Quali errori evitare nell’orto

In estate l'attenzione è dedicata solo alla raccolta degli ortaggi. Invece bisogna considerare altri lavori che, se non effettuati regolarmente, potranno impedire la continuità di produzione (e quindi di scorte in dispensa) che potrebbe durare ancora un mese.

Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 27/08/2022 Aggiornato il 27/08/2022
Quali errori evitare nell’orto

L’ estate è la stagione dell’orto, più di qualsiasi altra, perché i raccolti si susseguono così velocemente che talvolta si è costretti a regalare, a trasformare o a surgelare i prodotti che superano di gran lunga la capacità di consumo familiare. Questa abbondanza può spingere a essere fin troppo indulgenti con la qualità del nostro lavoro e a non dare troppo peso agli errori e alle dimenticanze. Ma saranno proprio questi errori che ci impediranno di ottenere il massimo da un orto già molto ben avviato. Proviamo a percorrere insieme le aiuole e a guardarle con occhio critico, per scoprire le mancanze che ci separano dall’eccellenza.

Pomodori: attenzione al marciume

Insieme a zucchini, basilico e prezzemolo, sono gli ortaggi più coltivati nel nostro Paese. Attenzione però:  le minacce per la loro salute sono sempre in agguato. Lo sbaglio più comune si traduce in quello che tutti conoscono come “il marciume apicale del pomodoro”, patologia polifattoriale che molti accettano come un male ineludibile nella seconda parte della stagione. Il sapore delle bacche colpite è alterato e non è possibile recuperarne nemmeno una parte. Le cause? L’assorbimento del calcio è considerato il punto debole che innesca il marciume apicale. Per migliorare questo aspetto è consigliabile distribuire nel terreno, durante la preparazione delle aiuole, la calciocianammide che mostra, almeno nel primo anno, una forte azione repellente nei confronti delle talpe. Deve essere mescolata al substrato e non solo sparsa in superficie, dove contrasta anche funghi, insetti e malerbe. Ha effetto prolungato, apporta azoto (il titolo è pari a 20) e molto calcio. Ad amplificare gli effetti dello scarso assorbimento del calcio sono anche le bagnature insufficienti e irregolari.

Evitare le piante troppo vicine

Altro errore spesso sottovalutato, giustificato dal desiderio di produrre sempre di più, è la riduzione delle distanze fra le piante e fra le file. Questo crea effetti di competizione e, soprattutto, di ombreggiamento, impedendo alle piante di formare i frutti in modo corretto e completo. Basta osservare dove la fruttificazione è migliore per capire dove si trova l’errore. L’orientamento delle file è sbagliato se la prima produce molto più delle altre perché riceve la maggior parte della luce e scherma le seconde. La densità è troppo elevata se la fruttificazione avviene meglio e di preferenza in basso, dove i palchi sono più radi.

Legature e cimature sono importanti

Non mancano casi nei quali l’aiuola dei pomodori assume un “aspetto boscoso”, con lo sviluppo di una gran quantità di vegetazione spesso non più governata e poco produttiva. Mano a mano che la pianta cresce le legature l’accompagneranno fino al momento della cimatura. Raggiunta l’altezza desiderata si cimano le piante asportando l’apice con le mani. Il consiglio di intervenire dopo la formazione di quattro-sei palchi è valida solo per chi dispone di molte piante e/o desidera frutti di grossa pezzatura e prima qualità. Chi ricerca un maggiore volume di produzione, con fruttificazione prolungata nel tempo, lascerà crescere la pianta spesso in modo indefinito e opererà solo una parziale sfeminellatura. Si chiama così l’operazione d’eliminazione, sempre con le mani, dei getti laterali che si sviluppano all’ascella delle foglie. Questi getti laterali, se non eliminati, produrranno altri rami che daranno vita ad altri grappoli di frutti, spesso di taglia minore.

