Geranio e pelargonio

Geranium e pelargonium

I vasi di resina sono la scelta migliore per coltivare il geranio in contenitore.

  • I vasi di resina sono la scelta migliore per coltivare il geranio in contenitore.
  • I balconi troppo assolati non sempre sono la scelta giusta per il geranio: l'acqua infatti evapora con maggiore rapidità e la terra in vaso tende a scaldarsi eccessivamente.
  • La fioritura del geranio può prolungarsi fino all'autunno inoltrato.
  • Il geranio ha le foglie ricoperte da una leggera peluria, molto piacevole al tatto.
  • Il geranio è la pianta per eccellenza da balcone, anche in montagna.
  • I vasi di resina sono la scelta migliore per coltivare il geranio in contenitore.
  • I balconi troppo assolati non sempre sono la scelta giusta per il geranio: l’acqua infatti evapora con maggiore rapidità e la terra in vaso tende a scaldarsi eccessivamente.
  • La fioritura del geranio può prolungarsi fino all’autunno inoltrato.
  • Il geranio ha le foglie ricoperte da una leggera peluria, molto piacevole al tatto.
  • Il geranio è la pianta per eccellenza da balcone, anche in montagna.

Il geranio rappresenta per antonomasia la pianta estiva per l’arredo di vasi, davanzali e balconi. Spesso viene scambiato per il pelargonio ma, sebbene condividano la medesima famiglia botanica, appartengono a due generi differenti. Questo fiore si declina in un vasto universo di varietà e specie, che si differenziano notevolmente per estensione, portamento, sagoma e tonalità cromatiche.

Caratterizzati da una fioritura generosa e da un’ottima resilienza, queste piante sanno superare perfino periodi di totale incuria, riprendendo poi a fiorire con vigore. La maggior parte di essi proviene dal continente africano; di conseguenza, prediligono il calore, le posizioni soleggiate (anche se d’estate alcune tipologie soffrono l’irraggiamento diretto) e un substrato soffice, ricco di nutrienti e ottimamente drenato. Il terreno non deve mai risultare compatto, privo di ossigeno o soggetto a ristagni idrici, e richiede ripetute fertilizzazioni durante l’anno per garantire il benessere della pianta e stimolare la produzione di fiori.

La propagazione avviene principalmente tramite talea. La coltivazione è ideale in vaso, ma per alcune specifiche varietà è possibile anche la messa a dimora in piena terra. L’apporto idrico deve essere costante e regolare ma controllato nelle quantità, bagnando unicamente la base della pianta con acqua fresca (ma non fredda) e priva di calcare, utile a preservare la neutralità del pH del suolo.

Quando si effettua il rinvaso, è necessario optare per un contenitore più grande di due misure, impiegando una miscela di terra leggera e con un drenaggio perfetto. La potatura va invece eseguita all’inizio della primavera, non appena le minime notturne si stabilizzano sopra i 10°C; le tecniche di taglio cambiano a seconda che si tratti di un geranio zonale, parigino o profumato. Dal punto di vista sanitario, la pianta può essere attaccata sia da patologie fungine (come il mal bianco o il marciume radicale) sia da parassiti animali, tra i quali spicca la dannosa farfallina del geranio.

Nei loro habitat nativi i gerani hanno un ciclo vitale perenne. In Italia, al contrario, le tipologie parigine ed edera vengono solitamente coltivate come annuali, mentre altre (tra cui zonali, botanici, profumati e macrantha) si conservano come perenni. Il geranio zonale è la variante più diffusa e riconoscibile, contraddistinta da foglie tondeggianti e increspate che mostrano una zona centrale di tonalità più chiara.

Sul mercato suscitano grande interesse i tipi a fogliame policromo (esempi lampanti sono Vancouver centennial o Frank Headley) e gli ibridi recenti che valorizzano l’aspetto elegante, sobrio e confortante delle infiorescenze. Tra questi troviamo l’Antik Rosa, che produce mazzi di fiori sferici ed eretti di una sfumatura rosa tenue e brillante. La vitalità di queste piante è straordinaria e la rapidità con cui crescono rappresenta il principale termometro del loro stato di salute. Una menzione a parte merita l’Eureka Blue, una varietà decisamente singolare per via dei suoi petali tinti di blu, proprio come evoca il nome.

