Dipladenia

Mandevilla

Se le condizioni climatiche lo consentono, la dipladenia si può coltivare anche in un'aiuola in giardino.

  • Se le condizioni climatiche lo consentono, la dipladenia si può coltivare anche in un'aiuola in giardino.
  • Dipladenia Citrine, a fiori gialli.
  • In qualità di rampicante, la dipladenia ha bisogno di supporti e graticci cui aggrapparsi.
  • La dipladenia si presta benissimo alla coltivazione in vaso, anche in basket appesi.
  • I fiori di dipladenia hanno una caratteristica forma a trombetta e sono variamente colorati.
  • Se le condizioni climatiche lo consentono, la dipladenia si può coltivare anche in un’aiuola in giardino.
  • Dipladenia Citrine, a fiori gialli.
  • In qualità di rampicante, la dipladenia ha bisogno di supporti e graticci cui aggrapparsi.
  • La dipladenia si presta benissimo alla coltivazione in vaso, anche in basket appesi.
  • I fiori di dipladenia hanno una caratteristica forma a trombetta e sono variamente colorati.

Il genere Dipladenia comprende approssimativamente quaranta specie diverse. Il suo nome deriva dai termini greci “diplos” e “aden”, traducibili come “doppio” e “ghiandola”, un chiaro riferimento alla coppia di ghiandole che caratterizza il suo ovario. Nota anche con il nome di Mandevilla, questa pianta proviene dalle zone dell’America Centrale e Meridionale.

Dal punto di vista morfologico, si tratta di una rampicante dai rami flessibili ma robusti, contraddistinta da uno sviluppo vigoroso che tocca i 50 cm di crescita annuale. Il fogliame, fitto e abbondante, è composto da foglie ovali o ellittiche che finiscono a punta. Queste si dispongono in modo opposto sui rami, possiedono un picciolo evidente e una venatura centrale molto marcata. Lo spessore della lamina fogliare le fa apparire quasi carnose, pur non rientrando in quella categoria; la pagina superiore è lucida, di una tonalità verde brillante e cerosa al tatto.

I fiori, riuniti in grappoli (racemi) che crescono alle estremità dei rami, sbocciano in modo scalare durante la primavera e l’estate. Hanno una struttura a imbuto o a trombetta, con una gola interna costantemente di colore giallo, mentre la corolla è formata da cinque lobi cuoriformi rivolti verso l’esterno. La colorazione dei fiori può variare dal rosso al porpora, fino al rosa e al bianco; sono profumati e ciascun fiore resiste sulla pianta per circa sette giorni prima di sfiorire. Tra le varietà coltivate e i relativi ibridi non si notano grandi differenze nell’aspetto generale, sebbene l’ibrido denominato “Cosmos White” spicchi per il suo notevole valore ornamentale.

Coltivazione e cura

La dipladenia è una pianta estremamente eclettica: è perfetta per decorare terrazzi e aiuole (se impiegata come coltura annuale), ma anche per vasi pensili. Risulta inoltre la scelta ideale per le case vacanza, poiché possiede una tolleranza alla siccità e alle alte temperature superiore rispetto ad altre specie estive da vaso.

La sua coltivazione ha successo in tutta Italia, ad esclusione delle aree più fredde dove le temperature notturne restano basse anche nei mesi estivi. Questa pianta predilige infatti il caldo, pur tollerando bene il fresco dell’inizio dell’autunno, riuscendo a resistere senza danni fino a 5-8°C. Al contrario, mostra una maggiore vulnerabilità al freddo nelle prime fasi stagionali: per questo motivo si raccomanda di portarla all’esterno soltanto quando i valori minimi di notte si sono stabilizzati intorno ai 10°C o li superano.

I trattamenti richiesti dalla dipladenia sono semplici ma vanno eseguiti con costanza: da metà aprile fino a settembre, va somministrato ogni quattordici giorni un concime liquido specifico per piante fiorite. Le annaffiature devono avvenire 2 o 3 volte alla settimana, in particolare nei periodi più caldi, prestando attenzione a non lasciare ristagni d’acqua nel sottovaso. È inoltre raccomandabile spruzzare le foglie a giorni alterni utilizzando acqua a temperatura ambiente e priva di calcare (non dura).

