Melone (pianta)

Cucumis melo

Esposizione diretta al sole e calore sono due condizioni essenziali per far crescere in salute la pianta del melone.

  • Esposizione diretta al sole e calore sono due condizioni essenziali per far crescere in salute la pianta del melone.
  • La pianta del melone produce fiori gialli a cinque lobi da maggio a settembre.
  • Il melone è un frutto voluminoso, di forma ovale o tondeggiante, con buccia liscia o rugosa.
  • La pianta del melone va sostenuta durante la crescita con appositi tutori, per via del suo portamento rampicante.
  • La pianta del melone necessita di un terreno molto ricco di sostanze nutritive, poco acido e totalmente privo di ristagni d'acqua.
  • Il melone si coltiva preferibilmente in orto, ma in vasi di adeguati dimensioni, si può far crescere anche in terrazzo.
  • Esposizione diretta al sole e calore sono due condizioni essenziali per far crescere in salute la pianta del melone.
  • La pianta del melone produce fiori gialli a cinque lobi da maggio a settembre.
  • Il melone è un frutto voluminoso, di forma ovale o tondeggiante, con buccia liscia o rugosa.
  • La pianta del melone va sostenuta durante la crescita con appositi tutori, per via del suo portamento rampicante.
  • La pianta del melone necessita di un terreno molto ricco di sostanze nutritive, poco acido e totalmente privo di ristagni d’acqua.
  • Il melone si coltiva preferibilmente in orto, ma in vasi di adeguati dimensioni, si può far crescere anche in terrazzo.

La pianta del melone è un’erbacea annuale affascinante e complessa, appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae (la stessa di zucchine, zucche, cetrioli o angurie). Si ritiene che sia originario dell’Africa tropicale e dell’Asia centrale (India e antica Persia).

La pianta ha un portamento strisciante o rampicante, il fusto è ramificato e coperto da una fitta peluria ruvida. Può allungarsi per diversi metri grazie ai cirri (piccoli viticci) con cui si ancora ai supporti.

Le foglie sono ampie, di forma reniforme o lobata, alterne sul fusto. La loro superficie rugosa serve a proteggere la pianta da un’eccessiva traspirazione.

Il melone possiede un apparato fascicolato molto ramificato. Sebbene la maggior parte delle radici si trovi nei primi 20-40 cm di profondità, alcune radici, per così dire, esploratrici possono scendere oltre il metro in cerca di acqua.

I fiori sono piccoli e gialli e compaiono in tarda primavera. La pianta è solitamente monoica (porta fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta) o andromonoica (fiori maschili e fiori ermafroditi). L’impollinazione è affidata alle api e agli altri insetti.

Esigenze di coltivazione

Per crescere bene e produrre frutti dolci, il melone è molto esigente riguardo al suo ambiente: la temperatura ideale di crescita è compresa tra i 24°C e i 30°C, mentre sotto i 12-15°C la crescita rallenta drasticamente e le gelate sono fatali. Inoltre, richiede pieno sole per molte ore al giorno: senza luce, il grado zuccherino non si sviluppa.

La pianta predilige terreni di medio impasto, fertili e ben drenati. Il pH ideale è neutro o leggermente alcalino (6.5 – 7.5) e tollera bene la salinità, ma è sensibile ai ristagni d’acqua che causano asfissia radicale. Il melone ha bisogno di un terreno ricco di sostanza organica (letame o compost) e di un buon apporto di potassio, l’elemento fondamentale per la sintesi degli zuccheri alla base del sapore dolce del frutto.

Il melone è considerato una “coltura da rinnovo”, poiché lascia il terreno in ottime condizioni di fertilità per le piante che verranno coltivate l’anno successivo (come i cereali o le insalate invernali).

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

Il melone non fa un solo tipo di fiore, anzi, sulla stessa pianta crescono sia fiori maschili che fiori femminili. Sono entrambi di un bel colore giallo brillante a cinque lobi, simili a piccoli fiori di zucca ma molto più minuti.

