- Fioritura
- Commestibilità
- Tossicità
- Riproduzione
- Semi
- Informazioni e curiosità
- Coltivazione
- Collocazione
- Concimazione
- Esposizione e luce
- Annaffiatura
- Potatura
- Rinvaso e trapianto
- Ubicazione stagionale
- Raccolta
- Malattia e cure

- Il mandorlo ha radici a fittone e un fusto che, inizialmente diritto e liscio, successivamente diventa contorto, screpolato e di colore scuro.
- Botanicamente, il frutto del mandorlo è una drupa che, dopo la raccolta, viene essiccata per durare più a lungo ed essere commercializzata.
- I fiori bianchi o rosati del mandorlo compaiono agli inizi della primavera.
- Le gelate tardive sono la causa principale della perdita del raccolto di mandorle.
- Il mandorlo è una pianta mediterranea, che ama il clima caldo e ha bisogno del pieno sole.
Il mandorlo (Prunus dulcis) è originario dell’Asia sud-occidentale e del Medio Oriente ed è una delle piante da frutto più antiche, coltivata fin dall’età del bronzo.
È anche un albero molto longevo e può vivere tranquillamente oltre gli 80-100 anni. Se piantato in terra, può raggiungere i 5-10 metri di altezza, ma ha una crescita piuttosto lenta. Resistente alla siccità, vanta un apparato radicale molto profondo e necessita di un certo numero di ore di freddo in inverno per poter fiorire bene; paradossalmente, però, teme il gelo proprio durante la fioritura.
Negli esemplari giovani la corteccia è grigia e liscia, ma con l’età diventa scura, screpolata e fessurata. Il tronco tende spesso a incurvarsi, dando alla pianta un aspetto scultoreo. Le foglie sono strette, lunghe e lanceolate, con i bordi leggermente seghettati e presentano un colore verde intenso e lucido.
I fiori, bianchi o rosa pallido, compaiono sui rami nudi. Hanno 5 petali e tantissimi stami al centro. Infine, il frutto è tecnicamente una drupa (come la ciliegia); la parte esterna è verde, carnosa e vellutata (mallo) ma, quando matura, il mallo si apre e rivela il guscio legnoso che contiene il seme commestibile: la mandorla.
Per quanto riguarda le esigenze di coltivazione, il mandorlo ha bisogno prima di tutto del pieno sole (senza una luce intensa, la produzione di frutti sarà scarsissima) e predilige terreni leggeri, poveri e soprattutto ben drenati. Ama molto il calcare; odia i terreni argillosi e compatti che trattengono acqua.
Il clima ideale è quello mediterraneo: estati calde e secche, inverni miti. Il mandorlo soffre molto l’umidità eccessiva nell’aria, che può favorire l’insorgenza di malattie fungine.
Un aspetto importante da sapere è che molte varietà sono autosterili: significa che c’è bisogno di due alberi di varietà diverse vicini per avere frutti. Se si vuole piantare solo un mandorlo, occorre cercare per forza una varietà autofertile.
Fioritura
La fioritura del mandorlo è uno dei primi, spettacolari segnali che l’inverno sta per finire. In linea generale, fiorisce tra febbraio e marzo, ma il periodo esatto dipende da due fattori principali:
- Il clima e la zona geografica: nelle regioni più calde, come la Sicilia o la Puglia, non è raro vedere i primi fiori già a metà gennaio. Risalendo verso il Nord o in zone collinari più fresche, la fioritura slitta verso marzo
- La varietà della pianta: esistono varietà a fioritura precoce che sfidano il gelo di gennaio e varietà a fioritura tardiva, selezionate apposta per evitare che le gelate improvvise danneggino i fiori e il futuro raccolto.
Proprio perché fiorisce così presto, il mandorlo è molto vulnerabile alle gelate tardive. Se la temperatura scende bruscamente sotto lo zero quando i fiori sono aperti, il rischio di perdere le mandorle per l’anno in corso è purtroppo molto alto.
La particolarità del mandorlo è poi che i suoi fiori, bianchi o leggermente sfumati di rosa, compaiono prima delle foglie.
Commestibilità
Tossicità
Sulla questione del mandorlo bisogna fare una distinzione importante tra il frutto (la mandorla che si mangia) e il resto della pianta (foglie, rametti, guscio).
