Giglio

Lilium

Il giglio fiorisce nel periodo primaverile-estivo, anche allo stato spontaneo.

  • Il giglio fiorisce nel periodo primaverile-estivo, anche allo stato spontaneo.
  • Alcune varietà di giglio possono crescere sui prati alpini e nei boschi fino a 2500 metri.
  • Il giglio cresce in terreni ben soleggiati, ma teme il sole diretto delle ore centrali e la base con le radici deve sempre rimanere fresca e in ombra.
  • Il giglio presenta grandi fiori profumati, variamente colorati e dall'aspetto inconfondibile.
  • Il giglio è decorativo anche come fiore reciso, perfetto per composizioni in vaso, ed è una pianta di gran pregio, non troppo difficile da curare.
  • Il giglio fiorisce nel periodo primaverile-estivo, anche allo stato spontaneo.
  • Alcune varietà di giglio possono crescere sui prati alpini e nei boschi fino a 2500 metri.
  • Il giglio cresce in terreni ben soleggiati, ma teme il sole diretto delle ore centrali e la base con le radici deve sempre rimanere fresca e in ombra.
  • Il giglio presenta grandi fiori profumati, variamente colorati e dall’aspetto inconfondibile.
  • Il giglio è decorativo anche come fiore reciso, perfetto per composizioni in vaso, ed è una pianta di gran pregio, non troppo difficile da curare.

Apprezzato sin dall’antichità per la sua straordinaria capacità di proliferare, il giglio appartiene al genere lilium, che comprende innumerevoli specie e varietà, simili nella struttura generale ma riccamente differenziate nelle forme, nei colori, nel portamento, nelle esigenze colturali e nelle dimensioni.

Il giglio è una bulbosa economica, ma dalla grande resa, se coltivata in modo adeguato: si riproduce per seme e può essere coltivata sia in vaso sia in piena terra, tanto all’esterno quanto in appartamento.

La pianta va concimata con fertilizzanti naturali in primavera e prima della fioritura e le annaffiature devono essere abbondanti e regolari, ma senza mai eccedere poiché, come tutte le bulbose, anche il giglio non tollera i ristagni (causa di malattie fungine).

Il giglio richiede un’esposizione calda ma non asciutta, in mezz’ombra, o anche in pieno sole purché la base venga mantenuta fresca; si trapianta in primavera o in autunno in un terreno ricco di sostanza organica, humus e sabbia, privo di calcio e, soprattutto, ottimamente drenato, mentre vanno evitati i suoli freddi e argillosi, aridi e sabbiosi o anche pesanti.

Il giglio non va potato e resiste abbastanza bene al freddo: solo nelle regioni con clima invernale eccessivamente rigido si consiglia la coltivazione in vaso, sempre a seconda della varietà, in modo da poter riparare la pianta in caso di gelo.

Oltre alle infestazioni fungine, il giglio può essere colpito da un pericoloso coleottero, la criocera del giglio.

Cercando di fare un discorso generale sull’aspetto, per quanto difficile vista l’imponente varietà di specie disponibili, su questa pianta di origini orientali si può dire che i fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi. Il centro dei fiori, a forma di imbuto o di tromba, è occupato da grandi stami.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, mentre le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come è tipico invece della altre bulbose.

Allo stato naturale, il giglio può raggiungere anche 1 metro di altezza e, anche se può rifiorire per qualche anno, la sua durata di vita in appartamento è abbastanza breve e di solito la sua fioritura avviene solo una volta.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

Il giglio fiorisce prevalentemente in estate, con un periodo che va da fine primavera (maggio/giugno) fino a fine estate (agosto/settembre), a seconda della varietà specifica.

  • Gigli asiatici: sono i primi a fiorire, tra giugno e luglio. Sono molto resistenti e disponibili in tantissimi colori, ma generalmente non sono profumati
  • Giglio di Sant’Antonio (Lilium candidum): il classico giglio bianco e profumatissimo, che fiorisce tipicamente tra giugno e luglio
  • Gigli orientali: fioriscono a metà-fine estate, tra luglio e agosto. Hanno fiori grandi, dai colori intensi (spesso sfumati di rosa) e un profumo molto forte e avvolgente
  • Gigli a tromba (come Lilium regale): fioriscono tra luglio e agosto con i caratteristici fiori a forma di calice allungato.