  • Fiori maschili: compaiono per primi (spesso in gruppi) e sono molto numerosi. Hanno uno stelo sottile e, al centro del fiore, si trovano gli stami carichi di polline giallo
  • Fiori femminili: compaiono circa 10-15 giorni dopo i maschi e sono più rari (il rapporto è di circa 1 femmina ogni 7-10 maschi). La loro caratteristica inconfondibile è un piccolo rigonfiamento alla base del fiore (l’ovario), che sembra un melone in miniatura grande come un pisello

I fiori del melone si aprono solitamente all’alba e restano ricettivi per pochissimo tempo (spesso solo per un giorno). Sbocciano in tarda primavera o a inizio estate, dopo circa 35-40 giorni dalla messa a dimora.

Commestibilità

Frutti

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La riproduzione della pianta del melone avviene quasi esclusivamente per seme. Sebbene in ambito professionale si utilizzi anche l’innesto (per rendere le piante più resistenti alle malattie del terreno), per l’orto domestico la semina resta la via più semplice e soddisfacente.

Si possono usare semi acquistati, oppure recuperarli direttamente dal frutto in questo modo:

  1. Prelevare i semi centrali con un cucchiaio
  2. Metterli in un colino e sciacquarli sotto l’acqua corrente sfregandoli bene per eliminare ogni residuo di polpa (che potrebbe farli marcire)
  3. Lasciarli in un bicchiere d’acqua per 24-48 ore: non è obbligatorio, ma aiuta a separare i semi “pieni” (che vanno a fondo) da quelli “vuoti” (che galleggiano e vanno scartati)
  4. Stendere i semi su carta assorbente in un luogo ombreggiato e ventilato per 4-5 giorni finché non sono perfettamente secchi
  5. Riporli in una bustina di carta o in un barattolo di vetro in un luogo fresco e asciutto fino alla primavera successiva

Il melone è una pianta che ama il caldo e soffre molto sotto i 15°C: in semenzaio si semina tra febbraio e marzo; in pieno campo, tra aprile e maggio, quando il rischio di gelate è passato e il terreno è tiepido.

Come seminare step by step

  1. Inserire il seme nel terreno a una profondità di circa 1-2 cm. Un piccolo trucco è posizionarlo con la punta rivolta verso il basso: è da lì che usciranno le radici
  2. Se si semina direttamente nell’orto, creare delle piccole buche distanti 1 metro l’una dall’altra e mettere 3-4 semi per ogni buca. Una volta nate le piantine, tenere solo la più robusta e rimuovere le altre
  3. Per germinare, i semi hanno bisogno di circa 20-25°C

C’è un aspetto fondamentale da considerare: i semi recuperati da un melone comprato al supermercato, spesso sono ibridi F1.

Ciò significa che la pianta che nascerà potrebbe non produrre frutti identici a quello acquistato. Potrebbero essere meno dolci, di forma diversa o meno produttivi. Per andare sul sicuro, quindi, è meglio usare semi di “varietà locali” o “antiche” che mantengono le caratteristiche di generazione in generazione.

Semi

I semi del melone hanno caratteristiche fisiche molto specifiche che li rendono facilmente distinguibili da quelli di altre piante della stessa famiglia, come l’anguria o la zucca.

Sono ovali e allungati, simili a una goccia schiacciata, con un colore che generalmente va dal bianco panna al giallognolo. A differenza dell’anguria, che ha semi spesso neri o marroni, quelli del melone sono quasi sempre chiari.

La superficie è liscia e leggermente opaca e presentano un’estremità più appuntita e una più arrotondata. Quella appuntita è il punto critico: è da lì che durante la germinazione spunterà la radichetta.

Solitamente lunghi tra 8 e 12 millimetri, hanno un guscio esterno (tegumento) piuttosto coriaceo che protegge l’embrione interno. Se si prova a schiacciarli con le dita, offrono una buona resistenza.

A differenza dell’anguria, dove i semi sono sparsi in tutta la polpa, nel melone sono tutti raggruppati nella cavità centrale. Sono immersi in una massa filamentosa e gelatinosa chiamata placenta, che ha il compito di nutrirli e mantenerli idratati mentre il frutto matura.

Se tostati in forno con un pizzico di sale, diventano uno snack croccante (molto comune in Medio Oriente e in Asia) molto salutare poiché ricchissimi di proteine (circa il 25-30%), grassi buoni (Omega-3 e Omega-6) e minerali come magnesio, potassio e zinco.

