- Fioritura
- Riproduzione
- Semi
- Informazioni e curiosità
- Coltivazione
- Collocazione
- Concimazione
- Esposizione e luce
- Annaffiatura
- Potatura
- Rinvaso e trapianto
- Ubicazione stagionale
- Malattia e cure

- Echeveria elegans ama le alte temperature e ha bisogno di almeno 6 ore di luce solare diretta al giorno.
- Echeveria elegans forma una rosetta compatta di foglie carnose di un bel verde-azzurro intenso.
- Come tutte le succulente, echeveria elegans non teme la siccità e va bagnata con parsimonia.
- Anche se è coltivabile in piena terra, in alcune regioni è consigliato mantenere echeveria elegans in vaso, in modo da poterla proteggere adeguatamente dal freddo.
- Echeveria elegans produce graziose infiorescenze rosate sfumate di giallo al termine dell’inverno.
Originaria delle zone semi-desertiche del Messico, l’echeveria elegans è una delle piante succulente più amate e diffuse al mondo per la sua eleganza geometrica e la sua incredibile resistenza. La si riconosce facilmente per la forma perfetta e i colori delicati.
Le foglie crescono a spirale formando una rosetta compatta e densa, che ricorda molto la forma di un carciofo o di una rosa aperta. Solitamente la rosetta raggiunge i 5-10 cm di diametro.
Le foglie sono anche carnose (perché immagazzinano acqua), spesse e a forma di cucchiaio. Il colore è spettacolare: un verde-azzurro pallido, quasi argenteo o bianco ghiaccio. Sono ricoperte da una sostanza cerosa biancastra chiamata pruina. Questa polvere serve a proteggere la pianta dal sole forte e a trattenere l’umidità.
In primavera, dal centro della rosetta parte un lungo stelo (fino a 20-30 cm) di colore rosato. I fiori sono piccoli, a forma di campanella, di colore rosa con punte gialle.
A differenza di altre echeverie che crescono solitarie, la elegans tende a produrre moltissimi polloni alla base. Nel tempo forma un tappeto denso di rosette, senza crescere troppo in altezza, ma allargandosi orizzontalmente.
Sebbene sia facile da curare e possa sopportare lunghi periodi di siccità, bisogna garantire alla pianta moltissima luce e un terriccio specifico per cactacee e succulente, mescolato con materiale inerte (pomice, lapillo, perlite o sabbia grossolana) per garantire un drenaggio perfetto.
Le temperature ideali sono comprese tra 20 e 25°C, mentre non bisogna scendere mai sotto i 5-7°C. In inverno, se si vive al Nord, è opportuna ricoverare l’echeveria in casa o in una serra fredda.
Fioritura
Anche se l’echeveria elegans è molto amata per la sua rosetta compatta di foglie, la fioritura è un bellissimo evento che si verifica tipicamente a fine inverno o inizio primavera (tra febbraio e aprile).
La pianta produce un lungo e sottile stelo laterale (a volte più di uno), dal quale spuntano numerosi fiori a forma di campanella. Questi ultimi sono generalmente di un bel colore rosa, corallo o rosso all’esterno, e giallo o arancio all’interno.
Riproduzione
L’echeveria elegans è una delle piante grasse più semplici e soddisfacenti da moltiplicare.
Divisione dei polloni
Si esegue in primavera o inizio estate ed è il metodo più sicuro e veloce.
Procedimento step by step
- Individuare le piccole rosette che crescono alla base della pianta principale
- Se sono già grandicelle, staccarle delicatamente con le mani o aiutandosi con un coltello sterilizzato e affilato. Cercare di preservare le eventuali radichette già formate sul piccolo pollone
- Lasciare riposare i polloni staccati all’aria (in un luogo ombreggiato) per 2-3 giorni. Il taglio deve cicatrizzare e asciugarsi per evitare marciumi
- Piantarli in vasetti con terriccio specifico per cactacee
- Non annaffiare subito, ma aspettare circa 5-7 giorni prima di dare un po’ d’acqua
Talea di foglia
Questo metodo richiede più pazienza (ci vogliono settimane o mesi), ma permette di creare tantissime piante da una sola madre.