Tossicità

GattiCaniBambini

Per i gatti, il giglio è estremamente velenoso, potenzialmente letale anche in piccolissime quantità (anche solo leccarsi il polline dal pelo dopo aver sfiorato il fiore può essere fatale).

Tutte le parti della pianta (foglie, fiori, stami, polline e persino l’acqua del vaso) contengono, infatti, tossine che causano insufficienza renale acuta, oltre che vomito, letargia, perdita di appetito. 

A differenza dei gatti, i cani non subiscono danni renali ma, se ingerito, il giglio può causare disturbi gastrointestinali (vomito, diarrea, dolori addominali) e abbattimento.

Per gli esseri umani, la pianta è generalmente considerata a bassa tossicità, ma non va sottovalutata. Se un bambino mangia parti di un giglio, i sintomi principali sono nausea, vomito e diarrea. Inoltre, il contatto con la linfa o il polline può causare lievi dermatiti o irritazioni cutanee in soggetti sensibili.

In generale, se ci sono gatti in casa, è caldamente raccomandato non tenere mai gigli, né in giardino né come fiori recisi. Per cani e bambini, è sufficiente tenerli fuori dalla loro portata.

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

Il giglio si può riprodurre in diversi modi, ma i metodi più efficaci, veloci e diffusi sono tutti vegetativi partendo dal bulbo, poiché la semina richiede molti anni prima di vedere la prima fioritura.

I tre metodi principali per moltiplicare i gigli sono la divisione dei bulbilli, la scagliatura e l’uso dei bulbilli aerei.

Divisione dei bulbilli 

Con il tempo, attorno al bulbo principale interrato si formano spontaneamente dei piccoli bulbi chiamati bulbilli.

In autunno, quando la pianta è seccata ed è entrata in riposo vegetativo, è possibile dissotterrare delicatamente il blocco dei bulbi, quindi staccare i bulbilli più piccoli dal bulbo madre con le mani e infine interrali subito alla tripla profondità rispetto alla loro altezza, distanziandoli tra loro. Fioriranno nel giro di 1 o 2 anni.

Moltiplicazione per scaglie 

I bulbi del giglio non hanno una tunica esterna (come le cipolle), ma sono composti da scaglie carnose sovrapposte: ogni scaglia può generare un nuovo bulbo.

In autunno o a fine estate, prelevare un bulbo sano e staccare delicatamente alcune delle scaglie più esterne e sode, rompendole vicino alla base. Inserire quindi queste scaglie in un sacchetto di plastica riempito con del terriccio inumidito o della torba mescolata a sabbia, chiudere il sacchetto e conservarlo in un luogo caldo e buio per circa 6-8 settimane.

Alla base delle scaglie cresceranno minuscoli bulbilli provvisti di radici. A quel punto si potranno piantare singolarmente in piccoli vasi.

Bulbilli aerei 

Alcune varietà di giglio (come il Lilium lancifolium o Giglio Tigrato) producono dei piccoli bulbi scuri direttamente all’attaccatura delle foglie, lungo il fusto verticale.

A fine estate, quando si staccano quasi da soli al minimo tocco, si possono raccogliere questi bulbilli prima che cadano a terra. Dopodiché si piantano in un vassoio con terriccio leggero a circa 1-2 cm di profondità, vanno protetti durante l’inverno e trapiantati in giardino la primavera successiva.

Semi

I semi di giglio si formano all’interno di capsule erette che compaiono sul fusto dopo che il fiore è stato impollinato e i petali sono caduti.

Quando la capsula giunge a maturazione a fine estate o in autunno, si secca, diventa marrone e si spacca verticalmente in tre sezioni, rivelando il suo contenuto.

I singoli semi hanno caratteristiche molto particolari: sono piatti, leggeri e di forma vagamente triangolare, con un colore che varia dal marrone chiaro, quasi dorato o ambrato, fino a tonalità di marrone scuro, a seconda della specie.

Il minuscolo embrione vero e proprio si trova al centro, circondato da un bordo sottile e cartaceo trasparente (un’ala membranosa): questa struttura è un adattamento naturale che permette al vento di disperderli facilmente lontano dalla pianta madre.

All’interno delle tre sezioni della capsula, i semi non sono sparsi alla rinfusa, bensì impilati in modo incredibilmente ordinato e compatto, formando delle colonnine verticali pronte a scivolare fuori non appena il baccello viene scosso dal vento.