Selezionare accuratamente l’esemplare al momento dell’acquisto è fondamentale per garantirsi uno sviluppo rapido e fioriture generose:

  • Per i gerani da coltivare come perenni, è preferibile orientarsi su piante giovani, anche se di piccole dimensioni, nate da talea nell’anno in corso. Questi soggetti devono mostrare una struttura erbacea e una chioma densa, ricca, fresca, dai colori intensi, flessibile e in piena salute. Spostando i rami per osservare la base, si deve riscontrare un tronco principale unico, evitando piante che mostrano ramificazioni derivanti da vecchi tagli sul fusto primario
  • Per i gerani da coltivare come annuali, bisogna puntare su esemplari di forte vigore, senza farsi condizionare troppo dalla grandezza complessiva. Non è rilevante che la pianta sia enorme o già colma di boccioli: l’importante è che sia compatta, che non presenti una distanza eccessiva tra i nodi (internodi allungati) e che abbia foglie robuste al tatto e dal colore pieno. Inoltre, devono essere visibili nuovi germogli su ogni nodo dei rami, specialmente in prossimità della base. I soggetti vigorosi e ricchi di nuovi getti colmeranno rapidamente il divario di crescita rispetto a piante più grandi ma più spoglie, offrendo una fioritura più abbondante e duratura.

Geranium e pelargonium: facciamo chiarezza

Quali sono le reali differenze tra Geranium e Pelargonium? Pur mostrando forti somiglianze e condividendo la stessa famiglia delle Geraniaceae, queste due piante esibiscono tratti distintivi precisi: i fiori del pelargonio presentano una struttura asimmetrica, con due petali superiori più sviluppati e tre petali inferiori di dimensioni minori. Il geranio vero e proprio possiede invece cinque petali disposti in modo perfettamente simmetrico.

In aggiunta, il pelargonio si dimostra assai più delicato e non ha alcuna tolleranza nei confronti delle basse temperature e delle gelate, a differenza del ben più rustico geranio.

L’origine di questo malinteso nominale è storica: quando il pelargonio fu importato per la prima volta in Europa dal Sudafrica durante il XVII secolo, venne erroneamente scambiato e battezzato come geranio a causa della loro forte somiglianza estetica. Fu soltanto nel XVIII secolo che il botanico francese L’Héritier pose rimedio all’errore, assegnando due generi distinti alle rispettive specie.

Nel linguaggio di tutti i giorni, vista la quasi totale sovrapponibilità estetica delle due piante, il termine “geranio” viene impiegato indistintamente per indicare anche i pelargoni; tuttavia, per rigore scientifico, è opportuno ricordare che si tratta di due entità vegetali differenti.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

In condizioni climatiche ideali, le piante di geranio hanno una fioritura incredibilmente lunga e generosa: fioriscono in modo continuo dalla metà della primavera fino all’inizio dell’autunno, indicativamente da aprile/maggio fino a ottobre.

Il ritmo della fioritura non è però sempre uguale e cambia a seconda delle temperature e delle stagioni:

  1. Maggio-giugno: è il momento d’oro. Le temperature miti (tra i 15°C e i 25°C) e le giornate che si allungano stimolano la pianta a produrre la prima ondata, nonché la più spettacolare, di boccioli e fiori dai colori accesissimi
  2. Luglio-agosto: quando arriva il caldo torrido e il termometro supera stabilmente i 30°C-35°C, il geranio va in una sorta di riposo vegetativo difensivo (chiamato estivazione). La fioritura non si ferma del tutto, ma rallenta visibilmente: i fiori sono meno numerosi e tendono ad appassire più in fretta
  3. Settembre-ottobre: non appena le temperature tornano a rinfrescare e l’aria si fa più umida, i gerani si risvegliano regalando un’ultima, bellissima fioritura che dura fino all’arrivo dei primi freddi seri.

Per incoraggiare la pianta a fiorire più a lungo, si consiglia di rimuovere i fiori appassiti tagliando il rametto alla base. Lasciando i fiori vecchi sulla pianta, questa impiegherà le sue energie per produrre i semi, smettendo di fare nuovi boccioli.

Tossicità

GattiCani

Per gli amici a quattro zampe, il geranio è classificato come tossico, ma raramente letale. Se ingerito, può causare vomito, perdita di appetito e depressione; in più, il semplice contatto prolungato della pelle con le foglie o i fiori può scatenare dermatiti, arrossamenti o prurito intenso.