Procedimento step by step
- Scegliere una foglia sana, turgida e matura (quelle alla base, ma non quelle secche)
- Staccarla con un movimento deciso laterale (destra-sinistra). La foglia deve staccarsi interamente, compresa la base bianca che la attaccava al fusto; se si spezza a metà, non radicherà
- Lasciare asciugare la foglia su un foglio di carta per 2-3 giorni finché la ferita non è chiusa (si forma una callosità)
- Adagiare la foglia sopra il terriccio (non interrarla) in un vassoio o vaso basso
- Posizionare la talea in un luogo luminoso ma senza sole diretto
- Non annaffiare finché non spuntano delle radici rosa o bianche. A quel punto, nebulizzare leggermente il terreno ogni 2-3 giorni
- Dopo qualche tempo nascerà una minuscola rosetta all’estremità della foglia. La foglia madre alla fine si seccherà e cadrà da sola: a quel punto si sarà formata una nuova piantina autonoma
Talea apicale
Si usa questo metodo quando la pianta diventa troppo alta ed eziolata perché cerca la luce, perdendo la sua forma compatta.
Procedimento step by step
- Tagliare la parte superiore della pianta con una forbice disinfettata, lasciando circa 2 cm di gambo sotto le foglie
- Lasciare asciugare la rosetta tagliata all’aria per 3-5 giorni (la ferita deve fare il callo)
- Piantare il gambo nel terriccio per cactacee
- Il vecchio fusto rimasto nel vaso originale, se non è marcio, continuerà a vivere e produrrà nuovi polloni laterali dai punti in cui sono cadute le foglie
Semi
I semi di echeveria elegans, e in generale di tutte le echeveria, sono estremamente piccoli. Assomigliano a una polvere finissima di colore che varia dal marrone chiaro al nero e si sviluppano all’interno di piccole capsule secche che si formano sullo stelo fiorale una volta che i fiori a campanella sono appassiti e completamente essiccati.
Informazioni e curiosità
In condizioni di coltivazione ottimali (tanta acqua, temperatura mite, ombra), l’echeveria è di un bel colore verde-azzurro. Ma se la si “stressa” un po’, diventa più bella. Infatti, quando sente freddo (intorno ai 5-10°C) o riceve molto sole diretto, la pianta produce antociani (pigmenti rossi) per proteggersi. Questo fa sì che le punte delle foglie diventino di un rosa traslucido o violaceo. Per questo motivo, i coltivatori esperti la tengono “a dieta” d’acqua e al fresco proprio per ottenere questi colori spettacolari.
Coltivazione
Echeveria elegans si può coltivare sia in vaso sia in piena terra, ma solo nelle zone con inverni miti. Specialmente al Centro e al Nord, si consiglia di optare per il vaso in modo da spostare la pianta al riparo in caso di necessità.
Collocazione
Come per la coltivazione o meno in contenitore, anche per la collocazione di echeveria elegans bisogna tenere conto del clima della propria regione. In inverno, quando le temperature scendono sotto i 5-7°C, la pianta va spostata in casa o in una serra fredda per salvarla dal gelo.
Concimazione
Essendo una pianta abituata a terreni poveri e rocciosi, echeveria elegans non ha bisogno di grandi quantità di nutrimento. Un eccesso di concime può paradossalmente renderla più debole, facendola crescere troppo velocemente (diventa allungata e molle) e rendendola vulnerabile a parassiti e malattie.
Quando concimare
- Primavera ed estate (stagione vegetativa): concimare solo quando la pianta è in fase di crescita attiva (dalla primavera fino alla fine dell’estate). È sufficiente concimare una volta al mese
- Autunno e inverno (riposo vegetativo): sospendere completamente le concimazioni. In inverno la pianta non riesce ad assorbire i nutrienti; i sali minerali rimarrebbero nel terreno accumulandosi e bruciando le radici
Per fertilizzare, non usare un concime generico per piante verdi, bensì un concime liquido specifico per cactacee e succulente povero di azoto (N) e ricco di fosforo (P) e potassio (K). Troppo azoto, infatti, gonfia la pianta d’acqua, rendendo i tessuti deboli. Il potassio, invece, la aiuta a resistere alla siccità e a irrobustire i tessuti.