In generale, comunque, il mandorlo è considerato una pianta potenzialmente tossica per cani e gatti, ma per ragioni diverse a seconda della parte interessata.
- Foglie, corteccia e semi: tutte le piante del genere Prunus contengono amigdalina, un glicoside cianogenetico. Se l’animale mastica o ingerisce foglie (specialmente se appassite), rametti o il seme amaro all’interno del nocciolo, l’amigdalina libera acido cianidrico (cianuro), provocando sintomi quali: difficoltà respiratorie, gengive rosso brillante, pupille dilatate e, nei casi gravi, shock
- Il frutto (mandorle dolci): le mandorle che si acquistano al supermercato non sono letali come quelle amare, ma restano sconsigliate poiché cani e gatti non le digeriscono bene e possono causare vomito, diarrea e, nei casi più seri (specialmente nei cani), pancreatite. Non solo: la forma e la durezza della mandorla intera possono causare soffocamento o ostruzioni intestinali, particolarmente pericolose per i gatti e i cani di piccola taglia
- Mandorle amare: sono estremamente tossiche anche per le persone e in piccole quantità perché contengono dosi molto elevate di precursori del cianuro.
Riproduzione
Ci sono diversi modi per riprodurre la pianta del mandorlo.
Semina
Se si pianta un mandorlo partendo dal seme (la mandorla), raramente si otterrà una pianta identica a quella che ha prodotto il frutto. Spesso nascono mandorli “selvatici” con frutti piccoli o amari. È però il modo migliore per creare un portinnesto robusto.
- Mettere le mandorle fresche col guscio in un contenitore con sabbia umida in frigorifero per circa 60-90 giorni
- In primavera, quando spunta il germoglio, piantarlo in un vaso profondo
Innesto
È la tecnica più usata: si prende un rametto (marza) di una varietà pregiata e lo si “unisce” a una pianta selvatica più resistente (il portinnesto). Molti usano il pesco come portinnesto per il mandorlo se il terreno è troppo argilloso, perché le radici del pesco tollerano meglio quel tipo di suolo rispetto a quelle del mandorlo.
L’innesto a scudetto (o a gemma dormiente) si fa solitamente a fine estate (agosto/settembre). L’innesto a spacco si esegue invece a fine inverno, prima del risveglio vegetativo.
Questa tecnica permette di ottenere mandorle grandi, dolci e di una varietà specifica su una base radicale molto forte.
Talea
Riprodurre il mandorlo per talea non è semplicissimo perché i rami faticano a emettere radici, ma non è impossibile.
- In autunno o tardo inverno, tagliare rami giovani (di un anno) lunghi circa 20-25 cm
- Immergere la base in un ormone radicante (si trova facilmente nei vivai)
- Piantare le talee in un mix di torba e sabbia, mantenendo il terreno sempre umido e in un luogo riparato ma luminoso.
Semi
Quella che comunemente chiamiamo “mandorla” è, a tutti gli effetti, il seme o drupa della pianta.
Partendo dall’esterno verso l’interno, il seme è composto da:
- Il mallo (esocarpo e mesocarpo): è la parte più esterna, una polpa verde, vellutata e coriacea. A differenza della pesca, questa polpa non è succosa ma si secca e si apre a maturità
- Il guscio (endocarpo): sotto il mallo si trova il guscio legnoso, duro e punteggiato da piccoli forellini. La sua durezza cambia a seconda della varietà
- La mandorla: il seme vero e proprio è contenuto all’interno del guscio. La forma è ovoidale, allungata e schiacciata, con una punta più pronunciata (dove si trova l’embrione) e una base più arrotondata. È avvolto da una sottile buccia marrone (tegumento) ruvida e ricca di tannini, che servono a proteggere il seme dall’attacco di funghi e batteri mentre è nel terreno. Rimuovendo la pellicina, il seme appare bianco e diviso in due grandi metà carnose chiamate cotiledoni. Queste sono le “riserve energetiche” cariche di grassi e proteine che serviranno alla nuova piantina per nascere.
Esistono due tipi di semi, esteticamente quasi identici, ma dalla differenza chimica enorme:
- Mandorle dolci: sono quelle che comunemente si mangiano e contengono pochissima amigdalina
- Mandorle amare: sono prodotte dal mandorlo selvatico e contengono grandi quantità di amigdalina che, a contatto con l’acqua o la digestione, si trasforma in acido cianidrico (cianuro). Sono quindi tossiche se mangiate in quantità: ne bastano poche decine per un adulto (molto meno per un bambino) per causare avvelenamento.
