Lavanda

Lavandula

Lavanda e lavandino si prestano benissimo alla coltivazione in vaso. Resistenti al caldo e al secco, sempreverdi, offrono entrambi spighe profumatissime.

  • Lavanda e lavandino si prestano benissimo alla coltivazione in vaso. Resistenti al caldo e al secco, sempreverdi, offrono entrambi spighe profumatissime.
  • La lavanda ha bisogno di crescere in pieno sole per dar vita alle sue splendide infiorescenze.
  • I fiori di lavanda vengono portati da lunghi steli e sprigionano un aroma inconfondibile, molto attrattivo per gli insetti.
  • La lavanda è una bellissima pianta ornamentale da giardino.
  • La lavanda è una pianta dalla fioritura tipicamente estiva.
  • Lavanda e lavandino si prestano benissimo alla coltivazione in vaso. Resistenti al caldo e al secco, sempreverdi, offrono entrambi spighe profumatissime.
  • La lavanda ha bisogno di crescere in pieno sole per dar vita alle sue splendide infiorescenze.
  • I fiori di lavanda vengono portati da lunghi steli e sprigionano un aroma inconfondibile, molto attrattivo per gli insetti.
  • La lavanda è una bellissima pianta ornamentale da giardino.
  • La lavanda è una pianta dalla fioritura tipicamente estiva.

Da più di due millenni la lavanda affianca il cammino dell’essere umano, un legame duraturo dovuto alle sue doti purificanti e rinvigorenti, oltre alla percezione di freschezza e salute trasmessa dalla sua intensa fragranza.

La sua grande diffusione si spiega anche con le caratteristiche intrinseche di tutte le sue varietà: si tratta di piante da esterno estremamente resistenti, che richiedono poche cure e hanno un consumo idrico limitato (l’irrigazione serve solo nei mesi estivi in caso di siccità prolungata). Inoltre, sanno adattarsi sia ai climi settentrionali sia a quelli meridionali a seconda della tipologia scelta, crescono tanto sulle coste quanto in quota, sono capaci di vivere oltre dieci anni se gestite correttamente, offrono un’ottima resa e si ammalano raramente.

Coltivazione e manutenzione

La moltiplicazione della lavanda avviene per mezzo dei semi o attraverso la talea; la sua collocazione ideale è direttamente nel suolo, sebbene possa essere cresciuta con successo anche dentro contenitori di dimensioni adeguate.

Il suolo ideale deve possedere un pH basico (alcalino), essere ottimamente drenato, ricco di sassi (scheletro) e caldo, oltre che ben esposto ai raggi solari diretti.

La fertilità della terra va garantita periodicamente integrando dello stallatico, del terricciato oppure del compost.

Gli interventi di taglio – sia quello iniziale di impianto sia quelli a cadenza annuale – servono a preservare la forma geometrica del cespuglio e a ottimizzare la successiva produzione floreale. La raccolta dei fiori va effettuata nelle prime ore del mattino, proteggendosi con i guanti e adoperando cesoie molto affilate. I fiori, una volta completato il processo di essiccazione, trovano applicazione in tantissimi campi: dalla profumeria all’erboristeria, fino all’arte culinaria.

La sopravvivenza della lavanda è messa a rischio soprattutto dalle temperature rigide (poiché non tutti i tipi tollerano il gelo), dalla proliferazione delle erbe infestanti e dall’utilizzo di acqua per irrigazione dura e calcarea.

Classificazione botanica e varietà commerciali

Il genere Lavandula accoglie al suo interno 39 varianti allo stato selvatico, le quali mostrano tratti morfologici assai diversificati (spaziando da veri e propri arbusti di grandi dimensioni a piante di tipo erbaceo). La loro distribuzione geografica interessa l’emisfero Nord della Terra, sviluppandosi lungo un’area che parte dalle isole dell’Oceano Atlantico, attraversa l’intero bacino del Mediterraneo e la penisola arabica, fino a giungere in India.

