Tunnel: 8 regole per risultati di successo

I tunnel per l’orto familiare stanno diventando una vera e propria scelta produttiva per poter contare su alimenti sani, a costo contenuto. Però richiedono cure specifiche che bisogna conoscere.

Con il tunnel freddo diventa possibile produrre anche durante i mesi invernali e, una volta capito il meccanismo di funzionamento, spesso la struttura tende a diventare permanente: dall’autunno alla primavera consente di raccogliere primizie o prolungare il ciclo di coltivazione, d’estate è più che altro usato come rimessaggio per attrezzatura, vasi, sacchi di terriccio. Non sono pochi quelli che ormai, seguendo l’esempio della produzione industriale, producono tutto l’anno sotto i tunnel anche a livello familiare, non solo gli ortaggi invernali ma anche i pomodori dalla primavera inoltrata all’arrivo del freddo vero.
Il tunnel richiede però una certa attenzione e cura dei particolari. Non presenta difficoltà maggiori rispetto alla coltivazione in pieno campo ma il margine di errore consentito è ridotto e una trascuratezza può avere pesanti ricadute sull’esito finale.
Ecco quali regole seguire per avere successo nella coltivazione sotto il tunnel.

1) Il montaggio deve essere corretto

La verifica del corretto montaggio del tunnel è sempre necessaria per assicurarne la stabilità. Molti trascurano questo controllo per poi ritrovarsi a dover rimettere in piedi un tunnel crollato, nella maggior parte dei casi chiusosi a fisarmonica dopo aver schiacciato gli ortaggi, tranciato i cavi di sostegno, rotto il telo in più punti, così da comprometterne, anche una volta correttamente rimontato, la futura stabilità.
La stabilità della struttura è data dalla presenza dei tiranti di testa che devono sempre essere fissati a picchetti infissi nel terreno in diagonale per almeno 30-40 cm, tre per parte. I cavi o i traversi che uniscono i vari elementi di sostegno da soli non bastano e senza i tiranti non bastano a garantire stabilità alla struttura specie se sottoposta all’azione del vento, della pioggia battente o della neve.
Per verificare la stabilità del tunnel non abbiate timore ad applicare forza sia lateralmente sia in testa al tunnel così da porre in sicurezza i punti di ancoraggio che lo richiedano.

2) L’arieggiamento è essenziale

Aprire e chiudere: questo è il principale compito di chi vuole ottenere il massimo dal proprio tunnel. Nelle ore più calde delle giornate di sole è bene aprire il fianco, sollevando semplicemente il telo, per evitare il rischio di temperature troppo elevate che possono causare una “lessatura” dei giovani ortaggi. Arieggiare serve ad asciugare le piante ed evitare che lo sbalzo termico fra giorno e notte sia eccessivo. Solo nelle giornate con temperature prossime allo zero o di possibile pioggia evitiamo di aprire i tunnel.
Le aperture non dovrebbero essere collocate a livello del terreno perché l’aria entrando investirebbe direttamente le piante. Per evitarlo basta collocare sul fianco delle assi di legno alte almeno 20-30 cm o dei pannelli di altro materiale di recupero che proteggono gli ortaggi.
Quindi si potrà arrotolare il telo maggiormente e consentire un ricambio d’aria più graduale che non raffredda subito terreno e tessuti vegetali.

3) Condensa: sempre da evitare

L’arieggiamento è fondamentale per eliminare l’umidità in eccesso che origina la condensa, ed è necessario ogni qualvolta se ne scorge il formarsi in quantità. Il problema della condensa è spesso sottovalutato e non sempre è ricollegato allo scadimento degli ortaggi raccolti.
Il gocciolamento specie su quelli da foglia, e in particolare su quelli a cespo è causa di marciumi, favoriti anche dalle basse temperature notturne. Nei cespi le gocce cadute non scorrono sulla lamina fogliare verso l’esterno ma dopo essersi raccolte sul rachide centrale convergono verso il fusto, il cuore dell’ortaggio. Chi trova il telo coperto di gocce eviti di scuoterlo per farle cadere, ma con un foglio di carta assorbente le raccolga e lo strizzi al di fuori del tunnel. Questo è il modo più veloce per ripristinare una corretta umidità in una situazione “d’emergenza”.