Per i bambini, il geranio non è considerato una pianta ad alta pericolosità, ma non è comunque commestibile. Se un bambino mangia un petalo o una foglia, l’effetto più comune è un lieve mal di stomaco o nausea; anche qui la linfa del geranio può causare una leggera orticaria o irritazione agli occhi se il bambino si tocca il viso dopo aver maneggiato la pianta.

Quindi, anche per gli adulti, è sempre bene lavare accuratamente le mani dopo il contatto.

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

Il metodo più semplice, veloce e diffuso per riprodurre il geranio è la talea. Questo sistema garantisce di ottenere una nuova pianta perfettamente identica a quella di partenza.

Il periodo migliore per farlo è la fine dell’estate (agosto/settembre) oppure l’inizio della primavera.

1. Scegliere e tagliare il ramo

Per prima cosa, bisogna individuare un ramo della pianta madre che sia sano, robusto e senza fiori (o boccioli); dopodiché, con un coltello ben affilato o delle cesoie disinfettate, tagliare una porzione di ramo lunga circa 10-15 cm.

Il taglio deve essere netto e praticato subito sotto un nodo (il punto in cui le foglie si attaccano al ramo), perché è da lì che nasceranno le nuove radici.

2. Preparare la talea

Rimuovere le foglie più basse, lasciando solo 2 o 3 foglioline sulla punta (ciò evita che la pianta disperda troppa umidità), ed eliminare anche eventuali fiori, boccioli o stipole (le piccole foglioline alla base del picciolo).

Si consiglia di lasciare asciugare la talea all’ombra per qualche ora (o anche un giorno) prima di interrarla, allo scopo di far cicatrizzare il taglio, riducendo così il rischio che il ramo marcisca a contatto con la terra.

3. La messa a dimora

Preparare un piccolo vaso con un mix di terriccio universale e sabbia (o perlite) per garantire un ottimo drenaggio, quindi praticare un piccolo foro nel terreno con una matita e infilarvi la talea per circa 4-5 cm, compattando leggermente la terra intorno.

Prima di interrarla, è possibile intingere la base della talea in una polvere di ormone radicante per velocizzare il processo, ma i gerani tendono a radicare molto facilmente anche senza.

4. Cura e radicazione

Innaffia leggermente (il terreno deve essere umido, mai inzuppato) e posizionare il vaso in un luogo luminoso ma non alla luce diretta del sole, e riparato dalle correnti d’aria.

Nel giro di 3-4 settimane la talea avrà sviluppato le prime radici. 

Le poche specie non rizomatose si propagano, invece, tramite semina primaverile, utilizzando i semi raccolti nel corso dell’estate precedente.

Semi

Quando i petali di geranio cadono, la base del fiore inizia ad allungarsi formando una struttura appuntita e rigida, lunga un paio di centimetri. Sembra quasi il becco di un uccello (non a caso, il nome botanico Pelargonium deriva dal greco pelargos, che significa cicogna) e contiene i semi alla sua base.

Questi ultimi sono piccoli, ovali o allungati, lunghi appena 2-3 millimetri, di colore marrone scuro o nerastro.

La caratteristica più incredibile è che ogni singolo seme è attaccato a una specie di “coda” pelosa e piumata, molto funzionale. Infatti, quando c’è vento, questa piumetta leggera si stacca e fa volare il seme lontano dalla pianta madre.

Inoltre, avendo una proprietà igroscopica (reagisce all’umidità), quando tocca il terreno umido, la coda inizia ad attorcigliarsi su se stessa a spirale, agendo come una vera e propria trivella” naturale che spinge letteralmente il seme sotto terra.

Informazioni e curiosità

I gerani fungono da eccezionali repellenti naturali sia nell’orto sia sui balconi. Venivano tradizionalmente piantati vicino alle coltivazioni di pomodori o ai roseti perché il loro odore e le sostanze contenute nelle foglie allontanano molti parassiti, inclusi alcuni tipi di coleotteri e bruchi.

Anche l’usanza di riempire i balconi e i davanzali di gerani, specialmente nei borghi di montagna o nelle campagne, non è nata solo per estetica. In passato, quando non esistevano le zanzariere, i gerani venivano posizionati strategicamente sulle finestre perché il loro odore pungente (in particolare le varietà al profumo di limone o la Zonale) è particolarmente sgradito a zanzare, mosche e moscerini

Coltivazione

VasoPiena Terra

In linea generale, il geranio si può coltivare sia in vaso sia in piena terra. Bisogna però specificare che non tutte le varietà di geranio sono indicate a essere coltivate in piena terra perché devono presentare doti di particolare robustezza e adattabilità, come alta resistenza al sole più intenso e a condizioni di ristagno.