Informazioni e curiosità

Esistono decine di varietà di melone, ma una macrodivisione possibile è quella che li suddivide in base al periodo di maturazione e alle caratteristiche estetiche.

1. Meloni estivi (da giugno a settembre)

  • Melone retato: è il più diffuso e comune nei supermercati. Ha una buccia ricoperta da un fitto reticolo in rilievo (da cui il nome) e una polpa arancione molto profumata, succosa e dolce
  • Melone Cantalupo: spesso confuso con il retato, si distingue per la buccia più liscia o divisa in “fette” da solchi scuri. La polpa è arancione intenso, molto aromatica. Prende il nome dal castello di Cantalupo (vicino Roma), dove fu introdotto dai missionari asiatici
  • Melone liscio: ha una buccia completamente liscia, di colore grigio-verde chiaro. La polpa è arancione, molto zuccherina e croccante. È considerato una varietà piuttosto (come il melone Mantovano IGP)

2. Meloni invernali (da settembre a dicembre)

Non profumano quando sono interi, ma sprigionano la loro dolcezza solo una volta tagliati. Si conservano molto a lungo, anche per mesi.

  • Melone giallo: ha una forma ovale e una buccia gialla intensa. La polpa è bianca o giallina, molto ricca d’acqua e dissetante, con un sapore delicato che ricorda la pera
  • Piel de Sapo: tipico della Sardegna e della Spagna, ha una buccia verde scuro maculata e rugosa, che ricorda la pelle di un rospo (da cui il nome particolare, proprio pelle di rospo). La polpa è bianca, molto croccante e con un grado zuccherino elevatissimo
  • Melone verde: ha buccia liscia color crema e polpa verde chiaro molto dolce e vellutata

Un trucco per scegliere il melone giusto: i meloni estivi vanno premuti leggermente alle estremità e, se cedono appena e si avverte un profumo dolce, sono maturi. Per i meloni invernali, non bisogna affidarsi al profumo (che non hanno), ma vanno scossi: se non si sente il suono dei semi che si muovono, significa che la polpa è ancora soda e piena.

Coltivazione

VasoPiena Terra

La pianta del melone può essere coltivata con successo anche in vaso, ma richiede accorgimenti specifici rispetto alla coltivazione in pieno campo a causa del suo apparato radicale profondo e della sua natura rampicante.

Per questo, scegliere un contenitore da almeno 20-30 litri per pianta, con almeno un diametro e una profondità di 40 cm.

I vasi in terracotta sono ottimi per la traspirazione, ma quelli in plastica trattengono meglio l’umidità. Fondamentali sono i fori fori di scolo generosi e l’utilizzo di uno strato di 2-3 cm di argilla espansa per evitare ristagni.

Non tutti i meloni sono adatti al vaso. I migliori appartengono alle varietà nane come:

  • Minnesota Midget: una varietà molto piccola e precoce, perfetta per gli spazi ridotti
  • Cantalupo Charentais: produce frutti di medie dimensioni e ha una crescita più gestibile
  • Petit Gris de Rennes: antica varietà francese, molto dolce e di taglia contenuta

Dato che in contenitore lo spazio è limitato, la soluzione è farlo arrampicare:

  • Traliccio o reticolato: installare una spalliera o dei tutori robusti (almeno 1,5 metri di altezza) direttamente nel vaso al momento del trapianto
  • Legatura: man mano che i tralci crescono, fissarli delicatamente al supporto con dei lacci morbidi
  • Amache per i frutti: quando i meloni iniziano a ingrossarsi e diventano pesanti, potrebbero staccarsi dal ramo a causa della gravità. Per questo, è possibile sorreggerli creando delle piccole amache con della rete (tipo quella delle patate), legandole al traliccio.

Collocazione

InternoEsterno

Per le sue esigenze di sole diretto e calore, la pianta del melone va coltivata all’esterno.

Concimazione

La pianta del melone richiede molti nutrienti per produrre frutti dolci e succosi. La concimazione deve seguire tre fasi principali per essere efficace.

