Palme da interni, quali sono e come curarle

Kentia, chamadorea, cocco, arecastrum e raphis: sono le palme da interni più diffuse, ideali per creare un angolo verde in soggiorno.

Mauro Cavagna
A cura di Mauro Cavagna
Pubblicato il 30/10/2018 Aggiornato il 30/10/2018
Palme da interni, quali sono e come curarle

Da sempre apprezzate per il grande valore ornamentale, la rusticità e la longevità, le palme da interni provengono da zone geografiche e climatiche tipiche della fascia tropicale calda e umida dell’Indonesia e dell’America meridionale, sino alle regioni desertiche e semidesertiche del vicino Oriente. Vengono coltivate sia negli spazi aperti, soprattutto le specie di grandi dimensioni, sia in appartamento. Le palme da interni hanno altezze più contenute, sviluppi delle chiome meno ingombranti e sono per lo più di origine tropicale, risultando quindi molto sensibili alle basse temperature del periodo autunno-invernale. Le palme da interni più diffuse sono la kentia, Howea forsteriana, e la “palmetta”, Chamaedorea elegans. Ma ce ne sono molte altre.

Howea forsteriana

Chiamata anche Kentia (nome scientifico con il quale un tempo veniva definito tutto il genere) è, tra le palme da interni, la più pregevole e più nota. Originaria dell’Australia, è di facile coltivazione: le piante adulte resistono anche a 10-12 °C , mostrando un rapido accrescimento a temperatura ottimali comprese tra 20 e 24 °C . Vuole esposizione a luce indiretta: vanno assolutamente evitati i contati diretti con i raggi solari. Le irrigazioni non devono essere particolarmente elevate anche in periodo estivo, mentre costanti devono essere le nebulizzazioni fogliari, al fine di evitare i classici rinsecchimenti delle punte. L’ambiente deve essere aerato, ma protetto da correnti d’aria. Nelle condizioni ottimali di crescita può raggiungere anche i 3-4 metri di altezza.

Chamaedorea elegans

Originaria degli altipiani del Messico e del Guatemala, è la classica “palmetta” da appartamento, spesso presente nelle composizioni, insieme ad altre palme da interni. Ha fusti sottili ma robusti, che formano una rosetta di fronde sottili. Di facile coltivazione, è molto rustica, specialmente se coltivata come pianta singola. Vuole luce indiretta e temperature ottimali comprese tra 16 e 22 °C. Può raggiungere in pochi anni anche un metro e mezzo di altezza ed è pianta molto longeva. Come altre palme da interni, Chamaedorea vuole irrigazioni abbondanti, specialmente in primavera e in estate. Deve essere costantemente nebulizzata al fine di evitare il rinsecchimento delle punte. Spesso mostra lunghe e ramificate infiorescenze giallastre che abbelliscono l’intera pianta.

Arecastrum romanzoffianum

Tra le palme da interni, questa è originaria del Brasile e del Paraguay, simile per portamento alla kentia, rispetto alla quale ha un ritmo di crescita più veloce. In condizioni ottimali (piena luminosità, ma indiretta, e temperatura non inferiore ai 16-18 °C può raggiungere anche i tre metri di altezza in breve tempo). Soffre più di altre palme da interni la secchezza dell’ambiente domestico. Richiede costante eliminazione delle foglie (che naturalmente in appartamento sono soggette a seccare) per stimolare la crescita di nuove.

Cocos nucifera

Tra le palme da interni troviamo anche le palme da cocco. Sono originarie delle isole del Pacifico, dove si riconoscono per il fusto slanciato, alto sino a trenta metri, con all’apice un ciuffo di 20-30 foglie. Data l’origine tropicale, come palme da interni  richiedono in appartamento temperature non inferiori ai 18-20 °C, una posizione arieggiata e semiombrosa e nebulizzazioni costanti durante i mesi più caldi dell’anno, epoca durante la quale può essere trasferita all’aperto, al riparo dai raggi solari diretti. Irrigare con moderazione durante i mesi più freddi al fine di evitare marciumi della noce e delle radici che da questa fuoriescono. In appartamento, per il mancato soddisfacimento delle condizioni climatiche essenziali, tali palme da interni non risultano generalmente molto longeve, riuscendo ad emettere al massimo 5-6 foglie. Per la coltivazione in vaso, difficile per una palma che in natura raggiunge elevate dimensioni, sono state selezionate varietà nane; la più diffusa è quella denominata “Nino”.