Piuttosto che il trapianto, è preferibile effettuare il rinvaso impiegando un substrato leggero, ricco di materia organica, fibroso e capace di garantire un drenaggio ottimale. Il vaso va poi posizionato in un ambiente molto luminoso o, in alternativa, in mezz’ombra.

Per assecondare lo sviluppo naturale della pianta, la si può far arrampicare su graticci, supporti, pali o fili metallici tesi. Se posizionata invece in fioriere o panieri sospesi, la vegetazione tenderà in parte a risalire i supporti del vaso e in parte a ricadere verso il basso con un effetto cascata.

La potatura viene eseguita ripetutamente nel corso dell’anno sia per regolare e mantenere la sagoma della pianta, sia per scongiurare l’indurimento e la lignificazione dei rami dovuti all’invecchiamento dei tessuti.

Fioritura

InvernoPrimaveraEstateAutunno

La dipladenia ha una fioritura eccezionalmente lunga e generosa. Fiorisce in modo continuo dalla primavera fino all’autunno inoltrato.

I primi boccioli iniziano ad aprirsi tra maggio e giugno (non appena le temperature notturne si stabilizzano sopra i 10-12°C) e la produzione di fiori prosegue ininterrottamente per tutta l’estate, arrestandosi soltanto con l’arrivo del freddo autunnale, solitamente verso ottobre o novembre, a seconda del clima della zona geografica.

I fiori si aprono in successione e, come anticipato, ognuno di essi rimane splendido e profumato sulla pianta per circa una settimana prima di appassire.

Tossicità

GattiCaniBambini

Tutte le parti della dipladenia contengono un lattice bianco che può causare dermatiti o irritazioni cutanee. Se masticata o ingoiata, la linfa può causare irritazione alla bocca, alla gola e allo stomaco sia nei bambini sia nei pet.

Fortunatamente, non è considerata letale (a differenza dell’oleandro o della datura), ma può causare un malessere molto fastidioso che richiede comunque attenzione.

In generale, se in casa sono presenti bambini piccoli o animali curiosi, è meglio posizionare la pianta su scaffali alti o in basket sospesi (che si sposano perfettamente con la sua natura rampicante/ricadente).

Riproduzione

SemeTaleaDivisioneBulboInnestoMargottaPropaggineTubero

La riproduzione della dipladenia per talea apicale è il metodo più efficace per ottenere nuove piante identiche alla pianta madre.

Il momento perfetto per procedere è l’inizio della primavera (tra marzo e aprile), quando la pianta si risveglia dal riposo invernale ma non ha ancora iniziato a produrre i boccioli fiorali. Concentrare le energie della pianta sulla radicazione, invece che sulla fioritura, è essenziale.

Utilizzando forbici o un bisturi perfettamente disinfettati e affilati, si preleva una porzione apicale (la punta di un ramo) lunga circa 10 cm. Il taglio deve essere netto e obliquo, effettuato appena sotto un nodo (il punto in cui nascono le foglie).

A questo punto, si rimuovono le foglie più basse, lasciando solo le 2-3 foglie superiori per ridurre la traspirazione e la perdita di liquidi.

Al taglio, la dipladenia emette, come detto, un lattice bianco che può essere irritante per la pelle. È consigliabile indossare dei guanti e sciacquare la base della talea con acqua tiepida per bloccare la fuoriuscita di questa sostanza.

Il rametto reciso deve essere inserito in un composto specifico studiato per favorire la nascita delle radici senza rischiare marciumi: in particolare, si utilizza una miscela in parti uguali di torba e sabbia silicea (o perlite). La torba mantiene il giusto grado di umidità, mentre la sabbia garantisce la massima aerazione e un drenaggio perfetto.

Inoltre, prima di interrare la talea per circa 2-3 cm, è possibile immergere la base in polvere di ormone radicante per accelerare il processo.

Per stimolare l’emissione delle radici, la talea non deve disidratarsi ma ha bisogno di un microclima caldo e costantemente umido.

Il contenitore va posizionato in un luogo molto luminoso (ma assolutamente non al sole diretto) mantenendo una temperatura costante di circa 23°C.

Se non si possiede una mini-serra riscaldata da interno, si può utilizzare la tecnica del sacchetto, ossia si copre il vasetto con un sacchetto di plastica trasparente, sostenuto da bastoncini (come quelli per gli spiedini) affinché la plastica non tocchi la talea. Questo sistema trattiene l’umidità all’interno, simulando un clima tropicale.