Occorre quindi informarsi adeguatamente prima di effettuare un eventuale trapianto.

Inoltre, la scelta del contenitore per i gerani che vengono coltivati in terrazzo non è solo una questione estetica, ma una decisione fondamentale per la salute della pianta, soprattutto quando si trova esposta al sole cocente e alle temperature torride dell’estate.

I vasi in plastica sono la scelta più comune perché leggeri, economici, resistenti agli urti e al gelo, oltre che facilissimi da pulire. Tuttavia, hanno due grandi difetti: non traspirano e non isolano dal calore. Questo significa che se i fori di drenaggio sul fondo non sono perfetti, l’acqua ristagna pericolosamente. Inoltre, sotto il sole estivo, il terriccio rischia letteralmente di surriscaldarsi, danneggiando le radici.

Al contrario della plastica, la terracotta è pesante, fragile, costosa e tende a macchiarsi con le incrostazioni di calcare. Offre però due enormi vantaggi biologici: un eccellente isolamento termico (che protegge le radici dagli sbalzi di temperatura) e un’alta traspirabilità. Questo eccezionale passaggio d’aria previene i ristagni idrici, anche se fa evaporare l’acqua più velocemente, richiedendo annaffiature un po’ più frequenti.

Il compromesso perfetto è rappresentato dai vasi in resina. Questo materiale moderno unisce i pregi di entrambi i materiali precedenti: garantisce la leggerezza e la resistenza della plastica, ma offre anche l’isolamento termico e il benessere radicale tipici della terracotta.

Collocazione

InternoEsterno

Il geranio è una pianta da esterno protagonista dei terrazzi e dei balconi primaverili ed estivi, ma quando la temperatura si abbassa, per precauzione i vasi andrebbero spostati al riparo.

Concimazione

I due momenti perfetti per concimare il geranio sono l’inizio della primavera (marzo/aprile), per svegliare la pianta e prepararla alla crescita, e l’inizio dell’autunno (settembre/ottobre), per aiutarla a superare lo stress del caldo estivo e rinforzare le radici prima del riposo invernale.

I migliori fertilizzanti organici per questa operazione sono lo stallatico pellettato (sfarinato o in pellet piccoli) o l’humus di lombrico (ricchissimo di flora batterica benefica).

Non serve svasare la pianta. Si rimuovono delicatamente i primi 2-3 centimetri di terra vecchia in superficie, facendo attenzione a non danneggiare le radici superficiali, si mescola lo stallatico o l’humus al terriccio nuovo e si riempie lo spazio vuoto, pressando leggermente e annaffiando.

I gerani sono piante esigenti in fatto di nutrienti: per produrre fiori continuamente da maggio a ottobre consumano un’enorme quantità di energia (in particolare di potassio, responsabile della fioritura e dell’intensità dei colori).

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

L’esposizione varia a seconda della varietà di geranio. Infatti, non tutti i gerani sono piante da pieno sole come si tende a credere: ad esempio quelli a foglie colorate in toni chiari, dove i pigmenti coprono la clorofilla, sono piante da mezz’ombra perché rischierebbero di ustionarsi.

Gerani che riescono a fiorire anche in mezz’ombra sono:

I gerani da pieno sole non temono di restare su balconi assolati purché si garantisca loro un apporto d’acqua continuo, sufficiente ed equilibrato nel tempo; i gerani da ombra, nemmeno se bagnati tutti i giorni possono sopportare un’esposizione così intensa.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

I gerani accumulano acqua nei loro fusti carnosi (motivo per cui resistono bene a brevi periodi di siccità), per cui le annaffiature corrette sono regolari e moderate. In caso di dubbio, prima di bagnare, infilare un dito nel terreno per circa 2-3 centimetri: se la terra è ancora umida e fresca, non annaffiare. 

In piena estate (luglio/agosto) potrebbe essere necessario bagnare ogni mattina presto o sera, mentre in primavera o autunno potrebbe bastare una o due volte a settimana.