Informazioni e curiosità
Il mandorlo è celebre per la sua fioritura precoce: per questo motivo, fin dall’antichità, è considerato il simbolo della rinascita e della speranza. In ebraico, il suo nome (shaqed) significa “colui che veglia”, proprio perché è il primo albero a “svegliarsi” dal sonno invernale.
Coltivazione
Anche se il mandorlo è un albero che ama espandersi, è possibile coltivarlo in vaso con successo, a patto di scegliere la varietà giusta e avere qualche accortezza specifica. È un’ottima soluzione per chi ha un terrazzo o un balcone soleggiato.
Le varietà adatte sono quelle specificamente selezionate per la crescita contenuta (nane o semi-nane), la più famosa delle quali la Garden Prince, che resta compatta (arriva a circa 1,5 metri) ed è autofertile (quindi non serve un secondo albero per avere i frutti). Anche la Supernova si adatta bene se tenuta sotto controllo.
Dato che il mandorlo odia i ristagni idrici, bisogna partire da un vaso di almeno 40-50 cm di diametro e profondità in cotto, un materiale che permette alle radici di “respirare” meglio rispetto alla plastica. Importante è distribuire sempre uno strato di argilla espansa o ghiaia sul fondo per far defluire l’acqua.
Il vantaggio della coltivazione in vaso è che la pianta può essere spostata al riparo in caso di gelata improvvisa, salvando così la fioritura e il raccolto di mandorle.
Collocazione
Il mandorlo è una pianta da esterno resistente al freddo invernale, ma non alle gelate tardive. Se i fiori sono già aperti e la temperatura scende sotto lo zero, il rischio è di perdere tutto il raccolto dell’anno.
Per questo, se si vive in una zona con primavere imprevedibili, scegliere varietà a fioritura tardiva, che aspettano qualche settimana in più prima di svegliarsi (evitando così i colpi di coda dell’inverno). In alternativa, optare per la coltivazione in contenitore.
Concimazione
Anche se il mandorlo è una pianta abituata a terreni poveri, per ottenere una produzione di mandorle abbondante e mantenerla in salute, un aiuto dal punto di vista nutritivo è fondamentale.
Il mandorlo va concimato seguendo il suo ritmo biologico e i momenti principali sono due:
- Fine inverno (febbraio): si interviene prima o appena inizia la fioritura per dare energia alla pianta al momento del risveglio vegetativo
- Primavera (aprile-maggio): serve a sostenere lo sviluppo dei frutti e la formazione delle nuove foglie
- Autunno (post-raccolta): una leggera somministrazione di concime organico aiuta il mandorlo a reintegrare le riserve nel bulbo e nelle radici per l’anno successivo.
Il mandorlo ha preferenze specifiche per quanto riguarda i nutrienti:
- Concimazione organica: ogni 1-2 anni, in autunno o a fine inverno, distribuire dello stallatico maturo o del compost alla base della pianta (ma non a contatto diretto con il tronco) per migliorare la struttura del terreno e rilasciare nutrienti lentamente
- Concimazione minerale: se si usano concimi granulari, cercare un equilibrio NPK (azoto, fosforo, potassio) specifico: l’azoto è fondamentale per la crescita dei rami e delle foglie; il potassio serve a ottenere mandorle saporite e per rendere la pianta più resistente alla siccità; il fosforo aiuta lo sviluppo radicale.
Il mandorlo è spesso carente di boro e zinco: in caso di foglie ingiallite o frutti che cadono precocemente, cercare un concime che contenga questi microelementi.
Qualsiasi sia il concime, questo va distribuito a terra seguendo la proiezione della chioma (è lì che si trovano le radici più attive nell’assorbire nutrimento). Se si usano granuli o stallatico, zappettare leggermente il terreno per interrarli (senza andare troppo in profondità per non ferire le radici).
Infine, dopo aver concimato, dare sempre un po’ d’acqua: aiuta i nutrienti a sciogliersi e a scendere verso le radici.
Esposizione e luce
Il mandorlo ama il pieno sole (almeno 6-8 ore di sole diretto al giorno) e la luce: l’esposizione ideale riflette le sue origini mediterranee.
