Elleboro

Helleborus

L'elleboro è una piantina di umile aspetto ma straordinariamente resistente.

  • L'elleboro è una piantina di umile aspetto ma straordinariamente resistente.
  • Benché fiorisca d'inverno, l'elleboro si dimostra una bellissima piantina anche durante l'estate grazie al suo fogliame decorativo.
  • L'elleboro presenta sottili steli carnosi con fiori spesso singoli.
  • La varietà più comune di elleboro è quella a fiore bianco o porpora.
  • L'elleboro è facilmente coltivabile anche in vaso.
  • L’elleboro è una piantina di umile aspetto ma straordinariamente resistente.
  • Benché fiorisca d’inverno, l’elleboro si dimostra una bellissima piantina anche durante l’estate grazie al suo fogliame decorativo.
  • L’elleboro presenta sottili steli carnosi con fiori spesso singoli.
  • La varietà più comune di elleboro è quella a fiore bianco o porpora.
  • L’elleboro è facilmente coltivabile anche in vaso.

L’elleboro si presenta come un cespuglio basso e compatto, che solitamente non supera i 30-50 cm di altezza.

Le foglie sono palmate, di un verde scuro molto intenso e spesso hanno una consistenza cuoiosa e coriacea. Quasi tutte le specie coltivate sono sempreverdi, il che significa che decorano il giardino anche quando non sono in fiore.

La gamma cromatica è vastissima: dal bianco candido dell’Helleborus niger (rosa di Natale) al porpora quasi nero, passando per il rosa, il verde mela e il giallo albicocca. Molte varietà hanno bellissime puntinature o venature a contrasto.

La pianta ha radici molto robuste, carnose e profonde (rizomi): questo gli permette di immagazzinare energia per fiorire quando le altre piante sono in letargo, ma lo rende anche difficile da spostare una volta adulto.

L’elleboro vanta una resistenza estrema e non teme il gelo. Inoltre, se trova il posto giusto (ombra luminosa e terreno umido), si rivela molto longevo e può vivere e fiorire nello stesso punto per decenni.

Ne consegue che le cure da riservare alla pianta di elleboro siano davvero minime: le annaffiature non sono necessarie se non a fronte di un’eccessiva siccità e neanche la concimazione è richiesta se il terreno di coltivazione si presenta già ricco di nutrienti, fresco e ben drenato. L’elleboro si coltiva all’esterno, principalmente in piena terra, ma volendo anche in vaso, e si riproduce tramite semina, o, per evitare attese troppo lunghe, divisione dei rizomi. Attenzione solo a scegliere una posizione semi-ombreggiata e fresca per il trapianto, avendo cura anche di potare le piantine al termine del periodo di fioritura. Le chiocciole possono occasionalmente nutrirsi delle foglioline di elleboro, ma il pericolo più serio che la pianta corre sono i ristagni d’acqua, causa di patologie fungine come il marciume del colletto.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

Il periodo di fioritura dell’elleboro comincia in inverno e si protrae fino alla primavera (tra dicembre e febbraio-marzo).

Tossicità

GattiCaniBambini

Ogni parte della pianta (radici, foglie, semi e fiori), è tossica se ingerita. L’elleboro, infatti, contiene sostanze che possono causare irritazioni o problemi gastrointestinali, quindi è sempre meglio maneggiarli con i guanti e tenerli lontani dalla curiosità di bambini o animali domestici.

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La pianta di elleboro si può riprodurre principalmente in due modi: per divisione dei cespi (il metodo più rapido e sicuro) o per semina

Divisione dei cespi 

Il momento ideale per procedere è l’autunno (settembre/ottobre) o subito dopo la fioritura in primavera.

  1. Estrarre delicatamente la pianta dal terreno con una vanga
  2. Rimuovere l’eccesso di terra dalle radici per vedere bene il rizoma
  3. Usare un coltello affilato e pulito per dividere il cespo in più parti. Assicurarsi che ogni porzione abbia almeno 2 o 3 gemme e un buon apparato radicale
  4. Ripiantare subito le divisioni alla stessa profondità di prima.

Semina 

I semi vanno raccolti in tarda primavera/inizio estate, quando le capsule sono mature e iniziano ad aprirsi.