Per evitare la proliferazione di muffe e funghi dannosi, ogni giorno è fondamentale rimuovere il sacchetto o aprire la serra per circa 10-15 minuti. Questo permette di eliminare la condensa accumulata sulle pareti di plastica e di far circolare aria fresca intorno ai germogli. Se il terreno risulta asciutto, si nebulizza leggermente con acqua a temperatura ambiente.

Nell’arco di circa 4 settimane, la talea inizierà a sviluppare il nuovo apparato radicale: cominceranno a spuntare le prime foglioline nuove e, tirando leggermente la talea verso l’alto, opporrà una piccola resistenza.

Una volta accertata la radicazione, le nuove piantine possono essere rimosse delicatamente dal mix di sabbia e torba e trasferite singolarmente in piccoli vasi definitivi, utilizzando il terreno leggero, drenante e ricco di sostanza organica adatto alle dipladenie adulte.

Semi

I semi di dipladenia hanno forma ovale e piatta, con un colore che va dal marrone scuro al nero. Sono molto piccoli, tanto che un singolo frutto può contenere anche centinaia di semi e appaiono ricoperti da un involucro protettivo carnoso.

Informazioni e curiosità

Molto spesso nei vivai la pianta viene chiamata indistintamente sia dipladenia sia mandevilla, creando un po’ di confusione. In realtà, dal punto di vista strettamente botanico, i due generi sono stati unificati: oggi tutte queste piante sono classificate ufficialmente come Mandevilla.

Il nome Mandevilla fu scelto in onore di Henry John Mandeville (1773-1861), un diplomatico e giardiniere inglese che scoprì la pianta mentre si trovava in missione in Argentina e la introdusse per la prima volta in Europa, innamorato della sua bellezza.

Nelle sue terre d’origine (le foreste tropicali americane), la forma allungata a imbuto e i colori sgargianti dei fiori sono un’esca irresistibile per i colibrì e le grandi farfalle, gli unici dotati di un apparato boccale abbastanza lungo da raggiungere il nettare in fondo alla gola del fiore. Alle nostre latitudini, attira comunque moltissime api e bombi, rivelandosi un’ottima pianta per sostenere la biodiversità del balcone.

Coltivazione

VasoPiena Terra

La dipladenia viene venduta come pianta d’appartamento o comunque pianta in vaso. In piena terra si può coltivare solo se le condizioni climatico-ambientali lo consentono.

Collocazione

InternoEsterno

La dipladenia si coltiva all’aperto solo dove gli inverni sono molto miti. In caso contrario, meglio farla crescere in vaso in modo da poterla ritirare all’interno alla bisogna.

Se in vaso si può tenere all’esterno su balconi e nei giardini, al limitare dei portici e su scale, e in generale in luoghi caldi e luminosi.

Concimazione

La dipladenia è una pianta caratterizzata da un metabolismo vigoroso e da una fioritura incessante che si protrae per molti mesi. Per sostenere questo enorme sforzo energetico, l’apporto di nutrienti deve essere costante e bilanciato. Una corretta fertilizzazione non solo aumenta il numero di boccioli, ma rende i colori più accesi e la pianta più resistente ai parassiti.

La somministrazione del concime deve seguire fedelmente il ciclo vegetativo della pianta, concentrandosi esclusivamente nel periodo di massima attività.

Al risveglio primaverile (metà aprile – giugno), la pianta ha bisogno di energia per sviluppare sia la nuova massa fogliare sia i primi racemi fiorali. La cadenza di due settimane (ogni 14 giorni) garantisce un flusso costante di nutrimento.

Durante i mesi più caldi, come luglio e agosto, la pianta continua a produrre fiori in successione. Il fertilizzante sostiene questo ritmo senza interruzioni.

Verso la fine dell’estate, le somministrazioni si diradano fino a interrompersi del tutto a fine settembre. Questo stop è fondamentale: permette ai fusti di arrestare la crescita di nuovi tessuti teneri e di prepararsi all’autunno, evitando che i primi freddi danneggino la vegetazione giovane.

Non tutti i fertilizzanti sono uguali. Per la dipladenia è necessario un concime liquido specifico per piante da fioreFosforo (P) e potassio (K) devono essere alti: il primo stimola la nascita dei boccioli e lo sviluppo radicale, mentre il potassio irrobustisce i fusti elastici e intensifica la brillantezza dei colori dei petali.