Si consiglia di usare metà dose rispetto a quella consigliata in etichetta e di bagnare leggermente la pianta con acqua pura, prima di somministrare l’acqua con il concime.
Quando non concimare
La fertilizzazione non serve se l’echeveria è stata rinvasata da meno di 2 mesi (il terriccio nuovo contiene già nutrienti a sufficienza per le prime settimane) o se la pianta è malata o sta marcendo (il concime non è una medicina, anzi, stresserebbe ulteriormente la pianta).
Esposizione e luce
L’esposizione ideale per l’echeveria elegans è in pieno sole (almeno 6 ore di sole diretto al giorno) o in una posizione che garantisca moltissima luce brillante: solo così la pianta si manterrà compatta, in salute e con le caratteristiche sfumature di colore delle foglie.
- All’esterno (primavera/estate): un balcone, un terrazzo o un’aiuola esposti a Sud o a Ovest sono perfetti. Nei climi molto caldi, però, durante i picchi di calore di luglio e agosto, il sole del pomeriggio può essere eccessivo e causare scottature. In questo caso, una leggera ombreggiatura nelle ore più calde (ad esempio, sole al mattino e ombra filtrata al pomeriggio) può essere benefica
- In casa (autunno/inverno o tutto l’anno): chi vive in un clima freddo, deve riparare echeveria elegans in casa, nel punto più luminoso, durante l’inverno, poiché non tollera il gelo (temperature sotto i 5-7°C). Un davanzale esposto a Sud è la scelta migliore in assoluto, ma anche una finestra esposta a Ovest (con sole pomeridiano) o Est (sole mattutino) può andare bene, purché la pianta riceva molte ore di luce diretta. Da evitare posizioni a Nord o lontano dalle finestre, perché la luce sarebbe insufficiente.
Come capire se l’esposizione è sbagliata
In caso di poca luce:
- La pianta si allunga verso la luce, perdendo la sua forma compatta a rosetta
- Lo spazio tra una foglia e l’altra sul fusto aumenta
- Le foglie perdono colore, diventando di un verde più pallido e smorto
Se, invece, l’echeveria riceve troppo sole, compaiono macchie secche, bianche o marroni sulle foglie (scottature) e queste ultime appaiono smunte o giallastre.
Infine, se si vuole spostare la pianta da un luogo ombreggiato (come l’interno di casa) al pieno sole esterno, bisogna farlo gradualmente. Abituarla nell’arco di una o due settimane, aumentando ogni giorno il tempo di esposizione diretta, per evitare scottature.
Annaffiatura
Essendo una pianta succulenta che immagazzina acqua nelle sue foglie carnose, echeveria elegans teme molto di più l’eccesso d’acqua che la siccità.
Va annaffiata solo quando il terriccio è completamente asciutto, saggiando il terreno con il dito.
- In primavera ed estate, il terreno asciuga prima quindi potrebbe servire acqua ogni 7-10 giorni (dipende da quanto fa caldo e se la pianta è al sole o all’ombra). Bagnare il terreno abbondantemente, finché l’acqua non inizia a uscire dai fori di scolo del vaso, poi svuotare il sottovaso
- In autunno e inverno, la pianta va in riposo e il terreno ci mette molto ad asciugare. Ridurre drasticamente le annaffiature (anche solo una volta al mese o ogni 40 giorni) e dare acqua solo quel poco che basta per non far raggrinzire le foglie
Quando si annaffia, mai bagnare la rosetta: se l’acqua ristagna al centro delle foglie, o tra una foglia e l’altra, provocherà marciumi fungini rapidissimi.
In alternativa, il metodo per immersione è fortemente consigliato: si riempie una bacinella con un po’ d’acqua e si immerge il vaso per 10-15 minuti. La terra assorbirà l’acqua dal basso verso l’alto senza bagnare le foglie. Da ultimo, lasciare scolare benissimo l’acqua in eccesso.