Informazioni e curiosità

Il giglio è un fiore che, nel corso della storia, è stato associato a innumerevoli significati: per la tradizione cristiana è simbolo della purezza e castità della Madonna, fu spesso stemma monarchico nella Francia imperiale, mentre un giglio rosso su sfondo bianco divenne, nel 1251, emblema della città di Firenze.

Coltivazione

VasoPiena Terra

Il giglio si può coltivare con successo sia in vaso sia in piena terra.

Collocazione

InternoEsterno

Il giglio cresce all’esterno ma anche all’interno: è infatti particolarmente adatto per essere coltivato in appartamento o in un ambiente con temperatura costante.

Concimazione

Il giglio è una pianta bisognosa di nutrienti. Per sostenere lo sviluppo di steli robusti e infiorescenze spettacolari, la gestione della concimazione richiede una strategia mirata, basata su interventi biologici cadenzati e sull’utilizzo di ammendanti organici a lento rilascio.

Il ciclo nutritivo ideale si articola su due interventi principali durante l’anno. Il primo si colloca in primavera, in concomitanza con la ripresa vegetativa: non appena i primi germogli fanno capolino dal terreno, la pianta necessita di un apporto bilanciato per sviluppare la massa fogliare.

Il secondo intervento, altrettanto cruciale, si effettua poco prima della fioritura, all’apparire dei primi boccioli. In questa fase il fabbisogno del giglio si sposta verso elementi come il fosforo e il potassio, indispensabili sia per intensificare il colore dei petali sia per consentire al bulbo sotterraneo di accumulare le riserve necessarie a garantire la sopravvivenza invernale e la successiva stagione floreale.

Sul piano della scelta dei fertilizzanti, l’impiego di prodotti naturali e organici offre il duplice vantaggio di nutrire la pianta in modo graduale e di migliorare la struttura del terreno, scongiurando il rischio di bruciature radicali tipico dei formulati chimici.

Tra le soluzioni più efficaci spicca il terricciato di letame molto maturo, un ammendante completo che arricchisce il suolo di materia organica, rendendolo soffice e capace di trattenere il corretto grado di umidità senza generare pericolosi ristagni idrici.

A questo si affianca utilmente la farina di ossa, una fonte naturale e a lenta decomposizione di fosforo e calcio, eccellente per irrobustire l’apparato radicale e stimolare la produzione di boccioli.

Infine, per garantire un rilascio costante e prolungato di azoto senza picchi improvvisi che potrebbero indebolire la struttura dello stelo, si rivela particolarmente indicato l’uso del cuoio torrefatto.

Un’ulteriore pratica ottimale consiste in un leggero apporto di potassio subito dopo la caduta dei petali: finché la parte aerea rimane verde, la fotosintesi continua infatti a nutrire il bulbo, che completa così il suo ciclo di maturazione sotto il terreno.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

Il giglio richiede un’esposizione calda, ma non troppo asciutta, sempre protetta da venti dominanti, al sole o in ombra parziale.

È la classica pianta che desidera, diciamo così, avere “la testa al sole e i piedi all’ombra”, ossia con vegetazione alla base per mantenerla fresca.

Ideali in questo senso sono le aiuole esposte al sole solo di mattino, perché consentiranno ai singoli fiori di durare più a lungo e di prolungare il tempo di fioritura.

Esistono altri due accorgimenti per migliorare la fioritura: recidere al di sotto del calice i fiori sfioriti e affiancare specie e varietà, non necessariamente dello stesso gruppo ma omogenee per colore e dimensioni, di precocità diversa.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

La corretta annaffiatura rappresenta uno dei fattori più determinanti per il successo nella coltivazione del giglio. Il fabbisogno idrico di questa pianta non è fisso, ma subisce variazioni considerevoli in base all’andamento stagionale, allo specifico stadio di sviluppo vegetativo e alla tipologia di terreno in cui il bulbo è dimorato.

Un elemento cardine da considerare è l’elevata sensibilità del giglio nei confronti dei ristagni idrici. Lo sviluppo in un terreno costantemente fradicio è fortemente compromesso: in condizioni di umidità eccessiva, infatti, i bulbi tendono a marcire rapidamente o, nei casi meno gravi, sopravvivono solo per pochi anni, originando piante dall’aspetto stentato e caratterizzate da fioriture scarse e deboli.

Per garantire una crescita vigorosa, le bagnature devono rispondere a due requisiti fondamentali: l’intensità e la regolarità. Poiché i bulbi vengono interrati a una profondità considerevole, gli apporti d’acqua devono essere significativi, in modo da penetrare nel substrato e raggiungere l’apparato radicale profondo.