Sul mercato vivaistico le tipologie più diffuse sono essenzialmente due:

  1. Lavandula angustifolia, identificata comunemente come lavanda vera e propria
  2. Lavandula x intermedia, nota comunemente con il nome di lavandino, sebbene i punti vendita la propongano spesso sotto il nome generico di “lavanda”

L’elemento cruciale che differenzia queste due piante risiede nel fatto che il lavandino è un incrocio sterile nato dalla fusione tra L. angustifolia e L. latifolia, caratteristica che tuttavia gli conferisce una forza vegetativa superiore. Per il resto, entrambe si presentano come arbusti xerofili (ossia strutturati per tollerare lunghi periodi di scarsità d’acqua) e mostrano forti somiglianze sia nei tratti estetici sia nelle necessità di coltivazione.

Anatomia e caratteristiche della pianta

Il sistema radicale della lavanda è assai ramificato; possiede un asse principale di consistenza legnosa e svariate diramazioni più superficiali che servono a mappare il terreno circostante per assimilare l’acqua e le sostanze nutritive.

La base della pianta ha una struttura legnosa che tende ad ampliarsi anno dopo anno. I rametti presentano una sezione a quattro spigoli (quadrangolare); mostrano una leggera peluria (pubescenza) quando sono giovani, diventando poi spogli e robusti con la maturazione.

Le foglie sono rivestite da una peluria persistente (tomentose) e hanno un profilo slanciato (lanceolato). Si innestano sui rami a coppie contrapposte e disposte a croce. Al tatto risultano consistenti e ricche di oli essenziali profumati; mostrano una tonalità grigiastra e non cadono durante l’inverno (sempreverdi).

I fiori contengono entrambi i sessi (ermafroditi) e iniziano a sbocciare a partire dal mese di giugno. Si raggruppano in infiorescenze poste alla fine di lunghi steli, dove si distribuiscono seguendo un andamento elicoidale. La loro struttura presenta un labbro inferiore particolarmente evidente, perfetto per offrire un punto d’appoggio ideale ai numerosi insetti impollinatori (pronubi) che ne sono attratti. Il frutto finale è un tetrachenio, ossia una struttura composta dall’aggregazione di quattro acheni.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

La lavanda fiorisce indicativamente durante l’estate, in un arco di tempo che va da metà giugno a metà agosto, a seconda di alcuni fattori chiave come:

  • Il clima e l’altitudine: in pianura e nelle regioni meridionali (più calde) la fioritura inizia già a metà giugno. Nelle zone montane o più fresche, il picco si sposta in avanti, arrivando a luglio inoltrato o ai primi di agosto
  • La varietà della pianta: la Lavandula angustifolia tende a fiorire leggermente prima, mentre il lavandino (l’ibrido più vigoroso e diffuso nei giardini) raggiunge la massima fioritura un po’ più tardi, tra luglio e agosto.

La lavanda nel suo massimo splendore (basti pensare ai meravigliosi campi viola della Provenza) è solitamente visibile tra la fine di giugno e la metà di luglio, prima che inizi la raccolta per la distillazione degli oli essenziali.

Commestibilità

Fiori

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La lavanda si può riprodurre principalmente in due modi: tramite talea (il metodo più consigliato) o tramite semina.

Riproduzione per talea 

È il sistema più rapido, efficace e sicuro poiché permette di ottenere una nuova pianta identica a quella di partenza. Questo metodo è obbligatorio per il lavandino, dato che, essendo un ibrido, produce solo semi sterili.

I periodi migliori per questa tecnica sono la primavera (aprile-maggio, usando rametti verdi) oppure l’autunno (settembre-ottobre, usando rametti più legnosi).

Come procedere

  1. Scegliere un ramo sano e robusto che non abbia fiori. Tagliare una porzione lunga circa 10-15 cm, effettuando un taglio netto e inclinato subito sotto un nodo (il punto in cui nascono le foglie)
  2. Rimuovere le foglie della parte inferiore (i 2/3 più in basso del rametto), lasciando solo quelle in cima: questo evita che la pianta perda troppa umidità
  3. Inserire il rametto per qualche centimetro in un vasetto riempito con un mix di terriccio e sabbia (per garantire il drenaggio)
  4. Mantenere il terreno costantemente umido (ma senza ristagni) e porre il vaso in un luogo caldo e all’ombra. Nel giro di 4-6 settimane spunteranno le prime radici.