I segnali della pianta
Osservare le foglie permette di capire se la pianta di echeveria ha bisogno d’acqua:
- Foglie raggrinzite e un po’ sgonfie: è ora di annaffiare bene
- Foglie gialle, traslucide e molli: è stata data troppa acqua e la pianta sta marcendo. Smettere subito di annaffiare e, se la situazione è grave, svasare, lasciare asciugare le radici all’aria per qualche giorno e rinvasare in terriccio asciutto
Potatura
Per l’echeveria elegans, la “potatura” è più un’operazione di pulizia, gestione estetica e propagazione.
Pulizia e salute della pianta
È l’intervento più comune e va fatto regolarmente per rimuovere le foglie vecchie, secche o ingiallite che si trovano alla base della rosetta. Queste foglie, infatti, possono marcire e attirare parassiti.
Dopo la fioritura, quando i fiori sono appassiti, è bene tagliare l’intero stelo fiorale alla base (lasciando circa 1 cm). Questo evita che la pianta sprechi energie e la aiuta a rimanere compatta.
Rimediare all’eziolamento
Se l’echeveria elegans non ha ricevuto abbastanza luce, potrebbe essersi allungata (eziolata), perdendo la sua forma compatta a rosetta e sviluppando un fusto lungo e spoglio.
Ecco come rimediare:
- Con un coltello o delle forbici pulite e disinfettate, tagliare il fusto circa 2-3 cm sotto la rosetta apicale
- Lasciare asciugare la rosetta tagliata in un luogo asciutto e ombreggiato per alcuni giorni
- Piantare la nuova rosetta in un terriccio per piante grasse (emetterà nuove radici)
- Non buttare il fusto rimasto nel vaso originale: spesso produrrà nuove piantine (polloni) lungo il fusto
Propagazione della pianta
Come descritto sopra, i polloni o le talee sono un ottimo modo per ottenere una nuova pianta e stimolare la nascita di altre sul fusto.
Qualsiasi sia la tipologia di potatura, il periodo migliore per effettuarla è la primavera, durante la piena stagione di crescita della pianta. Evitare, invece, di farlo in inverno. Inoltre, non annaffiare subito dopo la potatura, ma attendere almeno una settimana per dare il tempo alle ferite di cicatrizzarsi bene.
Rinvaso e trapianto
Essendo una pianta a crescita lenta, l’echeveria elegans può restare nello stesso vaso per parecchio tempo. In presenza di alcuni segnali, però, è opportuno procedere al rinvaso.
- Spesso nei vivai le echeverie vengono vendute in torba pura, letale a lungo termine perché trattiene troppa acqua o diventa dura come cemento se si asciuga. È fondamentale liberare le radici da quella terra e metterle nel giusto mix
- L’echeveria elegans produce tantissimi polloni laterali. Quando la pianta ha riempito tutto lo spazio e non si vede più la terra, o le rosette premono contro i bordi del vaso, è ora di darle più spazio
- Ogni 2-3 anni, anche se la pianta sembra stare bene, il terriccio vecchio perde nutrienti e tende a compattarsi, soffocando le radici
Il momento ideale per effettuare il rinvaso è la primavera (tra aprile e giugno), quando la pianta è nel pieno del risveglio vegetativo.
Le regole per rinvasare
- Non rinvasare mai con la terra bagnata, ma assicurarsi che il terriccio vecchio sia completamente asciutto prima di svasare. Le radici bagnate sono fragili e si rompono; le radici asciutte sono più elastiche
- Scegliere il vaso giusto. Poiché le radici dell’echeveria sono poco profonde e la pianta si allarga orizzontalmente, non serve un vaso profondo. L’ideale è una ciotola bassa in terracotta solo leggermente più grande del precedente contenitore (2-3 cm in più di diametro)
- Il terriccio ideale. Non usare mai terriccio universale puro, ma optare per un mix composto da: 50% terriccio per cactacee (o universale di alta qualità) e 50% inerti (pomice a granulometria piccola, lapillo vulcanico, perlite o sabbia grossolana di fiume) per assicurare un ottimo drenaggio
Cure post rinvaso
Non annaffiare subito, ma aspettare 5-7 giorni prima di dare la prima acqua per lasciare tempo alle ferite di cicatrizzarsi. Inoltre, tenere la pianta in un luogo luminoso ma senza sole diretto per la prima settimana, per farla riprendere dallo stress.