Bisogna seminare subito poiché i semi di elleboro perdono vitalità molto velocemente, quindi vanno interrati appena raccolti usando un terriccio leggero e drenante disposto in piccoli vasi.

I vasi vanno poi lasciati all’esterno: i semi, infatti, hanno bisogno del freddo invernale per germogliare (un processo chiamato stratificazione).

Si tenga presente che le piante nate da seme impiegano solitamente 2 o 3 anni prima di produrre il primo fiore e non è detto che il colore dei nuovi esemplari sia lo stesso della pianta madre.

Semi

In un fiore di elleboro che sta appassendo, al centro, dove prima c’erano gli stami, si formano delle piccole “capsule” verdi chiamate follicoli.

Quando i follicoli maturano (solitamente tra fine primavera e inizio estate), si aprono e rivelano i semi. Questi ultimi sono piccoli, di forma ovoidale o leggermente allungata, e quando sono pronti, diventano neri o marrone scuro, molto lucidi.

Inoltre, su un lato presentano una piccola protuberanza bianca o giallastra chiamata elaiosoma, una sostanza zuccherina e proteica che serve ad attirare le formiche (agevolando la semina naturale della pianta di elleboro).

Informazioni e curiosità

Una delle particolarità botaniche più interessanti dell’elleboro riguarda i suoi petali, che in realtà sono sepali (foglie modificate).

Poiché non sono veri petali, non appassiscono rapidamente dopo l’impollinazione, ma rimangono sulla pianta per mesi, cambiando spesso colore (virando verso il verde o il rosa antico) e proteggendo i semi in formazione.

Helleborus niger è la specie più celebre e il suo soprannome rosa di Natale deriva da una leggenda cristiana. Si racconta che una giovane pastorella, Madelon, piangesse perché non aveva regali da portare a Gesù Bambino a Betlemme. Un angelo, vedendo il suo dolore, toccò la terra innevata e dalle sue lacrime spuntarono i bellissimi fiori bianchi dell’elleboro.

Altre varietà particolarmente decorative di questa pianta sono:

Coltivazione

VasoPiena Terra

L’elleboro cresce benissimo in piena terra, ma anche in vaso può sopravvivere per molti anni, a patto che durante i mesi caldi i vasi vengano spostati in una posizione fresca e ombreggiata.

Collocazione

InternoEsterno

L’elleboro non è una pianta da appartamento. Se lo si riceve in regalo, va tenuto in casa solo per pochi giorni in un luogo fresco, lontano dai termosifoni, ma poi occorre spostarlo fuori (sul balcone o in giardino). Ha bisogno del freddo invernale per seguire il suo ciclo naturale.

Concimazione

L’elleboro è una pianta piuttosto rustica e autosufficiente, ma la fioritura può essere agevolata da alcuni interventi di concimazione effettuati nel momento giusto, ossia:

  • Fine estate/inizio autunno (settembre-ottobre): è il momento più importante. La pianta si risveglia dal riposo estivo e inizia a preparare i boccioli per l’inverno
  • Fine fioritura (inizio primavera): quando i fiori appassiscono, una leggera spinta aiuta la pianta a produrre nuove foglie e a immagazzinare energia per l’anno successivo.

Questa pianta ama i terreni ricchi di sostanza organica (humus), per cui, come fertilizzante, si possono usare:

  • Concime organico: lo stallatico pellettato o il compost ben maturo sono ideali. Migliorano la struttura del terreno e rilasciano nutrienti lentamente
  • Concime minerale: se si preferisce un granulare, sceglierne uno a lenta cessione per piante fiorite o universale (con un buon equilibrio di azoto, fosforo e potassio, ad esempio un NPK 10-10-10 o 15-15-15).

Come concimare step by step

  1. Rimuovere eventuali foglie secche o danneggiate per evitare la formazione di funghi
  2. Spargere il concime intorno alla pianta, seguendo la proiezione della chioma
  3. Non mettere mai il concime a contatto diretto con il fusto centrale (colletto) della pianta, perché potrebbe marcire o bruciarsi. Restare a qualche centimetro di distanza
  4. Se si usa un concime granulare, smuovere i primi 2-3 cm di terra con un rastrellino
  5. Un’irrigazione leggera dopo la concimazione aiuta i nutrienti a scendere verso le radici.

