bovino o equino, evitando letami avicoli alcalinizzanti).

Questo ammendante organico svolge un ruolo essenziale nel migliorare la struttura fisica del suolo e incrementare la sostanza organica; tuttavia, non deve mai essere interrato in profondità tramite zappature, per non rischiare di tranciare le delicate radici superficiali presenti nei primi centimetri di suolo.

Lo stallatico va sparso in superficie lungo la proiezione della chioma e idealmente protetto con uno strato di pacciamatura acida, come aghi di pino o corteccia di conifere.

Dal punto di vista minerale, il mirtillo presenta una spiccata preferenza fisiologica per l’azoto in forma ammoniacale rispetto a quello nitrico, quest’ultimo scarsamente assimilabile e potenziale causa di blocchi nutrizionali.

Per questa ragione, il fertilizzante minerale d’elezione alla ripresa vegetativa è il solfato ammonico, capace di apportare azoto a rilascio progressivo e di svolgere contemporaneamente un’azione acidificante sul suolo. Qualora il pH del terreno tenda a salire oltre la soglia ottimale di 4.5–5.2, è raccomandata l’integrazione periodica di zolfo elementare (ventilato o pellettato) a fine inverno.

Durante la fase post-allegagione e l’accrescimento delle bacche (in piena primavera), l’apporto nutritivo può essere integrato con concimi specifici per acidofile a base di solfato di potassio e microelementi, in particolare ferro in forma chelata (EDDHA) e solfato di magnesio, fondamentali per prevenire fenomeni di clorosi e sostenere la fotosintesi.

Tutti gli apporti azotati devono essere rigorosamente sospesi entro la fine dell’estate, così da permettere la corretta lignificazione dei rami ed evitare getti tardivi vulnerabili al gelo.

Vanno infine banditi del tutto la calce, la cenere di legna, i concimi a base di calcio e le bagnature con acque calcaree, elementi che provocherebbero un repentino innalzamento del pH e l’asfissia radicale della pianta.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

L’esposizione più adeguata per il mirtillo è il pieno sole o la mezz’ombra nelle zone più calde (anche se il mirtillo è un arbusto che ama il freddo, quindi occorre valutare se la sua coltivazione sia appropriata o meno nella propria regione di appartenenza).

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

L’irrigazione corretta della pianta di mirtillo costituisce uno degli aspetti più delicati della sua coltivazione. Trattandosi di una specie acidofila caratterizzata da un apparato radicale superficiale e fine, privo dei tradizionali peli radicali, la pianta manifesta un’elevata sensibilità sia ai deficit idrici prolungati sia ai ristagni d’acqua nel substrato.

La qualità dell’acqua impiegata rappresenta il primo fattore critico. L’irrigazione con acque calcaree o particolarmente dure tende ad alterare la reazione del suolo, innalzandone il pH e compromettendo l’assorbimento del ferro, con conseguente comparsa di clorosi ferrica.

Per preservare le condizioni ottimali, è preferibile ricorrere ad acqua piovana, demineralizzata o proveniente da impianti a osmosi. Qualora sia disponibile esclusivamente acqua di rete ad alto contenuto calcareo, è consigliabile lasciarla decantare o correggerne il pH tramite l’aggiunta controllata di acidificanti organici, come acido citrico o aceto di mele, fino a raggiungere valori compresi tra 5 e 5,5.

La gestione dei volumi e della frequenza d’irrigazione varia in funzione del contesto colturale. Per gli esemplari allevati in contenitore, durante la stagione estiva si rendono spesso necessari apporti idrici a cadenza giornaliera o a giorni alterni, mentre nei periodi primaverili e autunnali la frequenza si riduce a una o due volte alla settimana.

L’acqua deve essere somministrata lentamente fino alla comparsa dello sgrondo dai fori di drenaggio, avendo cura di eliminare l’eccesso accumulato nei sottovasi per scongiurare marciumi radicali.

Nelle coltivazioni in piena terra, gli interventi si attestano mediamente su due o tre bagnature settimanali nei mesi caldi, ideate preferibilmente mediante sistemi a goccia per garantire una distribuzione omogenea e localizzata.

Il criterio operativo per stabilire la necessità di irrigare si basa sulla verifica dello strato superficiale del suolo: l’apporto va effettuato quando i primi due o tre centimetri di terreno risultano asciutti, evitando comunque il disseccamento totale della zolla.

Completano il quadro gestionale alcune buone pratiche agronomiche. La somministrazione dell’acqua deve sempre avvenire direttamente al colletto o sul terreno circostante, evitando accuratamente di bagnare la chioma e i frutti, così da prevenire lo sviluppo di patologie fungine quali botrite e oidio.

Gli interventi vanno programmati nelle prime ore del mattino o al calar del sole, riducendo le perdite per evaporazione e scongiurando shock termici all’apparato radicale.

