- Fioritura
- Commestibilità
- Riproduzione
- Semi
- Informazioni e curiosità
- Coltivazione
- Collocazione
- Concimazione
- Esposizione e luce
- Annaffiatura
- Potatura
- Rinvaso e trapianto
- Ubicazione stagionale
- Raccolta
- Malattia e cure

- La pianta del lampone forma ricchi cespugli e non teme le basse temperature (solo le gelate primaverili).
- Affinché produca le sue squisite bacche, la pianta del lampone ha bisogno del pieno sole nelle zone dal clima fresco.
- La pianta del lampone può fiorire una o due volte l’anno, producendo graziose infiorescenze bianche o leggermente rosate.
- Sebbene il lampone sia comunemente conosciuto di colore rosso, esistono varietà di altre tonalità come il giallo.
- I lamponi sono frutti poco calorici e zuccherini e contengono, invece, molta vitamina C, antiossidanti e fibre.
Il lampone è uno dei frutti di bosco più apprezzati, appartenente alla famiglia delle Rosaceae. Si tratta di un arbusto caducifoglio rustico, molto generoso e relativamente semplice da gestire se se ne comprendono le caratteristiche e le esigenze fisiche.
L’apparato radicale è di tipo superficiale, fascicolato e strisciante. Non affonda molto nel terreno (raramente supera i 30-40 cm di profondità), ma si espande in orizzontale producendo facilmente nuovi germogli, i polloni.
La pianta non sviluppa un tronco legnoso permanente, ma forma un cespuglio di fusti eretti o semi-ricadenti (chiamati turioni nel primo anno e tralci nel secondo) che possono raggiungere da 1,5 a oltre 2 metri di altezza. Spesso presentano piccole spine sottili e flessibili, ma esistono anche varietà moderne prive di spine.
Sebbene la pianta sia pluriennale, i singoli fusti vivono solo due anni. Nel primo anno crescono verdi dal terreno; nel secondo anno lignificano, producono fiori e frutti, e poi seccano definitivamente.
Le foglie sono caduche, composte da 3 a 5 foglioline ovali con margini seghettati. La pagina superiore è di colore verde chiaro, mentre quella inferiore è ricoperta da una peluria biancastra e argentata.
I fiori della pianta di lampone sono piccoli, bianchi o bianco-rosati, riuniti in racemi. Il “frutto” (la bacca) è in realtà un aggregato di piccole drupe inserite su un ricettacolo conico bianco. A differenza delle more, quando si stacca il lampone, il ricettacolo rimane attaccato alla pianta, lasciando il frutto cavo all’interno.
Caratteristiche botaniche e varietali
I lamponi si dividono in due grandi categorie a seconda del loro comportamento vegetativo:
- Non rifiorenti o uniferi: producono frutti una sola volta all’anno, a fine primavera/inizio estate (giugno-luglio), sui rami cresciuti l’anno precedente
- Rifiorenti o biferi: producono due volte all’anno. La prima fruttificazione avviene a fine estate/autunno (agosto-ottobre) sulla cima dei rami dell’anno; la seconda avviene all’inizio dell’estate successiva sulla parte bassa degli stessi rami.
Le esigenze della pianta
La pianta di lampone è eccezionalmente resistente ai freddi invernali (sopporta temperature anche inferiori a -15°C) e necessita, anzi, di un certo monte ore di freddo invernale per rompere la dormienza delle gemme.
Soffre, al contrario, le temperature estive roventi e l’aria eccessivamente secca, che possono scottare le foglie e arrestare lo sviluppo delle bacche.
Nelle zone di montagna e fresche, prediligere il pieno sole per massimizzare la produzione e la dolcezza dei frutti; in pianura e nel Sud Italia, posizionare la pianta in mezz’ombra, preferendo il sole del mattino e un riparo luminoso nelle ore centrali del giorno.
Il pH ideale del terreno deve essere sub-acido o neutro (pH 5,8 – 6,5): il lampone soffre nei suoli molto calcarei o alcalini. Deve presentarsi, inoltre, sciolto, ricco di sostanza organica e humus, leggero e ben arieggiato.