Ubicazione stagionale
Il range di temperatura ideale per la crescita di echeveria elegans è compreso tra i 18°C e i 27°C.
La pianta ama il caldo e non ha problemi con le temperature estive, tollerando bene anche picchi superiori ai 30°C-35°C, ma se il caldo è estremo (sopra i 35°C), è meglio proteggerla dal sole diretto delle ore più calde per evitare scottature.
L’inverno è, per l’echeveria, il periodo più critico dato che non tollera il gelo e non deve mai essere esposta a temperature pari o inferiori a 0°C. Il gelo provoca danni cellulari irreversibili e porta alla morte della pianta, per cui la temperatura ideale invernale è tra i 5°C e i 10°C.
Va assolutamente riparata all’interno o in una serra fredda (ma protetta dal gelo) non appena le temperature notturne iniziano ad avvicinarsi stabilmente ai 5°C-7°C.
Il pericolo maggiore per l’echeveria in inverno non è solo il freddo, ma il freddo combinato con l’umidità. Una pianta con terriccio completamente asciutto può resistere a 2°C per breve tempo, ma una pianta con terriccio bagnato a 5°C rischia di marcire rapidamente.
Malattia e cure
L’echeveria elegans è una pianta piuttosto robusta, ma ha due nemici principali: l’eccesso di acqua (che porta a malattie) e i parassiti.
1. Marciume radicale o del colletto
Causato da eccesso di acqua, terriccio che non drena, annaffiature troppo frequenti o acqua che ristagna nel sottovaso.
Si riconosce perché:
- Le foglie più basse diventano molli, gialle e traslucide
- Il fusto alla base diventa scuro, molle o marrone
- La pianta collassa o la rosetta si stacca facilmente dal fusto
Come si cura
- Svasare subito la pianta e rimuovere tutto il terriccio
- Ispezionare radici e fusto: le parti marce saranno nere, molli e maleodoranti
- Con un coltello o forbici disinfettate, tagliare via tutte le parti malate fino ad arrivare al tessuto sano (che apparirà sodo e di colore chiaro)
- Se il marciume è esteso, spesso l’unica soluzione è salvare solo la rosetta apicale sana
- Lasciare asciugare la parte sana all’aria in un luogo asciutto e ombreggiato per 3-5 giorni, finché il taglio non formerà un callo
- Rinvasare la pianta in terriccio nuovo, asciutto e molto drenante
- Non annaffiare per almeno una settimana dopo il rinvaso
2. Parassiti più comuni
Cocciniglia cotonosa
Si tratta di piccoli insetti ovali ricoperti da una sostanza bianca e appiccicosa, simile a batuffoli di cotone. Le cocciniglie si nascondono alla base delle foglie, nel centro della rosetta o sotto il bordo del vaso.
Se l’infestazione è lieve, basta imbevere un cotton fioc di alcol isopropilico (o alcol denaturato rosa) e passarlo sopra ogni insetto: l’alcol scioglie la loro protezione cerosa e li uccide all’istante.
Se invece l’attacco è grave, lavare la pianta sotto un getto d’acqua, quindi preparare una soluzione di acqua e sapone di Marsiglia liquido (o sapone molle potassico) e spruzzarla bene su tutta la pianta.
Un’alternativa efficace è l’olio di Neem, un insetticida naturale. Va diluito in acqua (con un po’ di sapone per emulsionarlo) e spruzzato la sera (mai sotto il sole).
Afidi
Sono piccoli insetti verdi, neri o gialli ammassati sul fiore o sullo stelo dell’echeveria.
Spesso basta un forte getto d’acqua per eliminarli; se persistono, vale la stessa soluzione di acqua e sapone di Marsiglia usata per la cocciniglia.
3. Oidio
Si presenta come una patina di polvere bianca, simile a farina, sulla superficie delle foglie, causata da scarsa circolazione d’aria e umidità elevata.
Per curare la pianta, spostarla in un luogo più ventilato e asciutto. Nei casi gravi, usare un fungicida a base di zolfo.











































