Piante acidofile: le cure contro il caldo

Giovanna Rio
A cura di Giovanna Rio
Pubblicato il 10/07/2018 Aggiornato il 03/08/2018

Azalea, camelia, erica, ortensia, gardenia, kalmia, pieris, rododendro e skimmia; oltre a corbezzolo, magnolia, mimosa, acero giapponese e molte altre piante. Sono le acidofile, le piante che vogliono terreni con pH superiore o uguale a 6,5 e che tollerano poco il caldo. Vediamo come curarle ad agosto.

acidofile

Le piante acidofile hanno la particolarità di non tollerare substrati con pH inferiore a 6,5 e stentano a crescere a ridosso di terreni calcarei e poco acidi. Tra gli arbusti acidofili più coltivati troviamo azalea, camelia, erica, ortensia, gardenia, kalmia ortensia, pieris, rododendro e skimmia; tra gli alberi il corbezzolo, la magnolia, la mimosa, l’abete bianco, l’abate rosso, l’acero giapponese, l’acero palmato, la betulla, il castagno, il faggio e il liquidambar. Queste piante in genere amano un clima fresco poiché sono originarie della fascia alpina e, in questo periodo dell’anno è importante aiutarle ad affrontare il caldo rispettandone il carattere acidofilo.

L’acqua

Se le precipitazioni non sono sufficienti a garantire il giusto grado di umidità del terreno alle giovani piante acidofile e a quelle in fioritura, occorre annaffiare in modo costante per tutta la stagione estiva.

L’acqua di irrigazione è molto importante perché potrebbe influire sulle caratteristiche del substrato e determinare un dannoso eccesso di calcare nel terreno. Per questo si consiglia di annaffiare le piante acidofile solo con acqua piovana o al limite, con acqua del rubinetto lasciata a decantare per 24 ore in un annaffiatoio o un secchio.

Se manca terra

Le piante acidofile messe a dimora possono presentare a livello del colletto terreno dissestato o mancanza di terra. In questo caso la buca d’impianto deve essere colmata per evitare che le radici siano colpirte dal caldo eccessivo. Si consiglia di aggiungere terriccio specifico per piante acidofile, di annaffiare, aspettare che il terriccio si assesti ed eventualmente effettuare una seconda aggiunta, se necessario.

L’umidità

Nelle ore più calde, la temperatura può raggiungere livelli che provocano una forte evaporazione dell’umidità del suolo e un riscaldamento eccessivo dello stesso che provoca danni alle radici della pianta in particolare se essa è a dimora in punti soleggiati. Per evitarlo si suggerisce di coprire il sottochioma con uno strato di corteccia di aghifoglie oppure uno strato di buon terriccio di foglie.

acidofile

La pacciamatura con 5-8 cm di corteccia di aghifoglie permette la protezione dal caldo durante l’estate.

Bisogna ombreggiare

Alle piante acidofile occorre garantire la protezione del sole almeno nelle ore centrali della giornata. L’ideale è quindi porle a dimora dove possano ricevere i raggi fino verso le 11 del mattino.

Tagli che aiutano

Alcune piante acidofile possono presentare rami disordinati e troppo lunghi, malati e secchi. In tal caso si suggerisce di potare leggermente per mantenere armoniosa la forma della chioma e sana la pianta.

Attenzione al pH

La principale problematica legata alla coltivazione delle piante acidofile è dovuta al fatto che il terreno, in molte zone di coltivazione, non è a pH acido. Questo porta a una patologia chiamata “clorosi ferrica”: significa che la pianta non riesce ad assorbire la corretta quantità di ferro dal terreno, cosa che provoca una fotosintesi clorofilliana stentata e una conseguente scarsa produzione di clorofilla. Il fogliame tende a ingiallire e la pianta deperisce sempre più; la crescita risulta stentata e in casi gravi si può arrivare anche alla morte.

In caso si verifichi il problema, ma anche come azione preventiva, occorre somministrare attraverso le annaffiature il “chelato di ferro”, che apporta alla pianta una quantità di ferro immediatamente assimilabile, a cui è possibile associare l’uso di “sequestrene”.

Approfondimento – Due piante acidofile originali

Per chi ha un terreno con le caratteristiche adatte alle piante acidofile, fresco, semiombreggiato e con pH acido, suggeriamo due piante acidofile che si vedono raramente ma dalla fioritura di grande bellezza.

Kalmia latifolia
 Chiamato anche “alloro americano”, appartiene alla famiglia delle Ericacee, ed è un arbusto sempreverde che può essere coltivato con successo assieme al rododendro e azalea, in gruppetti di tre, cinque piante oppure come esemplare isolato. Raggiunge l’altezza e la larghezza di 2-3 metri e ha foglie di forma ovale lucide e simili a quelle del rododendro. Fiorisce tra maggio e giugno. Il fiore, portato in racemi terminali, ha forma di coppa ed è di colore rosa. Non necessita di manutenzione ma per stimolare e favorire la formazione di nuove gemme a fiore che si apriranno l’anno successivo, adesso bisogna cimare le infiorescenze sfiorite.

Enkianthus campanulatus
È un arbusto a foglia caduca di medie dimensioni appartenente alla famiglia delle Ericacee. Può raggiungere i 2-3 metri di altezza ed è crescita lenta e quindi le dimensioni massime possono essere raggiunte solo nel corso di molti anni. Può essere impiegato in gruppi ma anche singolo esemplare in ampi vasi. Fiorisce abbondantemente tra maggio e giugno con numerosi piccoli fiori campanulati di colore bianco crema rosato, con venature che vanno dal rosa al rosso. Adesso si consiglia di cimare gli apici sfioriti per stimolare l’emissione di nuovi germogli. Il fogliame prima di cadere, in autunno, cambia colore passando dal verde brillante all’arancione e rosso.