Fondamentale il drenaggio: le radici superficiali sono estremamente sensibili ai ristagni idrici, che causano rapidamente il marciume radicale. Per questo, le annaffiature devono essere costanti ma moderate. Il terreno deve rimanere fresco ma mai inzuppato, specialmente durante la fioritura e l’ingrossamento dei frutti. La pacciamatura con corteccia o foglie è fondamentale per conservare l’umidità superficiale.
La pianta di lampone richiede un elevato apporto di sostanza organica (letame maturo o compost) a fine inverno, e reintegri di potassio in tarda primavera per garantire la pezzatura e la dolcezza delle bacche.
Fioritura
La fioritura del lampone dipende dal tipo di varietà (unifera o rifiorente), ma in generale avviene tra la primavera e la fine dell’estate.
I lamponi uniferi (o estivi) fioriscono una sola volta all’anno, sui rami dell’anno precedente, tra maggio e giugno. I frutti maturano poco dopo, tra giugno e luglio
I lamponi rifiorenti (o autunnali), invece, producono fiori e frutti due volte all’anno (o con una fioritura continua nei climi più miti):
- Prima fioritura: tarda primavera (maggio/giugno) sui rami del secondo anno
- Seconda fioritura: a partire da metà estate (luglio/agosto) sulla parte apicale dei rami nuovi nati nell’anno.
I frutti matureranno da fine estate fino all’inizio dell’autunno, all’incirca ottobre.
I fattori che influenzano la fioritura sono l’esposizione (il sole diretto favorisce una fioritura più abbondante e veloce) e il clima (nelle aree più calde la fioritura tende ad anticipare di un paio di settimane rispetto alle zone di montagna o del Nord).
Commestibilità
Riproduzione
La riproduzione del lampone (Rubus idaeus) si effettua quasi esclusivamente per via vegetativa (agamica), poiché la semina è un processo lento e non garantisce la fedeltà alle caratteristiche della pianta madre.
I tre metodi principali sono la divisione dei polloni radicali, la talea di radice e la propagazione per propaggine o talea legnosa.
Divisione dei polloni radicali
Il lampone è una pianta pollonante che produce naturalmente nuovi germogli, i polloni, dalle radici sotterranee. Il periodo ideale per eseguire questa tecnica è il tardo autunno o l’inizio della primavera (durante il riposo vegetativo).
- Con una vanga affilata, affondare nel terreno tra la pianta madre e il pollone per recidere la radice di collegamento, assicurandosi che il pollone mantenga un bel pane di radici proprie
- Tagliare lo stelo del pollone lasciando una lunghezza di circa 20-30 cm
- Ripiantare immediatamente il pollone alla stessa profondità a cui si trovava in precedenza, in un terreno soffice, ricco di sostanza organica e ben drenato.
Talea di radice
Particolarmente utile se si desidera ottenere molte nuove piante a partire da un singolo esemplare robusto.
Si esegue in inverno (tra novembre e febbraio) in questo modo:
- Scalzare delicatamente la base della pianta per mettere a nudo alcune radici sane con uno spessore di almeno 3-5 mm
- Tagliare porzioni di radice lunghe circa 8-10 cm
- Adagiare le talee orizzontalmente in cassette riempite con una miscela di terriccio da semina e sabbia/perlite
- Ricoprire le radici con circa 1-2 cm di terreno e mantenere il substrato leggermente umido in un luogo riparato ma non riscaldato
- In primavera, le radici emetteranno nuovi germogli e potranno essere invasate singolarmente.
Talea di ramo/propaggine
Metodo alternativo al precedente, ideale per alcune varietà di lampone nero o per rami particolarmente flessibili.