Riproduzione per semina

È un metodo più lungo e che richiede pazienza. Spesso le piante nate da seme non sono identiche alla pianta madre e mostrano una crescita iniziale più lenta.

Il periodo ideale per seminare in semenzaio riparato è l’inizio della primavera (tra febbraio e marzo), per poi trapiantare le piantine all’aperto a maggio.

Come procedere

  1. Distribuire i semi di lavanda in un contenitore con terriccio leggero e sabbioso, quindi coprirli appena con un velo sottilissimo di terra
  2. Nebulizzare l’acqua per non spostare i piccolissimi semi. Coprire il contenitore con della pellicola trasparente (da sollevare ogni giorno per evitare muffe) e lasciarlo in un luogo luminoso a circa 18-20°C
  3.  semi impiegano da 2 a 4 settimane per germogliare. Quando le piantine saranno cresciute e avranno sviluppato le prime foglioline robuste, sarà possibile spostarle nei singoli vasi o direttamente in giardino.

Un piccolo consiglio: dato che i semi di lavanda hanno un guscio molto duro, per facilitare la nascita delle piantine, si può eseguire la stratificazione a freddo. Per prima cosa, mettere i semi su un tovagliolo di carta umido, chiuderli in un sacchetto di plastica e lasciarli in frigorifero per 2-3 settimane prima di seminarli. Questo “ingannerà” il seme simulando l’inverno, stimolandolo a svegliarsi una volta seminato al caldo.

Semi

I semi della lavanda (che dal punto di vista botanico sono dei piccoli frutti secchi chiamati acheni) sono davvero minuscoli e particolari. 

Sono allungati, ovali o a forma di goccia, leggermente appiattiti su un lato. Ricordano, in miniatura, la forma di un piccolissimo chicco di riso o di un seme di mela molto stilizzato.

Hanno una tonalità scura e intensa, che va dal marrone scuro al nero lucido, e la loro cuticola esterna è estremamente liscia, dura e cerosa. Questa “corazza” lucida serve a proteggere l’embrione all’interno e spiega perché il seme sia così impermeabile e richieda molto tempo per riuscire ad assorbire l’acqua e germogliare.

Ogni singolo fiore di lavanda ne contiene quattro al suo interno, posizionati sul fondo del calice che proteggeva il fiore. Quando il fiore si secca e il calice si apre, basta capovolgerlo e picchiettarlo per veder scivolare via questi minuscoli semini neri e lucidi.

Informazioni e curiosità

La lavanda rappresenta un’ottima scelta per quasi tutti gli spazi verdi, pur presentando determinate eccezioni. A causa della straordinaria capacità che queste piante possiedono nel richiamare i pronubi, se ne sconsiglia l’inserimento nei pressi delle piscine, poiché una quantità di questi insetti rischierebbe di morire annegata nell’acqua; allo stesso modo, è preferibile evitare la loro collocazione a ridosso degli spazi dedicati ai giochi dei più piccoli, per non incrementare la probabilità che questi ultimi vengano punti.

La disposizione ideale delle lavande prevede la creazione di gruppi densi, una tecnica utile a mettere in risalto il loro fogliame denso e a dare vita a sagome arrotondate e a coperture vegetali ininterrotte, capaci di mantenere le foglie anche nel periodo invernale.

La strategia ottimale consisterebbe nel combinare differenti tipologie e cultivar: in questo modo si generano non solo accattivanti discrepanze e sfumature cromatiche tra i fiori e le foglie, ma si ottiene in particolar modo una fioritura scaglionata nel tempo, utile a prolungare il periodo di massimo splendore della pianta.

Specie più diffuse per gli spazi verdi

Si individuano principalmente tre tipologie di lavanda adatte all’impiego nei giardini:

1. Per la creazione di siepi o delimitazioni: Lavandula angustifolia

È la varietà ideale per dare forma a barriere vegetali di modesta altezza o per costeggiare sentieri e percorsi pedonali. Si caratterizza per un fogliame sottile dalla tonalità verde accesa.