Concimazione di fondo

È il passaggio più importante. Si fa prima del trapianto (meglio se in autunno o qualche settimana prima di piantare) usando letame maturo (circa 3-5 kg per metro quadro) o stallatico pellettato (circa 300-500 g per metro quadro) per arricchire la struttura del terreno. Il melone, infatti, ama la sostanza organica che trattiene l’umidità e rilascia nutrienti lentamente.

Volendo, si può aggiungere un po’ di borlanda fluida (di origine vegetale) o compost ben maturo per migliorare la carica batterica del suolo.

Fase di sviluppo vegetativo 

Dalla messa a dimora fino alla comparsa dei primi fiori, la pianta del melone ha bisogno di energia per creare foglie e fusti.

In questa fase, usare un concime a prevalenza azoto (N) e fosforo (P): l’azoto spinge la crescita verde, il fosforo aiuta le radici. Un bilanciato come 20-10-10 o simile è consigliato.

Fase di fioritura e ingrossamento dei frutti

Quando compaiono i piccoli meloni, le esigenze cambiano drasticamente e si rendono necessari concimi ricchi di potassio (K), ovvero l’elemento che determina la dolcezza e la consistenza della polpa.

Fondamentali sono anche microelementi come il calcio (per evitare che il melone si spacchi o marcisca alla base) e il magnesio (per mantenere le foglie attive nella fotosintesi).

Se si usano concimi liquidi, fertilizzare ogni 7-10 giorni in concomitanza con l’irrigazione (fertirrigazione).

Altri consigli utili da tenere a mente sono:

  • Evitare il cloro: i meloni sono sensibili al cloro, per cui vanno scelti concimi a base di solfato di potassio invece di cloruro di potassio
  • Usare cenere di legna, una fonte naturale di potassio. È possibile spargerne una manciata attorno alla pianta durante la fioritura (senza esagerare per non alterare troppo il pH)
  • Gestire correttamente l’rrigazione: la concimazione va sempre accompagnata da un’irrigazione costante ma senza ristagni. Ridurre l’acqua gli ultimi 10-15 giorni prima della raccolta permette di concentrare gli zuccheri presenti nei frutti

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

L’esposizione ideale per la pianta del melone è il pieno sole. Essendo di origine tropicale/subtropicale, ha bisogno di calore intenso e di almeno 6-8 ore di sole diretto al giorno per attivare la fotosintesi necessaria a produrre gli zuccheri del frutto.

Se possibile, scegliere un’area esposta a Sud: senza una luce adeguata, i meloni rimangono piccoli, poco dolci e la pianta diventa più soggetta a malattie fungine (come l’oidio). Cercare, nel contempo, una posizione riparata dai venti dominanti (ad esempio vicino a una siepe o un muro). Infatti, il vento eccessivo, oltre a rischiare di rompere i tralci, aumenta l’evapotraspirazione, disidratando rapidamente la pianta.

Per quanto riguarda le temperature, queste dovrebbero mantenersi tra i 25°C e i 30°C durante il giorno, mentre di notte non dovrebbero scendere sotto i 15-18°C.

Sotto i 14°C, la pianta smette di crescere. Per questo motivo, in Italia si trapianta solitamente da maggio in poi, quando il rischio di ritorni di freddo è passato.

Nonostante ami il caldo e il riparo, la pianta del melone ha bisogno di una buona ventilazione:

  1. Evitare zone troppo infossate o angoli morti dove l’aria ristagna, poiché l’umidità eccessiva sulle foglie favorisce la formazione dei funghi
  2. Assicurarsi di lasciare spazio a sufficienza tra una pianta e l’altra (circa 80-100 cm sulla fila) per permettere all’aria di circolare anche quando la vegetazione sarà fitta

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

Il melone ha un apparato radicale che soffre facilmente i ristagni. Una corretta bagnatura non serve solo a far crescere il frutto, ma è fondamentale per garantirne la dolcezza ed evitare che la buccia si spacchi.

Per prima cosa, non bisogna mai bagnare le foglie, bensì dirigere l’acqua sempre e solo al piede della pianta.

Il terreno deve poi essere umido ma non inzuppato: sbalzi idrici (terreno secchissimo seguito da troppa acqua) causano la spaccatura dei frutti.

Idealmente, sarebbe opportuno annaffiare al mattino presto, così da permettere alla pianta di avere la riserva idrica necessaria per affrontare la calura diurna e far sì che l’eventuale umidità residua sul colletto evapori rapidamente.