- Propaggine: in tarda estate, piegare la cima di un ramo dell’anno fino a farle toccare il suolo, interrandola per circa 5-10 cm. La punta radicherà rapidamente nel terreno durante l’autunno; in primavera, tagliare il ramo dalla pianta madre e trapiantare la nuova piantina radicata
- Talea di legno semi-legnoso: a fine estate, prelevare porzioni di stelo dell’anno lunghe 15 cm con una parte di corteccia alla base (tacco); trattare la base con ormone radicante e inserire le talee in un terriccio leggero e umido fino a radicazione avvenuta.
Semi
Il lampone non è un singolo frutto, ma una drupa multipla (polidrupa) composta da tanti piccoli chicchi vicini (drupeole). Ogni singolo chicchetto di polpa racchiude al suo interno un solo seme.
I semi hanno una tipica forma a rene o a mezzaluna (reniforme), lievemente schiacciata ai lati. Sono minuscoli, lunghi appena 1,5-2,5 mm, e la superficie esterna (tegumento) è legnosa, dura e percorsa da una sottile rete di scanalature o alveoli.
Il colore varia dal crema/giallo paglierino quando sono freschi, fino al marrone chiaro o nocciola una volta secchi.
A differenza di altri frutti, il rivestimento del seme di lampone è particolarmente resistente e protettivo: per questo motivo passano spesso indenni attraverso l’apparato digerente degli animali (e dell’uomo), garantendo la diffusione della pianta in natura.
Informazioni e curiosità
Se si osserva la pagina inferiore della foglia di lampone, si noterà una fitta peluria d’argento. Questo strato non serve solo a difendere la pianta dai parassiti, ma riduce la traspirazione e crea un microclima protettivo contro il vento e le variazioni termiche.
I fiori di lampone poi forniscono un nettare particolarmente abbondante e ricco di zuccheri. Le api ne vanno ghiotte, producendo un miele monoflora chiaro, delicato e molto aromatico.
Un’ultima curiosità: sebbene il rosso sia il colore classico, esistono cultivar naturali di lampone gialle, dorate, viola e persino nere (Rubus occidentalis). Le varietà gialle tendono ad essere naturalmente più dolci e meno acide rispetto a quelle rosse.
Coltivazione
La pianta di lampone cresce benissimo anche in vaso, rendendola perfetta per terrazzi e balconi.
Per ottenere una buona produzione di frutti, però, è importante garantire lo spazio adeguato al suo apparato radicale, per cui il diametro e la profondità del contenitore devono essere pari ad almeno 40-50 cm per pianta.
Le varietà rifiorenti e nane (come Ruby Beauty) sono le migliori per essere coltivate in vaso poiché restano compatte e producono fino all’autunno.
Collocazione
Per la sue resistenza al freddo e le esigenze di esposizione, la pianta di lampone va considerata da esterno.
Concimazione
Per coltivare lamponi vigorosi e molto produttivi, il fattore determinante è l’equilibrio tra la struttura del terreno e un apporto nutrizionale mirato. Essendo piante originarie del sottobosco, i lamponi amano i terreni freschi, sciolti e ricchi di sostanza organica.
Il terreno ideale per il lampone
Il lampone possiede un apparato radicale superficiale e delicato. Predilige terreni sub-acidi o neutri, con un pH compreso idealmente tra 5,8 e 6,5. In terreni troppo calcarei o alcalini (pH maggiore di 7,5), soffre frequentemente di clorosi ironica (ingiallimento delle foglie).
Il substrato deve essere sciolto, franco-sabbioso o medio impasto, ricco di humus. Occorre evitare assolutamente i terreni argillosi, compatti e pesanti che ostacolano l’espansione delle radici.
Il ristagno idrico è pericolosissimo per il lampone, in quanto causa velocemente il marciume radicale (Phytophthora). Il suolo deve lasciar defluire l’acqua in eccesso senza asciugarsi troppo rapidamente.
Se il terreno di partenza è troppo argilloso, è consigliabile coltivare i lamponi su aiuole rialzate di circa 20-30 cm, miscelando al terreno di scavo torba acida, sabbia di fiume e compost ben maturo.
