Melograno

Punica granatum

Il melograno è una pianta antichissima, che non raggiunge dimensioni imponenti e tende a essere coltivato come esemplare isolato.

  • Il melograno è una pianta antichissima, che non raggiunge dimensioni imponenti e tende a essere coltivato come esemplare isolato.
  • I frutti del melograno si differenziano tra una varietà e l'altra per dimensioni, colore, momento di maturazione e gusto più o meno acidulo o dolce.
  • Il melograno fiorisce sul finire della primavera, producendo infiorescenze di un bellissimo colore rosso-arancio molto acceso.
  • Il melograno ha bisogno della luce solare diretta per produrre i suoi caratteristici frutti.
  • La melagrana è un frutto tipicamente autunnale: il periodo migliore per gustarla va da settembre a novembre.
  • Il melograno è una pianta rustica: non ha particolare esigenze in fatto di terreno e sa sopportare tanto la siccità quanto le estati calde.
  • Il melograno è una pianta antichissima, che non raggiunge dimensioni imponenti e tende a essere coltivato come esemplare isolato.
  • I frutti del melograno si differenziano tra una varietà e l’altra per dimensioni, colore, momento di maturazione e gusto più o meno acidulo o dolce.
  • Il melograno fiorisce sul finire della primavera, producendo infiorescenze di un bellissimo colore rosso-arancio molto acceso.
  • Il melograno ha bisogno della luce solare diretta per produrre i suoi caratteristici frutti.
  • La melagrana è un frutto tipicamente autunnale: il periodo migliore per gustarla va da settembre a novembre.
  • Il melograno è una pianta rustica: non ha particolare esigenze in fatto di terreno e sa sopportare tanto la siccità quanto le estati calde.

Il melograno è un piccolo albero caducifoglie originario dell’Asia occidentale, apprezzato sia per il valore ornamentale sia per i suoi frutti.

Presenta un portamento cespuglioso e ramificato fin dalla base; se lasciato crescere liberamente, forma un folto arbusto, ma può essere potato ad alberello con un tronco unico (raggiungendo i 3-5 metri di altezza).

Il tronco si caratterizza per una corteccia grigiastra che si fessura con l’età. I rami giovani sono sottili, rigidi, a sezione quadrangolare e spesso terminano con spine acuminate.

Le foglie sono piccole, lanceolate, lucide e di un bel verde brillante; in autunno il loro colore vira verso il giallo intenso. I fiori, invece, sbocciano tra maggio e luglio e sono di colore rosso corallo acceso, a forma di calice.

La melagrana è una bacca coriacea con calice persistente a coroncina. All’interno contiene numerosi semi (arilli) avvolti da una polpa succosa dolce o acidula.

Caratteristiche della pianta ed esigenze di coltivazione

Il melograno vanta una discreta resistenza al freddo, potendo tollerare temperature fino a -10°C per brevi periodi; soffre però le gelate tardive estese. Anche la resistenza alla siccità è elevata, una volta che la pianta si è affrancata, grazie a un apparato radicale profondo.

Inoltre, il melograno è molto longevo, essendo capace di vivere ed essere produttivo per decenni.

Richiede pieno sole (più luce diretta riceve, più abbondante sarà la fioritura e migliore la maturazione dei frutti) ma per quanto riguarda la tipologia di terreno è molto adattabile: predilige, comunque, suoli sciolti, ben drenati e leggermente calcarei. Teme fortemente i ristagni idrici, che causano marciumi radicali.

Per questo, le bagnature si rivelano necessarie soprattutto nei primi anni dopo la messa a dimora e in estate, durante la formazione dei frutti per evitarne lo spacco.

La potatura si effettua a fine inverno per eliminare i polloni basali, sfoltire la chioma e rimuovere il legno secco o incrociato; la concimazione, infine si esegue apportando sostanza organica (stallatico maturo) a fine inverno e concimi bilanciati a lenta cessione in primavera.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

La fioritura del melograno avviene principalmente in primavera inoltrata, tra maggio e giugno.

In questo periodo la pianta si copre di caratteristici fiori a forma di campanella, dal colore rosso-aranciato molto vivo. Nelle zone con un clima particolarmente mite, la fioritura può protrarsi leggermente o ripresentarsi con una seconda piccola sbocciatura all’inizio dell’estate (tra luglio e agosto).