Raphis excelsa

Tali palme da interni sono originarie della Cina meridionale e della Thailandia, a portamento cespuglioso, alte non più di due metri, a crescita lenta e pertanto ben adatte alla permanenza in vaso. Le foglie sono molto decorative, a forma di mano o di ventaglio, portate alle estremità di sottili fusti. In appartamento queste palme da interni prediligono luoghi ombreggiati, non troppo caldi, riuscendo a vivere bene anche a temperature comprese tra 13 e 18 °C. Le irrigazioni devono essere regolari e non eccessive; consigliate le nebulizzazioni delle foglie nei mesi più caldi dell’anno. La scarsa umidità del substrato e dell’aria può causare l’imbrunimento delle punte fogliari. Specie simile è la Rhapis humilis, con steli però più sottili.

Come si coltivano le palme da interni

TERRICCIO: deve essere di buona qualità, moderatamente fertile, ma soprattutto non troppo pesante, per favorire il veloce drenaggio dell’acqua in eccesso. Per le palme da interni giovani è più adatto un terriccio soffice e ricco di humus, mentre quelle adulte gradiscono anche una modesta quantità di argilla. Indicazione per le piante adulte: un quarto di terriccio universale, un quarto di torba bruna (o terriccio di foglie), un quarto di terra di campo di buona qualità, un quarto di sabbia di fiume.

CONCIMAZIONE: le palme da interni non sono particolarmente esigenti in fatto di concime; se si effettuano fertilizzazioni regolari ogni anno è sufficiente intervenire due volte in primavera ed una volta all’inizio dell’autunno (ad esempio non appena sono state riportate in appartamento) con prodotti liquidi particolarmente ricchi in azoto. Usare con prudenza il sangue di bue ed evitare di miscelare al terriccio letame o stallatico, specialmente per gli esemplari giovani: si tratta di prodotti molto concentrati che potrebbero creare problemi alle radici. I concimi solidi a lenta cessione possono essere impiegati, ma solo a dosaggio limitato e non più di una volta all’anno, meglio se in primavera.

IRRIGAZIONE: le palme da interni, come del resto quelle da esterni, tollerano meglio la carenza che non l’eccesso di acqua. Le irrigazioni pertanto devono garantire un semplicemente un’idratazione moderata del substrato e non vanno quindi effettuate spesso, risultando comunque più frequenti in primavera-estate rispetto ad altri periodi dell’anno.

RINVASO: generalmente si effettua ogni due-tre anni per quelle palme da interni giovani ed ogni 4-5 per quelle adulte, sempre a seconda del tipo di palma e del relativo sviluppo. Si deve eseguire in primavera, prestando attenzione a non strappare le radici, che nel caso delle palme giovani sono generalmente delicate. Accorciare invece (con tagli netti) di alcuni centimetri le radici delle piante adulte prima del cambio di vaso. Vanno usati preferibilmente vasi più alti che larghi. Porre sul fondo un opportuno strato di drenaggio (argilla espansa in granuli, oppure cocci di terracotta).

PROPAGAZIONE: in natura il sistema più diffuso per moltiplicare le piante da interni è rappresentato dalla riproduzione tramite seme. Questa tecnica trova scarsa diffusone in ambito hobbistico per la difficile reperibilità in commercio dei semi e per la bassa percentuale di germinazione. Per la maggior parte delle palme da interni (specialmente Chamaedorea e Kentia) si esegue pertanto la moltiplicazione, per divisione del cespo principale, in concomitanza dei rinvasi primaverili.

Segreti di successo
  • Per le nebulizzazioni fogliari delle palme da interni usare acqua poco calcarea, al fine di evitare antiestetiche e dannose incrostazioni.
  • Quando si usano antiparassitari spray, mantenere una corretta distanza (almeno 50-60 centimetri ) tra l’ugello di erogazione e la parte verde da colpire, onde evitare ustioni fogliari, frequenti specialmente su foglie giovani.  
  • Tenere le palme da interni colpite da malattia ben distanziate da quelle sane, per evitare il contatto diretto e la diffusione veloce della malattia( questo vale specialmente per afidi e cocciniglie).
  • Non utilizzare per altre palme da interni appena acquistate, il terriccio proveniente da vaso contenente palme da interni morte per grave malattia (marciume del colletto e delle radici): facilmente contiene spore di funghi che si possono diffondere ad altre piante. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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