La luce solare diretta è fondamentale non solo per la fotosintesi, ma soprattutto per la maturazione dei frutti e per prevenire malattie fungine a cui la pianta è soggetta se l’ambiente è troppo umido o ombroso.
L’esposizione ideale è, quindi, a Sud o Sud-Ovest. Se si vive in una zona ventosa, è opportuno piantarlo vicino a un muro rivolto a Sud o a una siepe frangivento, così da creare un microclima più caldo che proteggerà i delicati fiori dai venti gelidi del Nord, che potrebbero farli cadere prematuramente.
Mentre ama il riparo dai venti gelidi, al contempo il mandorlo detesta l’aria stagnante, per cui le colline o i terreni leggermente in pendenza sono perfetti, perché l’aria fredda scivola verso il basso e non si ferma intorno alla chioma.
Annaffiatura
Anche se è una pianta estremamente resistente alla siccità, per vederlo fiorire generosamente e produrre frutti, il mandorlo va bagnato adeguatamente, specialmente se è giovane o in vaso.
Teme però moltissimo il ristagno idrico poiché le sue radici sono molto sensibili alla mancanza di ossigeno e marciscono facilmente se il terreno resta zuppo a lungo. Per questo, bisogna aspettare sempre che il terreno sia completamente asciutto nei primi 3-5 cm di profondità prima di dare altra acqua.
In generale, meglio poche irrigazioni abbondanti che tante e scarse. L’acqua deve arrivare in profondità per spingere le radici a scendere verso il basso.
Il fabbisogno idrico cambia drasticamente durante l’anno:
- Primavera (fioritura e allegagione): è il momento critico. Se la pianta soffre la sete mentre sta formando i frutticini, potrebbe farli cadere prematuramente. In questa fase, mantenere il terreno umido ma mai inzuppato
- Estate: se fa molto caldo, il mandorlo va in stress. Un’irrigazione settimanale profonda (per piante in terra) oppure ogni 2-3 giorni (per piante in vaso) è l’ideale
- Inverno: la pianta va in riposo vegetativo. In giardino basta la pioggia; in vaso, bagnare pochissimo, giusto per non far seccare completamente il pane di terra, circa una volta al mese.
Per il mandorlo in vaso, occorre avere l’accortezza di svuotare sempre il sottovaso e di bagnare alla base, evitando il tronco e, soprattutto, il fogliame (l’umidità sulle foglie favorisce lo sviluppo di funghi).
In generale, si consiglia di annaffiare sempre nelle ore più fresche (mattina presto o sera tardi): ciò evita lo shock termico alle radici e riduce l’evaporazione immediata dell’acqua.
Potatura
Il mandorlo deve essere potato durante il riposo vegetativo, poco prima che i fiori inizino a comparire sui rami. Se lasciato crescere, tende a creare un groviglio di rami che impedisce alla luce di entrare, riducendo la qualità dei frutti.
La potatura si può suddividere in 3 fasi:
- Pulizia: eliminare tutto ciò che toglie energia inutile alla pianta come rami rami spezzati dal vento o dal peso della neve, rami che presentano macchie o zone secche e i succhioni, ovvero quei rami che crescono dritti verso l’alto partendo dal tronco o dai rami principali. Non producono nulla e rubano solo linfa
- Potatura di produzione: il mandorlo produce meglio se la chioma ha la forma di un vaso aperto. Per questo, bisogna tagliare i rami che crescono verso l’interno della chioma ed eliminare quelli che si incrociano o si sfregano tra loro. Inoltre, il mandorlo produce principalmente sui rami di 2-3 anni: accorciando leggermente i rami troppo lunghi, stimola la nascita di nuovi getti laterali
- Potatura di formazione: si esegue sulle piante giovani (1-3 anni), allo scopo di dar loro struttura. Si scelgono 3 o 4 rami principali (branche) ben distanziati tra loro e inclinati di circa 45° rispetto al tronco, dopodiché si taglia il fusto principale appena sopra l’inserzione di questi rami per bloccare la crescita verticale eccessiva.
Se, al contrario la pianta è molto vecchia e non produce più, si può tentare una potatura di ringiovanimento, tagliando le branche vecchie in modo più deciso per costringere la pianta a emettere rami nuovi e vigorosi.