Da questi fiori, verso la fine dell’estate e durante l’autunno (da settembre a novembre), si svilupperanno poi i frutti.

Commestibilità

Frutti

Tossicità

La melagrana non è tossica per cani e gatti, ma il suo consumo è fortemente sconsigliato e può causare diversi problemi di salute ai pet.

I chicchi, e soprattutto i semi di melograno, sono molto acidi e ricchi di tannini: se ingeriti, provocano facilmente mal di pancia, vomito e diarrea sia nel cane che nel gatto.

Inoltre, la buccia dura e la parte bianca interna del frutto sono indigeste e, se ingerite a pezzi, possono causare soffocamento o dolorose ostruzioni intestinali, soprattutto negli animali di piccola taglia.

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

Il melograno si può riprodurre in tre modi principali: la talea, la separazione dei polloni e la semina.

Il metodo nettamente più consigliato è la talea, perché garantisce un nuovo esemplare identico alla pianta madre e produce frutti in soli 2-3 anni (a differenza del seme, che richiede tempi più lunghi e non assicura la qualità dei frutti).

1. Riproduzione per talea legnosa 

Si effettua tra fine inverno e inizio primavera (febbraio-marzo), quando la pianta è ancora in riposo vegetativo ma vicina al risveglio.

Gli step da seguire sono questi:

  1. Scegliere un ramo sano di un anno, ben lignificato, con un diametro simile a quello di una matita (circa 0,5–1 cm). Tagliare un segmento lungo circa 20–25 cm eseguendo un taglio obliquo alla base e dritto in cima
  2. Rimuovere eventuali foglie lasciando solo la parte legnosa. Se si desidera accelerare la radicazione, è possibile immergere la base del rametto in un po’ di ormone radicante in polvere
  3. Inserire la talea per circa 2/3 della sua lunghezza in un vaso riempito con una miscela drenante di terriccio e sabbia (o perlite). Compattare leggermente il terreno attorno al fusto
  4. Posizionare il vaso in un luogo luminoso ma al riparo dal sole diretto e dai venti gelidi e mantenere il terreno leggermente umido senza eccedere. Entro 4-8 settimane spunteranno le prime gemme e le radici saranno formate.

2. Separazione dei polloni basali 

Poiché il melograno tende a produrre molti getti direttamente dalle radici o dalla base del tronco (polloni), è possibile sfruttarli a inizio primavera per la riproduzione:

  1. Scavare delicatamente attorno alla base della pianta per individuare un pollone ben radicato
  2. Con una cesoia affilata, staccarlo dalla pianta madre mantenendo una porzione di radici già formate
  3. Piantare immediatamente il pollone in un nuovo vaso o direttamente in giardino, annaffiandolo abbondantemente.

3. Riproduzione da seme 

Si effettua in primavera pulendo i semi dalla polpa rossa e lavarli accuratamente, quindi lasciarli asciugare per un paio di giorni su carta assorbente.

Seminarli a circa 1 cm di profondità in un terriccio leggero e mantenere l’ambiente caldo e umido.

È bene sapere che la pianta nata da seme cresce più lentamente: i frutti potrebbero comparire dopo 4-6 anni e risultare diversi e meno saporiti rispetto a quelli della pianta da cui proviene il frutto.

Semi

I chicchi rossi e succosi che si mangiano comunemente sono in realtà strutture composte da due parti ben distinte:

  1. L’arillo, la parte esterna ed edibile, è l’involucro traslucido, polposo e ricco di succo, di colore variabile dal rosa pallido al rosso rubino intenso. Ha una forma poliedrica e leggermente angolata perché i chicchi crescono molto compressi tra loro all’interno del frutto
  2. Il seme vero e proprio: al centro di ogni arillo si trova il vero seme botanico. Ha una forma allungata, leggermente appuntita e un colore che va dal bianco-crema al giallino. A seconda della varietà di melograno, questo nocciolo interno può essere più o meno duro e legnoso.

Se si ripulisce il chicco dalla polpa e lo si lascia asciugare, si ottiene un piccolo nocciolino rigido, privo di succo, pronto eventualmente per essere piantato.

Informazioni e curiosità

La melagrana è una miniera di antiossidanti, in particolare i polifenoli e l’acido punico (un grasso polinsaturo presente nei semi). Inoltre, l’estratto di questo frutto è molto usato nella cosmesi anti-age e nei prodotti per la cura della pelle per la sua capacità di stimolare la produzione di collagene.