Se il terreno è molto acido, si può migliorarne la composizione aggiungendo un pizzico di calce agricola o pochissima cenere di legna. Gli ellebori, infatti, preferiscono terreni neutri o leggermente alcalini.

In autunno, oltre al concime, è buona norma stendere uno strato di 3-5 cm di terriccio di foglie o compost intorno alla pianta. Questo simula il sottobosco (l’habitat naturale dell’elleboro), mantiene l’umidità costante e protegge le radici superficiali.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

Essendo una specie originaria dei sottoboschi, l’elleboro ama la mezz’ombra.

L’esposizione ideale sarebbe ricevere il sole al mattino e rimanere protetta (all’ombra) nelle ore più calde del pomeriggio, quindi a Est o Nord-Est è perfetta. Un’esposizione a Sud è da evitare assolutamente, a meno che non ci sia una siepe o un muro a schermare la luce nelle ore centrali della giornata.

Il posizionamento migliore in giardino è, quindi, sotto alberi o arbusti a foglia caduca.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

L’annaffiatura corretta dell’elleboro deve tenere conto del fatto che il ristagno idrico è molto pericoloso, ma la pianta non sopporta nemmeno la siccità estrema, specialmente in estate.

Le sue esigenze idriche cambiano drasticamente a seconda del periodo dell’anno:

  • In Inverno e primavera, quando avviene la fioritura e crescita, il terreno deve rimanere costantemente umido, ma mai fradicio. Se l’inverno è secco o non nevica, dare un po’ d’acqua ogni tanto: i fiori hanno bisogno di idratazione per restare turgidi
  • In estate, ossia durante il riposo vegetativo, la pianta non va dimenticata. Se il terreno si secca completamente, l’elleboro soffre molto per cui va annaffiato moderatamente quando il terreno risulta asciutto al tatto, cercando di mantenere la zona fresca.

Per evitare malattie fungine e marciumi, è opportuno non bagnare mai il fogliame o i fiori. L’umidità stagnante tra le foglie può favorire la “macchia nera” (un fungo comune degli ellebori).

Inoltre, se si coltiva l’elleboro in vaso, assicurarsi che ci sia uno strato di argilla espansa sul fondo e non lasciare mai acqua ferma nel sottovaso per più di 15 minuti.

Per ridurre la frequenza delle annaffiature e mantenere le radici fresche, non va dimenticata la pacciamatura. Uno strato di corteccia o foglie secche intorno alla pianta agisce come un isolante, impedendo all’acqua di evaporare troppo velocemente durante le giornate ventose o calde.

Potatura

Più che una vera e proprio potatura, l’elleboro necessita di una pulizia regolare fondamentale sia per l’estetica che per la salute della pianta.

Il periodo ideale è tra gennaio e febbraio (o comunque non appena spuntano i nuovi boccioli dalla base) e l’obiettivo principale è rimuovere le foglie dell’anno precedente, per due motivi:

  • Prevenzione delle malattie: l’elleboro è soggetto alla “macchia nera” (Coniothyrium hellebori), un fungo che sverna proprio sulle vecchie foglie
  • Spazio ai nuovi arrivi: una volta tolto il fogliame vecchio, la pianta concentra tutte le energie sui nuovi steli fiorali e sulle nuove foglie tenere che spunteranno subito dopo la fioritura.

Come procedere step by step

  1. Indossare i guanti e disinfettare le forbici per non trasmettere malattie
  2. Individuare i gambi delle foglie vecchie, secche o macchiate e tagliarli il più vicino possibile al terreno (senza danneggiare i nuovi boccioli che stanno uscendo)
  3. Quando i fiori appassiscono e diventano verdi/marroni, si può tagliare l’intero stelo fiorale alla base.

Attenzione: quanto detto sopra vale per gli ellebori più comuni come l’Helleborus orientalis o il niger. Se invece si possiede un Helleborus argutifolius (elleboro di Corsica) o un Helleborus foetidus, che hanno fusti alti e legnosi, non tagliare le foglie alla base in inverno. In queste specie i fiori spuntano all’estremità dei fusti dell’anno precedente; tagliando tutto, si compromette completamente la fioritura. Nel loro caso, si potano solo gli steli che hanno già finito di fiorire in primavera.