Di contro, l’azoto (N) deve essere presente in misura minore perché un eccesso di questa sostanza stimolerebbe la pianta a produrre solo foglie giganti e rami lunghissimi, a discapito della fioritura.

È importante che il concime contenga anche ferro, manganese e zinco in forma chelata, utili a prevenire l’ingiallimento fogliare (clorosi).

Il fertilizzante liquido va sempre disciolto nell’acqua di bagnatura e mai distribuito puro.

Inoltre, non concimare mai se il terreno della dipladenia è completamente arido. Se la pianta è in condizioni di stress idrico, le radici assorbiranno il concime troppo velocemente, subendo danni letali. È consigliabile inumidire leggermente il terriccio con sola acqua il giorno prima, e procedere alla bagnatura con il concime il giorno successivo.

Rispettare le dosi del produttore è poi cruciale. Spesso si commette l’errore di pensare che “più concime equivalga a più fiori”, ma nella dipladenia questo innesca un processo di tossicità da sali.

L’eccesso di sali minerali nel terreno inverte la pressione osmotica, impedendo alle radici di assorbire acqua. La pianta manifesta così le tipiche bruciature: i margini delle foglie diventano marroni, secchi e accartocciati, e nei casi più gravi si assiste alla perdita totale del fogliame e al disseccamento degli apici.

Se ci si accorge di aver esagerato con le dosi, bisogna intervenire immediatamente praticando il lisciviamento (o lavaggio). Si posiziona il vaso nel lavandino o in giardino e si annaffia abbondantemente con sola acqua tiepida per diversi minuti, lasciandola defluire liberamente dai fori di drenaggio. Questo processo serve a “lavare via” i sali in eccesso accumulati nel substrato prima che distruggano l’apparato radicale.

Esposizione e luce

SoleMezz’ombraOmbraLuce indiretta

La dipladenia esprime il massimo del suo potenziale decorativo quando viene collocata in pieno sole: per produrre boccioli in modo continuo, la pianta ha bisogno di ricevere almeno 5-6 ore di sole diretto al giorno.

I raggi solari, infatti, stimolano la fotosintesi necessaria a nutrire i racemi (i grappoli di fiori). Inoltre, l’esposizione diretta mantiene il fogliame compatto, con internodi corti (lo spazio tra una foglia e l’altra), evitando che la pianta si “svuoti” alla base.

Se però il balcone o il giardino non permettono un’esposizione in pieno sole, la dipladenia può tollerare la mezz’ombra, ma a patto che l’ambiente sia comunque estremamente luminoso.

La posizione migliore in questo caso è quella che garantisce il sole diretto durante le ore del mattino e un’ombra luminosa o schermata nel pomeriggio.

Nelle regioni d’Italia dove l’estate è torrida e opprimente (in particolare nelle zone d’impronta mediterranea e nel Sud), un’ombra parziale durante le ore centrali della giornata è persino benefica, poiché evita che il sole cocente surriscaldi eccessivamente il vaso e le radici.

Saper leggere i segnali della pianta permette di capire se la posizione scelta è quella corretta. Posizionando la dipladenia in un angolo buio, esposto a Nord, o sotto una tettoia molto coprente, appariranno sintomi inequivocabili quali:

  1. Arresto della fioritura: la pianta smetterà quasi completamente di produrre nuovi fiori e quelli già presenti appassiranno rapidamente
  2. Filatura dei fusti: i rami inizieranno ad allungarsi a dismisura diventando sottili e deboli, nel tentativo disperato di “cercare” la luce. Le foglie cresceranno molto distanti tra loro
  3. Scolorimento: il verde scuro e brillante delle foglie tenderà a sbiadirsi, virando verso un verde chiaro o giallognolo.

Annaffiatura

GiornalieraFrequenteRegolareOccasionale

Pur essendo una pianta straordinariamente resistente alla siccità (grazie alle sue radici tuberose capaci di immagazzinare acqua), per produrre una fioritura spettacolare e senza sosta la dipladenia ha bisogno di un apporto idrico regolare.

Il segreto per non sbagliare sta nel replicare il suo habitat tropicale d’origine: terreno umido ma poroso, mai inzuppato, associato a un’aria densa di umidità.

Prima di annaffiare, è comunque buona norma infilare un dito nel terreno per circa 2-3 centimetri. La dipladenia va bagnata solo quando lo strato superficiale del terriccio risulta completamente asciutto. Se il terreno è ancora umido, rimandare l’irrigazione di un giorno.