Piano di concimazione e nutrizione
La nutrizione del lampone si divide in tre fasi chiave lungo l’anno:
1. Concimazione di fondo (inverno/fine inverno)
Prima dell’impianto o a fine inverno (febbraio/marzo), si apporta la struttura organica fondamentale per la stagione distribuendo circa 3-5 kg per metro quadrato di stabbio o letame maturo.
In alternativa, optare per dello stallatico pellettato (circa 150-200 g/m²) integrato con compost vegetale.
2. Concimazione di ripresa vegetativa (primavera)
A partire da aprile, quando la pianta inizia ad emettere i nuovi polloni e i primi boccioli, fornire al lampone un concime organico ad alto titolo di azoto e potassio o organo-minerale bilanciato (ad esempio 10-5-15) per sostenere la crescita della vegetazione e lo sviluppo dei frutti.
Il potassio è fondamentale per aumentare il grado zuccherino, la pezzatura e l’aroma dei frutti.
3. Concimazione post-raccolta o estiva (luglio/agosto)
Per le varietà rifiorenti che producono fino all’autunno, o per preparare le piante al riposo invernale, può giovare un leggero apporto di concime a lenta cessione specifico per frutti di bosco o un’altra integrazione di compost organico alla base.
Esposizione e luce
L’esposizione ideale per la pianta di lampone varia principalmente in base alla zona climatica in cui si trova il giardino o l’orto. In generale, essendo una pianta originaria delle radure e dei margini del bosco, predilige situazioni luminose ma protette dalle caldure estive estreme.
Al Nord Italia, nelle zone collinari e di montagna, garantire alla pianta il pieno sole.
In queste regioni, l’irraggiamento solare garantisce frutti più dolci, aromatici e una maturazione uniforme, con una minore incidenza di malattie fungine grazie alla rapida asciugatura della rugiada.
Nel Centro-Sud Italia e nelle zone di pianura molto calde, prediligere la mezz’ombra (sole al mattino e ombra nelle ore centrali e pomeridiane). Il sole cocente di luglio e agosto, infatti, rischia di scottare le foglie e bruciare le bacche ancora sulla pianta: un riparo dai raggi pomeridiani protegge il raccolto e mantiene il terreno fresco.
Si tenga anche presente che i rami di lampone sono lunghi, flessibili e carichi di frutti: i venti forti possono spezzarli o far cadere precocemente le bacche. Scegliere, quindi, una posizione riparata o affiancare le piante a una spalliera/recinzione.
Pur richiedendo protezione dal vento forte, la zona deve però godere di una buona circolazione d’aria. L’aria ristagnante in punti troppo chiusi favorisce l’insorgere della botrite (muffa grigia) sui frutti.
Annaffiatura
Lo scopo delle annaffiature della pianta di lampone dovrebbe essere quello di mantenere il terreno fresco, mai inzuppato: l’apparato radicale del lampone è molto superficiale (30-40 cm) e non tollera la siccità prolungata, ma soffre enormemente la mancanza di ossigeno causata dal ristagno idrico.
Inoltre, occorre evitare sempre di bagnare le foglie e i frutti con irrigazioni a pioggia, annaffiando invece solo il terreno. L’umidità sulla vegetazione favorisce l’insorgere della muffa grigia (Botrytis) sui frutti e del cancro del fusto (Didymella).
Uno schema della frequenza delle annaffiature in base alla stagione può essere il seguente:
- Primavera: innaffiare 1-2 volte a settimana se le piogge sono scarse
- Estate (fase di maturazione dei frutti): l’irrigazione deve essere regolare e costante, anche ogni 1-2 giorni nei periodi più caldi
- Autunno/Inverno: ridurre drasticamente le annaffiature fino a sospenderle quasi del tutto durante il riposo vegetativo invernale (a meno che la pianta del lampone non sia in vaso).
Il metodo di gran lunga migliore per la gestione del lampone è l’irrigazione a goccia installata alla base delle piante. Il motivo è triplice:
- Consente di erogare acqua in modo lento e costante direttamente sulle radici
- Mantiene asciutta la parte aerea (foglie e frutti)
- Riduce gli sprechi d’acqua ed evita il dilavamento dei nutrienti dal suolo.