Consigli utili
- Tagliare sempre obliquamente e a circa mezzo centimetro sopra una gemma rivolta verso l’esterno. La pendenza del taglio serve a far scivolare via l’acqua piovana, evitando marciumi
- Il mandorlo non ama le potature drastiche. Un taglio eccessivo provoca una reazione di crescita selvaggia di succhioni inutili
- Nel caso di tagli importanti, il mastice per potature aiuta a sigillare la ferita e prevenire infezioni.
Rinvaso e trapianto
Il mandorlo va spostato esclusivamente durante il riposo vegetativo, tra novembre e gennaio.
Rinvaso
Il mandorlo non ama stare in vaso per sempre, ma se nel caso di una varietà nana o un esemplare giovane, seguire questi passaggi:
- Il vaso deve essere in terracotta, profondo e di almeno 10-15 cm più grande del precedente. Il mandorlo ha un apparato radicale che tende ad andare in profondità
- Mettere 5 cm di argilla espansa o ghiaia sul fondo per evitare ristagni idrici
- Il terriccio ideale deve essere un mix di terriccio universale di qualità (60%), sabbia di fiume o pomice (30%) e un po’ di concime organico (10% stallatico sfarinato)
- Non sotterrare mai la base del fusto (colletto)
Trapianto in piena terra
- Scavare una buca ampia, circa il doppio del volume del pane di terra attuale
- Lavorare bene il fondo della buca per renderlo soffice e aggiungere un po’ di ammendante organico, ma coprirlo con uno strato di terra pulita per non bruciare le radici
- Inserire la pianta ben dritta. Se la zona è ventosa, piantare un tutore (un palo di legno) prima di chiudere la buca
- Riempire con la terra di scavo, comprimere leggermente con i piedi e crea una piccola conca intorno al fusto per trattenere l’acqua delle prime irrigazioni.
Se il mandorlo è in vaso e noti che le radici girano a spirale intorno al pane di terra (effetto spiralizzazione), prima di interrarlo praticare dei piccoli tagli verticali superficiali sulle radici esterne con una forbice pulita. Questo stimolerà la pianta a emettere nuove radici verso l’esterno invece di continuare a girare su se stessa.
Ubicazione stagionale
Il mandorlo è una pianta che ama il sole e il caldo, ma con il freddo ha un rapporto particolare: è estremamente resistente in inverno, ma diventa fragilissimo al sopraggiungere della primavera.
- Inverno (fase di riposo). Quando la pianta è spoglia e in letargo, è sorprendentemente robusta, potendo sopportare temperature che scendono fino a -10°C/-15°C senza subire danni strutturali. Inoltre, per poter fiorire correttamente, il mandorlo ha bisogno di accumulare un certo numero di ore di freddo (sotto i 7°C) durante l’inverno; se l’inverno è troppo mite, la fioritura sarà scarsa e irregolare
- Fioritura (il momento critico). Come detto, il mandorlo fiorisce molto presto (spesso tra gennaio e marzo) e i suoi fiori sono sensibilissimi. Se la temperatura scende sotto i -2°C/-3°C durante la fioritura, i fiori bruciano e la produzione di mandorle per quell’anno è compromessa. La temperatura ideale per l’impollinazione è tra i 15°C e i 25°C
- Estate (crescita e maturazione). L’ideale è tra i 25°C e i 35°C, ma tollera bene anche picchi di 40°C purché abbia un minimo di riserva idrica nel terreno, anche se lo stress termico eccessivo può far cadere i frutti prematuramente.
Bonsai
Il mandorlo è una specie molto apprezzata nel mondo del bonsai, soprattutto per via della sua fioritura spettacolare.
Tuttavia, richiede più di uno sforzo e non è adatto ai principianti, nonostante sopporti bene le potature drastiche.
Anche se il mandorlo bonsai può produrre mandorle vere, la produzione di frutti consuma molta energia. Per questo, spesso i bonsaisti rimuovono i frutti dopo poco tempo per non indebolire eccessivamente l’alberello.
Raccolta
La raccolta delle mandorle richiede il giusto tempismo: il periodo indicativo è tra fine agosto e fine settembre, ma ci sono alcuni segnali da tenere presente:
- L’apertura del mallo: la polpa verde e carnosa che avvolge il guscio (il mallo) inizia ad aprirsi e a seccarsi. Quando la fessura è ben visibile e il mallo si stacca facilmente dal guscio legnoso, la mandorla è pronta
- Il colore: il mallo passa dal verde brillante a un verde opaco o giallastro/marrone
- La caduta spontanea: se alcune mandorle iniziano a cadere da sole, è il segnale di procedere subito alla raccolta.