Nei mesi di luglio e agosto, se la pianta è esposta in pieno sole sul balcone, l’evaporazione è altissima. In questo caso 3 bagnature settimanali sono il minimo indispensabile, e potrebbe essere necessario annaffiare anche a giorni alterni.

Da ottobre in poi, con il calo delle temperature e il rallentamento della vegetazione, le annaffiature vanno ridotte drasticamente (anche solo una volta ogni 10-15 giorni), quanto basta per non far seccare completamente il pane di terra.

L’acqua stagnante è però molto pericolosa per la pianta. Le sue radici, infatti, sono sensibili alla mancanza di ossigeno e, se rimangono immerse nell’acqua, marciscono nel giro di pochi giorni, provocando l’ingiallimento improvviso e la caduta di tutte le foglie.

Per questo, bisogna versare l’acqua lentamente sul terriccio fino a quando non fuoriesce dai fori di drenaggio sul fondo del vaso; dopodiché, dopo circa 15-20 minuti dall’irrigazione, svuotare tassativamente il sottovaso.

L’importanza dell’umidità

Nelle foreste tropicali, l’aria è satura di umidità. Sui nostri balconi o, peggio ancora, negli appartamenti in inverno, l’aria è spesso troppo secca e questo causa il disseccamento delle punte delle foglie e la caduta dei boccioli fiorali ancora chiusi.

Le nebulizzazioni a giorni alterni sono la soluzione ideale, ma vanno eseguite utilizzando sempre acqua a temperatura ambiente e priva di calcare (altrimenti, una volta evaporata, lascerà sulle foglie lucide delle antiestetiche macchie biancastre).

Non nebulizzare mai il fogliame quando la pianta è colpita dal sole diretto del mezzogiorno. Le goccioline d’acqua rimaste sulle foglie agirebbero come tante piccole lenti d’ingrandimento, concentrando i raggi solari e provocando vere e proprie bruciature sul tessuto fogliare. Spruzzare invece la pianta al mattino presto o alla sera.

Potatura

La potatura della dipladenia è un intervento di manutenzione fondamentale che va ben oltre il semplice fattore estetico. Poiché si tratta di una pianta rampicante tropicale a crescita rapida, i suoi fusti tendono per natura ad allungarsi velocemente. Se lasciata a se stessa, la pianta subirà un processo di invecchiamento precoce: la base si spoglierà completamente delle foglie e i rami diventeranno legnosi, riducendo drasticamente la produzione di fiori che avviene sempre sui rami giovani e verdi.

Quindi, per contrastare la lignificazione e stimolare continui getti nuovi, la potatura non è un evento unico, ma si articola in tre momenti strategici.

Potatura principale 

Si esegue a fine estate e fine fioritura, quando la pianta inizia a rallentare la produzione di fiori, generalmente tra la fine di agosto e settembre.

L’obiettivo è ringiovanire la struttura prima del riposo vegetativo, impedendo che i rami lunghi sottraggano energie preziose alla pianta durante l’inverno.

Si prendono i rami principali e si accorciano drasticamente, lasciando una lunghezza di circa 5-10 cm dalla base (o dal punto di diramazione principale). Il taglio deve essere eseguito sempre circa 1 cm sopra un nodo (la gemma da cui nasceranno i nuovi rami in primavera). Non bisogna temere di svuotare la pianta: la dipladenia reagisce a questo taglio drastico producendo una vegetazione molto più folta l’anno successivo.

Taglio di contenimento autunnale

Nelle zone d’Italia dove l’inverno è rigido, la dipladenia non può restare all’aperto e deve essere spostata in casa, in una serra fredda o in un vano scale luminoso. Questo secondo intervento, più leggero, si esegue proprio a ridosso del trasferimento (ottobre/novembre).

Lo scopo è ridurre l’ingombro della chioma per facilitare lo spostamento del vaso e igienizzare la pianta.

Si eliminano le parti aeree che si sono indebolite, i rametti rimasti troppo sottili e le foglie secche o ingiallite. Questo evita che la pianta, trovandosi in un ambiente interno con meno luce e aria, possa subire attacchi fungini a causa di una chioma troppo densa e soffocante.