Al contempo, gli interventi devono essere regolari per mantenere il terreno costantemente umido, ma sempre calibrati per evitare qualsiasi eccesso.

Per verificare con certezza l’effettiva necessità di irrigazione, si raccomanda di non limitarsi a un controllo visivo o superficiale del terreno. Il metodo più efficace consiste bensì nell’affondare un dito nel substrato per almeno cinque centimetri, così da valutare il reale grado di umidità nella zona sottostante.

Infine, anche la modalità di somministrazione dell’acqua gioca un ruolo cruciale: l’irrigazione deve essere effettuata rigorosamente al piede della pianta, dirigendo il flusso direttamente sul terreno ed evitando la bagnatura a pioggia della parte aerea, pratica che potrebbe favorire l’insorgenza di patologie fungine.

Potatura

Il giglio non va potato nel senso tradizionale del termine, ma richiede solo interventi di pulizia estetica e di gestione delle parti secche. La rimozione delle parti della pianta segue regole precise a seconda del momento del ciclo vitale.

  1. Durante la fioritura. Man mano che i singoli fiori appassiscono, è importante tagliare solo la testa del fiore (il calice), evitando che la pianta disperda preziose energie nella produzione dei baccelli di semi. Lo stelo e le foglie verdi devono invece rimanere intatti
  2. Dopo la fioritura. Anche se lo stelo senza fiori può apparire antiestetico, non deve assolutamente essere tagliato poiché, finché le foglie rimangono verdi, continuano a fare la fotosintesi clorofilliana. Questo processo serve a inviare nutrimento al bulbo sotterraneo, permettendogli di ingrossarsi, fare scorta di energie e preparare i boccioli per l’anno successivo. Tagliare lo stelo verde significa indebolire il bulbo, compromettendo la fioritura futura
  3. In autunno. Solo quando l’intero stelo e le foglie diventano completamente gialli, poi marroni e secchi (segno che il bulbo è entrato in riposo vegetativo ed è autonomo), si può procedere al taglio. Lo stelo va reciso alla base, a circa 2-5 centimetri dal livello del suolo, allo scopo di pulire l’aiuola ed evitare che i residui vegetali marciscano, attirando parassiti o funghi durante l’inverno.

Rinvaso e trapianto

Il trapianto e il rinvaso del giglio rappresentano operazioni delicate che richiedono precisione, in quanto la salute e la futura fioritura della pianta dipendono direttamente dalla qualità della messa a dimora.

I periodi ideali per effettuare questi interventi coincidono con le stagioni di transizione, ovvero la primavera o l’autunno.

Se si interrano più esemplari nella stessa aiuola o in ampi contenitori, è fondamentale mantenere una distanza minima di 20 centimetri tra una pianta e l’altra, così da garantire lo spazio necessario allo sviluppo aereo e radicale di ciascun individuo.

Per la messa a dimora di un bulbo singolo, la regola d’oro prevede lo scavo di una buca le cui dimensioni siano pari a tre volte la profondità del bulbo stesso e tre volte la sua larghezza. I gigli prediligono suoli leggeri, soffici e ricchi di nutrienti, mentre temono fortemente i terreni pesanti, freddi e argillosi (soggetti a ristagni idrici e fradici) così come quelli eccessivamente aridi e sabbiosi.

Qualora il terreno di coltura risulti inadatto o troppo compatto, si rende necessario aumentare la profondità dello scavo per allestire sul fondo uno strato drenante composto da ghiaia e sabbia. Sopra questo strato andrà addizionato un terriccio acido specifico, prediligendo il terriccio di bosco o, idealmente, il terriccio di brughiera (commercializzato spesso come terra di erica).

Una volta posizionato il bulbo sul fondo della buca, la copertura finale con lo strato di terriccio deve raggiungere uno spessore di circa 15 centimetri.

Per ottenere risultati ottimali in piena terra, la strategia migliore prevede la lavorazione dell’intera superficie dell’aiuola prima di procedere alla piantagione. Il terreno va integrato e arricchito con un mix di terra di bosco, torba e letame molto maturo, garantendo un substrato finale ricco di sostanza organica, humus e sabbia, e rigorosamente privo di calcio.

A operazione conclusa, è altamente raccomandato distribuire una pacciamatura a base di aghi di pino sulla superficie del suolo. Questo accorgimento permette di mantenere costante il livello di umidità, proteggere il bulbo dalle escursioni termiche e preservare l’acidità superficiale del terreno.