L’esposizione deve essere soleggiata

In estate, quando gli alberi hanno la chioma completa e le siepi spoglianti hanno di nuovo una vegetazione continua, è possibile capire se l’esposizione scelta per le aiuole è quella corretta. Gli ortaggi, tranne poche eccezioni, desiderano tutti il sole e non molti si adattano a un’ombra parziale, specie se ci si trova in collina e in montagna e si coltivano specie a ciclo lungo, la cui maturazione avviene solo tardivamente perché semina e trapianto sono stati posticipati. Meloni, angurie e zucche sono l’esempio più classico. Quando si parla di ombra è bene chiarire che gli ortaggi devono ricevere almeno 4-5 ore di sole pieno per dare un raccolto soddisfacente. Le specie che più si adattano a queste condizioni di ombra parziale sono le verdure da foglia, come rucola, lattughe, radicchi, cicoria e poi carote, sedano, aglio, finocchi e solo in pianura, dove è più caldo, zucche e zucchini. In queste condizioni è meglio partire da piantine pronte per il trapianto, piuttosto che da seme, per evitare la fase di germinazione molto lenta in substrati freddi e bagnare con parsimonia valutando sempre lo stato di umidità del terreno prima del nuovo intervento.

L’eccesso di irrigazioni è dannoso 

In genere, vedere le piante in evidente stato di difficoltà per via del gran caldo porta a una sola reazione: bagnare con molta generosità, senza un criterio. Questo, però, si traduce in una serie di errori. Il primo, il più evidente e non trascurabile, visto il costo dell’acqua, è lo spreco sia in termini economici sia in termini di risorse. L’acqua in eccesso percolerà verso gli strati profondi e non sarà di nessuna utilità.
Il secondo, il più insidioso, è l’umidità eccessiva del terreno che, se anche non porta a fenomeni di marcescenza degli apparati radicali, instaura per diverse ore durante l’arco della giornata fenomeni di asfissia che impediscono alle radici di eseguire gli scambi necessari a sostenere un metabolismo elevato, garanzia di una crescita efficiente.
Il terzo è lo sviluppo di condizioni favorevoli alla proliferazione di patologie fungine, specie se già presenti anche in forma lieve nel ciclo precedente.
Il quarto è lo shock termico perché dopo pochi secondi che si preleva l’acqua a velocità elevata dalla rete idrica e non da un deposito dove si trova a temperatura ambiente, la temperatura diminuisce. Non tanto in termini assoluti, quanto nello sbalzo con le temperature delle piante. Il risultato sono temporanei arresti di crescita, proprio come dopo un abbondante temporale. 

Acqua: quando irrigare e quando no

Alcune piante hanno bisogno di essere bagnate con continuità perché hanno una produzione a ciclo ininterrotto (come i pomodori), altre richiedono meno acqua prima della raccolta. Per gli ortaggi da radice, come le carote, il consiglio è di bagnare qualche ora prima del raccolto, così che il terreno sia più plastico e l’estrazione facilitata, specie se si procede singolarmente, scegliendo le radici più sviluppate. In caso si voglia raccogliere tutta l’aiuola si potrà intervenire con una forca a denti larghi e non è richiesta bagnatura. Per meloni e angurie la tradizione consiglia di interrompere l’irrigazione una settimana prima della raccolta, o di distribuire solo l’acqua strettamente necessaria se la pianta porta altri frutti in fase di sviluppo. Questa tecnica darà frutti più saporiti, meno acquosi, più conservabili per via della concentrazione degli zuccheri e meno soggetti a problemi di spacco.

Troppo concime è un errore

Continuare a distribuire fertilizzanti a piene mani è un errore che comporta spreco economico, rilascio di nutrienti prontamente disponibili e aumento della salinità del terreno. La pratica dell’orto tradizionale prevedeva solo una buona letamazione di fondo in autunno. Il letame maturo può essere considerato, oltre che un ammendante in grado di migliorare la struttura del terreno, un apportatore di sostanza organica e un fertilizzante a lento rilascio. Sullo stesso principio si comportano gli altri prodotti fertilizzanti a lento rilascio, con i quali però è facile eccedere, perché la distribuzione avviene spesso “a sentimento” e non osservando il quantitativo per unità di superficie. Inoltre viene distribuito a tutti gli ortaggi nella stessa quantità e non secondo le esigenze della loro categoria; in particolare, si dà a tutti il dosaggio più alto, non si osserva che dall’ultima distribuzione siano trascorsi i giorni prescritti, tendendo ad accorciare i tempi e sovrapporre così gli apporti. Questo è particolarmente dannoso per le piante a foglia verde e a ciclo breve, che tendono ad accumulare azoto in forma non proteica, che per il nostro organismo rappresenta un metabolita da smaltire. 