Coltivazione

VasoPiena Terra

Il melograno può crescere con successo anche in terrazzo, oltre che in giardino. L’importante è scegliere un vaso di almeno 40-50 cm di diametro e altrettanto profondo per una pianta giovane.

Man mano che la pianta cresce, poi, andrà travasata ogni 2-3 anni fino a raggiungere un vaso definitivo di 60-70 cm di diametro.

Il materiale ideale è la terracotta, perché traspirante: favorisce l’evaporazione dell’umidità in eccesso (evitando i ristagni idrici) e garantisce ottima stabilità contro il vento grazie al peso.

Si ricorda che il vaso deve assolutamente avere uno o più fori di scolo sul fondo.

Collocazione

InternoEsterno

Per le sue esigenze di esposizione e la capacità di resistere al freddo, il melograno va considerato una pianta da esterno.

Concimazione

Per far prosperare il melograno, la concimazione va coordinata con le fasi di crescita della pianta, apportando i giusti nutrimenti nei momenti chiave dell’anno.

Calendario della concimazione

  1. Inizio primavera (marzo – aprile): è il momento della ripresa vegetativa. Somministrare un concime ricco di azoto per stimolare lo sviluppo di nuovi germogli, foglie e rami robusti
  2. Tarda primavera/inizio estate (maggio – giugno): durante la fioritura e l’allegagione (la formazione dei primi frutticini), la pianta ha bisogno di fosforo e potassio per sostenere la fioritura e prevenire la caduta dei fiori
  3. Fine estate (agosto – settembre): nella fase di ingrossamento e maturazione dei frutti, un apporto prevalentemente di potassio aiuta a rendere le melagrane più dolci, succose e dal colore rosso vivo
  4. Autunno (ottobre – novembre): dopo la raccolta, applicare un concime organico a lenta cessione allo scopo di nutrire il terreno e preparare le radici per il riposo invernale.

Quali concimi scegliere

I concimi organici sono ideali per l’autunno e la primavera:

  • Stallatico sfarinato o pellettato: perfetto da interrare leggermente ai piedi della pianta in autunno o a inizio primavera. Migliora la struttura del terreno e rilascia nutrimento in modo graduale
  • Compost o humus di lombrico: ottimi per arricchire la flora microbica del suolo.

I concimi minerali e granulari a lenta cessione sono utili per la stagione vegetativa: si consiglia di scegliere un concime bilanciato NPK (azoto, fosforo, potassio) arricchito con microelementi come ferro, magnesio e boro (quest’ultimo fondamentale per una buona fioritura).

Per le piante in vaso, usare un concime liquido per piante da frutto o da orto, diluito nell’acqua di irrigazione ogni 15-20 giorni da aprile a settembre, sospendendo in inverno.

Un consiglio pratico: il concime andrebbe distribuito lungo la proiezione della chioma e non a ridosso del tronco. È qui, infatti, che si trovano le radici capillari più giovani, capaci di assorbire i nutrimenti.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

L’esposizione ideale per la pianta di melograno è in pieno sole per almeno 6-8 ore al giorno.

Al sole, infatti, produce un maggior numero di fiori, sviluppa frutti più grandi, dolci e dal colore rosso vivo, e si riduce al minimo il rischio di malattie fungine.

All’ombra o in mezz’ombra, la pianta sopravvive, ma la fioritura risulta molto scarsa o del tutto assente, e i rami tendono ad allungarsi alla ricerca della luce diventando più deboli.

Si consiglia, quindi, di scegliere un punto rivolto a Sud o Sud-Est, preferibilmente vicino a un muro esposto al sole se si vive in una zona con inverni rigidi o venti forti; la parete accumulerà calore durante il giorno e lo rilascerà di notte.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

Sebbene il melograno sia una pianta mediterranea molto resistente alla siccità, uno squilibrio idrico è la causa principale della spaccatura dei frutti e della caduta precoce dei fiori.

Fabbisogno in base all’età della pianta e della stagione

Le annaffiature vanno gestite diversamente nel caso di piante giovani o adulte oppure nel caso in cui la coltivazione avvenga in contenitore.