Durante la stagione estiva produce delle spighe di fiori che raggiungono i 6 centimetri di lunghezza, contraddistinte da una colorazione azzurra e da una fragranza intensa. Sul mercato si possono trovare moltissime varianti selezionate (cultivar) di questa specie, che presentano fioriture dai toni differenti, spaziando dal bianco al rosa, fino al rosso e al blu.

2. Per un posizionamento come elemento singolo: Lavandula officinalis (o Lavandula spica)

Questa pianta mostra uno sviluppo verticale capace di toccare il metro d’altezza. Possiede ramoscelli dalla forma a quattro spigoli, sui quali crescono foglie sottili e allungate di una sfumatura grigio-verde.

La fioritura avviene nei mesi estivi per mezzo di spighe terminali che possono misurare fino a 10 centimetri, caratterizzate da un colore azzurro-grigio e da un profumo spiccato. Una densa peluria riveste ogni porzione verde del vegetale.

Questa varietà trova la sua collocazione perfetta come arbusto singolo, collocato in un punto interamente esposto ai raggi solari.

3. Per ampie zone d’impatto visivo, anche in climi rigidi: Lavandula latifolia

Si tratta di una specie dalle dimensioni più generose se paragonata alle precedenti due; mostra foglie di colore verde protette da un fitto strato di peluria e produce, nel periodo compreso tra luglio e agosto, fiori azzurri che rilasciano una profumazione che ricorda la canfora.

Questa pianta tollera bene le basse temperature, riuscendo a sopportare senza danni il freddo fino a un valore di -10°C.

Coltivazione

VasoPiena Terra

La lavanda cresce preferibilmente in piena terra. Si adatta comunque anche alla vita in vaso, purché questo sia di adeguate dimensioni e posto in un luogo ben soleggiato.

Collocazione

InternoEsterno

Per la sua rusticità, la lavanda è senza dubbio una pianta da esterno.

Concimazione

Per svilupparsi in modo robusto e garantire ogni stagione un’abbondante produzione di foglie e steli fiorali, la lavanda richiede un adeguato e costante apporto di sostanze nutritive. Sebbene sia una pianta frugale, beneficia enormemente dell’integrazione di materia organica nel terreno. Dal momento che il letame fresco o maturo non è sempre di facile reperibilità, si può virare con ottimi risultati sull’utilizzo di terricciati maturi, compost domestico o compost pellettato (una soluzione pratica e concentrata, quest’ultima, molto facile da dosare).

Qualora si preferisca optare per i concimi chimici o minerali, la scelta deve ricadere obbligatoriamente su formulazioni a lento rilascio che presentino un bilanciamento perfetto tra i tre macroelementi principali: azoto, fosforo e potassio.

Indipendentemente dal prodotto selezionato, la tecnica di distribuzione prevede che il fertilizzante venga sparso al suolo e poi incorporato delicatamente nei primi centimetri di terra tramite una zappettatura o una lavorazione molto superficiale.

Per gestire al meglio la nutrizione della lavanda senza rischiare di danneggiarla, è fondamentale comprendere il ruolo dei singoli elementi e le tempistiche di somministrazione.

  • Azoto (N): stimola la crescita delle foglie e dei nuovi germogli. Se si esagera, però, la pianta produrrà moltissime foglie verdi ma pochissimi fiori, diventando inoltre più tenera, debole e vulnerabile agli attacchi dei funghi e al gelo invernale
  • Fosforo (P): è fondamentale per lo sviluppo di un apparato radicale forte e ramificato, essenziale per una pianta che deve resistere alla siccità
  • Potassio (K): è l’elemento chiave per la fioritura. Intensifica il colore viola dei petali, aumenta la produzione degli oli essenziali (rendendo la pianta molto più profumata) e irrobustisce i tessuti contro il freddo.

La lavanda non va concimata continuamente. I momenti strategici sono due:

  1. In autunno (o fine inverno): è il momento ideale per l’apporto organico (compost o pellet). Distribuito in questo periodo, il materiale ha il tempo di decomporsi lentamente grazie alle piogge invernali, migliorando la struttura del terreno e preparandolo per il risveglio primaverile
  2. In primavera (all’inizio della ripresa vegetativa): si interra il concime minerale a lento rilascio. Le resine che rivestono questi granuli rilasceranno i nutrienti poco alla volta nel corso di 3-4 mesi, coprendo l’intero periodo di sviluppo e fioritura estiva.