Rinvaso e trapianto

L’elleboro ha radici lunghe e profonde che non amano essere disturbate spesso. Tuttavia, se la pianta diventa troppo grande per il vaso o se si desidera spostarla in giardino, si può effettuare il trapianto o il rinvaso durante il riposo vegetativo o nelle fasi di transizione.

  • Settembre-ottobre: è il momento perfetto. Il terreno è ancora caldo, l’aria rinfresca e la pianta ha tutto l’inverno per stabilizzare le radici prima della fioritura
  • Febbraio-marzo: subito dopo la fioritura, prima che arrivi il caldo intenso dell’estate.

Come eseguire il rinvaso

  1. Scegliere il vaso giusto: deve essere molto profondo (almeno 30-40 cm) perché l’elleboro sviluppa radici verticali. Meglio la terracotta come materiale, che permette una migliore traspirazione
  2. Mettere uno strato di 3-4 cm di argilla espansa o ghiaia sul fondo per favorire il drenaggio
  3. Usare un mix di terriccio universale di ottima qualità, una manciata di stallatico sfarinato (o compost) e un po’ di pomice o sabbia sempre per il drenaggio
  4. Non interrare mai il colletto (la base dove nascono le foglie) troppo in profondità. Deve restare a filo del terreno, perché, se lo si sotterra troppo, il rischio è di far marcire la pianta o di non vedere i fiori.

Come eseguire il trapianto in piena terra

  1. Scavare una buca che sia circa il doppio del pane di terra attuale, sia in larghezza che in profondità
  2. Lavorare bene la terra sul fondo della buca per renderla soffice e aggiungere del concime organico (compost o humus di lombrico)
  3. Cercare di prelevare la pianta con più terra possibile attorno alle radici per evitare di spezzarle
  4. Se si pianta più di un esemplare di elleboro, lasciare circa 40-50 cm tra una pianta e l’altra.

Ubicazione stagionale

Trattandosi di una pianta che fiorisce d’inverno e che vegeta con forza anche quando le altre stentano, l’elleboro può stare senza problemi all’esterno tutto l’anno.

Raccolta

Anche recisi e raccolti in un mazzo in vaso, i fiori di elleboro hanno la capacità di resistere a lungo perché quelli che sembrano petali sono in realtà i sepali del calice trasformati.

Malattia e cure

Il nemico più pericoloso per l’elleboro è rappresentato dall’eccesso di umidità, non tanto del terreno, che deve sempre essere fresco, ma quella ambientale. Un terreno pesante, prevalentemente argilloso, unito a periodi caratterizzati da prolungata umidità causata da piogge ricorrenti, aria stagnante e nebbia, predispongono gli ellebori ad attacchi fungini.

Il patogeno più comune, che affligge anche gli ellebori selvatici, è Coniothyrium helleborii. Si riconosce facilmente perché sulla lamina fogliare compaiono macchie nere a contorno molto netto. Si allargano fino a fondersi e a provocare la morte delle foglie.
Il marciume del colletto si manifesta nelle stesse condizioni, ma è favorito anche da una messa a dimora troppo profonda della pianta o da accumuli di terra al piede.

In entrambi i casi, si possono operare trattamenti preventivi utilizzando prodotti rameici, come l’ossicloruro, in maggio e a settembre.

Inoltre, la scelta di posizioni troppo assolate, caratterizzate da temperature estive molto calde, come quelle che si possono realizzare a ridosso di un muro, in aggiunta a perdurante siccità, possono portare a un declino progressivo della pianta di elleboro, che non riesce ad accumulare sostanze di riserva tali da garantire l’anno successivo un’adeguata ripresa vegetativa.

Chiocciole e limacce si cibano delle foglie dell’elleboro solo se non trovano di meglio e vanno esportate manualmente.

Iscriviti alla nostra newsletter

Riceverai una volta alla settimana una mail con i più significativi articoli del nostro sito divisi per categoria. Riempi il form col tuo indirizzo mail e sarai automaticamente iscritto alla newsletter.
Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: 4.5 / 5, basato su 4 voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!

Le piante del giorno