L’importanza fondamentale della pacciamatura
Per ottimizzare le annaffiature e proteggere le radici superficiali, la pacciamatura è indispensabile. Basta stendere attorno alla base della pianta uno strato di 5-8 cm di corteccia di pino, paglia, foglie secche o cippato.
La pacciamatura trattiene l’umidità nel terreno, riduce la frequenza di irrigazione fino al 50%, protegge il suolo dal surriscaldamento estivo e ostacola la crescita delle erbe infestanti.
Il lampone coltivato in vaso
Se la pianta cresce in contenitore, la gestione dell’acqua cambia radicalmente rispetto alle indicazioni date finora poiché il terriccio nei vasi si asciuga molto più rapidamente rispetto alla piena terra.
In estate, quindi, potrebbe essere necessario annaffiare ogni giorno, preferibilmente al mattino presto o alla sera.
Assicurarsi comunque che il vaso abbia ampi fori di drenaggio sul fondo e non lasciare mai acqua ristagnante nel sottovaso.
Potatura
La potatura del lampone varia in modo sostanziale a seconda del comportamento vegetativo della varietà: non rifiorenti (uniferi) o rifiorenti (biferi). Comprendere come fruttifica la pianta è essenziale, quindi, per evitare di tagliare per errore i rami produttivi.
Potatura dei lamponi non rifiorenti o uniferi
Queste varietà producono i frutti una sola volta all’anno, ad inizio estate (giugno-luglio), sui rami sviluppatisi l’anno precedente.
Si interviene in due momenti principali:
- Subito dopo la raccolta (fine estate): pulizia dei rami vecchi
- Fine inverno (febbraio/inizio marzo): selezione e spuntatura dei nuovi rami.
Taglio dei rami secchi
Subito dopo la raccolta estiva, vanno individuati i rami che hanno appena fruttificato (riconoscibili dal colore scuro, dalla corteccia sfibrata e dai residui dei piccioli dei frutti) e tagliati a livello del suolo senza lasciare monconi.
Diradamento dei nuovi polloni
A fine estate o autunno, eliminare i polloni dell’anno troppo deboli, esili o cresciuti fuori dalla fila, mantenendo solo 4-6 polloni robusti per metro lineare o per pianta.
Spuntatura apicale
A fine inverno (prima della ripresa vegetativa), cimare leggermente la punta dei polloni rimasti (indicativamente a circa 1,5 – 1,8 metri di altezza) per stimolare l’emissione di getti laterali più produttivi e facilitare la raccolta.
Potatura dei lamponi rifiorenti o biferi
Queste varietà fruttificano due volte: in tarda estate/autunno (agosto-ottobre) sulla cima dei rami dell’anno e all’inizio dell’estate successiva (giugno-luglio) sulla parte medio-bassa degli stessi rami.
Per queste piante è possibile scegliere tra due tipi di gestione:
1. Doppio raccolto
Ideale se si desidera raccogliere sia a giugno che a fine estate.
In autunno, dopo il primo raccolto apicale, tagliare solo la porzione apicale del ramo che ha fruttificato (la parte scura e secca). A inizio estate successiva, quel ramo fruttificherà nella parte medio-bassa.
Dopodiché, subito dopo questo secondo raccolto, tagliare l’intero ramo a livello del suolo, poiché ha esaurito il suo ciclo vitalizio.
2. Raccolto unico e abbondante ad autunno
Questa tecnica massimizza la qualità e la quantità del raccolto autunnale e semplifica drasticamente la gestione.
Tra fine inverno e inizio primavera (febbraio/marzo), rasare tutti i tralci a livello del terreno. In questo modo, la pianta emetterà nuovi polloni vigorosi a primavera che produrranno un’unica, abbondante fioritura e fruttificazione da fine agosto fino ai primi freddi.
Rinvaso e trapianto
Il rinvaso del lampone coltivato in contenitore si effettua preferibilmente durante il riposo vegetativo, tra tardo autunno e inizio primavera (novembre-marzo), prima della comparsa dei nuovi germogli.