A livello domestico, la procedura si divide in quattro fasi:
- Preparazione del terreno: pulire l’erba sotto la chioma e stendere delle reti a maglia stretta (come quelle usate per le olive) per evitare che i frutti entrino in contatto diretto con l’umidità del suolo
- La bacchiatura: con lunghe pertiche di bambù o vetroresina scuotere i rami o colpire i grappoli di frutti. La delicatezza è essenziale per non danneggiare i getti giovani che porteranno i frutti l’anno successivo
- Scuotitura manuale: se l’albero è piccolo, basta semplicemente scuotere i rami principali con le mani
- Raccolta a terra: una volta cadute sulle reti, le mandorle vanno radunate e pulite da foglie e rametti.
Una volta raccolte, per conservare le mandorle a lungo senza che facciano la muffa, occorre seguire questi passaggi:
- Smallatura: rimuovere subito il mallo verde per evitare che l’umidità passerà al guscio e poi al seme, facendolo annerire
- Essiccazione: stendere le mandorle (ancora nel guscio) su graticci o cassette forate al sole per 3-5 giorni. Di notte, portarle al chiuso per evitare l’umidità della rugiada. Sono pronte quando, scuotendone una, si sente che il seme “balla” all’interno
- Conservazione: una volta secche, conservarle in sacchi di tela o rete in un luogo fresco, asciutto e buio. In questo modo dureranno tranquillamente fino a un anno.
Malattia e cure
Il mandorlo è una pianta rustica ma, come tutti i componenti della famiglia delle Rosaceae (come peschi e albicocchi), teme l’umidità eccessiva o i danni derivanti da ferite non curate.
Monilia
Il marciume di fiori e frutti è il problema principale durante le primavere piovose. In particolare, i fiori appassiscono improvvisamente e diventano bruni, ma restano attaccati al ramo. Sui frutti compaiono cerchi concentrici di muffa grigiastra.
Per evitare che si estendi la malattia, bisogna rimuovere e bruciare i rametti infetti. In fase preventiva, usare prodotti a base di zolfo o rame subito dopo la fioritura. Inoltre, una potatura che permetta una buona aerazione della chioma è la miglior difesa.
Bolla del mandorlo (Taphrina deformans)
Anche se è più famosa nel pesco, colpisce spesso anche il mandorlo. Le foglie si ispessiscono, si arricciano e assumono un colore rosso-giallastro molto vistoso, inoltre sembrano “gonfiate” da bolle d’aria.
Una volta che queste bolle appaiono visibili, è tardi per intervenire efficacemente sulle foglie colpite. Occorre piuttosto agire in via preventiva con trattamenti a base di rame (poltiglia bordolese) a fine autunno e a fine inverno, prima che si aprano le gemme.
Gommosi
Più che una malattia, è un sintomo di malessere causato da stress idrici, ferite da potatura mal eseguite o attacchi di parassiti. Dal tronco o dai rami fuoriesce una sostanza densa, simile a gelatina ambrata.
Per risolvere il problema, pulire la zona interessata eliminando il tessuto morto, disinfettare con sali di rame e sigillare con mastice per potature. Controllare che il terreno non sia troppo compatto o fradicio.
Macchia rossa (Polystigma fulvum)
Si tratta di un fungo che colpisce le foglie in tarda primavera, producendo macchie arancioni o rosso mattone che diventano carnose. Se l’attacco è forte, la pianta perde le foglie precocemente, indebolendosi.
Intervenire raccogliendo e distruggendo le foglie cadute. I trattamenti preventivi con rame fatti per la Bolla aiutano anche contro questa problematica.
Xylella
Purtroppo, negli ultimi anni, il mandorlo è tra le piante colpite dal batterio Xylella, che provoca il disseccamento rapido di intere branche, partendo dai margini delle foglie che sembrano “bruciate”.
Essendo una malattia da quarantena, non esiste cura domestica, ma è obbligatorio contattare i servizi fitopatologici della regione.







