Spuntatura primaverile

A fine inverno o inizio primavera (marzo), prima che la pianta ricominci a produrre i boccioli, si effettua l’ultimo intervento allo scopo di stimolare la ramificazione laterale. Più rami laterali si sviluppano, più la pianta sarà ricca di fiori, dato che la dipladenia fiorisce sulla vegetazione nuova dell’anno.

Si esegue una leggera cimatura (ovvero il taglio delle sole punte dei rami) su quei getti che durante l’inverno si sono allungati troppo alla ricerca di luce, apparendo deboli e filanti.

Prevenire la lignificazione e la spoliazione della base

Il vero nemico della dipladenia è la lignificazione. Quando il fusto diventa marrone e legnoso, perde le gemme latenti: significa che da quel punto non nasceranno mai più foglie o fiori. Di conseguenza, la pianta assume un aspetto “vuoto” in basso e fiorito solo alle estremità.

Potare con costanza costringe la pianta a ridistribuire gli ormoni della crescita (le auxine) verso la base, risvegliando le gemme più basse e mantenendo il cespuglio compatto, verde e reattivo fin dal livello del terreno.

Rinvaso e trapianto

Per la dipladenia il rinvaso è decisamente preferibile al trapianto in piena terra, soprattutto nelle zone d’Italia dove l’inverno è rigido, poiché il vaso permette di metterla al riparo dal gelo nei mesi freddi.

Il momento migliore per rinvasare la dipladenia è l’inizio della primavera (marzo-aprile), proprio quando la pianta si risveglia dal riposo invernale e prima che inizi la produzione dei boccioli fiorali. Rinvasarla in questo momento le dà lo slancio ideale per sviluppare nuove radici e sostenere la fioritura estiva.

Il nuovo contenitore deve essere solo di 2 o 3 centimetri più grande rispetto a quello precedente.

Procedura step by step

  1. Sul fondo del nuovo vaso, posizionare uno strato di circa 2-3 cm di argilla espansa, ghiaia o cocci di terracotta: questo accorgimento impedisce al terriccio di ostruire i fori e garantisce che l’acqua in eccesso scivoli via rapidamente, scongiurando il marciume radicale. Coprire lo strato di argilla con un velo di terriccio preparato
  2. Estrarre delicatamente la dipladenia dal vecchio vaso. Se le radici sono molto fitte e aggrovigliate sul fondo, allentarle molto delicatamente con le dita per stimolarle a espandersi nel nuovo terreno
  3. Inserire la pianta al centro del nuovo vaso. Il livello del vecchio terreno deve trovarsi a circa 1-2 cm sotto il bordo del nuovo vaso (non sotterrare il colletto della pianta). Ora riempire gli spazi vuoti laterali con il nuovo terriccio, premendo leggermente con le dita per eliminare eventuali sacche d’aria, ma senza compattare troppo
  4. Se la dipladenia acquistata è una varietà rampicante, il rinvaso è il momento ideale per inserire i sostegni (graticci, canne di bambù o strutture a cerchio) direttamente nel terreno
  5. Subito dopo il rinvaso, annaffiare generosamente con acqua a temperatura ambiente per far aderire perfettamente il nuovo terriccio alle radici. Lasciare drenare tutta l’acqua dal fondo e svuotare il sottovaso.

Cure post-rinvaso

Dopo il trapianto, posizionare la dipladenia in una zona luminosa ma all’ombra parziale per circa 7-10 giorni, evitando il sole diretto del pomeriggio. Passata una settimana, si potrà spostare la pianta gradualmente nella sua posizione definitiva in pieno sole.

Inoltre, non somministrare alcun fertilizzante per le prime 3-4 settimane dopo il rinvaso. Il nuovo terriccio è già naturalmente ricco di sostanze nutritive e un’aggiunta precoce di concime rischierebbe di bruciare le radici giovani in via di espansione.

Terriccio

La dipladenia odia i terreni compatti che trattengono l’acqua. Il substrato ideale deve essere:

  1. Leggero e fibroso, come un buon terriccio universale o per piante fiorite di alta qualità, meglio se a base di torba bionda
  2. Drenante grazie all’aggiunta di una manciata di sabbia silicea, perlite o pomice per renderlo poroso
  3. Nutriente, mescolando al mix preparato un po’ di compost o di humus di lombrico

Ubicazione stagionale

In autunno, quando le temperature notturne scendono al di sotto degli 8-10°C, è il momento di ritirare la dipladenia.