Come accennato, il concime va interrato con una lavorazione superficiale. Questo dettaglio è vitale: la lavanda possiede molte radici capillari che esplorano il terreno appena sotto la superficie. Quando si usa la zappa o il rastrello per incorporare il compost o i granuli, bisogna agire con estrema delicatezza per evitare di recidere o danneggiare questo apparato radicale superficiale, muovendo solo i primi 3-5 centimetri di terra.

Inoltre, il concime non va mai messo a diretto contatto con il tronco della pianta, ma distribuito lungo la proiezione della chioma, ovvero l’area di terreno che sta subito sotto le punte dei rami esterni.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

Le piante di lavanda devono essere collocate sempre in pieno sole, senza temere che si tratti di una posizione troppo assolata e rovente. Solo le piantine giovani, messe a dimora in piena estate, devono essere, nei primi giorni, parzialmente ombreggiate (ad esempio con una cassetta da frutta capovolta) e bagnate.

Evitare di porre le lavande in posizione dominata, ad esempio sotto la chioma di un albero, perché non crescerebbero, o sul lato Nord della casa.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

Essendo una pianta adatta ai climi secchi, la lavanda teme l’umidità costante molto più della siccità. Il ristagno idrico provoca infatti il marciume radicale, che può uccidere la pianta in poco tempo.

La frequenza e la quantità d’acqua cambiano notevolmente a seconda che la lavanda sia coltivata in piena terra o in vaso.

Lavanda in piena terra 

Una volta stabilizzata, la lavanda in giardino è quasi del tutto autosufficiente.

Solo durante il primo anno dal trapianto, la pianta va bagnata regolarmente (circa ogni 1 o 2 settimane in primavera e estate) per aiutarla a sviluppare l’apparato radicale.

Le piante adulte, invece, non hanno bisogno di acqua in autunno, inverno e primavera, poiché bastano le piogge. Si annaffiano solo in estate e unicamente se non piove da molte settimane.

Quando si bagnano, bisogna farlo abbondantemente alla base (senza bagnare le foglie), ma assicurandosi che il terreno si asciughi completamente prima di ripetere l’operazione.

Lavanda in vaso

I vasi contengono poca terra e l’acqua evapora molto più velocemente. Prima di annaffiare, è consigliabile infilare un dito nel terreno per circa 3-4 centimetri: se il terriccio risulta anche solo leggermente umido, non bagnare, ma attendere che sia completamente asciutto e leggero al tatto.

  • In estate, annaffiare circa 1 o 2 volte alla settimana, a seconda del caldo
  • In primavera e autunno, una volta ogni 2 settimane (o meno se il clima è fresco)
  • In inverno, praticamente mai, giusto una volta al mese se il vaso è al riparo dalle piogge e il terreno diventa polveroso.

L’acqua va versata direttamente sul terriccio finché non fuoriesce dai fori di drenaggio sul fondo del vaso, dopodiché svuotare tassativamente il sottovaso dopo 15 minuti.

La lavanda odia l’acqua dura e calcarea: l’ideale sarebbe utilizzare acqua piovana oppure lasciar decantare l’acqua del rubinetto in un annaffiatoio per 24 ore prima di usarla, così da far depositare parte del calcare.

Potatura

L’intervento di taglio rappresenta il fattore cruciale per una coltivazione di successo della lavanda. Eseguire una potatura corretta e con la giusta tempistica è indispensabile per preservare la geometria compatta e ordinata dei cespugli, garantire alle piante una lunga vita all’interno del giardino e assicurarsi fioriture generose e ricche di oli essenziali.

Al contrario, gli esemplari lasciati a se stessi o tagliati in modo maldestro tendono, con il passare delle stagioni, a manifestare un precoce invecchiamento: la base si svuota completamente della vegetazione fogliare, esponendo una struttura di rami nudi, legnosi e contorti, esteticamente simile a quella dei vecchi arbusti di rosmarino.