Infine, l’applicazione di uno strato di pacciamatura acida (corteccia di pino, aghi di pino o fibra di cocco) di 5-7 cm alla base della pianta è fondamentale. Questo strato limita l’evaporazione dell’acqua, mantiene la temperatura del suolo stabile e contribuisce al mantenimento dell’acidità ideale.

Potatura

La potatura del mirtillo rappresenta un intervento colturale cardine per regolare l’equilibrio tra attività vegetativa e produttiva, preservare la pezzatura delle bacche e prolungare la longevità dell’arbusto.

L’operazione va eseguita con cadenza annuale, preferibilmente durante il riposo vegetativo invernale (tra gennaio e la fine dell’inverno, prima del rigonfiamento delle gemme), quando i tessuti sono privi di foglie e la struttura della pianta è chiaramente visibile.

L’intensità del taglio dipende strettamente dallo stato vegetativo del cespuglio:

  • Su piante a debole vigore si interviene con tagli severi ed energici per stimolare l’emissione di nuova vegetazione basale vigorosa e riattivare la spinta vegetativa
  • Su piante molto vigorose gli interventi devono essere contenuti e leggeri, limitandosi a diradamenti mirati per non provocare un eccesso di vigoria a discapito della differenziazione delle gemme a fiore.

La tecnica di taglio privilegiata è il taglio di ritorno: si evita la spuntatura indiscriminata dei rami (che produrrebbe un intrico sterile di vegetazione disordinata) e si procede invece accorciando branche principali, branchette e rametti secondari fino all’inserzione di una ramificazione laterale giovane, vitale e ben orientata verso l’esterno.

Questo tipo di taglio favorisce la penetrazione della luce e la circolazione dell’aria all’interno della chioma, riducendo l’incidenza di patologie fungine e stimolando la formazione di legno produttivo giovane.

Nel corso della potatura ordinaria si eliminano sistematicamente i rami secchi, danneggiati o striscianti a livello del terreno, unitamente ai rametti esili e deboli che produrrebbero solo frutti di scarto.

Per le piante adulte che hanno superato i 10-15 anni di età, la gestione assume anche un carattere di potatura di ringiovanimento.

Con l’invecchiamento, infatti, il legno perde progressivamente la capacità di emettere dardi e rami fruttiferi di qualità: si rende pertanto necessaria l’asportazione alla base (tramite un taglio raso terra) di 1 o 2 delle branche più vecchie e lignificate ogni anno.

Questa rotazione programmata consente il rinnovo graduale della struttura del cespuglio attraverso la selezione dei migliori polloni basali di sostituzione, mantenendo la pianta costantemente produttiva e vitale nel tempo.

Rinvaso e trapianto

Il trapianto del mirtillo costituisce una fase fondamentale per l’attecchimento e la futura produttività della pianta. Il successo dell’operazione dipende in larga misura dalla corretta preparazione del substrato e dal rispetto delle esigenze del suo apparato radicale.

Requisiti e correzione del substrato

Il mirtillo prospera in terreni sciolti, ricchi di sostanza organica e ben aerati, con un intervallo di pH ideale compreso tra 4,5 e 5,3. Nei suoli con valori superiori, l’assorbimento di elementi nutritivi primari e microelementi (in particolare il ferro) viene compromesso, determinando fenomeni di clorosi.

Per abbassare stabilmente il pH su superfici estese si impiega lo zolfo lenticellare o ventilato, somministrato con alcuni mesi di anticipo rispetto all’impianto. La torba bionda di sfagno a pH acido (3,0–4,0) costituisce l’ammendante strutturale primario, sia in piena terra che nei substrati per vaso.

L’integrazione poi di aghi di pino decomposti, foglie di quercia sminuzzate e fondi di caffè contribuisce all’acidificazione e al mantenimento di una carica microbica favorevole, migliorando al contempo la tessitura del suolo.

Infine, la ritenzione idrica eccessiva e il compattamento del suolo sono deleteri: il substrato deve garantire un drenaggio impeccabile mediante l’aggiunta di perlite, sabbia silicea o corteccia di conifere fine.

Trapianto step by step

Il periodo idoneo per l’impianto si estende da settembre a maggio, durante la fase di quiescenza vegetativa o nelle prime fasi di ripresa:

  • Autunno (settembre-novembre): è il momento più indicato nelle zone a clima temperato, poiché consente alle radici di stabilizzarsi nel terreno prima della primavera, approfittando dell’umidità naturale
  • Fine inverno/inizio primavera (febbraio-maggio): rappresenta la scelta ottimale nelle aree soggette a gelate invernali intense, evitando che il giovane apparato radicale subisca danni da freddo prolungato.