Nel caso dei gerani, il ristagno è molto più pericoloso della siccità. Il marciume radicale, infatti, è causato principalmente da funghi (come il Pythium o la Phytophthora) che proliferano in ambienti privi di ossigeno, come i terreni saturi d’acqua.

Per questo motivo, i sottovasi vanno sempre svuotati o, in alternativa, si possono riempire con uno strato di argilla espansa o ghiaia. Il vaso va appoggiato sopra i ciottoli: in questo modo l’acqua uscirà, l’umidità evaporerà creando un microclima gradito alla pianta, ma il fondo del vaso (e le radici) non rimarrà a diretto contatto con l’acqua.

Quando si annaffia, farlo sempre al piede e non bagnare le foglie. Questo perché l’acqua del rubinetto di molte città è dura: quando evapora dalle foglie, lascia depositi di carbonato di calcio (macchie bianche antiestetiche) che ostruiscono gli stomi, i minuscoli pori attraverso cui la pianta respira ed effettua la fotosintesi.

Inoltre, le foglie del geranio sono ricoperte da una leggera peluria che trattiene l’umidità. Se le foglie rimangono bagnate, specialmente la sera, si crea l’ambiente perfetto per lo sviluppo della ruggine (una malattia fungina che crea pustole scure sotto le foglie) o della botrite (la muffa grigia che fa marcire i boccioli ancora chiusi).

Potatura

Contrariamente a quanto si possa pensare, il momento ideale per potare il geranio non coincide con il termine dell’autunno, quando la pianta viene spostata al riparo per l’inverno. I tagli vanno effettuati invece in primavera.

Il momento perfetto si ha quando la pianta mostra già una spiccata ripresa vegetativa e le temperature minime notturne si sono stabilizzate sopra i 10°C. Intervenire in questa fase permette di eliminare la vecchia vegetazione stimolando il ringiovanimento della pianta, senza il rischio che i ritorni di freddo danneggino i tessuti appena tagliati o che l’umidità invernale faccia marcire le ferite aperte.

Come potare in base alla varietà

Non tutti i gerani reagiscono allo stesso modo ai tagli. La struttura del fusto cambia notevolmente da una tipologia all’altra, richiedendo strategie di potatura mirate:

1. Gerani zonali

I gerani zonali tendono a sviluppare fusti legnosi e duri nella parte inferiore man mano che invecchiano. Il limite biologico di questi tessuti vecchi e lignificati è che perdono la capacità di generare nuove gemme e foglie.

  • Piante giovani (da 1 a 3 anni): non bisogna mai spingersi troppo in basso. Il taglio deve assestarsi sempre al di sopra dei 15 cm di altezza dal suolo per preservare la parte erbacea capace di germogliare
  • Piante storiche e di grandi dimensioni: nel caso di esemplari coltivati per molti anni, l’intervento richiede massima cautela. Una potatura troppo drastica sul legno vecchio rischierebbe di compromettere la pianta, che non riuscirebbe più a emettere nuova vegetazione dalla base.

2. Gerani profumati

Questa varietà mantiene un fogliame verde e vitale anche durante la stagione invernale, per poi esplodere in una crescita vigorosa all’arrivo della primavera. Non presentando parti legnose e rigide, la loro struttura permette interventi drastici, ossia si può effettuare una potatura radicale, accorciando i fusti fino a lasciare pochissimi centimetri di ramo sopra il livello del terreno.

Dai fusti rimasti si svilupperà rapidamente una fitta rete di nuove ramificazioni e foglie.

Il vantaggio è che i gerani profumati sottoposti a questo tipo di taglio vigoroso svilupperanno foglie nettamente più grandi e rigogliose rispetto a quelli lasciati crescere spontaneamente senza potatura.

3. Gerani parigini

Sebbene nel nostro clima i gerani parigini vengano quasi sempre coltivati come piante annuali (e quindi sostituiti ogni anno), se si decide di conservarli occorre procedere a un alleggerimento mirato: i rami vanno accorciati in modo da ridurre la loro lunghezza a un terzo rispetto a quella originaria.

Questo intervento permette alla pianta di riorganizzare le proprie energie: sebbene la crescita iniziale possa sembrare lenta, i parigini potati riusciranno a raggiungere un eccellente sviluppo e una fioritura ricca e cascante nella seconda metà dell’estate.