Potatura di impianto

Questo primo intervento si esegue in primavera sulle piante giovani appena messe a dimora ed è fondamentale per impostare la struttura futura del cespuglio.

Si prendono i rametti teneri e si recidono a circa metà della loro lunghezza: questo taglio drastico azzera temporaneamente la fioritura del primo anno, ma serve a stimolare l’accestimento. Accorciando l’apice, si costringe la pianta a svegliare le gemme dormienti poste alla base. In questo modo, l’arbusto smetterà di crescere filiforme e svilupperà una base densa, fitta e ricca di ramificazioni, che impedirà il futuro svuotamento del centro del cespuglio.

Potatura annuale di mantenimento

Una volta che la pianta è adulta, il taglio diventa un appuntamento annuale fisso, da eseguire a fine estate (tra agosto e settembre), in concomitanza con la raccolta delle spighe fiorite o immediatamente dopo.

I tagli non devono mai toccare le porzioni di ramo vecchie e già lignificate. Dal punto di vista botanico, il legno vecchio della lavanda è privo di gemme attive e ha una capacità di rigenerazione quasi nulla. Se si taglia sul legno nudo, quel ramo si seccherà definitivamente, lasciando un “buco” vuoto nel cespuglio.

Il taglio deve interessare esclusivamente la porzione verde e tenera cresciuta durante l’ultima stagione. Bisogna asportare i rami fioriferi scendendo fino a circa 3-5 centimetri al di sotto della spiga, includendo una piccola porzione della vegetazione dell’anno.

Per eseguire al meglio la potatura annuale, è utile seguire questi accorgimenti pratici: quando si pota il cespuglio, non bisogna effettuare un taglio orizzontale netto (come si farebbe per una siepe geometrica), ma occorre seguire una linea curva a semisfera (o a cupola). I rami esterni vanno tagliati leggermente più corti rispetto a quelli centrali.

Questa forma non è solo bella da vedere, ma assicura che la luce del sole penetri uniformemente in ogni punto della pianta, favorendo una fioritura omogenea l’anno successivo ed evitando l’accumulo di umidità al centro del cespuglio.

Cosa fare se la pianta è già svuotata

Se ci si trova davanti a una lavanda vecchia e trascurata, che mostra già molto legno nudo alla base, l’errore più comune è quello di effettuare una potatura drastica per rimpicciolirla. Come spiegato, questo la ucciderebbe.

In questi casi, l’unica soluzione è una potatura conservativa di ringiovanimento: si accorciano solo le punte verdi esterne per alleggerire la pianta e si cerca di individuare eventuali rari germogli verdi nati più in basso sul legno, tagliando appena sopra di essi per stimolarli, procedendo con molta pazienza nel corso di più anni.

Rinvaso e trapianto

Il momento del trapianto rappresenta una fase cruciale nella vita della lavanda. Poiché parliamo di un arbusto longevo, destinato a occupare la stessa posizione per oltre un decennio, è indispensabile garantirle fin dal principio le condizioni ambientali e strutturali perfette per il suo sviluppo.

Essendo piante nate in ecosistemi aridi e collinari, le lavande possiedono un’innata intolleranza verso l’umidità stagnante a livello radicale. Per questa ragione, la preparazione della nuova “casa” (che sia una buca in giardino o un vaso) richiede accortezze geometriche e fisiche ben precise per evitare il deperimento della pianta.

La profondità e la modalità di lavorazione del suolo variano drasticamente in base alla consistenza della terra a disposizione:

  • In terreni sciolti, leggeri e naturalmente drenanti è sufficiente effettuare uno scavo profondo circa 30 cm
  • In terreni compatti, pesanti e argillosi bisogna scendere fino a una profondità di almeno 50 cm.

Se la terra del giardino trattiene troppa acqua (terreno argilloso), lo scavo profondo serve a creare un “letto di percolazione”. Sul fondo della buca va tassativamente steso uno strato di 10-15 cm di ghiaia, argilla espansa o ciottoli frammisti a sabbia grossolana.