4) Qualità e manutenzione del telo

Il primo requisito del telone di copertura deve essere la trasparenza: requisito tanto più importante quanto la radiazione solare è minore. La trasparenza nel tempo tende a calare man mano che il tendone si opacizza per l’azione dei raggi solari, lo sfregamento, e la sporcizia che si accumula. Due volte l’anno laviamoli con un detergente in grado di sciogliere i grassi ma non così aggressivo da alterare la plastica.
I teloni di polietilene sono economici ma per contro hanno scarso potere isolante, sono poco durevoli e con forte tendenza ad opacizzare già il primo anno. Il polietilene termico a lunga durata antigoccia invece, a fronte di un costo più che doppio, ha una durata superiore (il minimo è tre anni), un maggiore potere isolante, e, importantissimo, non opacizza. Anche la condensa che si forma all’interno del tunnel e che origina un’indesiderata pioggia sopra gli ortaggi è molto minore nel secondo caso. È importante verificare l’integrità della copertura perché un taglio nel tempo tende a ingrandirsi e consente il passaggio di acqua, umidità e aria fredda.

5) Irrigare con criterio

Sotto i tunnel si irriga sempre troppo: questo assunto è quasi sempre vero. L’eccesso di umidità all’interno del tunnel è fonte di molteplici problemi. Le bagnature dovranno essere frequenti ma sempre moderate, in sostanza applicate l’adagio “poco e spesso”, localizzate nell’area esplorata dalle radici delle piante e mai a pioggia, versate con un annaffiatoio con becco di uscita di diametro inferiore al centimetro per meglio dosarla. Prima di ogni nuova distribuzione valutate lo stato di umidità del substrato infilando le dita nel terreno fino ad una profondità di 4-5 centimetri. Se il terreno è asciutto in superficie ma fresco al saggio, rimandate la bagnatura.

6) Lavorazione del terreno anche dentro

La ragione per cui spesso si deve rimandare la bagnatura per più turni di seguito è la risalita capillare dell’acqua dagli strati profondi. Questo si deve al fatto che pur essendo riparato dalle precipitazioni meteoriche il terreno su cui insiste il tunnel è in comunicazione con quello circostante e ha un tenore di umidità simile. Per ridurre la risalita capillare una volta al mese sarchiate il terreno con un erpice o un piccolo attrezzo a tre denti per rompere la crosta superficiale. Questa pratica che a molti potrà sembrare accessoria, se non inutile, riduce l’umidità interna al tunnel e minimizza l’accumulo di condensa.

7) Fertilizzare con moderazione

Il terreno del tunnel andrà preparato per tempo: lavorato in profondità, spietrato, ripulito da detriti vegetali e lenti d’argilla, addizionato con sabbia per migliorare il drenaggio e fertilizzato con un terricciato di letame molto maturo in ragione di 2 kg per metro quadrato per le colture invernali.
In questo periodo dell’anno non necessita di fertilizzazioni per evitare l’accumulo di nitrati nei prodotti vegetali.

8) Quali ortaggi utilizzare

Da primavera quando le temperature notturne si alzano sotto il tunnel si può coltivare di tutto. Durante l’inverno la scelta è più ristretta. Sotto i tunnel adesso possiamo seminare ravanelli, rucola e valerianella a cui potremo aggiungere lattuga, cicoria e radicchio da taglio, prezzemolo. Possiamo mettere a dimora i bulbilli di aglio e cipolla e trapiantare i porri per la raccolta primaverile.
In contenitori alveolati o in cassette possiamo seminare le piante a sviluppo estivo per risparmiare e non acquistare le giovani piantine da trapiantare alla fine di marzo.
Possiamo trapiantare sedano e cavoli invernali prelevati all’arrivo del freddo dai campi.
In collina e in montagna il freddo intenso può danneggiare i cavoli e i tunnel si sono rivelati più efficaci della tradizione che insegna come protezione dal freddo a raccogliere le foglie del cavolfiore richiudendole sull’infiorescenza per legarle con uno spago.
L’errore più comune è anticipare sotto il tunnel troppo i tempi per le coltivazioni estive: quando sono pronte per fare struttura il clima è ancora troppo freddo e lasciate al riparo tendono a filare, allungandosi e indebolendosi.