Rinvaso e trapianto

Dato che non tutti i gerani possono crescere in piena terra, bisognerà effettuare un rinvaso all’inizio della primavera (marzo/aprile), quando la pianta si sveglia dal riposo invernale (ma si può posticipare anche a maggio o inizio estate se il vaso attuale è ormai troppo stretto).

Il vaso nuovo deve essere solo di 2-4 cm più grande rispetto a quello precedente.

Rinvaso step by step

  1. Per prima cosa, stendere sul fondo del nuovo vaso circa 2-3 cm di argilla espansa o ghiaia in modo da creare uno strato drenante
  2. Coprire l’argilla con un primo strato di terriccio fresco, aggiungere una manciata di stallatico o humus di lombrico e mescolarlo bene alla terra
  3. Svasare il geranio delicatamente, afferrandolo alla base dei fusti senza tirare con forza
  4. Se le radici si sono avvolte su se stesse creando un fitto groviglio, andranno allargate e districate delicatamente: questo stimolerà la pianta a produrre nuove radici nel nuovo terriccio. Rimuovere la terra vecchia che si stacca da sola
  5. Inserire la pianta al centro del nuovo vaso: il livello della terra vecchia deve trovarsi a circa 1-2 cm sotto il bordo del nuovo vaso (non sotterrare il colletto della pianta). Riempire gli spazi vuoti laterali con il terriccio fresco, pressando leggermente con le dita per eliminare eventuali sacche d’aria
  6. Annaffiare abbondantemente al piede (senza bagnare le foglie). 

Consigli per il post-rinvaso

Dopo il rinvaso, niente sole diretto per 2-3 giorni e posizionare il geranio in una zona luminosa ma riparata dai raggi.

Dato che il terriccio nuovo è già ricco di elementi nutritivi, non dare concime liquido per le prime 4-5 settimane dal rinvaso, per non rischiare di bruciare le radici giovani.

Terriccio

Il terriccio ideale per le piante di geranio deve possedere due caratteristiche inderogabili: drenaggio efficiente e struttura soffice.

Per ottenere un terriccio ben drenato, ad un prodotto generico per fiori si potrà aggiungere sabbia a granulometria grossa, così da ridurre il rischio di ristagno. A questo scopo, sul fondo del contenitore, si porrà uno strato di due centimetri di argilla espansa. Le radici in genere non oltrepassano lo strato di argilla e così non raggiungono il sottovaso dove ristagna l’acqua.

Per ottenere un terreno soffice aggiungere torba per correggere un’eventuale basicità del substrato, favorendo al contempo un rigoglioso sviluppo dell’apparato radicale.

Il terreno deve inoltre avere un pH neutro; dove si utilizza acqua calcarea nel tempo, per piante destinate a restare in vaso diversi anni, questo valore tenderà ad alzarsi.

Ubicazione stagionale

Tra i 15°C e i 25°C la pianta di geranio sperimenta il perfetto equilibrio tra fotosintesi e respirazione. Ha abbastanza calore per sviluppare i boccioli e l’escursione termica tra il giorno e la notte stimola una fioritura intensa e colori accesi.

Quando il termometro sale oltre i 30°C, il geranio entra in una sorta di “riposo estivo”: la fioritura rallenta o si blocca, e i fiori tendono a seccare prima. In questi periodi di caldo torrido, spostare i vasi in una zona dove ricevano il sole solo al mattino e garantire una buona ventilazione è vitale per non far soffrire la pianta.

Di contro, i gerani tollerano bene le temperature fresche fino a circa 10°C; anzi, il fresco autunnale spesso regala un ultimo colpo di coda di fioriture dai colori accesissimi. Tuttavia, quando le minime notturne scendono stabilmente sotto i 10°C, la pianta blocca la crescita e si prepara al riposo.

I gerani (in particolare i parigini e i pelargoni zonali più comuni) non sono piante rustiche e i loro fusti sono ricchi d’acqua: se la temperatura scende sotto lo zero, l’acqua all’interno delle cellule congela, aumenta di volume e rompe le pareti cellulari. Il risultato è il classico ramo “lessato” dal gelo, che diventa nero e molliccio.

Quindi, come difesa dal freddo, si possono mettere in pratica due ottime strategie di protezione, ossia il Tessuto Non Tessuto (TNT) o la serra fredda.

La seconda rappresenta la soluzione ideale per chi vive in zone con inverni rigidi (come la pianura padana).