Le esigenze idriche del melone cambiano drasticamente durante il suo ciclo vitale:

  1. Post-trapianto: garantire annaffiature frequenti ma leggere per favorire l’attecchimento delle radici
  2. Sviluppo vegetativo: aumentare gradualmente la quantità d’acqua. Le foglie grandi traspirano molto, quindi il terreno non deve mai seccare completamente
  3. Fioritura e allegagione: mantenere l’umidità costante per evitare che i fiori cadano (cascola) o che i piccoli frutti si secchino
  4. Ingrossamento dei frutti: fornire acqua in abbondanza per permettere al frutto di raggiungere la taglia ottimale
  5. Maturazione: ridurre drasticamente o sospendere l’irrigazione circa 10-15 giorni prima della raccolta. Questo aumenta la concentrazione di zuccheri e impedisce al melone di spaccarsi o di risultare insipido

L’irrigazione a goccia è il sistema migliore per annaffiare la pianta perché distribuisce l’acqua lentamente, non bagna la vegetazione e mantiene un livello di umidità uniforme.

Coprire il terreno con teli o paglia (pacciamatura) aiuta inoltre a trattenere l’umidità, riducendo la necessità di interventi e mantenendo i frutti puliti e lontani dal contatto diretto con la terra umida.

Potatura

Più che di potatura, nel caso del melone si parla di cimatura, una pratica fondamentale per avere frutti dolci e grandi. Si esegue per tre motivi principali:

  1. Favorire la fruttificazione: il melone produce i fiori maschili sul fusto principale, mentre i fiori femminili (quelli che diventano frutti) crescono quasi solo sui getti laterali. Tagliando la punta, si costringe la pianta a ramificare di lato
  2. Concentrare gli zuccheri: lasciando la pianta libera di crescere, questa userà tutta la sua energia per fare foglie e rami lunghissimi. Tagliandola, invece, si dirottano quelle stesse energie verso la produzione di frutti
  3. Gestire lo spazio: una pianta non cimata può occupare metri e metri di orto inutilmente

La cimatura del melone si esegue solitamente in tre fasi:

1. La prima cimatura 

Quando la piantina è giovane e ha emesso 4 foglie vere, tagliare lo stelo principale sopra la seconda foglia: da qui nasceranno due nuovi rami laterali (i rami secondari).

2. La seconda cimatura

Quando questi due nuovi rami hanno a loro volta prodotto 5 foglie, tagliare ogni ramo sopra la terza foglia. Questo stimolerà la nascita dei rami terziari, che sono quelli più produttivi di fiori femminili.

3. La cimatura del frutto

Una volta che i meloni si sono formati (quando hanno le dimensioni di una noce), contare 2 foglie dopo il frutto e tagliare il resto del ramo. In questo modo, la linfa non andrà oltre, ma si fermerà proprio in quel punto per far ingrossare il melone.

Oltre alla potatura, ci sono due trucchi utili da conoscere per migliorare il sapore del melone:

  • Diradamento: non lasciare mai troppi meloni su una sola pianta. Il numero ideale è 3 o 4 frutti per pianta
  • Sospendere l’annaffiatura: qando il melone ha quasi raggiunto la sua dimensione finale e inizia a profumare o a cambiare colore, smettere di bagnare. Lo stress idrico finale concentra gli zuccheri nella polpa, rendendolo dolcissimo; continuando a dare acqua, il melone risulterà acquoso e potrebbe addirittura spaccarsi

Rinvaso e trapianto

Il trapianto del melone è un’operazione delicata perché questa pianta ha un apparato radicale molto sensibile: se le radici vengono danneggiate o se la temperatura è troppo bassa, la crescita può arrestarsi per settimane.

Per trapiantare, il terreno deve aver raggiunto almeno i 15°C, mentre le temperature notturne non dovrebbero mai scendere sotto i 10-12°C. In pianura si procede solitamente tra metà aprile e fine maggio, mentre nelle zone di montagna o collina bisogna aspettare giugno.

Il melone ha bisogno di molto spazio per espandersi e di un terreno ricco, per cui, qualche giorno prima del trapianto, lavorare l’orto in profondità e integrare del letame maturo o del compost (circa 3-4 kg per metro quadro).