Questo stratagemma impedisce alle radici profonde di rimanere a bagno nell’acqua piovana stagnante. Inoltre, durante lo scavo, non occorre rimuovere i sassi di piccole dimensioni (lo scheletro): la loro presenza è un vantaggio, poiché crea micro-canali che favoriscono l’aerazione delle radici e il deflusso idrico.

L’ambiente sotterraneo e l’esposizione solare determinano il profumo e la bellezza della fioritura: un terreno con pH alcalino (calcareo), caldo, poroso e posizionato sotto il sole diretto per la maggior parte della giornata è l’ideale.

Di contro, i terreni da evitare sono i suoli acidi, compatti, privi di ossigeno (asfittici) e freddi. In queste condizioni, la lavanda sopravvive a stento: mostrerà una crescita bloccata, una fioritura quasi inesistente, un fogliame sbiadito e spento e, a causa della scarsa produzione di oli essenziali, i pochi fiori saranno quasi del tutto privi del caratteristico profumo.

La spaziatura tra un esemplare e l’altro va calcolata prima dello scavo, a seconda dell’effetto estetico desiderato:

  1. Effetto isolato (cespugli geometrici e singoli): le piante vanno collocate a una distanza di 80 cm l’una dall’altra. Questo permette a ogni arbusto di ricevere luce a 360° e mantenere la sua caratteristica forma a cupola
  2. Effetto siepe (barriere e bordure continue): la distanza va ridotta a circa 35 cm. Crescendo, i rami si intrecceranno tra loro formando un muretto vegetale compatto e ininterrotto.

Il rinvaso 

Se non si dispone di un giardino e si vuole coltivare la lavanda sul balcone, bisognerà procedere con il rinvaso.

La lavanda ha bisogno di spazio per le radici, per cui il vaso ideale deve essere largo e profondo almeno 30-40 cm. Sono da preferire i vasi in terracotta rispetto a quelli in plastica: la terracotta è un materiale poroso che permette alla terra di “respirare” e fa evaporare l’umidità in eccesso anche dalle pareti laterali.

Assicurarsi anche che il vaso abbia ampi fori di scarico sul fondo e copri il fondo stesso con 5 cm di argilla espansa o ghiaia. Non usare mai il sottovaso, o se lo si usa, svuotarlo immediatamente dopo ogni irrigazione.

Non utilizzare un comune terriccio universale (spesso troppo ricco di torba, che trattiene l’acqua come una spugna), ma creare una miscela composta per il 70% da terriccio per piante fiorite e per il 30% da sabbia di fiume o perlite. Questo garantirà il passaggio dell’aria e il rapido deflusso dell’acqua, simulando il terreno seccagno originario della pianta.

Ubicazione stagionale

Il freddo è il peggior nemico della lavanda, nonostante alcune varietà si coltivino abitualmente nei giardini di montagna, anche oltre i 1.000 metri di altitudine.

La scelta varietale è quindi molto importante e al momento dell’acquisto è bene documentarsi sulla possibilità di mantenere la pianta all’aperto anche in inverno se ci si trova in montagna, al Nord o su un versante particolarmente freddo.

Le varietà più resistenti sono l. angustifolia e l. x intermedia, capaci di resistere a temperature di -15°C e oltre.

In ogni caso, specie nei primi anni per favorire l’accestimento, è consigliato proteggere il piede delle piante apportando terra, così da formare alla base un cono.

Raccolta

I fiori della lavanda possono essere raccolti e utilizzati in moltissimi modi: per profumare, per produrre un olio essenziale, per uso cosmetico o come rimedio erboristico.

La raccolta si effettua con un paio di forbici, usando dei guanti per ridurre il rischio di punture di insetti, tagliando gli steli in tutta la loro lunghezza, accorciandoli in un secondo tempo prima dell’essiccazione.

Si raccoglie al mattino, quando la concentrazione di principi attivi è massima, ma solo dopo che l’eventuale rugiada sarà del tutto asciugata.

Le spighe si riuniscono in mazzi non troppo grandi, che si legano strettamente alla base, così che le infiorescenze si distanzino fra loro; dopodiché si pongono all’ombra in un locale asciutto o ben aerato, o sotto un portico, appese a testa in giù.