  • Piante giovani (primi 2-3 anni): hanno un apparato radicale poco profondo, per cui vanno bagnate 1-2 volte a settimana in primavera ed estate, mantenendo il terreno leggermente umido ma mai inzuppato
  • Piante adulte (oltre i 3 anni): in piena terra tollerano bene la siccità. Richiedono interventi solo durante periodi di caldo estivo prolungato o nei momenti critici del ciclo vegetativo (circa ogni 7-10 giorni)
  • Piante in vaso: il vaso si asciuga molto più rapidamente, per cui il melograno va bagnato ogni volta che i primi 3-4 cm di terriccio risultano completamente asciutti al tatto (anche 2-3 volte a settimana in piena estate).

Un altro aspetto fondamentale che influenza la frequenza delle bagnature è, naturalmente, la stagione:

  1. Primavera: nel periodo della fioritura, mantenere un’irrigazione moderata e costante. Se la pianta soffre la sete durante la fioritura, farà cadere i fiori e non si formeranno i frutti
  2. Estate: è la fase più delicata, che coincide con l’ingrossamento dei frutti. Evitare assolutamente di lasciar asciugare il terreno per settimane per poi dare un’enorme quantità d’acqua all’improvviso: l’assorbimento rapido fa gonfiare la polpa più velocemente della buccia, provocando le classiche spaccature sulle melagrane
  3. Tarda estate/inizio autunno: ridurre gradualmente le annaffiature man mano che i frutti arrivano a maturazione per favorire la concentrazione degli zuccheri
  4. Tardo autunno e inverno: sospendere completamente l’irrigazione in piena terra (la pianta va in riposo vegetativo e bastano le piogge). Per le piante in vaso, bagnare raramente solo per non far seccare del tutto il pane di terra.

L’irrigazione a goccia è il metodo ideale perché distribuisce l’acqua lentamente e in modo omogeneo alle radici senza bagnare il tronco o le foglie (evitando così l’insorgere di funghi).

Potatura

Il melograno va potato regolarmente, ma senza interventi drastici.

Una potatura corretta serve a far passare la luce e l’aria all’interno della chioma, a stimolare la produzione di frutti nuovi e a evitare che la pianta sprechi energia inutilmente.

Quando potare

  • Potatura principale: si esegue a fine inverno (febbraio-marzo), prima della ripresa vegetativa e quando le gelate più intense sono passate
  • Spollonatura: tra maggio e agosto si eliminano manualmente i nuovi getti che nascono continuamente alla base del tronco.

Come potare il melograno

  1. Eliminare i polloni e i succhioni: i primi sono i rami verticali che crescono direttamente dalle radici o dalla base del tronco; vanno tagliati raso terra, altrimenti la pianta diventerà un cespuglio disordinato togliendo vigore al fusto principale. I succhioni, invece, sono rami dritti e molto vigorosi che crescono sui rami più grandi verso l’alto senza produrre fiori; vanno tagliati alla base.
  2. Sfoltire il centro della chioma: tagliare i rami secchi, spezzati, malati o incrociati che impediscono al sole di penetrare all’interno. Una chioma arieggiata previene le malattie fungine e la cocciniglia.
  3. Rispettare i rami produttivi: dato che il melograno fruttifica sui rami dell’anno precedente o su corti rametti d’anni precedenti, non vanno accorciate le punte di tutti i rami, altrimenti si rischia di eliminare proprio i fiori della stagione.

La corretta potatura del melograno deve tenere conto della forma che si vuole donare alla pianta. Quella ad alberello è la forma più comune e comoda: si seleziona un solo fusto principale e si eliminano costantemente tutti i getti basali.

La forma a cespuglio prevede 3-4 fusti principali ed è utile nelle zone molto fredde o soggette a gelate estreme; se un fusto si danneggia, gli altri sopravvivono.

Rinvaso e trapianto

Il rinvaso o il trapianto del melograno è un’operazione semplice, ma va eseguita nei tempi e nei modi giusti per evitare di stressare l’apparato radicale.

Il periodo ideale è la fine dell’inverno/inizio della primavera (tra febbraio e marzo), prima che la pianta riprenda la vegetazione e apra le prime gemme. In questo momento il melograno è ancora in riposo vegetativo ed evita di disperdere energie.

I giovani melograni vanno rinvasati ogni 1-2 anni. Le piante adulte o esemplari più grandi richiedono il rinvaso ogni 3-4 anni (oppure è sufficiente sostituire i primi 5-10 cm di terriccio superficiale con terriccio fresco).