Si ricovera in un locale luminoso, non riscaldato, ma con temperatura superiore ai 10°C: una scala vetrata o una veranda andranno benissimo. In alternativa, per le piante messe a dimora, proteggere il piede con una buona pacciamatura di terricciato di letame e uno strato di paglia.

In questo periodo dell’anno la dipladenia si bagna solo quando il terriccio è completamente asciutto, non si fertilizza e, con una potatura leggera e mirata, si contiene l’eccessivo rigoglio della pianta.

Poiché ama il caldo, durante la primavera e l’estate la dipladenia può stare all’esterno.

Malattia e cure

La dipladenia è una pianta piuttosto robusta, ma le sue condizioni di salute dipendono strettamente dal microclima in cui si trova. Un eccesso di umidità nel terreno o un’aria troppo secca sono le cause principali che aprono la strada a parassiti e malattie fungine.

Parassiti comuni (insetti e acari)

Cocciniglia cotonosa

Questa cocciniglia succhia la linfa della dipladenia e si manifesta con piccoli ammassi bianchi, simili a fiocchi di cotone, localizzati soprattutto sotto le foglie, all’attaccatura dei rami o vicino ai boccioli.

Se l’attacco è leggero, rimuovere i parassiti manualmente usando un cotton fioc imbevuto di alcol denaturato; in caso di infestazione estesa, invece, spruzzare la pianta la sera con olio di neem o olio minerale bianco, che agiscono per asfissia sul parassita. In alternativa, usare il sapone molle di potassio.

Ragnetto rosso

Si sviluppa soprattutto in estate quando il clima è caldissimo e molto secco. Le foglie iniziano a presentare una fitta punteggiatura giallastra o bronzea, perdono lucentezza e, nei casi più gravi, compaiono sottilissime ragnatele tra i ramoscelli.

Dato che il ragnetto rosso odia l’umidità, per prima cosa aumentare le nebulizzazioni d’acqua non calcarea sul fogliame (sempre la sera) per creare un ambiente a lui ostile.

In caso di infestazione forte, applicare un prodotto specifico acaricida.

Afidi 

Sono piccoli insetti di colore verde, nero o giallastro che colonizzano in gruppo i germogli più teneri, le punte dei rami e i boccioli non ancora aperti, provocando la deformazione delle foglie giovani.

Come cura, diluire del sapone di Marsiglia liquido (circa 10-15 grammi per litro) in acqua tiepida e spruzzarlo direttamente sulle colonie di afidi durante le ore serali. Il sapone blocca le loro vie respiratorie e lava via la sostanza appiccicosa.

Malattie fungine 

Marciume radicale

È causato da funghi del terreno (come Phytophthora o Pythium) che si sviluppano a causa di ristagni d’acqua prolungati nel sottovaso o di un terriccio troppo compatto. Le foglie ingialliscono improvvisamente e cadono, i fusti perdono turgore diventando molli alla base e la pianta deperisce rapidamente.

È un problema difficile da curare se in stadio avanzato. Bisogna smettere immediatamente di annaffiare e, se possibile, svasare la pianta, tagliare le radici che appaiono nere e marce (lasciando solo quelle bianche e sane), disinfettare il vaso e rinvasare in un terriccio nuovo, leggerissimo e molto drenante. Infine, trattare il terreno con un fungicida a base di rame.

Fumaggine

Non è un fungo che attacca direttamente la pianta, ma si sviluppa sopra la sostanza appiccicosa (melata) lasciata da cocciniglie o afidi. Si nota come una specie di polvere o patina nera (simile a fuliggine) che copre le foglie, ostacolando la fotosintesi.

Per prima cosa, occorre eliminare gli insetti che producono la melata; successivamente, pulire le foglie strofinandole delicatamente con un panno morbido bagnato con acqua e sapone molle di potassio per rimuovere la patina nera.

Fisiopatie 

A volte la dipladenia mostra segni di sofferenza che non dipendono da malattie, ma da errori di gestione:

  • Foglie che ingialliscono e cadono (senza parassiti): spesso è il primo segnale di una carenza di ferro (clorosi ferrica) o di un inizio di eccesso d’acqua. Controllare il terreno e, se necessario, somministrare del ferro chelato
  • Boccioli che cadono prima di aprirsi: il clima è troppo secco o la pianta ha subito uno shock termico (ad esempio, è stata bagnata con acqua troppo fredda o esposta a correnti d’aria improvvise).

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