Ubicazione stagionale
La pianta di lampone è un arbusto rustico originario dei climi temperati e delle zone collinari e montane. Le sue esigenze termiche cambiano a seconda della fase del ciclo vegetativo, ma in generale l’intervallo ideale per la sua crescita è compreso tra i 15°C e i 25°C.
In particolare, la fascia termica compresa tra i 18°C e i 22°C è perfetta durante la fioritura e la fase di ingrossamento dei frutti, poiché favorisce lo sviluppo di bacche dolci, succose e con un’ottima concentrazione di zuccheri e aromi.
Al contrario, già sopra i 28°C/30°C può subentrare l’arresto o il rallentamento della crescita vegetativa.
Resistenza al freddo
Il lampone è eccezionalmente resistente al gelo: le piante a riposo vegetativo sopportano senza problemi temperature invernali fino a -15 °C/-20 °C.
Anzi, per spezzare la dormienza e germogliare regolarmente a primavera, la pianta necessita proprio di accumulare un certo numero di ore di freddo (indicativamente tra le 800 e le 1.600 ore invernali con temperature inferiori ai 7°C).
C’è da tenere presente però che sotto lo zero in primavera, i rischi di gelate tardive sui germogli già emessi e sui boccioli fiorali si rivelano molto pericolosi.
Raccolta
La raccolta dei lamponi è una fase delicata: le bacche, infatti, non maturano più una volta staccate dalla pianta e devono quindi essere colte al giusto grado di maturazione per garantire dolcezza, aroma e consistenza.
Il periodo varia in base alla varietà coltivata:
- Varietà non rifiorenti: si raccolgono in un arco di 3-4 settimane tra giugno e luglio
- Varietà rifiorenti: danno una prima piccola raccolta a giugno-luglio e una seconda, più abbondante, da fine agosto fino ai primi freddi autunnali (ottobre/novembre).
Il momento della giornata ideale è la prima mattina, quando le temperature sono ancora fresche e la rugiada si è asciugata.
Da evitare, invece, le ore centrali della giornata o raccogliere sotto il sole battente (i frutti caldi si deteriorano e rammolliscono rapidamente) e nei giorni di pioggia intensa (l’umidità sui frutti ne accelera il deterioramento e la comparsa di muffe).
Gli indicatori di maturazione
Il lampone è pronto per la raccolta quando ha assunto la tonalità tipica della varietà (rosso vivo, rosa scuro, giallo o nero) senza parti verdi o biancastre.
Il frutto deve poi apparire turgido e leggermente cedevole al tatto, ma non molle.
Il segnale definitivo è, infine, la facilità di distacco: se tirando delicatamente il frutto si sfila senza sforzo dal ricettacolo bianco (che rimane attaccato al ramo), il lampone è perfettamente maturo. Se occorre tirare con forza, il frutto è ancora acerbo.
Come effettuare la raccolta
A causa della polpa morbida e della pelle sottile, la tecnica di stacco deve essere molto delicata:
- Afferrare la bacca con i polpastrelli avvolgendola delicatamente senza schiacciarla e senza premere
- Eseguire una leggerissima trazione/torsione verso l’esterno: il frutto deve sfilarsi lasciando il cono bianco (ricettacolo) sulla pianta
- Adagiare i frutti direttamente in vaschette basse da massimo 250-300 g ed evitare di fare troppi strati sovrapposti: il peso delle bacche superiori schiaccerebbe quelle sottostanti, provocando la fuoriuscita di succo e l’innesco di muffe.
Durante il picco di produzione, la raccolta va eseguita ogni 1-2 giorni. Lasciare i frutti troppo maturi sulla pianta attira parassiti e favorisce la comparsa di muffa grigia.
Conservazione dei lamponi
I lamponi freschi si conservano in frigorifero (a circa 2-4°C) per non più di 2-3 giorni.
Non lavare mai i lamponi prima di riporli in frigo: l’acqua residua li farebbe marcire in poche ore. Lavarli rapidamente solo un momento prima di consumarli.