La procedura corretta comporta la messa in atto di alcune operazioni fondamentali:

  1. Si scava una buca di ampiezza generosa rispetto alle dimensioni del contenitore originale (generalmente circa 40–50 cm di larghezza e 30–40 cm di profondità), poiché le radici del mirtillo si espandono prevalentemente in senso orizzontale anziché in profondità
  2. Sul fondo della buca si mescola una parte del terreno di scavo con una quota rilevante di torba acida di sfagno e una manciata di humus di lombrico (o compost acido maturo), in modo da fornire sostanza nutritiva a lento rilascio senza alterare eccessivamente il pH
  3. Se la pianta presenta radici compattate a spirale, si procede a un leggero allentamento manuale della periferia del pane radicale prima dell’inserimento
  4. La pianta di mirtillo va collocata mantenendo il colletto a livello della superficie del terreno, senza interrarlo eccessivamente. Si riempie poi la buca con la miscela acida, compattando con delicatezza per eliminare eventuali sacche d’aria.

Cure post-trapianto

Subito dopo la messa a dimora si effettua un’annaffiatura profonda con acqua a basso tenore di calcare per favorire l’adesione del substrato alle radici.

Durante le tre settimane successive al trapianto, le irrigazioni devono rimanere frequenti e regolari, impedendo che il terreno si asciughi, ma evitando qualsiasi ristagno.

Ubicazione stagionale

Come il lampone, il mirtillo predilige i climi freddi poiché mal tollera il caldo intenso, mentre non ha problemi a sopravvivere agli inverni rigidi. Per questa ragione se ne consiglia la coltivazione nei luoghi di montagna o caratterizzati da temperature fresche anche d’estate.

Raccolta

La raccolta del mirtillo rappresenta il momento culminante del ciclo colturale e richiede precisione nell’individuazione del punto ottimale di maturazione, delicatezza nella manipolazione e una corretta gestione delle fasi di post-raccolta.

Calendario e scalarità della raccolta

La finestra produttiva si estende indicativamente da maggio fino alla fine di agosto, con variazioni legate alla latitudine, all’altitudine e soprattutto alla tipologia varietale impiegata:

  • Varietà precoci (maggio – inizio giugno): avviano la stagione fruttifera, tipicamente coltivate in climi miti o in coltura protetta
  • Varietà intermedie (metà giugno – luglio): costituiscono il picco della produzione per la maggior parte delle cultivar di mirtillo gigante americano (Vaccinium corymbosum)
  • Varietà tardive (fine luglio – fine agosto): garantiscono la disponibilità di frutti fino alla conclusione del periodo estivo.

La maturazione dei mirtilli all’interno dello stesso arbusto è scalare: i grappoli non maturano simultaneamente, imponendo passaggi di raccolta ripetuti ogni 3–7 giorni nel corso di diverse settimane.

Individuazione del momento ottimale di maturazione

Il mirtillo è un frutto che accumula zuccheri quasi esclusivamente sulla pianta; una volta staccato, non incrementa significativamente la dolcezza. Per accertare la piena maturazione occorre valutare congiuntamente più parametri:

  1. Colorazione uniforme: il frutto deve presentare un colore blu scuro o blu-violaceo omogeneo su tutta la superficie, inclusa l’area di inserzione del peduncolo, la quale non deve mostrare sfumature rossastre o verdi
  2. Presenza della pruina: la buccia deve essere ricoperta da una sottile patina cerosa e opaca (pruina), indice naturale di freschezza e protezione dagli agenti esterni
  3. Distacco spontaneo: il frutto maturo si stacca dal peduncolo con una trazione minima o una leggera torsione manuale, senza opporre resistenza né lacerare la polpa.

Tecnica e modalità di raccolta

La raccolta va effettuata nelle ore più fresche della giornata (mattina presto o tardo pomeriggio), evitando assolutamente di operare quando i frutti sono bagnati da rugiada o pioggia, condizione che accelererebbe l’insorgenza di marciumi.

I mirtilli vanno prelevati facendoli scorrere delicatamente tra pollice e indice, depositandoli in piccoli cestini rigidi e poco profondi per evitare lo schiacciamento causato dal peso degli strati superiori. La pruina va preservata il più possibile, riducendo lo sfregamento.

Conservazione e trasformazione del raccolto

A temperatura ambiente, i mirtilli deperiscono rapidamente. In frigorifero (a una temperatura ideale di 1–4 °C e con elevata umidità relativa) possono conservarsi per circa 5–7 giorni. È fondamentale lavare i frutti solo immediatamente prima del consumo, poiché l’umidità residua favorisce lo sviluppo di funghi come Botrytis cinerea.

In alternativa, per mantenere inalterate le proprietà nutrizionali a lungo termine, i frutti integri possono essere disposti su vassoi in un unico strato per il congelamento rapido in freezer e, una volta induriti, trasferiti in sacchetti sigillati.