È importante pulire e zappettare il terreno

Durante l’estate spesso ci si limita a prestare cure alle piante, disinteressandosi del suolo. In questo periodo è necessario diserbare con regolarità tra le file e sulla fila, ma ancor più lavorare superficialmente il terreno con zappettature o erpicature che, oltre a togliere o ridurre l’azione delle malerbe, rompono la crosta indurita in superficie. Si permette così di arieggiare il suolo e di interrompere la risalita capillare che si traduce sempre, nelle giornate di sole, in un’elevata perdita d’acqua per evapotraspirazione.
Il tempo che sembra perso, si guadagna in realtà in un minor utilizzo di acqua, che rappresenta un costo e uno spreco di una risorsa primaria, e in efficienza produttiva dell’orto. Muovere il terreno serve per ripristinare le cunette di scolo, importanti dove i terreni sono pesanti, e per “dare terra” alle piante dove le continue irrigazioni operate con una canna hanno causato la messa a nudo del colletto e delle prime radici. 

Che fare se il terreno è “stanco”?

Quando il terreno “è stanco” e si presentano ogni anno gli stessi insetti e le medesime malattie, è il momento di introdurre un cambiamento anche nella scelta degli ortaggi da mettere a dimora. Nella fase di crescita iniziale, ad avere il ruolo di promotore dello sviluppo della pianta è in particolare l’azoto, elemento che, fertilizzando con prodotti chimici o naturali, non può essere deficitario. Con l’avanzare del ciclo di sviluppo della pianta possono manifestarsi carenze dovute alla mancanza di rotazione delle colture, quindi a un assorbimento dei nutrienti sempre uguale nel tempo e che tende a esaurirne alcuni prima di altri. Per questo motivo, l’utilizzo di fertilizzanti con microelementi è raccomandato perché, seppur asportati in quantità piccolissime, sono anche quelli meno presenti nel terreno e facilmente soggetti a fenomeni di mancato assorbimento e antagonismo. La carenza di nutrienti non spiega del tutto quella che viene chiamata più genericamente “stanchezza del terreno” dovuta anche al prosperare di parassiti e patogeni strettamente correlabili a quella pianta o a quel genere. La rotazione su schema quadriennale, o ancor meglio su quello quinquennale con l’introduzione di una coltivazione di piante da sovescio (con le radici che arricchiscono il terreno), previene questi fenomeni e migliora sanità e produzione dell’orto. 

L’ora migliore per raccogliere

Non tutte le verdure vanno raccolte nello stesso momento della giornata. Spesso è meglio operare al mattino presto o alla sera, quando si ha più tempo. Le aromatiche andrebbero raccolte la mattina appena la rugiada è stata asciugata dal primo sole, per avere un’elevata concentrazione di oli essenziali. Le verdure da taglio il mattino o la sera, sempre in orari freschi, per limitare la disidratazione veloce. Sì all’uso di contenitori bassi e rigidi per non schiacciarle e poi da riporre velocemente in frigorifero. Finocchi, patate, zucchini e asparagi andrebbero raccolti quando il sole li ha completamente asciugati per ridurre gli imbrattamenti, anche perché questi ortaggi, se messi in frigo umidi, si degradano rapidamente e possono sviluppare con maggiore facilità malattie crittogamiche.

Come si procede
Durante la raccolta degli ortaggi si fanno molti più danni di quanto si creda. Per evitarli, le regole sono poche e chiare: non agire mai con fretta e utilizzare sempre due mani, una per tagliare, l’altra per sostenere il frutto o tenere ferma la pianta. Utilizzare forbici o coltelli affilati se la parte da tagliare è carnosa, come il picciolo degli zucchini.

 

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