Per la conservazione a lungo termine, stendere le bacche distanziate su un vassoio, congelarle per qualche ora e poi trasferirle nei sacchetti da freezer (così non si attaccheranno tra loro).
Malattia e cure
La difesa biologica del lampone si basa prima di tutto sulla prevenzione agronomica (potature di sfoltimento, drenaggio del suolo, arieggiamento della chioma) e successivamente su trattamenti naturali di origine biologica o meccanica.
I principali parassiti e le malattie che colpiscono la pianta si dividono in insetti/acari e patogeni fungini.
Parassiti animali
Moscerino dei piccoli frutti
Questo moscerino depone le uova nei frutti sani in fase di maturazione. Le larve si sviluppano all’interno, facendo marcire la bacca in pochi giorni.
La lotta biologica comprende:
- Reti anti-insetto: installare reti a maglia fitta (1 mm) sui filari prima dell’invaiatura, ossia il cambio di colore dei frutti
- Trappole di monitoraggio: trappole artigianali con aceto di mele e vino rosso per catturare gli adulti
- Trattamento d’emergenza: Beauveria bassiana (un fungo entomopatogeno ammesso in agricoltura biologica) o estratti a base di Spinosad (rispettando i tempi di carenza).
Afidi e cicaline
Succhiano la linfa dai germogli teneri, deformano le foglie e rilasciano melata. Sono anche vettori di virus.
Si possono combattere somministrando sapone di Marsiglia/sapone potassico (irrorato nelle ore serali per sciogliere la cuticola degli insetti) oppure olio essenziale di arancio dolce, dall’azione abbattente rapida.
Coccinelle e crisope sono poi insetti utili che è possibile utilizzare per contrastare questi parassiti dannosi.
Antonomo e verme del lampone
L’antonomo taglia i boccioli fiorali che poi cadono; il verme del lampone, invece, rode i fiori e penetra all’interno della bacca.
Si consiglia di utilizzare fronde di felce per pacciamare la base delle piante (ha un effetto repellente) oppure ricorrere a macerato d’aglio o di peperoncino nebulizzato sui boccioli chiusi.
Ragnetto rosso
Sulla pagina inferiore delle foglie compaiono sottili ragnatele; la chioma ingiallisce nei periodi molto caldi e secchi.
Acari predatori come Neoseiulus californicus o Phytoseiulus persimilis sono utilissimi per combattere il ragnetto rosso. Inoltre, si può utilizzare zolfo bagnabile a basse dosi nelle ore fresche o bicarbonato di potassio.
Malattie fungine e batteriche
Botrite o muffa grigia
Sulle bacche (specialmente se c’è molta umidità o pioggia) compare una caratteristica lanugine grigiastra che fa marcire il frutto.
Si consiglia di effettuare trattamenti preventivi con Bacillus subtilis o Bacillus amyloliquefaciens (batteri antagonisti del fungo).
Farina di roccia, zeolite o bentonite sono poi utili per assorbire l’umidità superficiale sui frutti.
Didimella o cancro del fusto
Macchie scure o violacee appaiono attorno alle gemme sui fusti dell’anno. La corteccia si fessura e la gemma spesso non si apre a primavera.
Per prima cosa, eliminare e distruggere subito i tralci infetti, quindi applicare propoli agricola subito dopo le potature per disinfettare le ferite di taglio.
Marciume radicale
Si riconosce perché la pianta del lampone ingiallisce, appassisce improvvisamente e muore. Le radici risultano scure, marcescenti e prive di radichette capillari.
Come prevenzione, si consiglia di coltivare su aiuole rialzate e garantire il perfetto drenaggio del suolo. Non esistono cure una volta che la malattia è stata contratta.
Un’altra possibile soluzione è inoculare al momento dell’impianto funghi micorrizici o Trichoderma spp. per occupare la nicchia ecologica a scapito del patogeno.











