Trapianto step by step

  1. Scavare una buca essere leggermente più grande del pane di terra della piantina
  2. Prima di estrarre la piantina dal vasetto, bagnarla bene per aiutare il pane di terra a rimanere compatto, proteggendo le radici
  3. Inserire la pianta nella buca facendo attenzione a non sotterrare il colletto (la base del fusticino); deve rimanere a livello del terreno o leggermente sopra per evitare marciumi
  4. Riempire i vuoti con terra fine e premere molto leggermente con le mani. Non schiacciare troppo: le radici del melone hanno bisogno di ossigeno
  5. Bagnare subito con acqua a temperatura ambiente per eliminare le eventuali sacche d’aria nel terreno

Consigli per non sbagliare

  1. Usare la pacciamatura: stendere un telo nero prima del trapianto è utilissimo per scaldare le radici, trattenere l’umidità e impedire alle erbacce di soffocare i piccoli meloni
  2. Ricorrere alla protezione termica: se le notti sono ancora fresche, coprire le piantine con un tessuto non tessuto (TNT) per le prime due settimane
  3. Evitare il trapianto a radice nuda: acquistare o utilizzare sempre piantine con il loro panetto di terra. Il melone a radice nuda ha probabilità di sopravvivenza molto basse

Non trapiantare meloni dove l’anno precedente (o due anni prima) sono state coltivate altre Cucurbitacee: aspettare almeno 3-4 anni per evitare malattie persistenti nel suolo.

Ubicazione stagionale

Come già anticipato, la pianta del melone è estremamente esigente in fatto di calore, ma le temperature ideali variano a seconda della fase del ciclo vitale:

  1. Fase di germinazione: affinché il seme nasca correttamente, il terreno deve essere già caldo, idealmente tra 24°C e 30°C. Non seminare mai se la temperatura del suolo è inferiore ai 15-18°C, altrimenti il seme rischia di marcire prima di germogliare
  2. Fase di crescita vegetativa: una volta che la pianta ha emesso le prime foglie, ha bisogno di un clima costante e soleggiato, preferibilmente tra 25°C e 32°C. Di notte, la temperatura dovrebbe mantenersi tra 18°C e 20°C. Se la temperatura scende sotto i 14-15°C, la pianta smette di crescere, mentre sotto i 10°C subisce danni seri
  3. Fase di fioritura e allegagione: intorno ai 28°C. Temperature troppo elevate (sopra i 35-38°C) unite a scarsa umidità possono far seccare i fiori o far cadere i frutticini appena formati
  4. Maturazione dei frutti: tra 20°C e 30°C. In questa fase è poi fondamentale l’escursione termica tra giorno e notte): giornate calde e notti fresche (ma non fredde) favoriscono l’accumulo di zuccheri nella polpa, rendendo il melone più dolce

Raccolta

Capire quando è il momento di raccogliere il melone è quasi un’arte: se raccolto troppo presto non matura bene una volta staccato (a differenza di altri frutti), mentre se raccolto troppo tardi diventa molle e acquoso.

Per non sbagliare, si possono osservare questi cinque indicatori. Se almeno tre o quattro coincidono, il melone è pronto per la raccolta.

  1. Il segno del picciolo: è l’indizio più affidabile per i meloni retati e i Cantalupi. Attorno all’attaccatura del gambo appare una piccola crepa circolare: se spingendo leggermente il picciolo con il pollice questo si stacca di netto, il melone è al massimo della dolcezza
  2. Il profumo: un melone maturo emana un aroma intenso, dolce e fruttato. Se non si sente nulla, è ancora acerbo; se l’odore è alcolico o pungente, è troppo maturo
  3. Il colore della buccia: nei meloni retati, la buccia passa dal verde grigio al giallo-crema o beige. Nei meloni gialli d’inverno, il colore diventa giallo vivo e uniforme
  4. La consistenza al tatto: premere leggermente con i pollici l’estremità opposta al picciolo. Deve essere leggermente elastica (cedevole ma non molliccia); se è dura come un sasso, il melone deve ancora restare sulla pianta
  5. Il suono: picchiettare il frutto con le nocche. Un suono sordo e pieno indica polpa succosa e pronta, mentre un suono vuoto o metallico indica che il frutto è ancora immaturo

La raccolta andrebbe effettuata la mattina presto, prima che il sole scaldi i frutti. I meloni raccolti freschi si conservano più a lungo e mantengono meglio l’aroma.