La serra fredda (strutture in plastica o policarbonato sul balcone) accumula il calore del sole durante il giorno. Attenzione però all’effetto serra: nelle giornate invernali di sole, la temperatura all’interno può salire molto, quindi è importante aprire leggermente la serra nelle ore centrali del giorno per far uscire l’umidità e richiuderla prima del tramonto. L’umidità stagnante in inverno è la prima causa di muffe e marciumi radicali.

Più fa freddo, meno acqua bisogna dare. In inverno, i gerani in serra fredda o protetti da TNT vanno bagnati pochissimo (anche solo una volta al mese), solo per non far seccare completamente l’apparato radicale. La terra asciutta protegge le radici dal gelo molto meglio della terra bagnata.

Malattia e cure

I gerani sono piante forti, ma soggetti agli attacchi dei parassiti (insetti) e alle malattie fungine o batteriche (spesso causate da errori di coltivazione).

Parassiti

Licena del geranio (Cacyreus marshalli)

È una piccola farfallina marrone, apparentemente innocua, originaria dell’Africa del Sud. Oggi è il parassita più distruttivo per i gerani in Italia.

L’infestazione si riconosce perché sui fusti compaiono dei forellini neri e, se questi vengono tagliati, sono svuotati all’interno. Le foglie mostrano morsi e i boccioli seccano prima di aprirsi. All’interno dei fusti scavano i bruchi verdi della farfalla.

Per curare la pianta, usare prodotti a base di Bacillus thuringiensis, un batterio naturale che blocca l’apparato digerente dei bruchi senza danneggiare la pianta o gli insetti utili. Va spruzzato ogni 7-10 giorni la sera.

Esistono poi in commercio delle pastiglie da infilare direttamente nel terreno. La pianta assorbe il principio attivo tramite le radici e lo diffonde nella linfa, eliminando i bruchi che tentano di nutrirsi del fusto.

Tutti i rami che presentano i fori neri vanno tagliati e bruciati, poiché ormai sono compromessi e pieni di larve.

Afidi e cocciniglie

Gli afidi (pidocchi verdi o neri) si ammassano sui germogli teneri facendoli accartocciare. La cocciniglia cotonosa, invece, si riconosce per piccoli ammassi simili a fiocchi di cotone bianco attaccati ai fusti e sotto le foglie.

Per attacchi leggeri, spruzzare del sapone molle di potassio o del sapone di Marsiglia diluito in acqua. Questo scioglie la cuticola protettiva degli insetti senza intossicare la pianta. In alternativa, l’olio di Neem è un ottimo repellente naturale a lungo termine.

Malattie fungine 

Le spore dei funghi si attivano quando c’è un eccesso di umidità e scarsa ventilazione.

Ruggine (Puccinia pelargonii-zonalis)

Sulla pagina inferiore delle foglie compaiono delle vistose pustole circolari color ruggine o marrone scuro, disposte ad anello. Le foglie colpite ingialliscono e cadono rapidamente.

Per risolvere il problema, rimuovere immediatamente le foglie infette per evitare che le spore volino sulle altre piante. Inoltre, trattare il geranio con un fungicida a base di rame (poltiglia bordolese), o prodotti biologici a base di Bacillus subtilis, ed evitare assolutamente di bagnare il fogliame durante le annaffiature.

Muffa grigia (Botrytis cinerea)

Una peluria grigiastra e polverosa ricopre i boccioli, i fiori e la base dei fusti; i tessuti colpiti diventano molli e marciscono. Spesso si sviluppa alla fine dell’estate o in autunno, quando aumentano le piogge e l’aria rinfresca.

Per eliminare la muffa grigia, potare drasticamente le parti infette e diradare i vasi per far circolare meglio l’aria, ridurre le annaffiature al minimo e applicare un fungicida specifico contro la botrite.

Marciume radicale e del colletto

La base del fusto (il colletto, vicino alla terra) diventa nera, molle e marcia. La pianta si affloscia completamente come se fosse secca, ma il terreno è in realtà inzuppato.

Se il marciume ha colpito l’intera base della pianta, purtroppo c’è poco da fare. Se invece una parte è ancora sana, è possibile tagliare i fusti verdi e sodi per usarli come talee (per far nascere nuove piantine). Per prevenire il problema, assicurarsi sempre che il terriccio sia molto drenante e non lasciare mai acqua stagnante nel sottovaso.

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