Il trapianto in piena terra può essere eseguito allo stesso modo alla fine dell’inverno, assicurandosi che il terreno non sia gelato.

Come effettuare il rinvaso 

Per non sbagliare, basta seguire pochi semplici step:

  1. Scegliere un contenitore con un diametro di 3-5 cm più grande rispetto al precedente, che abbia ampi fori di drenaggio sul fondo
  2. Stendere sul fondo del vaso uno strato di 3-4 cm di argilla espansa o pomice per evitare che si formino pericolosi ristagni d’acqua
  3. Il melograno non è particolarmente esigente in fatto di terreno, ma preferisce un substrato fertile e ben drenato. Pertanto, una miscela ottimale da preparare è composta da: 60% terriccio universale di buona qualità; 20% compost o stallatico ben maturo; 20% sabbia di fiume o pomice per favorire il drenaggio
  4. Sfilare la pianta con delicatezza e, se le radici sono molto fitte e aggrovigliate sul fondo, districarle leggermente con le mani o con un utensile pulito
  5. Inserire la pianta al centro del nuovo vaso mantenendo il colletto (la base del fusto) allo stesso livello del terreno precedente, quindi riempire con il terriccio, pressare leggermente e annaffiare abbondantemente.

Come effettuare il trapianto in piena terra

Anche in questo caso, occorre seguire alcuni passaggi fondamentali:

  1. Trovare un punto ben soleggiato nel giardino
  2. Scavare una buca larga e profonda circa il doppio del panetto di terra della pianta
  3. Sulla base della buca aggiungere un po’ di stallatico maturo o concime organico, coprendolo con un leggero strato di terra per non mettere le radici a contatto diretto con il concime puro
  4. Posizionare il melograno ben dritto, riempire la buca con la terra scavata (miscelata a un po’ di terriccio organico se il suolo è troppo argilloso o povero) e compattare con i piedi attorno al fusto
  5. Annaffiare subito con generosità per far aderire il terreno alle radici ed eliminare eventuali sacche d’aria.

Ubicazione stagionale

La temperatura ideale per lo sviluppo del melograno è compresa tra 20°C e 30°C durante la stagione vegetativa, ossia dalla primavera all’autunno.

Essendo una pianta originaria delle regioni subtropicali e mediterranee, predilige climi caldi e con abbondante insolazione.

Infatti, per sviluppare frutti grandi, zuccherini e dalla buccia dal colore rosso acceso, la pianta necessita di estati calde e lunghe, tollerando senza problemi anche picchi superiori a 38°C-40°C, purché il terreno sia adeguatamente irrigato.

In inverno, quando va in riposo vegetativo e perde le foglie, una pianta adulta e ben affrancata di melograno può resistere a gelate brevi fino a -10°C (alcune varietà più rustiche arrivano anche a -12 °C).

Temperature prolungate sotto i -10°C/-12°C rischiano però di danneggiare gravemente il legno e la corteccia, portando al disseccamento dei rami o della pianta intera.

I due pericoli termici principali

  1. Gelate tardive primaverili: se la pianta ha già emesso i primi germogli e i bottoni fiorali, una gelata improvvisa distrugge la fioritura dell’anno
  2. Elevata umidità unita al freddo: il melograno tollera bene il freddo secco, ma soffre molto le zone con inverni umidi, nebbiosi e con ristagni d’acqua nel terreno, che favoriscono il marciume radicale.

Chi vive in aree caratterizzate da inverni rigidi, posizioni la pianta a ridosso di un muro esposto a Sud per offrirle un microclima protetto, oppure prediliga la coltivazione in vaso in modo da poterne riparare le radici durante i mesi più freddi.

Bonsai

Il melograno si presta particolarmente bene alla tecnica del bonsai. Mentre il melograno da frutteto classico produce melagrane grandi che rischierebbero di appesantire i rami sottili, per i bonsai si usa quasi sempre la varietà nana, Punica granatum ‘Nana’, o la varietà giapponese Nejikan. Queste cultivar hanno foglie più piccole, fiori proporzionati e melagrane in miniatura (dalle dimensioni di una ciliegia o poco più).

Raccolta

Le melagrane si raccolgono in autunno, indicativamente tra fine settembre e novembre, a seconda della varietà e della zona climatica.