Per i meloni retati e i Cantalupi, se non si staccano da soli con una leggera pressione, si possono usare delle forbici da potatura pulite lasciando circa 2-3 cm di picciolo.

I meloni gialli, invece, non si staccano naturalmente, ma occorre necessariamente tagliarli con le forbici, lasciando un pezzetto di gambo per evitare che l’ingresso di batteri faccia marcire il frutto precocemente.

Un trucco fondamentale è ridurre drasticamente l’irrigazione 7-10 giorni prima della raccolta prevista. Questo “stress” idrico aiuta la pianta a concentrare gli zuccheri nel frutto, rendendolo molto più dolce.

Differenza tra le varietà

  • Retato e Cantalupo: si raccolgono quando appare una crepa circolare sul picciolo e il profumo è forte. Di solito da giugno ad agosto
  • Giallo e invernali sono pronti quando la buccia è giallo intenso, di solito da agosto ad ottobre

Una volta raccolti, i meloni estivi (retati) si conservano in frigo per 5-7 giorni. Quelli invernali, se tenuti in un luogo fresco, asciutto e buio, possono durare anche diversi mesi.

Malattia e cure

La pianta del melone è piuttosto esigente e soggetta a diverse avversità, che si possono dividere in tre grandi categorie: malattie fungine, virosi e parassiti.

Malattie fungine 

Sono le più frequenti e sono spesso causate da un eccesso di umidità o ristagni d’acqua.

  • Oidio: si riconosce per la polverina bianca simile a farina che ricopre le foglie, le quali possono seccare e cadere. Per curare la pianta, ricorrere a trattamenti con zolfo bagnabile o bicarbonato di potassio; in ottica biologica, anche l’olio di Neem è efficace
  • Peronospora: causa la formazione di macchie giallastre spigolose sulla parte superiore della foglia e una muffetta grigiastra su quella inferiore. Intervenire con prodotti a base di rame (come la poltiglia bordolese). È fondamentale agire preventivamente dopo piogge prolungate
  • Fusariosi: la pianta appassisce improvvisamente, spesso solo da un lato, nonostante il terreno sia umido. Se si taglia il fusto, l’interno appare bruno. Purtroppo non esiste cura per la pianta infetta, bisogna rimuoverla e bruciarla. La prevenzione si fa con la rotazione delle colture (non piantare meloni nello stesso posto per almeno 4-5 anni).

Virus

I virus vengono solitamente trasmessi da insetti (come gli afidi) o da attrezzi non disinfettati. Tra questi, il mosaico del melone: le foglie presentano macchie gialle e verdi scure alternate (effetto mosaico appunto), diventano bollose o deformi. La crescita si blocca.

Non esiste nessuna cura: la pianta va eliminata immediatamente per evitare che gli insetti spostino il virus sulle piante sane. La vera lotta è contro i vettori (gli afidi).

Parassiti 

  • Afidi: causano foglie accartocciate e la comparsa di melata appiccicosa. Si combattono con sapone molle di potassio o lavaggi con acqua e sapone di Marsiglia. Anche le coccinelle sono ottimi alleati naturali contro gli afidi
  • Ragnetto rosso: producono piccolissime ragnatele sotto le foglie e puntini chiari sulla pagina superiore. La foglia perde lucentezza e diventa “argentea”. Per debellare questi parassiti, aumentare l’umidità (il ragnetto odia l’acqua) e usare prodotti acaricidi naturali come l’estratto di ortica o di aglio

Regole per la prevenzione

  1. Irrigazione corretta: innaffiare sempre alla base del fusto, mai bagnare le foglie. L’umidità sulle foglie agevola l’ingresso di quasi tutti i funghi
  2. Rispetto delle distanze: non piantare i meloni troppo vicini tra loro; l’aria deve circolare liberamente per asciugare la vegetazione
  3. Pulizia degli attrezzi: disinfettare sempre le forbici con cui si effettua la cimatura per non trasmettere malattie da una pianta all’altra

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