Ubicazione stagionale

I gigli temono solo il freddo molto intenso, vivendo senza problemi in collina e nella prima montagna.

Non resistendo in zone o regioni con clima molto rigido, in queste aree è opportuno coltivarli in vaso in modo che possano essere trasferiti all’interno durante l’inverno, oppure porre a dimora i bulbi molto in profondità.

Allo stesso modo, specialmente i gigli asiatici, temono il grande caldo e in estate è bene aggiungere al piede terricciato a protezione dell’eccessiva calura e come ostacolo all’eccessiva evaporazione del substrato.

Raccolta

Il giglio appare molto frequentemente nei mazzi di fiori recisi grazie al suo profumo intenso, la grande bellezza e la lunga durata. Chi volesse cogliere il giglio deve recidere lo stelo a circa un terzo dell’altezza, al mattino presto o alla sera.

Meglio compiere l’operazione però ad anni alterni, in modo che la pianta abbia tempo di riprendersi e non si indebolisca.

Malattia e cure

Le piante di giglio possono essere colpite da diverse avversità, riconducibili principalmente a infezioni fungine, attacchi di parassiti e patologie virali.

Malattie fungine 

I funghi rappresentano la minaccia più frequente, spesso legata a un eccesso di umidità o a un terreno scarsamente drenante.

Botrite

Si manifesta con macchie circolari di colore marrone o rossastro sulle foglie, che tendono poi a estendersi a fusti e boccioli, portando al disseccamento precoce della parte aerea.

Per risolvere il problema, rimuovere e distruggere immediatamente le parti infette, quindi ridurre l’umidità ambientale migliorando il distanziamento tra le piante e applicare fungicidi specifici a base di rame o zolfo non appena si notano i primi sintomi.

Marciume Basale del Bulbo

Provocato da funghi del terreno (come il Fusarium), attacca direttamente il bulbo causandone la marcescenza. All’esterno si nota un ingiallimento precoce e ingiustificato delle foglie e una crescita fortemente stentata.

I bulbi gravemente colpiti non possono essere salvati e vanno rimossi insieme al terreno circostante per evitare contaminazioni. A scopo preventivo, occorre garantire un drenaggio perfetto e si possono trattare i bulbi sani con composti rameici prima dell’interramento.

Parassiti e insetti

Criocera del giglio

È un coleottero dal colore rosso brillante, molto vorace. Sia gli adulti che le larve si nutrono intensamente di foglie, fusti e boccioli, lasciando profonde erosioni e buchi.

Nelle prime fasi, il metodo biologico più efficace è la rimozione manuale costante di adulti, larve e uova (deposte sotto le foglie). In caso di forti infestazioni, si può ricorrere a trattamenti serali con olio di Neem o insetticidi biologici a base di piretro naturale.

Afidi

Si tratta di piccoli insetti che colonizzano i germogli e la pagina inferiore delle foglie. Oltre a sottrarre linfa provocando la deformazione dei tessuti, sono i principali vettori di pericolosi virus.

Possono essere contrastati con spruzzi d’acqua per rimuoverli meccanicamente, oppure trattati con sapone molle potassico o insetticidi specifici se la colonia è estesa.

Mosca dei bulbi

Le larve di questo dittero penetrano all’interno del bulbo scavando gallerie e divorandolo dall’interno, compromettendo la sopravvivenza della pianta.

La prevenzione è fondamentale tramite l’uso di reti anti-insetto durante il periodo di ovoposizione (maggio-giugno) o l’applicazione di prodotti disinfestanti specifici per il terreno.

Malattie virali

Virus del mosaico del giglio

Provoca una caratteristica screziatura o strisce chiare sulle foglie, accartocciamenti e deformazioni dei fiori, associati a un nanismo generale della pianta.

Non esistono cure chimiche o biologiche per le virosi. L’unica soluzione è estirpare e distruggere la pianta malata. La prevenzione si attua tenendo sotto stretto controllo la popolazione di afidi (vettori del virus) e disinfettando accuratamente le cesoie e gli attrezzi da taglio dopo ogni utilizzo.

In linea generale, la migliore difesa per il giglio resta la prevenzione agronomica: evitare assolutamente le bagnature a pioggia sul fogliame, irrigare esclusivamente al piede e assicurare un substrato leggero e permeabile.

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