Quando raccoglierle 

I frutti del melograno non continuano a maturare dopo essere stati staccati dalla pianta, quindi è fondamentale raccoglierli al momento giusto, valutando questi tre indicatori fondamentali:

  1. Colore della buccia: scompare del tutto la sfumatura verde e la buccia assume la sua tinta definitiva (rosso vivo, aranciato o rosa carico a seconda della varietà)
  2. Consistenza e suono: al tatto la buccia diventa rigida, liscia e brillante; colpendo leggermente il frutto con le nocche, deve emettere un suono sordo e pieno
  3. Fessure superficiali: quando le melagrane sono al massimo della maturazione, la buccia inizia a spaccarsi leggermente. Vanno raccolte prima che le crepe diventino troppo profonde, per evitare che marciscano o attirino insetti.

Come raccoglierle correttamente

Non bisogna mai tirare o ruotare il frutto a mano, altrimenti si rischia di strappare la corteccia del ramo o danneggiare il peduncolo. Occorre, invece, realizzare un taglio netto sul picciolo (il rametto che sostiene il frutto), lasciandone circa 1-2 cm attaccato alla melagrana.

Anche se la buccia sembra dura, i frutti possono ammaccarsi facilmente, per cui meglio evitare di farli cadere o sovrapporne troppi nei cestini.

Tenute in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce diretta (o nel cassetto della frutta in frigorifero), le melagrane intatte si conservano perfettamente anche per 1 o 2 mesi.

Malattia e cure

La pianta del melograno è rinomata per la sua robustezza, ma può essere soggetta ad alcune patologie fungine, batteriche o fisiologiche.

1. Alternariosi 

È una delle malattie più insidiose. Il frutto appare integro all’esterno, ma all’interno gli arilli marciscono e diventano neri o marroni. Esternamente possono comparire piccole macchie scure sulla buccia.

La causa è un fungo (Alternaria alternata), favorito da piogge durante la fioritura o da lesioni sul frutto.

Per risolvere il problema, raccogliere ed eliminare i frutti colpiti (non lasciarli a terra o sulla pianta) ed effettuare trattamenti preventivi a base di rame o prodotti rameici subito dopo la fioritura o durante le stagioni piovose.

2. Maculatura batterica 

Sulle foglie compaiono piccole macchie scure e angolari circondate da un alone giallastro; sui frutti si formano lesioni scure, screpolature e spaccature da cui può uscire un liquido gommoso.

La maculatura si combatte potando e bruciando i rami infetti per limitare la diffusione; trattando la chioma con sali di rame all’inizio della primavera e in autunno dopo la caduta delle foglie e, infine, disinfettando sempre gli attrezzi da potatura tra una pianta e l’altra.

3. Marciume radicale

Ingrassamento del tronco alla base, ingiallimento diffuso delle foglie, perdita improvvisa di vigore e disseccamento dei rami sono i sintomi che fanno sospettare l’insorgenza di marciumi.

I responsabili sono dei funghi del terreno (Phytophthora spp. o Armillaria mellea) che compaiono a causa di ristagni d’acqua o in suoli troppo compatti.

Per questo, a livello preventivo, evitare assolutamente che si formino ristagni soprattutto nel sottovaso e garantire al melograno un substrato ben drenato.

Come cura, ridurre drasticamente le annaffiature e, nei casi più gravi, somministrare un fungicida sistemico specifico per il colletto e le radici (ad esempio a base di Fosetyl-Alluminio).

4. Oidio o mal bianco

Questa malattia si riconosce per la presenza di una patina o polverina biancastra su foglie giovani e germogli, che tendono ad accartocciarsi e a seccare.

Anche nel caso dell’oidio, il responsabile è un fungo, favorito da un clima caldo-umido con scarsa circolazione d’aria nella chioma.

Per risolvere il problema, occorre eseguire potature di sfoltimento per arieggiare l’interno della chioma e trattare il melograno con zolfo bagnabile o bicarbonato di potassio ai primi sintomi.

5. Spaccatura dei frutti 

I frutti si spaccano sulla pianta prima di completare la maturazione, esponendo i chicchi all’attacco di muffe e insetti.

La causa è uno stress idrico: irrigazioni irregolari (lunghi periodi di secco seguiti da abbondanti annaffiature o piogge improvvise) o forti sbalzi termici.

A livello preventivo, mantenere un regime di annaffiatura regolare e costante durante l’estate e applicare una pacciamatura alla base del tronco del melograno per trattenere l’umidità nel terreno.

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