Malattia e cure

Nonostante la lavanda sia una pianta rustica e molto resistente, può essere attaccata da alcune patologie, la maggior parte delle quali è legata a un eccesso di umidità o a punture di insetti.

Le malattie della lavanda si dividono principalmente in due categorie: malattie fungine (causate da funghi dovuti ai ristagni d’acqua) e malattie virali o batteriche (spesso trasmesse da parassiti).

Malattie fungine

Marciume radicale e del colletto 

Pericolosissimo, si sviluppa quando il terreno resta inzuppato d’acqua troppo a lungo.

La pianta inizia ad appassire, le foglie ingialliscono, diventano grigie e i rami si piegano verso il basso. Estraendo la pianta, le radici appaiono nere, molli e marce anziché bianche e sode.

Purtroppo, se il marciume è esteso, la pianta muore e va rimossa per evitare che contagi il terreno. Se la malattia è all’inizio, sospendere immediatamente le annaffiature, potare le parti secche e applicare un fungicida specifico a base di rame o un bio-stimolante come il Trichoderma (un fungo benefico che combatte i funghi nocivi).

Maculatura fogliare 

È un fungo che attacca la parte aerea della pianta, di solito in primavera o autunno quando il clima è umido e piovoso.

Sulle foglie compaiono delle piccole macchie scure, violacee o marroncine, spesso con il centro più chiaro. Con il tempo, le foglie colpite seccano e cadono.

Per risolvere il problema, rimuovere e bruciare le foglie e i rami colpiti. Inoltre, evitare tassativamente di bagnare la chioma quando si annaffia e trattare la pianta con un prodotto rameico (poltiglia bordolese) per bloccare la diffusione delle spore.

Malattie virali e batteriche

Mosaico dell’erba medica 

È un virus che colpisce diverse piante e viene trasmesso principalmente dagli afidi (i pidocchi delle piante) che pungono le foglie. Sulle queste compaiono delle vistose striature o macchie di colore giallo brillante, la crescita della pianta si blocca e i fusti possono deformarsi o diventare fragili.

Non esistono cure chimiche per i virus delle piante. L’unica soluzione è eradicare la pianta malata per proteggere le altre. La vera cura qui è la prevenzione, ossia combattere gli afidi non appena compaiono usando sapone molle di potassio o olio di neem.

Parassiti e insetti che causano danni

Sputacchina 

È un piccolo insetto emittero, famoso perché le sue larve si proteggono avvolgendosi in una schiuma bianca simile alla saliva.

L’insetto succhia la linfa, indebolendo la pianta e potendo trasmettere batteri pericolosi (come la Xylella fastidiosa, di cui la sputacchina è il vettore principale, sebbene sulla lavanda i danni diretti siano rari).

Se l’attacco è lieve, basta rimuovere la schiuma e le larve manualmente con un forte getto d’acqua o spruzzando del sapone di Marsiglia diluito.

Crisomela della lavanda

È un piccolo coleottero dai riflessi metallici verdi e violacei, molto vorace.

Sia gli adulti che le larve si nutrono delle foglie e dei giovani germogli, lasciando i rami letteralmente rosicchiati e spogli.

Il metodo più ecologico ed efficace è la raccolta manuale degli insetti (scuotendo delicatamente la pianta sopra un panno bianco al mattino presto, quando sono meno attivi). In caso di infestazioni massicce, si può usare il Bacillus thuringiensis o l’azadirachtina (estratto dell’olio di neem).

In generale, le malattie della lavanda si evitano posizionando la pianta in pieno sole, usando un terreno che contenga sabbia e ghiaia, potandola ogni anno per far circolare l’aria tra i rami e, soprattutto, dimenticandosi dell’annaffiatoio.

Infine, anche le infestanti rappresentano un problema, a volte scarsamente considerato. Ad esempio i convolvoli, dalla crescita rapidissima, si attorcigliano ai cespugli di lavanda provocandone anche la rottura degli steli in caso di forti piogge o vento perché non più liberi di oscillare in modo individuale. Tutte le malerbe vanno estirpate non appena si nota la loro presenza.

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