Una terza via per la conservazione è l’essiccazione: l’utilizzo di essiccatori a basse temperature (45–55°C) consente di disidratare i frutti, ottenendo mirtilli conservabili per molti mesi e concentrati nel sapore.

Infine, le eccedenze di produzione o i frutti troppo maturi possono essere impiegati per la preparazione di confetture, composte a basso contenuto di zuccheri, sciroppi, succhi e frullati.

Malattia e cure

La difesa fitosanitaria del mirtillo si basa sull’integrazione tra profilassi agronomica, monitoraggio costante e trattamenti mirati, indispensabili per contrastare le principali patologie crittogame, batteriche e fisiologiche che colpiscono la specie.

Patologie fungine dell’apparato radicale e del colletto

Marciume radicale 

Provoca il deperimento rapido della pianta, con clorosi e arrossamento precoce del fogliame, appassimento dei germogli apicali e necrosi bruno-nerastra delle radici fini. È favorito dalla presenza di ristagni idrici in terreni a tessitura pesante.

Per evitare il problema, risulta fondamentale l’adozione di misure preventive, quali la coltivazione su baulature rialzate e l’ottimizzazione del drenaggio.

In via curativa o di contenimento, si impiegano fungicidi a base di fosetyl-alluminio o metalaxyl-M, oppure inoculi nel terreno di funghi antagonisti del genere Trichoderma spp. prima dell’impianto.

Patologie dei rami e dell’apparato aereo

Cancro dei rami

Si manifesta con lesioni corticali ellittiche e depresse, di colore rossastro con centro grigiastro, situate principalmente sui fusti di 1–2 anni. Tali lesioni evolvono in cancri che determinano il disseccamento della porzione distale del ramo.

Si interviene con l’asportazione e la distruzione dei rami infetti tagliando alcuni centimetri sotto la porzione lesa, previa disinfezione degli attrezzi di taglio. Nei periodi di caduta foglie e alla ripresa vegetativa si eseguono trattamenti rameici a scopo protettivo.

Oidio o mal bianco 

Induce la comparsa di una copertura polverulenta biancastra sulla pagina inferiore delle foglie, accompagnata da arricciamenti e macchie clorotiche o violacee sulla pagina superiore.

Il contenimento si attua con l’impiego di zolfo bagnabile o antioidici specifici, intervenendo ai primi sintomi e prestando cautela alle temperature elevate per prevenire fitotossicità.

Patologie del fiore e del frutto

Muffa grigia 

Colpisce fiori, germogli e frutti in condizioni di elevata umidità e piovosità prolungata. I fiori imbruniscono e cadono, mentre sui frutti in maturazione e post-raccolta compare un denso micelio feltroso di colore grigio.

La profilassi prevede la potatura verde per favorire l’arieggiamento della chioma e l’eliminazione dell’irrigazione sovrachioma. Durante la fioritura possono essere effettuati trattamenti preventivi con antibotritici specifici o con bioagrofarmaci a base di Bacillus subtilis e Aureobasidium pullulans.

Antracnosi

Causa il rammollimento e la depressione dei frutti maturi sulla pianta o in conservazione, con la successiva emissione di masse mucillaginose di spore dal caratteristico colore arancio-salmone.

Risulta determinante la raccolta tempestiva dei frutti senza consentire la sovramaturazione. Si effettuano trattamenti preventivi post-raccolta o prefioritura con sali di rame o fungicidi.

Fisiopatie nutrizionali

Clorosi ferrica 

Si tratta di un’alterazione non parassitaria causata dall’indisponibilità di ferro nel suolo quando il pH supera i valori limite (superiore a 5,5). Si manifesta con un marcato ingiallimento internervale delle foglie giovani, con nervature che permangono verdi, seguito da arresto vegetativo e disseccamento dei margini fogliari.

La correzione del substrato richiede la somministrazione di zolfo elementare ventilato e ammendanti organici acidi (torba di sfagno). In fase acuta, si effettuano fertirrigazioni con chelati di ferro (prevalentemente Fe-EDDHA o Fe-DTPA) ed è tassativo evitare l’impiego di acque irrigue calcaree.

Principi generali di profilassi agronomica

Per evitare che la pianta del mirtillo si ammali, basta mettere in atto alcune semplici strategie:

  1. Rispetto assoluto dei valori di acidità (pH 4,5–5,3) e garanzia di un’eccellente permeabilità del substrato per escludere asfissia radicale
  2. Eliminazione tempestiva di rami secchi, frutti mummificati e residui vegetali infetti 
  3. Esecuzione di potature regolari per arieggiare l’interno dei cespugli e uso esclusivo di impianti di irrigazione localizzata a goccia.

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